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Home > Corriere Artigiano > Archivio > Settembre 2008 > Si ferma la spesa delle ...
 
Si ferma la spesa delle famiglie torinesi
 

Nel 2007 la crescita dei consumi, che registra un +3.4%, è dovuta solo all’inflazione
Ma sale il comparto non alimentare; in crisi l’abbigliamento, più diffusi i beni hi-tech

Nel 2007 i consumi si sono pressoché fermati. E’ quanto emerge dall’undicesima edizione dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi a cura della Camera di commercio di Torino, indagine annuale che monitora la struttura e i livelli della spesa sostenuta dai nuclei familiari in base alle loro caratteristiche, individuando abitudini di acquisto e preferenze dei consumatori. L’indagine ha coinvolto nel 2007 un campione di 240 famiglie torinesi che ne rispecchia in modo proporzionale la distribuzione sul territorio secondo alcune caratteristiche socio-demografiche rilevanti. Lo scorso anno i torinesi hanno speso circa 2.438 euro al mese (+3.4% rispetto al 2006), ma il dato rilevato incorpora anche la dinamica inflazionistica che negli ultimi mesi del 2007 è salita a quasi il +3%: al netto dell’inflazione, dunque, la spesa è rimasta ferma. Il consumo delle famiglie torinesi risulta poco inferiore alla media piemontese: più alta e in aumento la spesa nella province di Cuneo, Novara e Alessandria, mentre segnali di contrazione caratterizzano Asti, Biella, Verbania e Vercelli. Il 13% della capacità di spesa della famiglia torinese (307 euro) è assorbito dal comparto alimentare, il restante dal comparto non alimentare. Circa un quarto dei consumi alimentari riguardano carni e salumi (24%), seguono latte e formaggi (15%) e pane e cereali (15%; tra il primo e il secondo semestre si è potuto rilevare un incremento della spesa per la pasta, genere di cui è gradualmente aumentato il prezzo). In calo i dolciumi (da 13% nel 2006 a 11% nel 2007) che raggiungono la stessa percentuale della verdura. Nei consumi non alimentari, l’abitazione pesa per il 33% (698 euro mensili, esclusi interventi di manutenzione e mutui). La spesa per mutui, configurandosi come un investimento piuttosto che una spesa per consumi, non è calcolata tra le spese familiari, anche se riguarda il 15% delle famiglie con casa di proprietà ed ammonta in media a 525 euro al mese. Subito dopo la spesa più rilevante è quella per i trasporti e le comunicazioni: 339 euro mensili. I consumi per abbigliamento, tempo libero e altri beni secondari crescono al crescere del reddito familiare. Sempre più diffusi i beni hi-tech: se il 60% delle famiglie ha un forno a microonde e il 54 e 53% rispettivamente un lettore dvd e un computer, ben il 23% possiede il lettore mp3, mentre il 12% si sposta in auto con il navigatore satellitare. In crescita nettissima anche beni con percentuali di diffusione più bassa, quali la linea Adsl (25%), la playstation (19%), il decoder terrestre e quello satellitare e l’home theatre. Infine, sale dal 2.6% (nel 2006) al 3.4% (nel 2007) la spesa per la cura e l’igiene della persona e l’acquisto di effetti personali e del 7% circa sia le spese legate al tempo libero che quelle relative alle vacanze. Vivere insieme conviene. I single infatti spendono in proporzione di più. Il calcolo di indici di risparmio pro-capite evidenzia che chi vive con un’altra persona risparmia rispetto al single mediamente il 27% per spese alimentari, chi ha una famiglia di tre componenti il 39% e chi di quattro persone il 51%. Per quanto attiene ai consumi non alimentari, il risparmio è ancora maggiore. Per quanto riguarda i luoghi di acquisto le famiglie scelgono supermercati e ipermercati (45-50%) soprattutto per pasta, biscotti, prodotti in scatola e surgelati nei generi alimentari e per articoli di pulizia della casa e della persona in ambito non alimentare. Per gli stessi prodotti notevole risulta anche il ricorso ai minimarket (30-35%), mentre il commercio al dettaglio resta competitivo per generi come pane (il 75% delle preferenze), carne (il 54%) e abbigliamento (il 64%). Il mercato rionale mantiene la leadership (il 60%) per frutta e verdura. Praticamente assente il ricorso alle consegne a domicilio. Nella scelta del negozio di vicinato fondamentali risultano essere qualità fiducia e cortesia, più ancora della vicinanza. Determinanti, invece, nella scelta della grande distribuzione il maggior assortimento, la facilità di parcheggio e il minor prezzo. Inoltre, parecchie famiglie rispondono all’inflazione percepita modificando la scelta dei beni di consumo. Per la carne (che rappresenta circa un quarto della spesa alimentare) il 54% delle famiglie dichiara di aver mutato la propria scelta di acquisto: qualità o quantità inferiore o entrambe. Ma ancora più forti sono le restrizioni di acquisto per l’abbigliamento: il 69% delle famiglie (più di due famiglie su tre) cambia le abitudini di acquisto; più di un terzo riduce la quantità e quasi un terzo anche la qualità. Nonostante tali restrizioni circa la metà delle famiglie campione dichiara di non aver risparmiato, secondo un ordine di grandezza già riscontrato nel 2006. Tra quelle che hanno risparmiato, più della metà registrano un risparmio inferiore al 15% del reddito familiare. Infine, in lieve aumento la fetta di spesa destinata al commercio equo e solidale: il 24% degli intervistati, infatti, ne fa un uso saltuario, mentre nel 2006 la percentuale era del 20%; la tendenza è quella di un parziale riallineamento verso le quote del 2004 e 2005, quando questa tipologia di consumo interessava oltre il 30% delle famiglie. Inoltre, sale al 49% la percentuale di famiglie che fa uso di prodotti biologici, rispetto al 40% del 2006 e al 43% del 2005, anche se tale consumo coinvolge solo una piccola parte della spesa alimentare, concentrata soprattutto su frutta, verdura, pasta e marmellate.

 
 
 
 
 
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