Come si fa a risolvere rapidamente un contenzioso senza ricorrere al tribunale ordinario? Prosegue la rubrica curata dallo Studio legale Comba e Associati per il Corriere Artigiano

Prosegue sul Corriere Artigiano la rubrica "L’esperto risponde", filo diretto con lo Studio legale Comba e Associati di Torino, esperto in commercio internazionale. Il quesito. Vi sono possibilità di risolvere un contenzioso con un’altra impresa senza ricorrere al tribunale ordinario? La risposta è senz’altro positiva. È esperienza comune alla maggior parte delle imprese, indipendentemente dalla loro dimensione, quella di aver affrontato almeno un contenzioso collegato alla propria attività: ritardi nelle consegne, ritardi nei pagamenti, mancanza di qualità nelle merci e simili situazioni. La pratica del commercio ha spesso suggerito agli imprenditori di non avvalersi degli strumenti tradizionali di tutela e di affidarsi a nuove forme di soluzione del contenzioso. Il primo strumento, in ordine di semplicità operativa, è la gestione negoziata del conflitto. All’insorgere di una problematica è normale che le imprese coinvolte ne cerchino la soluzione attraverso comunicazioni informali. Spesso questi tentativi di soluzione amichevole sono però frustrati dalle resistenze di una o dell’altra parte, condizionate dall’idea di aver "concesso troppo" all’avversario. Frasi come "non mi importa se devo pagare più di questo, ma me lo deve dire un giudice!" lasciano intendere che la ricerca di una soluzione amichevole è ancora troppo spesso ostacolata dall’idea della necessità di un intervento "autoritativo", di un soggetto terzo che attribuisca torti e ragioni. Superare questo ostacolo significa contribuire allo snellimento dell’attività dei tribunali, risparmiare tempo e conseguentemente denaro e preservare il rapporto con la controparte. Da un punto di vista pratico è superfluo sapere chi avesse torto o ragione ed in quale misura; è più importante essere in grado di stabilire chi debba fare cosa per superare una situazione di contrasto, la quale potrebbe essersi verificata per cause indipendenti dalla volontà o dal controllo di uno o dell’altro dei due litiganti. La conciliazione amministrata è legislativamente prevista come strumento - in alcuni casi - obbligatorio per la soluzione dei conflitti. Le Camere di commercio hanno, ad esempio, istituito appositi sportelli per conciliare le liti tra consumatori e imprese; diverse istituzioni private (soprattutto associazioni, tra cui la CNA) hanno redatto e pubblicato propri regolamenti di conciliazione. Tra le poche similitudini che si riscontrano in questo tipo di procedura, rispetto a quanto avviene nei tribunali, vi è la presenza di un soggetto terzo, che raccoglie le dichiarazioni dei litiganti e ne ascolta le reciproche pretese. A differenza, però, di quanto avviene nei tribunali civili, la soluzione della controversia non è qui "calata dall’alto" da parte di un giudice, non è contenuta in una sentenza. Essa nasce dalle stesse parti in lite; è agevolata dal conciliatore, ma mai da quest’ultimo imposta. Il conciliatore è spesso un professionista preparato sul piano tecnico, ma sua caratteristica forse ancor più importante è la capacità di saper cogliere aperture ed opportunità dei litiganti, di trovare le disponibilità a porre fine alla lite, non essendone personalmente coinvolto. Info: Studio legale Comba e Associati, avv. Emiliano Riba, avv. Diego Comba, tel. 011.56.95.030. |