Il sistema bancario deve dare fiducia alle imprese sane
Mentre stiamo scrivendo questo editoriale la crisi finanziaria che è iniziata negli Stati Uniti si sta drammaticamente propagando in Europa e nel resto del mondo. L’intervento del Governo americano così come quelli purtroppo non coordinati dei Governi europei è avvenuto con colpevole ritardo. Gli elementi che preannunciavano questa "tempesta finanziaria" erano presenti da oltre 13 mesi. Oggi vediamo un forte ritorno del ruolo degli Stati che stanno intervenendo in particolare per salvare alcune banche da possibili fallimenti. Questi interventi giusti e necessari non devono però riportare gli Stati a diventare futuri azionisti del sistema bancario. E’ evidente che a monte di questa crisi vi è una responsabilità della politica e della finanza. In particolare, negli Stati Uniti abbiamo assistito ad un decennio in cui si è sviluppato un connubio fatale tra scelte governative e ruolo della Federal Reserve, facendo venire meno la terzietà degli enti di controllo rispetto alle scelte degli operatori privati. Tale condotta ha favorito un continuo indebitamento delle famiglie e dello Stato, indebitamento rispetto al quale le grandi banche d’affari e gli operatori mobiliari hanno lucrato attraverso l’immissione sul mercato di strumenti finanziari estremamente strutturati quanto fragili. L’attuale quadro sta già avendo e in prospettiva sempre di più potrà avere un pesante influsso sull’economia reale. Non a caso, per quel che riguarda l’Italia si prevede un periodo non inferiore ai due anni nel quale ci troveremo a dover affrontare una difficile fase recessiva. Non siamo tra quelli che oggi gridano "Più Stato e meno mercato" o tra coloro che ostinatamente difendono un mercato senza regole. Le nostre imprese non hanno avuto se non in minima parte un ritorno indiretto rispetto alla gestione creativa e "allegra" della finanza internazionale e italiana. Oggi sono invece i primi soggetti che rischiano una pesante stretta creditizia e monetaria. La CNA ha già proposto la creazione di un fondo pubblico da 1 miliardo di euro che garantisca le operazioni dei consorzi fidi in modo da consentire alle banche di ridurre il capitale accantonato per il credito erogato alle piccole imprese, migliorando il rapporto tra impieghi e capitalizzazione senza penalizzare il cuore pulsante del sistema produttivo italiano. Non è certamente questo il tempo di condannare nessuno. Questo è piuttosto il tempo della chiarezza. E’ il tempo di imparare dagli errori commessi. Ed è proprio il caso di dire che sono in molti ad aver commesso errori. Gli agenti di borsa, i banchieri, i politici, ma anche i consumatori spesso accecati dalla ricerca affannosa di guadagni facili. Questa crisi deve ricordare a tutti, ma proprio a tutti, che non è più tempo di speculare, di inseguire il denaro facile. Questa crisi deve riavvicinare la grande finanza all’economia reale, quella legata al mondo della produzione e dei servizi tangibili, in particolare quella delle piccole imprese artigiane, dei piccoli industriali e dei commercianti che non sono mai stati tra i soggetti privilegiati nell’erogazione del credito. Eppure tutti i dati confermano che le piccole imprese manifatturiere e dei servizi sono proprio quelle che restituiscono fino all’ultimo centesimo il credito ricevuto e che quindi, in un sistema finanziario sano, meriterebbero maggiore attenzione. Il valore reale del lavoro delle imprese deve tornare ad essere il principale metro per misurare l’economia, negli Stati nazionali e a livello globale. Solo così il sistema finanziario mondiale potrà tornare a dare sicurezza a tutti e, conseguentemente, ad assicurare una corretta remunerazione del capitale che è il vero interesse di tutti: magari con tassi più modesti, ma sicuri, al riparo da sorprese e da scivoloni devastanti come quelli che stiamo vedendo in queste settimane. Scivoloni che come un’onda di piena finiscono con il travolgere tutto, anche la parte sana dell’economia. CNA sta lavorando affinché si crei un clima di fiducia, in primis tra le stesse banche, e che si ritorni a condizioni favorevoli per gestire correttamente il risparmio delle famiglie e orientarlo verso lo sviluppo delle imprese. |