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Home > Corriere Artigiano > Archivio > Maggio 2009 > Quale futuro per l’economia ...
 
Quale futuro per l’economia dopo la crisi. Verso la decrescita o una nuova ripresa?
 

Tre docenti universitari a confronto e in "classe" un centinaio di imprenditori

 

Quale modello di sviluppo è ancora possibile per l’economia di mercato dopo la gravissima crisi finanziaria internazionale scoppiata nell’autunno scorso? Partendo da questa semplice domanda che molti di noi si sono posti spesso senza trovare risposte convincenti, il gruppo Giovani Imprenditori CNA, guidato da Paola Valenzano, e CNA In Proprio, guidata da Pino Andriolo, hanno organizzato un interessante dibattito dal titolo provocatorio "Quando la crisi finirà… Meno consumi, più felicità?" che si è svolto lo scorso primo aprile presso la sede provinciale della CNA, in via Millio. Tre docenti universitari - Mauro Bonaiuti, Gian Luigi Vaccarino e Giuseppe Berta - con differenti posizioni sull’argomento della decrescita economica sono stati messi a confronto tra loro dal Segretario della CNA Torino, Paolo Alberti, dando vita ad una serata di riflessione non comune e di grande stimolo intellettuale. E in una Torino sempre più post-industriale, ma ancora legata al colosso Fiat, il dibattito non poteva che iniziare, come è puntualmente accaduto, da un’analisi sul futuro dell’industria dell’auto. Perché è certo che l’economia mondiale è ancora fortemente legata nel suo sviluppo o nella sua temuta involuzione a questo importante segmento produttivo, dotato di una catena del valore lunga e tentacolare. A rompere il ghiaccio è stato il professor Berta, ricordando che nel 2007, negli Usa, il paese più colpito dalla crisi, "sono state prodotte 16.5 milioni di auto, mentre per il 2009 è previsto un calo a 10 milioni". "E’ forse questo - ha detto provocatoriamente Berta - il segnale di una decrescita economica in atto? Oppure siamo solo in attesa di una nuova ripresa?". Di certo, ha sottolineato Berta, opinionista e docente di storia dell’economia alla Bocconi di Milano, "qualcuno nel mondo sta crescendo anche in piena crisi e anche nel mercato dell’auto". Due i paesi pilota di questo andamento controcorrente: la Cina, in primis, e l’India. La Cina è di fatto il primo mercato mondiale dell’auto e nel 2009 è previsto un ulteriore sviluppo della produzione del 10%. E dopo la Cina c’è l’India. Ma quale sarà l’auto del futuro? Forse, ha detto Berta, la supereconomica Tata Nano? Insomma: auto low cost, di piccole dimensioni che da status symbol diventano semplici oggetti di uso quotidiano: "Auto da usare e non più da adorare". Un dato è certo: l’industria dell’auto ha sviluppato una capacità produttiva senza precedenti nella storia umana, tanto che oggi l’offerta supera di almeno il 30% la domanda. Qualcosa dovrà quindi cambiare. Ma come? Aumenteranno ancora le auto in circolazione e saranno soprattutto auto a basso costo, oppure si produrranno meno auto? Secondo il professor Vaccarino, docente di economia all’Università di Torino e consigliere di amministrazione di Unicredit Banca, "non stiamo andando incontro ad una decrescita globale". Più realisticamente l’economia mondiale andrà avanti a due velocità, come sempre. Certo, Vaccarino riconosce che questa crisi "segna una svolta epocale" nell’economia globale. Occorre però anche interrogarsi su quali strumenti la politica internazionale saprà mettere in atto per favorire la transazione a un nuovo modello, per regolare e stabilizzare lo sviluppo. E comunque, questa crisi, per quanto radicale, non porterà ad una rottura nell’evoluzione del sistema economico. "L’economia mondiale sta crescendo anche ora - spiega Vaccarino - e pur in presenza di grandi problemi di sostenibilità ambientale non ci troviamo di fronte a nessun muro insormontabile". Del resto, spiega, "se è vero che in linea teorica ci sono certamente dei limiti oggettivi allo sviluppo, è anche vero che sino ad oggi non è chiaro quali siano, tanto che sono quasi 200 anni che da più parti si teorizza la fine di uno sviluppo industriale che nei fatti non è mai avvenuto". E se Paolo Alberti ha invitato a riflettere su quanto la crisi in atto spinga a rivalutare le economie locali e a contenere ulteriori spinte verso la globalizzazione, il professor Mauro Bonaiuti, docente di economia del territorio all’Università di Bologna e Presidente dell’Associazione per la decrescita è andato molto oltre. Bonaiuti ha messo in luce tutta la fragilità dello sviluppo tecnologico che se da un lato ha generato nuove efficienze nel consumo di energie e materiali, dall’altro ha indotto cambiamenti nelle abitudini di vita delle persone che sono state incentivate a "divorare" quantità crescenti di risorse. Così la new economy e la diffusione dei computer non hanno diminuito, contro ogni aspettativa, ma quadruplicato in 30 anni il consumo di carta. E, nonostante la maggiore efficienza raggiunta nella produzione e nell’uso della corrente elettrica, dagli anni Ottanta i consumi sono cresciuti del 23%. Bonaiuti paventa così il rischio che il pianeta stia andando incontro ad un vero e proprio "baratro ecologico" che potrà essere evitato solo con un drastico cambiamento degli stili di vita, proprio mentre la tecnologia ci aiuterà a trovare nuovi modi per risparmiare materiali ed energia. Secondo Bonaiuti il problema su cui occorre riflettere ora, in piena crisi, non è se ci sarà una ripresa, ma quale ripresa dobbiamo auspicarci. Certo non una ripresa dei consumi sui livelli pre-crisi, secondo il professore bolognese, che propone invece attraverso il modello della "decrescita condivisa" un tipo di società che "dice no alla crescita per la crescita, prima che sia troppo tardi". Ma al tempo stesso dice sì ad uno sviluppo economico policentrico e decentrato, vicino ai territori e ai piccoli imprenditori, lontano dalle grandi multinazionali. Uno sviluppo fatto di catene corte e rispetto per l’ambiente. Insomma, un altro mondo. Un mondo in cui l’uomo e la natura tornano al centro delle questioni economiche e sociali. I lavori sono stati aperti dal saluto di Marzia Jourdan della ditta Io Mangio Gofri, membro del gruppo di coordinamento dei Giovani Imprenditori CNA (al.st).

 
 
 
 
 
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