Fonda il culto dell’Aton e una città nel deserto, ma il suo nome sarà maledetto

E’ la storia poco nota e affascinante di Akhenaton quella raccontata dalla mostra in programma fino al 14 giugno a Palazzo Bricherasio, Torino; quella del faraone maledetto, creatore di un nuovo culto monoteista dedicato alla divinità solare, fondatore di una nuova capitale, Tell el-Amarna, poi sepolta nella polvere, come lo stesso nome di questo signore eretico dell’antico Egitto. Realizzata in collaborazione con il Musée d’Art et de Histoire di Ginevra, la mostra ripercorre le vicende storico-culturali dell’Egitto tra i regni di Amenofi III e Ramesse II, con particolare attenzione alla figura di Akhenaton, il faraone che istituisce il culto dell’Aton, il disco solare trasformato in entità divina. La mostra, basandosi sulle più recenti acquisizioni dell’egittologia mondiale, parte dalla teoria consolidata che la riforma religiosa voluta da Akhenaton, focalizzata sul culto dell’Aton, non sia stata altro che un espediente teologico per restituire al monarca il ruolo di unico tramite tra gli uomini e il dio in quanto individuo nella cui essenza si fondono divino e umano. Il fine è quello di indebolire l’influenza delle altre divinità egizie e della potente classe sacerdotale. I caratteri con i quali questa rivoluzione viene effettuata appaiono in sintonia con una sensibilità più vicina alla nostra epoca: Akhenaton fonda una nuova capitale, il culto avviene alla luce del giorno e non nell’oscurità del santuario e allo stesso sovrano è attribuito un inno all’Aton di grande bellezza e poesia. Akhenaton introduce anche un profondo rinnovamento delle arti visive, della letteratura e dell’architettura destinato a lasciare una traccia profonda nella storia successiva, nonostante i tentativi di rimozione attuati dopo la morte. Apertura: martedì-domenica, ore 9.30-19.30; giovedì e sabato, ore 9.30-22.30. Ingresso ridotto Soci CNA.