Il professor Comana della Luiss spiega "come e dove" è iniziata
Iniziamo con una distinzione: l’economia reale ha a che fare con la produzione, i consumi e gli investimenti che riguardano beni e servizi tangibili; la finanza, con i rapporti di debito e credito dei soggetti. Bene, allora proseguiamo con questa affermazione: economia reale e finanza non sono indipendenti. Secondo il professor Mario Comana, professore ordinario di economia degli intermediari finanziari alla Luiss di Roma, l’attuale crisi finanziaria globale, "quella impropriamente detta dei mutui sub-prime americani", "non nasce dalla finanza ed avrà pesanti ripercussioni sull’economia reale". Il vero punto di partenza di questa crisi viene individuato da Comana "nel forte indebitamento delle famiglie americane", un indebitamento legato all’incremento della domanda di acquisto di abitazioni private che ha conseguentemente spinto verso l’alto il mercato immobiliare. Le banche hanno poi cercato di scaricare in parte il rischio dei mutui erogati ai propri clienti "cartolarizzando" questi debiti che sono diventati prodotti finanziari strutturati (derivati) nuovamente immessi sul mercato internazionale per essere venduti a risparmiatori e aziende. La finanza "creativa" è cresciuta in modo esponenziale tra il 2001 e il 2007, ma quando il mercato immobiliare ha raggiunto quotazioni troppo elevate la remunerazione dei prodotti finanziari derivati ha iniziato a decrescere e ne è conseguita una crisi di liquidità che è poi sfociata nel fallimento di alcune grandi banche targate Usa, da ultima la banca d’affari Lehman Brothers. Di fatto, sono stati gli stessi prodotti finanziari innovativi ad alimentare la grande bolla speculativa del mercato immobiliare americano. Ed è proprio questa "bolla" ad aver mandato in tilt tutto il sistema finanziario, perché di fatto il tasso di insolvenza sui mutui americani non giustifica tutto quanto è accaduto in questi ultimi tre mesi: si è passati da un dato storico del 3.5% al 5%. Il punto è che ora "la crisi finanziaria si scaricherà sull’economia reale". La borsa sta solo anticipando una crisi che si abbatterà con un effetto valanga sulla vita delle imprese e dei consumatori. Le famiglie americane, ma in parte anche quelle europee, hanno per molti anni consumato più della ricchezza prodotta e non solo per i mutui, ma anche attraverso il "credito al consumo". Negli Usa, spiega Comana, "una famiglia media è indebitata per il 150% del proprio reddito annuo". In Europa va un po’ meglio, ma siamo comunque sulla soglia di break down, al 90% del reddito. L’Italia sta a sua volta meglio del resto dell’Europa (50%), ma non bisogna farsi ingannare: il debito pubblico più alto dei paesi Ue si traduce, concretamente, in un debito reale di ogni famiglia italiana che va a sommarsi al debito personale. Comana mette così sotto accusa le politiche monetarie adottate negli ultimi dieci anni dalle banche centrali: il costo del denaro troppo basso ha spinto il mercato finanziario a cercare meccanismi artificiosi per garantire una adeguata remunerazione del capitale, mentre le banche venivano di fatto incentivate ad aprire linee di credito a tutti per guadagnare sui volumi e non più sulla qualità dei propri creditori. E adesso? Adesso la temuta stretta creditizia è reale più che mai. Le banche sono meno disponibili a erogare credito a imprese e consumatori. Comana ritiene però che occorrerà mitigare questa tendenza andando a garantire con risorse pubbliche i prestiti interbancari: operazione fondamentale per ripristinare un clima di fiducia tra banche che oggi hanno forti timori a prestarsi denaro tra loro, con una conseguente mancanza di denaro circolante che potrebbe essere disponibile per erogare nuovi mutui e prestiti. In questo senso Comana sottolinea che il ruolo dei Confidi è oggi più che mai strategico perché va appunto a ridurre il rischio che ogni banca si assume nel momento in cui concede un prestito (al.st). |