Il calo della produzione è iniziato a luglio La crisi industriale ha origini in parte diverse da quella finanziaria esplosa a ottobre

Tempi di vacche magre e la crisi finanziaria deve ancora manifestare tutti i suoi effetti negativi. Dopo la serie positiva avviata sul finire del 2005 e proseguita per undici trimestri consecutivi, con riferimento al periodo luglio-settembre 2008 l’indagine congiunturale di Unioncamere Piemonte ha evidenziato una brusca frenata per l’economia regionale, quando ancora gli effetti della grave crisi della finanza mondiale non si erano manifestati. Nel terzo trimestre 2008, la variazione tendenziale grezza (confrontata sullo stesso trimestre dell’anno precedente) è stata di -3.2 punti percentuali, risultato in linea con la dinamica complessiva nazionale (-3.5%). L’arretramento produttivo del terzo trimestre giunge in seguito ad un primo semestre dell’anno caratterizzato da tendenze crescenti, anche se con un’intensità che è andata progressivamente riducendosi. La deludente performance del tessuto manifatturiero regionale si associa ai risultati negativi concretizzati dagli altri indicatori congiunturali: gli ordinativi interni scontano una battuta d’arresto dell’8.4% rispetto al secondo trimestre dell’anno, mentre sul fronte degli ordinativi dall’estero la flessione è ancora più marcata (-13.1%). Il fatturato delle imprese realizza mediamente una contrazione del -1.2% rispetto al periodo luglio-settembre del 2007. Questi sono alcuni dei risultati emersi dalla 148esima "Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera" realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli uffici studi delle Camere di commercio provinciali. La rilevazione è stata condotta nei mesi di ottobre e novembre 2008 con riferimento ai dati del periodo luglio-settembre 2008 e ha coinvolto 1058 imprese industriali piemontesi, per un numero complessivo di 95.682 addetti e un valore della produzione pari a 49 miliardi di euro di fatturato.

La battuta d’arresto del tessuto manifatturiero regionale è la conseguenza dei deludenti risultati registrati da tutti i principali comparti produttivi, con il tessile-abbigliamento in testa, che subisce una contrazione del proprio output del 6.3%, confermando le difficoltà che accompagnano la filiera a partire dall’inizio del 2007. Dopo diversi trimestri di espansione, il comparto dei mezzi di trasporto sconta una flessione del -6.2%. Elettricità ed elettronica subiscono un calo del -3.6%; più contenute le contrazioni della meccanica (-2.5%), dei metalli e prodotti in metallo (-2.4%) e dell’alimentare (-2%). La performance negativa del tessuto produttivo regionale trae origine dalle contrazioni produttive di tutte le realtà provinciali, ad eccezione del Verbano-Cusio-Ossola (stabile). Novara (-7.3%) e Vercelli (-6.5%) subiscono le flessioni più marcate, cui fanno seguito le province di Biella (-5.5%) e Asti (-4.2%); Torino lascia sul campo il 2.8%, Cuneo l’1.5%, mentre la provincia di Alessandria riesce a contenere le perdite entro il punto percentuale (-0.7%). A questo quadro economico già pesante si sommeranno nei prossimi mesi le conseguenze della crisi finanziaria in atto. Il quadro previsionale dipinto dagli imprenditori piemontesi per il semestre ottobre 2008-marzo 2009 è perciò orientato ad un marcato pessimismo. Oltre la metà degli imprenditori intervistati dichiara di aspettarsi una flessione della produzione industriale, mentre solo il 15% ne prospetta una crescita. Ancor più sfavorevoli le previsioni relative alla domanda interna che aumenterà solo per 12 imprenditori su 100, mentre subirà una battuta d’arresto per il 57% degli intervistati. Il segno negativo domina anche le prospettive relative agli ordinativi esteri, in calo per il 45% degli imprenditori. |