La crisi colpisce trasversalmente tutti i settori, "occorrono interventi urgenti"

Nelle imprese artigiane piemontesi sono a rischio 35 mila posti di lavoro a causa della grave crisi economica in atto; di questi, oltre 6 mila nel solo indotto auto. Ma con loro rischiano di scomparire, per sempre, anche migliaia di datori di lavoro, imprenditori artigiani e piccolo-industriali che nei decenni passati erano già sopravvissuti a tutto: alle precedenti crisi del colosso Fiat, ai ritardi nei pagamenti da parte dei committenti, alla mancanza di ammortizzatori sociali adeguati, alle difficoltà di accesso al credito. Enzo Innocente, imprenditore e Presidente regionale di CNA Produzione denuncia una contrazione della produzione per il 60% delle aziende metalmeccaniche della provincia di Torino e una crescente difficoltà di accesso al credito nei confronti delle banche. Stessa situazione nei settori dell’autotrasporto, del legno-arredo, della prototipazione e del cartario-editoriale. La denuncia è della CNA Piemonte che lo scorso 3 febbraio ha convocato d’urgenza i giornalisti presso la propria sede di via Roma per fare il punto sulla crisi e sulla reale situazione che gli imprenditori stanno vivendo sulla loro pelle, giorno per giorno. Sebastiano Consentino, Presidente regionale CNA e Michele Sabatino, Segretario regionale, hanno chiesto alle istituzioni provvedimenti urgenti, ma soprattutto ricordano che nessuna misura anticrisi potrà mai avere effetto in un paese come l’Italia se non coinvolgerà in modo reale l’artigianato: "Perché il 96% delle imprese italiane è al di sotto dei 15 dipendenti". Le misure a sostegno delle grandi case automobilistiche varate dal Governo devono quindi includere, secondo CNA, iniziative in grado di sostenere la liquidità delle piccole imprese e di rilanciarne lo sviluppo e l’innovazione tecnologica. Non solo. Sabatino chiede "una revisione degli studi di settore, il versamento dell’Iva allo Stato solo dopo l’incasso delle fatture, di rendere operativo il fondo nazionale di controgaranzia del credito e di rifinanziare la legge Artigiancassa". Occorre poi mettere mano all’annosa questione dei termini di pagamento. Sabatino sottolinea la concorrenza sleale che subiscono le imprese italiane dell’indotto auto per le quali i pagamenti si sono protratti anche fino a 250-300 giorni dall’esecuzione lavori rispetto agli altri paesi europei dove i pagamenti avvengono a 30-60 giorni. Una situazione ormai insostenibile che pesa sulla liquidità delle piccole imprese e influenza negativamente il loro rapporto con le banche. Drammatica, in particolare, appare la situazione degli autotrasportatori di automobili, i cosiddetti "bisarchisti": se le auto non si vendono, loro non le trasportano a fronte di costi di esercizio in continuo aumento e di una concorrenza spietata da parte degli operatori dell’est Europa. Sabatino spiega che oggi quasi il 60% delle bisarche è fermo e che secondo i dati della CNA Fita, gli autotrasportatori italiani stanno lavorando a 1 euro a chilometro contro l’euro e 23 centesimi di luglio 2008, mentre i bisarchisti dei Paesi dell’Est europeo operano ad appena 60 centesimi. Secondo Stefano Busi, Responsabile CNA Produzione, il Governo deve inoltre "adottare provvedimenti a sostegno della ricerca e sviluppo con soglie di accesso alla portata degli artigiani". Ma Sabatino punta l’indice anche sulla necessità di dotare l’artigianato di ammortizzatori sociali efficaci e su quella di sbloccare i pagamenti arretrati delle pubbliche amministrazioni: solo la Regione Piemonte ha oltre 2.5 milioni di euro di spese da pagare da oltre 250 giorni nei confronti delle imprese private. La Cassa integrazione in deroga per le piccole imprese artigiane non è infine ancora stata rifinanziata per il 2009 e oggi, come sottolinea Innocente, "gli artigiani hanno a disposizione solo la mutualità dell’Ebap per fronteggiare i fermi della produzione e non licenziare le maestranze".
Le testimonianze degli imprenditori artigiani. Alla conferenza stampa hanno portato la loro testimonianza numerosi imprenditori associati alla CNA appartenenti a differenti settori produttivi. Pur vivendo situazioni anche molto differenti sono tutti accomunati da grosse difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro, anche quando si tratta di aziende "storiche": a) Riccardo Scanferla, 28 anni di attività, socio con il fratello Bruno della Bruno Scanferla e C. di Avigliana, impresa metalmeccanica con 47 dipendenti, oggi 15 in cassa integrazione; b) Franco Cavaglià, imprenditore dal 1979, effettua lavorazioni meccaniche; negli anni ha diversificato l’attività nei settori navale ed aerospazio; oggi il lavoro non manca, nonostante la crisi, ma sta riscontrando grosse difficoltà ad incassare i pagamenti; c) Roberto Di Lonardo, Fasi Engineering di Cascine Vica-Rivoli, è in causa da 2 anni per incassare un pagamento e lamenta le lentezze della giustizia civile ma anche un drastico calo delle commesse dall’autunno 2008; d) Luigi Chiodo, imprenditore del settore legno-arredo; è in attività dal 1972, ha vissuto molte crisi ma ora rischia di non farcela; l’arredo va in crisi prima degli altri settori e ne esce molto dopo (al.st). |