CNA Torino raccoglie e rilancia l’appello di Enzo Mari
In una Torino che ancora ama definirsi "Città dell’industria" è passato quasi inosservato, o comunque non ha ottenuto la giusta enfasi, l’appello che Enzo Mari ha rilanciato al mondo dell’artigianato e della piccola impresa nella sua recente mostra alla Galleria d’Arte Moderna: "L’arte del design", l’antologica che ha idealmente chiuso, lo scorso 1° febbraio, l’anno mondiale del design celebrato per la prima volta nel capoluogo piemontese. Novarese, classe 1932, designer tra i più quotati a livello italiano e internazionale - siamo in molti ad avere nelle nostre case oggetti d’arredo e di uso comune progettati dal suo studio - Enzo Mari ha riproposto al grande pubblico in questa mostra il suo annuncio a pagamento apparso sulla rivista "Domus" nell’aprile 2004, annuncio-manifesto in cui il grande designer invitava in modo appassionato i giovani imprenditori a confrontarsi coraggiosamente con la comunità dei designer. Un appello carico di significati che ora la CNA, convinta sostenitrice della possibilità che il design possa diventare una leva competitiva per artigiani e piccole imprese, intende amplificare attraverso le pagine del Corriere Artigiano indirizzandolo a tutti gli imprenditori associati. Il messaggio di Enzo Mari, pur datato 2004, appare infatti non solo di grande attualità, ma perfettamente allineato con gli obiettivi che la CNA si è data a partire dall’autunno del 2005, con l’assegnazione a Torino del ruolo di prima World Design Capital, e poi con la propria adesione all’Adi a partire dal 2006. In particolare, Enzo Mari richiede ai giovani imprenditori italiani "il coraggio di realizzare progetti strategici quale unica salvezza dalla profonda crisi economica che coinvolge tutti" - la crisi era evidentemente un’altra, ma il concetto rimane immutato guardando alle prospettive del 2009 e degli anni a venire - sottolineando al contempo la necessità da parte dell’imprenditore di avere "l’umiltà di non voler progettare anche la forma" e invitandolo a riflettere sulle differenze "tra design, prodotto industriale e arte applicata". Con grande lucidità e senso pratico, ma anche con la carica emotiva di chi ha l’ardire di indicare agli altri una direzione da seguire, Enzo Mari evidenziava nelle note conclusive del suo annuncio a pagamento (ringraziando anche l’editore per avergli riconosciuto uno sconto straordinario) che: "Un buon progetto richiede l’alleanza appassionata di due persone: un soldato dell’utopia (il progettista) e una tigre del mondo reale (l’imprenditore)". Nella stessa nota Mari aggiungeva però con una punta di amarezza che se è vero che "E’ sempre la tigre, se vuole, che consente la realizzazione di almeno un frammento di utopia", purtroppo "Oggi le tigri sembrano estinte". Nelle note successive che non citiamo integralmente per motivi di spazio, Mari si soffermava sul valore del lavoro artigiano come opportunità "per consentire un futuro di lavoro dignitoso a qualcuno dei giovani", ma anche sulla possibilità che il design potesse aiutare le piccole imprese ad affermare un proprio "standard" inteso come bandiera, elemento distintivo e di successo. Mari insisteva sull’importanza di un mutuo riconoscimento dei ruoli tra designer e imprenditore come base fondamentale per una loro collaborazione: "Un buon imprenditore è un ottimo progettista. Dell’organizzazione e del consenso ed ha le capacità di valutare la forma. E’ però impossibile che sia anche in possesso delle tecniche raffinate e della tensione utopizzante necessaria a realizzare una forma dignitosa". Con questo annuncio Mari ha dato una grande lezione agli imprenditori, ma crediamo anche alla comunità dei designer, invitando entrambe le parti ad un confronto serrato e sereno, senza pregiudizi, nel reciproco rispetto delle differenti competenze. Per questo abbiamo deciso di fare nostre le sue parole. Perché siamo convinti che le "tigri" non siano estinte: a dimostrarlo ci sono un anno di dibattiti, concorsi di design e decine di prototipi fisicamente costruiti grazie all’impulso della CNA e alla reale collaborazione di molte piccole imprese. E se non sono proprio tigri, di certo hanno artigli molto affilati: abituate come sono a sopravvivere in un mercato sempre più complesso, ma anche a cercare nuove opportunità per crescere e irrobustirsi. Il 2009 servirà allora per consolidare le prime esperienze maturate nel corso del 2008 e per trasformare in fatti la grande eredità morale di Torino World Design Capital. Perché la cultura del fare e l’innovazione di prodotto sono la miglior risposta alla crisi economica in atto e al pessimismo dilagante |