Un’opportunità storica a vantaggio di imprese e cittadini
La crisi economica sta assumendo dimensioni mai registrate negli ultimi 60 anni. La domanda è in netta contrazione ed intere filiere produttive sono in difficoltà dovendo affrontare un calo degli ordini che nei primi mesi del 2009 ha superato il 50%. Molte imprese della meccanica, dell’impiantistica, delle costruzioni e dei trasporti sono ferme o hanno ridotto drasticamente l’attività a causa della brusca frenata della domanda interna e delle esportazioni dei beni strumentali, mentre il ricorso agli ammortizzatori sociali cresce a tassi elevatissimi. Ma segnali di sofferenza stanno giungendo anche dalle imprese produttrici di beni di consumo, come il tessile-abbigliamento-calzature e dai servizi alla persona che risentono della caduta di fiducia e della riduzione dei redditi disponibili. La capacità di tenuta delle imprese è messa a dura prova dalla scarsità di liquidità causata dalla stretta del credito operata dalle banche che stanno sottoponendo a revisione straordinaria gli affidamenti in essere e valutando con prudenza la concessione di nuove linee di credito. A ciò si aggiunga l’accresciuta difficoltà di incasso dei crediti commerciali, soggetti ad incagli e all’allungamento dei tempi di pagamento. Agli impegni che lo Stato ha assunto nei confronti delle banche deve corrispondere l’effettiva assunzione di responsabilità degli Istituti verso il mercato, in termini di trasparenza e di attenzione alla clientela. A tale riguardo, le banche nel valutare il credito alle imprese non potranno esimersi dal considerare l’esatta natura delle difficoltà finanziarie dell’impresa ed il costo sociale che la mancata erogazione del credito potrebbe comportare. Analoghe condizioni vincolanti devono essere poste a tutte le imprese beneficiarie di aiuti pubblici, che devono impegnarsi ad adottare comportamenti corretti e responsabili nei confronti della filiera dei fornitori e dei dipendenti. Non solo si rischia un generale impoverimento delle famiglie, ma anche una perdita di imprenditorialità diffusa che rappresenta la principale riserva per lo sviluppo del Paese. Come noto il Governo è già intervenuto con una serie di decreti sulla cui efficacia la CNA ha espresso forti riserve, non solo in merito all’immediata effettività dei provvedimenti varati, ma anche sulla quantità delle risorse finanziarie individuate per favorire l’offerta e stimolare la domanda privata e pubblica. Ma è soprattutto la frammentazione degli interventi che preoccupa: non si intravede un disegno organico. Servono provvedimenti tempestivi ed efficaci sostenuti da una adeguata dotazione finanziaria, come altri paesi europei si stanno accingendo a fare. Mancano le risorse, è vero. Il peso del debito pubblico italiano distrae ingenti quantità di denaro che potrebbero essere diversamente indirizzate. Ma una grande crisi può rappresentare l’occasione imperdibile per realizzare grandi riforme. Il Paese deve modificare la composizione della spesa pubblica soprattutto in materia di burocrazia e pensioni. Serve un piano robusto, efficace e veloce che proceda lungo tre direttrici: famiglie, imprese, Stato. Per questo, secondo CNA va dato sostegno ai redditi e ai consumi delle famiglie attraverso una riduzione della pressione fiscale (42.8%), a partire dalle fasce più deboli. Serve un sistema di ammortizzatori sociali efficaci che garantisca adeguata copertura a tutte le forme di lavoro e permetta al sistema produttivo di mantenere il patrimonio di conoscenze e competenze rappresentato dalla forza lavoro. Per sostenere le imprese si deve invece assicurare l’accesso al credito potenziando gli strumenti di garanzia e facilitando le imprese che negli scorsi anni hanno investito nuove linee produttive, nuove tecnologie e nuovi mercati. Si devono poi sbloccare i 70 miliardi di euro di crediti che le imprese vantano verso le Pubbliche amministrazioni, consentendo la piena compensazione dei crediti esigibili con i debiti di natura fiscale e contributiva. Di fronte alle difficoltà di questa fase economica è infine necessario intervenire attraverso azioni di riduzione della pressione fiscale e di sostegno alla liquidità delle imprese. CNA ripropone a questo proposito: l’incremento della franchigia Irap; l’eliminazione, anche pro-tempore, della indeducibilità degli interessi passivi; la riduzione e l’allungamento della rateizzazione dell’acconto delle imposte per il 2009. Ma con altrettanta sollecitudine devono essere sottoposti a revisione tutti gli Studi di settore per il 2009 per tenere conto dei cambiamenti in atto nei mercati |