L’internazionalizzazione, una risposta al calo dei consumi sul mercato interno
Ma occorre "fare squadra" tra imprenditori per ridurre i costi e rafforzare la visibilità
Prosegue sul Corriere Artigiano la rubrica "L’esperto risponde" a cura dello Studio legale Comba e Associati di Torino. La crisi della finanza internazionale è argomento ormai inflazionato, al centro di dibattiti televisivi e all’ordine del giorno sugli organi di stampa e sugli altri mezzi di comunicazione. Senza voler aggiungere ulteriori riflessioni a quanto già affermato e contro-affermato, si desidera qui porre l’accento sulla situazione delle piccole e medie imprese. La crisi sul piano del commercio internazionale, se ne deve prendere atto, è riconducibile prevalentemente alla scarsità di risorse finanziarie. Ciò colpisce le nostre piccole e medie aziende, in particolare quelle che non fanno parte di realtà associative capaci di fornire loro un solido sostegno anche sul piano dell’internazionalizzazione. Le difficoltà che incontrano le imprese artigiane sono infatti aggravate dalla mancanza di un supporto idoneo a far incontrare la domanda e l’offerta di servizi sui mercati internazionali. Le aziende necessitano di una rete completa di strumenti: dalla comunicazione all’assistenza legale, fiscale e doganale, idonei a rendere efficaci le strategie di investimento sui mercati esteri. Occorre assicurare agli artigiani interventi cuciti su misura rispetto alle loro esigenze e, soprattutto, favorire la formazione di aggregazioni di imprese - non concorrenti tra loro - che necessitano di strumenti comuni per raggiungere i loro obiettivi. Tali forme di aggregazione devono mirare a ridurre i costi, a rafforzare la visibilità e continuare a rivolgere l’attenzione al mercato internazionale: di fronte a una recessione economica di questa portata non resta che unire le forze allo scopo di "far tornare i conti". Sebbene molti piccoli imprenditori siano restii ad aprire l’azienda all’internazionalizzazione, non si può negare che la produzione artigianale italiana, in particolare quella di eccellenza, continui ad essere un’attrazione irresistibile anche per i consumatori stranieri, che spesso ricercano e trovano nei nostri prodotti le risposte più interessanti alle loro domande. Va, inoltre, sottolineato il fatto che le imprese dedite anche al commercio internazionale sono cresciute, accumulando una solida esperienza e, nel momento in cui hanno portato all’estero la loro offerta, si sono irrobustite e hanno diversificato le loro strategie. La conseguenza è che la presenza sui mercati stranieri contribuisce a rafforzare anche la posizione dell’azienda sul mercato interno. L’internazionalizzazione fa bene all’impresa perché ne promuove lo sviluppo, la spinge a mettersi in gioco, innescando il cambiamento e rendendola competitiva e capace di presidiare con efficacia qualsiasi mercato. I nostri imprenditori, attraverso l’esperienza maturata all’estero e il confronto con contesti diversificati, raccolgono opportunità e stimoli in grado di produrre innovazione nell’assetto aziendale e nella gestione degli affari. Una tale evoluzione non può che favorire ulteriormente il successo dei prodotti made in Italy nel mondo. Info e consulenze: Studio legale Comba e Associati, avv. Emiliano Riba, avv. Monica Rosano, tel. 011.56.95.030, rosano@combaeassociati.it