Italia Oggi, 1 dicembre 2001. Piemonte, gare semplificate (1). Parte dai 1206 comuni piemontesi la sperimentazione del primo accordo per la semplificazione delle procedure di assegnazione degli appalti pubblici sotto soglia. L’accordo, tra l’Anci (Associazionale nazionale dei comuni d’Italia) e le confederazioni artigiane piemontesi, CNA, Confartigianato e Casa è stato firmato ieri mattina a Restructura, il salone dell’edilizia del Lingotto Fiere di Torino. Rappresenta una vera e propria svolta per gli appalti pubblici di importo inferiore ai 150 mila euro, circa 300 milioni di lire, che, come spiega Giovanni Brancatisano, segretario Assoedili–Anse-CNA Piemonte, "sono di fatto il 70-80% del totale degli appalti pubblici banditi in Italia ogni anno". Appalti già semplificati rispetto alla normativa comunitaria, recepita dalla Merloni-ter, che regolamenta gli appalti di importo superiore ai 150 mila euro, ma di fatto ancora troppo complessi per piccoli comuni quanto per le imprese artigiane edili che almeno nel 40% dei casi sono unipersonali e quindi non strutturate. L’accordo, che, come ha ricordato il presidente di Confartigianto Piemonte, Mario Galli, rappresenta "il punto di arrivo del lavoro di un gruppo di studio costituito nell’ottobre del 2000 dall’Anci e dalle tre confederazioni artigiane", ha portato alla definizione di una modulistica standard che "nel rispetto delle normative vigenti in materia" uniforma e fa chiarezza sulle procedure e sulla documentazione necessaria per la partecipazione agli appalti pubblici sotto-soglia per tutte le tipologie più frequenti. Una chiarezza avvertita sia da parte degli artigiani sia dei comuni, come fa notare Ferrante Marengo, rappresentante Anci e cofirmatario dell’accordo. "In attesa di una riforma complessiva della Merloni-ter", ha spiegato Marengo, "il problema è quello dell’eccesso di burocrazia che appesantisce gli appalti sotto-soglia, sia sotto il profili dell’emanazione dei bandi sia sotto quello della verifica delle offerte e dell’assegnazione". L’accordo, immediatamente esecutivo per tutti i comuni piemontesi che vorranno servirsene, potrebbe essere esteso, nelle intenzioni delle tre confederazioni artigiane, anche altri bandi pubblici che non dipendono dai comuni, a partire da quelli della regione Piemonte. Secondo Guido Pesaro, segretario nazionale Anse-CNA, l’accordo, "per il suo contenuto innovativo", potrebbe inoltre essere esteso "alle altre regioni italiane, dopo un periodo di sperimentazione a livello piemontese, con l’obbiettivo di arrivare a utilizzarlo come bozza di un regolamento nazionale per la semplificazione degli appalti sotto-soglia in seno alla Merloni-quater". Secondo la CNA di Torino, l’accordo siglato su base piemontese potrebbe intanto diventare di forte di forte stimolo alla partecipazione delle imprese edili artigiane alle catene dei subappalti legati alle grandi opere pubbliche la cui realizzazione è stata programmata in vista delle Olimpiadi invernali del 2006 a Torino. Un evento, quello delle Olimpiadi della neve, che, come ha denunciato Brancatisano, "a delle causa delle ridotte dimensioni aziendali delle imprese edili piemontesi, rischia di non trasformarsi in una reale opportunità di crescita del territorio, con l’arrivo di troppe imprese da fuori regione per realizzare le infrastrutture e gli impianti previsti".
Italia Oggi, 1 dicembre 2001. Edilizia, +5,8% da gennaio a marzo 2001 (2). Il 2001 sarà ancora un anno positivo per il comparto edile, ma secondo il Cresme il boom decollato nel ’99 è destinato a esaurirsi rapidamente e comunque entro il 2002. Il dato emerge dal rapporto annuale dell’osservatorio sull’edilizia del Cresme e dell’Assoedili-Anse-CNA che verrà presentato questa mattina, sabato 1 dicembre, a Restructura il salone della costruzione e ristrutturazione edilizia del Lingotto Fiere di Torino. Saranno presenti, tra gli altri il presidente e il segretario nazionali di Anse-CNA, Giancarlo Vita e Guido Pesaro, e il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini. A fine anno, in Italia, la produzione nell’edilizia dovrebbe attestarsi a 290.663 miliardi di lire, contro i 270.751 miliardi del 2000. Ad aumentare sono state in particolare le nuove costruzioni che pesano per 116.096 miliardi, contro i 106.289 miliardi del 2000. sostanzialmente stabili sono invece le manutenzioni ordinarie che nel 2001 dovrebbero posizionarsi a 50.131 miliardi, contro i 47.315 miliardi del 2000. i dati del 2001 risentono ancora del boom che si è registrato lo scorso anno, ma già evidente a partire dal ’99 (+5,6%). La crescita della nuova produzione residenziale, in particolare, è stata nel 2000 del 7,6%, mentre la manutenzione straordinaria del patrimonio residenziale ha avuto un incremento del 6,9%. E così, dopo due anni di sviluppo ininterrotto, il 2001 si chiuderà ancora con un +4,1%. Un risulto che deriva in massima parte dall’entrata nella fase di massima produzione della nuova cantieristica residenziale, +8,5% ma anche dal buon andamento della cantieristica non residenziale (+4,4%) e dalla ripresa delle opere pubbliche (+3%). Più che positivo è anche l’andamento dell’occupazione: se nel ’99 l’incremento era stato del 2% e nel 2000 del 2,7%, nei primi tre mesi di quest’anno si è avuto un +5,8% .Di fatto, nessun altro comparto dell’economia nazionale sta contribuendo in modo così significativo alla creazione di nuova occupazione. Le performance dell’edilizia sono del resto accompagnate da una stagione estremamente positiva per il mercato immobiliare. Le transizioni di abitazioni sono cresciute dal 1998 al 2000 a un ritmo del 10-11%, a fronte di una crescita dei consumi delle famiglie che non ha mai superato il 3%. Le previsioni per il 2001 sono sensibilmente al ribasso e lasciano intravedere un più modesto +5%, ma questo sembra in linea con il crollo dei consumi che a fine anno è atteso all’1,7% (la metà rispetto al 3.3% del 2000). Per il 2002 le previsioni del Cresme sulla crescita del comparto edile sono invece più modeste rispetto all’andamento di questi ultimi tre anni si parla di un +2,6%. Tra le cause individuate del Cresme vi è in primo luogo l’esaurimento della spinta della cantieristica residenziale, mentre la cantieristica non residenziale dimezzerà i ritmi nel 2001 attestandosi a un +2%, analoga la situazione della manutenzione non residenziale, la cui crescita è attesa al 2%. Più critiche sono invece le prospettive per il periodo 2003-2006: si temono una netta frenata dei tassi di crescita e una sostanziale stabilizzazione del settore.
Italia Oggi, 29 novembre 2001. Piemonte, edilizia sottosviluppata. Tra le prime cento grandi aziende che si occupano di edilizia, solo due hanno la propria sede in Piemonte, una regione in cui l’85% delle imprese del settore opera all’interno della propria provincia e appena il 7% ha cantieri aperti in altre regioni italiane. Il dato, preoccupante, soprattutto in vista della prossima apertura dei grandi cantieri pubblici legati alle Olimpiadi della neve di Torino 2006 che rischiano di sfuggire clamorosamente alle imprese del territorio, emerge da una ricerca curata dal Consorzio Aaster, diretto da Aldo Bonomi, e dal centro studi per l’artigianato piemontese (Csar), organismo unitario costruito da CNA, Confartigianato e Casa. La ricerca verrà presentata questo pomeriggio, 29 novembre, alle ore 17, nell’area destinata ai congressi di Restructura, il quattordicesimo salone della costruzione e della ristrutturazione edilizia del Lingotto Fiere di Torino. A crescere, in Piemonte, sono soprattutto le micro-imprese edili, spesso costrette a navigare a vista, in particolare quelle che effettuano lavori di "completamento degli edifici", una voce al cui interno si ritrovano le operazioni di rifinitura e di ristrutturazione, ma non certo quella di costruzione vera e propria di tutta o almeno in parte degli edifici. Tra il ’97 e il ’99, le imprese di finitura edile sono così passate da 15.700 a 18.700, con un incremento di 3 mila unità, mentre quelle di costruzione sono rimaste ferme a 12.900 unità. Queste imprese, come sottolinea il segretario provinciale di CNA Torino, Paolo Alberti, "si rivelano così quasi sempre inadatte ad assumere in prima persona la titolarità dei grandi appalti pubblici che vengono indetti sul territorio piemontese". Le ridotte dimensioni aziendali rendono tra l’altro il tessuto imprenditoriale edile piemontese, con una forte connotazione artigiana, particolarmente vulnerabile di fronte al groviglio di normative nazionali e Ue che dovrebbero disciplinarlo. Elementi che si trasformano in una barriera alla crescita del settore e contro i quali, come ricorda il segretario di Assoedili-Anse-CNA Piemonte, Giovanni Brancatisano, "servono iniziative concrete", come quella che verrà attuata dalle tre organizzazioni artigiane a Restructura che venerdì 30 novembre, al Lingotto, firmeranno un protocollo d’intesa con l’Anci per la semplificazione della modulistica per gli appalti pubblici di importo inferiore ai 150 mila euro.
Italia Oggi, 29 novembre 2001. Restauratori, al via salone nazionale. Provengono dal Piemonte e da molte regioni di Italia e sono i migliori maestri artigiani del settore legno, decorazione, ferro, vetro, ceramica, mosaico, restauro architettonico e artistico. Sono i professionisti presenti nella nuova area espositiva proposta da CNA, attraverso le proprie associazioni di mestiere dell’edilizia (Assoedili-CNA e Anse-CNA) all’interno di Restructura, il salone della costruzione e della ristrutturazione edile che si tiene da oggi sino al 2 dicembre al Lingotto di Torino. "Il patrimonio edilizio italiano è unico al mondo ed è grazie al lavoro dei restauratori che è stato conservato fino ad oggi. Per questo si è pensato di dedicare all’artigianato di eccellenza e al restauro uno spazio dove pubblico e operatori possono vedere all’opera i maestri artigiani", spiega Giovanni Brancatisano, segretario Assoedili-Anse-CNA del Piemonte. Oggi, sul mercato, la richiesta di questi artigiani dei mestieri tradizionali è altissima. "Perciò", aggiunge, "servono una maggiore formazione riqualificazione". A Restructura, inoltre, sarà intensa l’attività convegnistica e i seminari tecnici (infrastrutture, appalti e occupazione in vista delle grandi opere di Torino 2006, formazione, osservatorio sul mercato dell’edilizia in Italia e in Piemonte). Inoltre, ritorneranno i concorsi della CNA per gli operatori che hanno riscosso successo nelle passate edizioni: "Idee nuove per effetti decorativi e d’interni" e "Qualità e restauro, esperienze sul campo".
Italia Oggi, 28 novembre 2001. Torino, in mostra il restauro d’arte. Sono 434 gli espositori presenti alla quattordicesima edizione di Restructura, il salone della costruzione e della ristrutturazione edile che aprirà i battenti al Lingotto Fiere di Torino giovedì 29 novembre per concludersi il 2 dicembre. L’incremento delle imprese partecipanti rispetto alla passata edizione è stato del 26%, ma la manifestazione che ormai si è accreditata come la più importante vetrina del comparto edile nell’area del Nordovest è in continua crescita dal 1995 quando contava appena 199 espositori. La superficie espositiva ha raggiunto quest’anno 38.440 metri quadri (+50% rispetto all’anno scorso) e per la prima volta, come ha spiegato ieri Giuseppe Bitti, direttore generale del Lingotto Fiere, "sarà presente un’intera area dedicata all’artigianato artistico di eccellenza e del restauro curata dalla CNA di Torino, attraverso le due associazioni di mestiere del comparto edile Assoedili-CNA e Anse-CNA". All’interno di quest’area saranno presenti, con realizzazioni dal vivo su pareti in cartongesso, 147 artigiani associati alla CNA provenienti da tutta Italia. Sono però sei, in totale, le aree espositive nelle quali è divisa la manifestazione che da sempre cerca di offrire uno spaccato completo del comparto edile, sia per gli operatori sia per il pubblico. Accanto all’area CNA, Restructura propone così un’area dedicata agli impianti con 40 espositori, un’area per strutture e murature (41 espositori), un’area per la cantieristica (43), una per la progettazione e i servizi (65) e una per le finiture (98). E se l’edilizia rappresenta senza dubbio "uno dei motori trainanti del sistema economico piemontese", come ha detto l’assessore regionale all’artigianato, Giovanni Carlo Laratore, Restructura cerca in questi ultimi anni di essere una vetrina privilegiata per il segmento della manutenzione edile, che quest’anno, secondo una stima del Cresme, raggiungerà i 124 mila miliardi di lire, superando nettamente il valore della produzione nelle nuove costruzioni, che dovrebbe attestarsi a 116 mila miliardi. Inoltre, ancora con un occhio alla ristrutturazione, anche in vista del prossimo esaurimento degli incentivi fiscali, Restructura si concentrerà in particolare sul rinnovo del bagno, con una guida multimediale rivolta agli utenti, "Il mio progetto", realizzata dal Lingotto Fiere. In programma, 18 convegni di approfondimento sui problemi dell’edilizia, a partire da quello di giovedì mattina dedicato agli appalti olimpici per Torino 2006.
Italia Oggi, 24 novembre 2001. Burocrazia blocca patti territoriali. La burocrazia sta paralizzando i patti territoriali del torinese e mette a rischio dai 2.500 ai 3.500 nuovi posti di lavoro. La denuncia è dell’Api di Torino che a nome del presidente, Sergio Rodda, chiede al governo e agli enti locali piemontesi, provincia e regione in primo luogo, di mettere subito in atto provvedimenti salvagente a favore delle imprese. I patti in questione sono quelli del Sangone, del Pinerolese, della Stura e di Torino sud a cui hanno aderito 506 imprese, per due terzi pmi, che hanno già investito oltre 1.200 miliardi di lire e che attendono invano da due anni 254 miliardi di contributi e finanziamenti già accordati. La paralisi dei finanziamenti, spiega Rodda, "è causata da questioni burocratiche il passaggio delle competenze dal ministero del tesoro a quello delle attività produttive e dalla presenza di un piccolo gruppo di aziende agricole per le quali è cambiata la normativa comunitaria". Ma questo non può e non deve, aggiunge Sergio Rodda, "bloccare ulteriormente l’attività di tante imprese che in molti casi si sono già pesantemente esposte con le banche". Dando atto dello sforzo di mediazione già fatto dalla provincia di Torino e dalla regione Piemonte in questi ultimi mesi, Rodda chiede adesso "lo scorporo dei patti dei progetti relativi alle aziende agricole", circa l’8% del totale, e l’individuazione di forme alternative di finanziamento "per reperire i 22 miliardi destinati a questi progetti". Anche la CNA di Torino, a nome del segretario provinciale Paolo Alberti, si dichiara molto preoccupata "per i gravi inadempimenti e per le lentezze del governo e per la paralisi in atto dei finanziamenti dei patti territoriali del torinese". La CNA invita però anche le imprese a guardare con attenzione agli incentivi stanziati per l’area metropolitana di Torino e in particolare per le periferie del capoluogo attraverso la legge Bersani: "Fino al 14 dicembre c’è tempo per aderire al bando della 266/97 che in questa tornata stanza 9,6 miliardi". La Bersani ha anche il vantaggio, spiega Alberti, "di essere più raggiungibile dall’artigianato e dalle piccole imprese, anche se va detto senza mezze misure che non potrà coinvolgere, per la limitatezza delle risorse, una platea molto ampia di imprenditori". Un altro riferimento immediato per le piccole imprese, suggerito dalla CNA di Torino, è rappresentato dai bandi regionali della Docup 2000/2006: "Sono a disposizione oltre 1.900 miliardi di lire e le domande potranno essere presentate dai primi di dicembre".
Italia Oggi, 21 novembre 2001. Olimpiadi 2006, lo stato degli appalti e investimenti. Dal 29 novembre al 2 dicembre al centro fiere del Lingotto di Torino si terrà la quattordicesima edizione di Restructura, il salone della costruzione e della ristrutturazione edile, uno degli eventi espositivi più quotati a livello nazionale per il comparto, e in particolare per l’area del Nordovest, come ben testimoniano le presenze registrate lo scorso anno: quasi 50 mila visitatori e 341 espositori provenienti da 19 regioni italiane e sette paesi europei. Accanto ai materiali per la costruzione, ma anche per rivestimenti e finiture, alle realizzazioni dal vivo nel campo del restauro artistico curate direttamente dalla CNA di Torino attraverso le proprie specializzazioni edili, Assoedili-CNA e Anse-CNA, la manifestazione propone agli operatori e ai visitatori utenti un ricco calendario di convegni e di incontri di approfondimento sulle problematiche dell’edilizia. Di grande interesse per il teme trattato è il convegno inaugurale di giovedì mattina, "Infrastrutture, appalti e occupazione in vista dell’appuntamento olimpico del 2006", che prevede anche la partecipazione del viceministro alle infrastrutture e trasporti, Ugo Martinat, il presidente del comitato olimpico per Torino 2006, Valentino Castellani, e il direttore generale dell’agenzia di Torino 2006, Mimmo Arcidiacono, oltre al segretario nazionale dell’Assoedili-CNA, Roberto Giorgini, al vicepresidente della regione Piemonte, William Casoni, e rappresentanti dell’Ance e dei sindacati dei lavoratori. L’obbiettivo di questo convegno, come ha spiegato a Italia Oggi il segretario di Assoedili-Anse-CNA Piemonte, Giovanni Brancatisano, "è quello di capire come è possibile di colmare il vuoto degli oltre 4 mila addetti che il comparto edile dovrà verosimilmente assumere per fra fronte alle grandi opere pubbliche connesse all’evento olimpico di Torino 2006". Se infatti è indubbio, come precisa lo stesso Brancatisano, "che si dovrà ricorrere alla forza lavoro extracomunitaria, permangono a oggi grosse perplessità sia sul fronte delle formazione sia su quello della legalità, essendo una parte importante degli addetti disponibili lavoratori senza un regolare permesso di soggiorno". Nel pomeriggio di giovedì si terrà invece un convegno organizzato interamente dalla CNA di Torino per la presentazione di un progetto di Cooperazione tra la CNA e la città di Trinidad. Si tratta di un progetto per la formazione professionale, da parte di maestri artigiani della CNA di Torino, rivolto a personale cubano che dovrà operare sul restauro e il recupero edilizio del centro storico di Trinidad. E proprio in occasione di Restructura debutterà quest’anno l’istituto del restauro di Torino, una scuola specializzata ne restauro artistico e architettonico voluta dalla CNA di Torino e gestita dalle parti sociali di Torino e provincia, per contribuire alla formazione delle nuove maestranze. L’istituto del restauro verrà accolto all’interno dell’area espositiva della CNA di Torino, dedicata quest’anno, per la prima volta, all’artigianato artistico di eccellenza del restauro. Sabato mattina, infine, il Cresme presenterà il rapporto 2002 sull’edilizia realizzato in collaborazione con l’Assoedili-Anse–CNA nazionale. Secondo il Cresme, la produzione dell’edilizia dovrebbe attestarsi a fine anno a un +4,1%, a fronte del 2,8%, ma già prima dei tragici eventi dell’11 settembre si è intravisto il rapido esaurirsi del trend di crescita ininterrotto che i settore ha conosciuto dal ’99. Il Cresme prevede così per il 2002 una crescita contenuta al 2, 6%, mentre getta un’ombra sul triennio 2003-2006. Anche quest’anno Restructura proporrà la guida facile per gli utenti alla ristrutturazione, con una sezione dedicata al bagno.
Italia Oggi, 1 novembre 2001. Torino, aiuti alle imprese commerciali. Torino, utilizzando la legge Bersani (266/97), mette a disposizione di artigiani e piccole imprese 9 miliardi e 579 milioni per favorire la rilocalizzazione e l’ammodernamento delle attività commerciali e di servizio alle imprese all’interno della propria cinta daziaria. I bandi, come ha spiegato l’assessore al lavoro della città di Torino, Tom Dealessandri, verranno pubblicati il 16 novembre e le domande potranno essere presentate fino al 14 dicembre 2001. Le risorse sono finalizzate allo sviluppo delle aree più degradate del capoluogo o comunque caratterizzate da un processo di deindustrializzazione, come Porta Palazzo, Barriera di Milano e San Salvario. Come ha spiegato il segretario provinciale della CNA di Torino, Paolo Alberti, "la terza edizione del programma di incentivi legato alla legge Bersani è nato dall’attivazione di un proficuo tavolo di concertazione che ha visto unite tutte le associazioni dell’artigianato e della piccola impresa, i sindacati dei lavoratori ei rappresentanti della città di Torino". Un procedimento che ha consentito di tarare al meglio i bandi rispetto alle reali esigenze delle imprese e che, secondo Alberti, "dovrebbe diventare un modello per il futuro".
Italia Oggi, 17 ottobre 2001. Artigiani informati sull’euro. L’euro piace agli artigiani e ai commercianti piemontesi che si rivelano ben informati sulle principali scadenze legate all’introduzione della moneta unica e ottimisti sulle opportunità di sviluppo che ne potranno derivare, ma appaiono ancora in difficoltà nella gestione delle problematiche legate alla vendita al dettaglio e preoccupati sui possibili fenomeni inflattivi che l’euro potrebbe portare con sé. Il dato emerge da un’indagine coordinata, per conto della Regione Piemonte, dal Centro studi unitario per l’artigianato piemontese (Csar), fondato da CNA, Confartigianato e Casa. L’indagine, condotta su un campione di circa 300 imprese artigiane (100 commerciali e 200 artigiane), è stata voluta per fare il punto, a quasi 80 giorni dall’introduzione della moneta unica, per fare il punto sull’effettivo adeguamento delle imprese alle nuove normative e sulle difficoltà incontrate, in modo da consentire alla Regione di mettere a punto opportuni strumenti di supporto. Il 96% degli artigiani si è detto informato sul fatto che la doppia circolazione lira-euro sarà possibile fino al 28 febbraio 2002: il dato sale al 97% per le imprese commerciali. L’86% del campione si è detto a conoscenza del fatto che sarà possibile emettere assegni in lire solo fino al 31 dicembre prossimo. E sono i quotidiani (29%) la principale fonte di informazione alla quale le imprese hanno avuto accesso nei mesi passati, seguita da radio e tv (26%), banche (16%) e associazioni di categoria (8%). Al primo posto della criticità legate alla nuova moneta ci sono i rapporti con i clienti, dichiarate dal 50% delle imprese (47% per gli artigiani); seguono contabilità e bilancio (13%, ma solo 7% per gli artigiani), listino prezzi (12,5%) e procedure informatiche (10%, ma 7% per gli artigiani). Con riferimento alle azioni già intraprese per adeguarsi all’euro, qualche lacuna si evidenzia sul fronte delle procedure informatiche: il 25% delle imprese non ha ancora affrontato la questione e un 20% lo ha fatto solo in parte. L’adeguamento di paghe e contributi vede invece un 37% di imprese negligenti e un 12% che sta iniziando a intervenire, a fronte di un 51% di imprese che sono già in grado di far fronte al nuovo corso. Il 73% delle imprese non ha ancora concordato con la propria banca la possibilità di rifornirsi di banconote in euro di piccolo taglio. Se infine il 52% delle imprese intervistate si è detto convinto del fatto che l’euro creerà nuove occasioni di sviluppo, il 45,9% teme un ritocco vero l’alto dei prezzi al consumo con inevitabili spinte inflazionistiche.
Italia Oggi, 28 settembre 2001. Ogm, Torino candidata per i controlli. Il comitato Ogm free & safety food project candida Torino a sede distaccata dell’Agenzia per la sicurezza alimentare che si sta costituendo a Parma, "magari per i controlli sugli organismi geneticamente modificati". La proposta è di Giorgio Diaferia, presidente di Ogm free, il comitato fondato un anno fa da Verdi ambiente e società, CNA, Coldiretti e Camera di commercio di Torino, ora affiancati anche da Novacoop-Piemonte, in difesa dell’alimentazione sana e della biodiversità e per fare informazione sugli Ogm. A Torino, grazie allo stimolo del comitato, la Camera di commercio ha già dato vita a uno dei più attrezzati e moderni laboratori in Italia per l’individuazione degli Ogm negli alimenti e nelle materie prime che Diaferia intende ora candidare a un ruolo nazionale. L’alimentazione biologica sarà quest’anno il tema del secondo convegno nazionale di Ogm free che si terrà a Torino il prossimo 27 ottobre. Il tema, promettono dal comitato, verrà affrontato "senza integralismi", a partire dalla denuncia che, in Italia, biologico non è sempre sinonimo di genuino. Ci sono troppi enti di certificazione sul biologico che rispondono a differenti interessi e mancano di un unico codice di azione. Può così capitare, spiega Diaferia, "di trovare tracce di pesticidi e di Ogm all’interno di alimenti definiti biologici". Serve dunque una normativa più chiara in difesa della vera agricoltura biologica e forse, come chiede il segretario di Alimentare-CNA Torino, Stefano Busi, "un unico ente nazionale di certificazione". Il biologico si sta trasformando da nicchia a un segmento con 50 mila imprese, circa 1 milione di ettari coltivata e crescita del 20-30% all’anno.
Italia Oggi, 14 settembre 2001. Case popolari, affitti a 10 mila lire. Gli ex Iacp contano ancora oggi affitti di locazione a 10 mila lire al mese mentre la media e di circa 200 mila lire mensili. A determinare i canoni d’affitto sono i redditi di chi li abita. Appartiene alla fascia di 10 mila lire al mese chi percepisce redditi compresi fra 0 e 1,5 milioni l’anno. Inoltre, da quando, nel ’98, è stato abolito l’equo canone gli enti di gestione dei patrimoni di edilizia pubblica escono sempre più dall’assistenza sociale per approdare al mercato. Gli istituti possono entrare da protagonisti nel grande mercato del facility management che sta nascendo in questi anni nel nostro paese e che il Cresme ha stimato dai 23 mila ai 35 mila miliardi di lire, con la possibilità di raggiungere i 170 mila miliardi entro il 2010. Il messaggio è arrivato ieri da Federcasa nel corso della seconda giornata di Proseg Italia,salone dedicato al facility management e al global service che chiuderà i battenti oggi, a Torino. In questo senso, l’esperienza dell’Atc di Torino, diretto da cinque anni da Giorgio Ardito, fa scuola. L’istituto che gestisce circa 33 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica nel Torinese ha azzerato i propri debiti dal gennaio del ’98 e da un paio di anni si sta muovendo, con una logica aziendale, alla ricerca di nuovi immobili da gestire anche fuori dei territorio piemontese. Ardito spiega che "L’Atc di Torino sta partecipando ai bandi dell’Inpdap di Milano e del Consip per la provincia di Rimini e i comune di Piacenza". Non solo. L’Atc di Torino ha certificato da tre anni i propri bilanci e con il supporto del Politecnico di Torino sta lavorando per ottenere la certificazione ambientale Emas. Questo spirito imprenditoriale promosso dalla legge di riforma degli istituti per la casa stenta tuttavia a trovare seguaci tra gli ex Iacp. Il problema, spiega Marco Giardini, presidente di Federcasa, "è che gli enti si trovano in forte difficoltà a mantenere l’equilibrio di bilancio a fronte di canoni di locazione loro imposti dalle regioni a prezzi fuori mercato per motivi sociali". A stato e regioni Federcasa chiede così "di garantire la copertura economica dei canoni non riscuotibili per motivi sociali". Il mercato del facility management si sta comunque strutturando soprattutto intorno al settore privato e si prepara a diventare uno dei settori più dinamici dell’economia nei prossimi anni. Secondo il Cresme, il facility management in Europa vale oggi qualcosa come 590 miliardi di lire, con un’incidenza particolarmente elevata per quanto concerne la gestione del patrimonio immobiliare (120 mila miliardi), dell’office automation (100 mila miliardi), dei trasporti interni (80 mila miliardi) e dei servizi di telecomunicazione (60 mila miliardi). In Italia, nei tre macrosettori della manutenzione e installazione impianti, attività di servizi e attività connesse all’informatica, tra il ’91 ei l ’96 il Cresme ha stimato che le imprese attive sono aumentate da 248.800 a 347.600 (+39.3%) e gli addetti da 921.100 a 1.142.300 (+24%), mentre il totale delle imprese è cresciuto solo del 12,8% e gli addetti sono scesi al 2,1%. Da questo immenso mercato, come denunciano il segretario nazionale di Assoedili-CNA, Roberto Giorgini, e il presidente di CNA Piemonte, Sebastiano Consentino, l’artigianato e le piccole imprese rischiano però di rimanere esclusi. "Gli artigiani hanno oggi la capacità del fare ma non del gestire", ha detto Giorgini annunciando che la CNA sta cercando di mettere a punto "forme associate tra le imprese dei vari settori, dall’edilizia agli impianti, per consentire la nascita di reti capaci di raggiungere direttamente i clienti". La presidente dell’Associazione italiana consulenti e gestori immobiliari, Bruna Belloni Bressan, ha infine sottolineato come lo sviluppo del facility management in Italia sia profondamente legato "al recente sviluppo del mercato immobiliare non residenziale e alla parallela e crescente richiesta da parte delle imprese di ottimizzazione della gestione degli immobili".
Italia Oggi, 25 luglio 2001. Dal Piemonte agli Emirati. L’artigianato Piemontese conquista gli Emirati Arabi. Un anno fa, infatti, è stato aperto uno show room a Sharjah City, negli Emirati Arabi Uniti. Nella struttura sono esposte le produzioni e i cataloghi di aziende del Piemonte con lo scopo di incrementare i rapporti commerciali con gli Emirati Arabi e con i paesi del Golfo. Si tratta di un progetto triennale (2000-2002) che ha potuto realizzarsi grazie alla collaborazione con il governo di Sharjah e con il contributo della regione Piemonte e del ministero per il commercio estero, attraverso l’Ice di Dubai e l’Ice di Torino. Il progetto elaborato dalla CNA di Torino, ha un costo globale di 2 miliardi di lire, mentre il costo di partecipazione per ciascuna azienda è di 5 milioni di lire. Nei giorni scorsi è stato presentato il primo consuntivo del progetto triennale in presenza delle aziende partecipanti allo show room. Le aziende piemontesi che hanno partecipato al primo anno di attività dello showroom sono state 31. il comparto che ha trovato maggiori difficoltà è stato il "fashion"; difficoltà legate essenzialmente al prezzo di vendita che si è scontrato con quelli praticati dai paesi commercialmente agguerriti come la Spagna e quelli del Sud asiatico. Molto bene invece gli accessori (cravatte, bijou) e il design più creativo come i "promotional items" (articoli promozionali di alto livello per aziende). Il fiore all’occhiello di questo legame commerciale creatosi con gli Emirati Arabi è stata la partecipazione al progetto della Giugiaro design, che ha stretto un accordo commerciale con il gruppo Al Ghurair, uno dei più potenti dell’intera area. Al Ghurair rappresenterà la Giugiaro presso gli Emirati. "La nuova iniziativa di collaborazione con il gruppo Al Ghurair", ha detto Aldo Cingolati, direttore di Giugiaro design, "rappresenta un’opportunità per rendersi conto delle eccezionali possibilità di lavoro offerte da quel paese. In particolare, i settori oggi in maggiore sviluppo sono quelli immobiliare, industriale e turistico e su tutti Giugiaro design può apportare un notevole contributo". Il mercato degli Emirati, secondo il progetto, dovrebbe raggiungere in pochi anni il livello dei mercati più avanzati. "Ciò significa", dicono dalla CNA torinese, "che l’approccio a questo mercato deve essere rigorosamente fatto con investimenti di medio periodo e con prodotti di alto livello creativo e tecnologicamente all’avanguardia che pur collocandosi in fasce di mercato di alto o altissimo livello, contengono un giusto mix prezzo–qualità".
Italia Oggi, 17 luglio 2001. Più peso agli uffici regionali. Servizi tagliati ad hoc anche per le neonate srl artigiane. Un rilancio delle strutture delle associazioni regionali, investite di nuove responsabilità dopo la virata federalista dello stato. Una rinnovata autonomia politica e la rivendicazione dell’importanza del ruolo dell’imprenditoria diffusa come perno dell’economia nazionale. Questi i punti che Sebastiano Consentino, neopresidente della CNA piemontese, si presta a mettere all’ordine del giorno in occasione dell’assemblea nazionale di giovedì prossimo. Domanda. Il federalismo consegna alle strutture regionali delle CNA nuove opportunità, ma anche altrettante responsabilità. Come affrontarle? Risposta. Sul piano organizzativo, le strutture regionali dovranno solo essere coinvolte di più nella vita dell’associazione. Occorre quindi che la CNA continui a fare sistema e che lo scolamento con le strutture provinciali sia superato. D. E sul piano politico? R. La parola d’ordine resta semplicemente autonomia. Noi abbiamo il compito di rimuovere i problemi che gli imprenditori incontrano sia a livello locale sia nazionale indipendentemente dal colore di coloro che governano. D. Cosa serve poi alle imprese associate? R. Un’associazione che funga anche da pungolo per lanciarle verso le sfide del futuro. La piccola e piccolissima impresa ha bisogno in questo senso di essere stimolata in quell’opera di tecnologizzazione che molte ricerche ci dicono sia avvenuta solo parzialmente. Ma per vincere le sfide del futuro bisogna affrontarle nel presente. D. Oggi le pmi artigiane hanno la grande opportunità di attingere al capitale costituendosi come srl artigiane. R. Questo è un altro grande compito dell’associazione. Dovremo dare loro supporto, fornire servizi adeguati, sia a livello locale sia nazionale. Costruire cioè un terreno fertile alle aziende per indurle a trasformarsi. D’altro canto, come associazione, dovremo costituire un polo d’attrazione per quelle aziende, già srl che decideranno di diventare artigiane. D. In Piemonte come convivono le pmi e la grande industria automobilistica? R. Come in ogni parte del Nord. Ma il 98% delle aziende italiane, fatto di artigiani e pmi che creano reddito e occupazione raccogliendo solo il 3% delle risorse statali, non vuole restare a guardare i colossi industriali, dove l’occupazione cala, mentre si accaparrano il 97% delle risorse complessive. D. Questa è una vecchia battaglia della piccola impresa che si vince solo ai tavoli della concertazione. R. Esattamente. Ma è lì che il mondo dell’artigianato e della piccola impresa deve portare le sue richieste e vincere. D. E se il nuovo governo ridimensionasse questo strumento? R. Non credo sia possibile se la nostra associazione sarà in grado di mettere sul tappeto cose serie. Vogliamo, per esempio, una pressione fiscale più bassa, una semplificazione amministrativa incisiva sulla vita quotidiana delle piccole imprese. A ben vedere, chiederemo le stesse cose che il presidente del consiglio ci ha promesso durante la campagna elettorale. Per quale motivo non dovrebbero ascoltarci?
Italia Oggi, 27 giugno 2001. CNA Torino, Casetta presidente. Federico Casetta è il nuovo presidente di CNA Torino. Sessant’anni, imprenditore edile, presidente uscente di CNA Piemonte, Casetta sostituisce Daniele Vaccarino che ha ricoperto l’incarico per due mandati e sette anni complessivi. Sono stati 136 gli imprenditori delegati all’assemblea elettiva quadriennale che hanno partecipato ai lavori di sabato e domenica scorsi al Centro congressi del Lingotto. Tra loro c’erano 12 donne. E all’assemblea era presente anche il primi delegato straniero della storia della CNA. Si chiama Niamke Jean Dede Koffi, classe 1972: è un artigiano edile di Torino, originario della Costa d’Avorio. Simbolicamente, Koffi rappresenta la nuova classe dirigente imprenditoriale straniera che da un anno a questa parte la CNA di Torino sta cercando di formare al proprio interno attraverso il progetto Dedalo, in collaborazione con l’associazione Alma Terra. Nell’arco di poco più di un anno, il progetto di assistenza alla creazione d’impresa, rivolto a stranieri con regolare permesso di soggiorno, ha consentito la costituzione di oltre 30 imprese artigiane e l’avvicinamento al servizio di circa 172 stranieri (41 donne). Insieme al presidente provinciale Casetta, l’assemblea della CNA ha eletto anche i vicepresidenti Claudio Campagnolo e Bruno Scanferla e i nuovi componenti della presidenza e della direzione. Il nuovo gruppo dirigente rimarrà in carica fino al 2005. L’assemblea ha inoltre approvato il documento congressuale che vincolerà il mandato del nuovo gruppo dirigente. Tra le strategie più significative contenute nel documento, al primo posto c’è un esplicito richiamo alla necessità di avvicinare il tessuto dell’artigianato e della piccola e media impresa alla ricerca universitaria. La CNA vuole però anche impegnarsi a fondo sul fronte delle politiche di accompagnamento dell’internazionalizzazione delle pmi, concertando insieme alle istituzioni anche strategie e interventi di sostegno finanziario. Più in generale, riferendosi al credito, Casetta ha dichiarato che "occorre contribuire a creare una cultura del credito all’interno dei maggiori istituti bancari". Nel documento si chiede, infine, alla provincia di Torino e alla regione Piemonte di attivarsi per ottenere il pieno coinvolgimento delle imprese locali nei grandi cantieri che verranno aperti nel Torinese e in Piemonte in vista delle Olimpiadi invernali del 2006, "trasformandoli in una formidabile occasione di sviluppo del tessuto economico locale e di crescita dell’occupazione".
Italia Oggi, 6 aprile 2001. Artigiani a favore della devolution. Il 77% degli artigiani piemontesi è favorevole alla devolution. Il dato emerge da una ricerca dello Csar, il centro studi unitario sull’artigianato costituito da CNA, Confartiginato e Casa, illustrata e discussa ieri a Torino in presenza di Enzo Ghigo, il presidente della regione Piemonte e anche della Conferenza stato-regioni. Il consenso favorevole al progressivo trasferimento di funzioni dallo stato verso le regioni non equivale tuttavia a una voglia di distacco da Roma. Con riferimento alla valutazione data dagli artigiani sul cammino intrapreso fino a oggi dalle regioni del Nord Italia sul fronte dell’indipendenza dallo stato, infatti, se il 74,2% degli intervistati ritiene che debbano continuare da sole, senza aspettare le altre regioni (i favorevoli a questa seconda opzione sono appena il 17,5%), è pur vero che il 34,2% pensa che la devolution non possa prescindere da un ruolo di programmazione statale. Un significativo 21,5% alla risposta "devono continuare da sole" aggiunge che "il trasferimento delle prerogative istituzionali ai poteri locali deve essere integrale", in particolare su sanità (23,2%), istruzione (17,5%) e polizia locale (21,6%). Al vertice delle priorità in materia di decentramento amministrativo gli artigiani e i piccoli industriali piemontesi mettono la viabilità, con un 86,1% di consensi, seguita dal turismo (85,6%), dall’istruzione e dalla cultura (85,2%), dalla sanità (84,8%), dalle politiche sociali (83,8%) e dai lavori pubblici (83,5%). Significative sono però anche materie come il lavoro e le politiche fiscali, sulle quali si sono espressi favorevoli a un rapido passaggio di consegne dello stato alle regioni rispettivamente l’82% e l’80,9% degli imprenditori contattati. La ricerca ha coinvolto un campione di 194 imprese artigiane piemontesi, rappresentative di tutti i settori di attività e di tutte le province (105 erano torinesi).
Italia Oggi, 9 febbraio 2001. Laboratori analisi Ogm in Piemonte. Su iniziativa di Unioncamere, le camere di commercio piemontesi saranno le prime in Italia a dotarsi di uno sportello informativo e di un laboratorio di analisi per il rilevamento degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) aperto a imprenditori e consumatori. Lo sportello arriva a quasi un anno dalla richiesta formulata da CNA, Coldiretti e Vas. Le tre sigle, infatti, nell’aprile scorso avevano lanciato un grido di allarme, a livello nazionale, a seguito dell’entrata in vigore del regolamento comunitario 49/2000, che stabilisce l’obbligatorietà dell’etichettatura dei prodotti alimentari nel caso in cui sia presente materiale derivato da Ogm in proporzione superiore all’1% dei singoli ingredienti. Ma a fronte delle pesanti multe gli artigiani della CNA avevano trovato reali difficoltà a stabilire la provenienza delle materie prime, spesso non certificata dalle grandi imprese di import export. Nel 2000, secondo dati Unioncamere, le colture Ogm nel mondo hanno superato i 44 mln di ettari, con una crescita dell’11% sul ’99. Il 99% delle coltivazioni è concentrato negli Usa (68% del totale), Argentina (23%), Canada (7%) e Cina (1%).
Italia Oggi, 26 gennaio 2001. Pmi, lotta all’ultimo addetto. Le aziende del Centronord sempre più numerose denunciano le ormai croniche carenze di personale: mancano 120 mila operai. Sarebbe questa la richiesta complessiva dell’artigianato per il 2001, che registra un tasso di crescita per l’occupazione del 7,5%, il doppio di quello per l’intera economia. L’allarme occupazione lanciato prima dalla CNA di Torino e poi dall’associazione di Bologna non è rimasto un caso isolato. L’Sos sulla mancanza di manodopera era infatti partito dalla CNA piemontese, autrice di una ricerca su un campione di 100 aziende di vari settori, dimensionate dai 3 ai 49 dipendenti. "Siamo ampiamente sotto organico", avevano denunciato le imprese torinesi, "abbiamo bisogno complessivamente di 10-15 mila operai specializzati da inserire subito nei nostri quadri". Le imprese artigiane avevano anche giurato di essere pronte a pagare salari succulenti, tra i 3 e i 6 milioni di lire al mese. Un appello, questo, ripreso con grande risonanza da tutti i mass media. Nessuno stupore mostra invece Gonario Nieddu, presidente nazionale della CNA che sul problema occupazione è intervenuto ripetutamente. Domanda. La CNA di Torino, prima, quella di Bologna poi, hanno portato sulle prime pagine di tutti i quotidiani la richiesta di manodopera delle aziende italiane del Centronord. Fin dove si attesta la richiesta da parte degli artigiani? Risposta. Le nostre imprese stanno producendo a pieno ritmo e la richiesta proviene dagli artigiani di tutto il territorio nazionale. Si chiede manodopera sia italiana che extracomunitaria. Le imprese artigiane e le piccole medie imprese nel 2001 incrementeranno l’occupazione di circa 120 mila unità, confermando un trend che negli ultimi anni è stato sempre costante. Le pmi, infatti, sono quelle che danno il maggiore contributo nella lotta della disoccupazione. D. Qual è il tasso di crescita dell’occupazione stimato per il prossimo anno? R. Il tasso di crescita dell’occupazione previsto per l’artigianato si attesta intorno al 7,6%, ovvero più del doppio di quello relativo all’intera economia. L’incremento occupazionale, dunque, risulta essere in constante crescita e ciò vale anche per il Mezzogiorno dove le pmi stanno dimostrando una vitalità in qualche modo sorprendente, nonostante permanga ancora la realtà di un mercato del lavoro a due velocità fra il Centronord e il Sud del paese. D. C’è un settore preferenziale nella richiesta di manodopera? R. Le richieste sono varie e richiedono un po’ tutti i comparti produttivi: dall’alimentare alla metalmeccanica, dalle riparazioni auto all’edilizia. D. La richiesta, comunque, sembra essere più forte nella solita area del paese… R. In una larga zona del Centronord, inutile negarlo, vi è una vera e propria carenza di manodopera che il mercato locale e i flussi migratori non riescono a soddisfare. La richiesta è rivolta ormai a tutte le qualifiche anche a quelle medio-basse, nonostante vi sia sempre una maggiore necessità per le qualifiche più alte e per particolari specializzazioni. Ecco perché le imprese sono disponibili a corrispondere salari al di sopra dei livelli contrattuali. D. E se gli operai non si dovessero continuare a trovare? R. La mancanza di manodopera potrebbe incidere sulla qualità del lavoro e sulla competitività. Inoltre potrebbe presentarsi il problema di una forte competizione tra le stesse aziende per conquistare i dipendenti. D. Che fare allora ? R. Un conto è portare occupazione al Nord, altro è effettuare investimenti al Sud. Se è vero, infatti, che può non essere opportuno congestionare le zone ad alta intensità produttiva, è certamente altrettanto vero che rimane molto difficile per una piccola impresa sradicarsi dal proprio contesto socio-economico trasferirsi altrove. Sembrerebbe più facile che le grandi imprese si dislochino nel Mezzogiorno. D. Ma le aziende possono contare anche su operai gli extracomunitari… R. Questa è una realtà già molto diffusa. E’ tuttavia fondamentale per le piccole imprese artigiane che i lavoratori vengano formati nei paesi d’origine, grazie a politiche di partnership che, per esempio, la CNA sta già sperimentando in Egitto.
Italia Oggi, 19 gennaio 2001. Il Nord ha bisogno di operai. Molti giovani non si rendono conto di quali e quante opportunità offrono le imprese artigiane del Nord, perché rimangono ancorati al miraggio del posto fisso. "Noi non vogliamo vendere sogni ne creare false illusioni nei giovani in cerca di lavoro", interviene Daniele Vaccarino, presidente provinciale della CNA di Torino dopo il ciclone scatenato dalla stampa nazionale per il grido di allarme della CNA torinese sull’occupazione, secondo cui in provincia mancherebbero circa 15.000 operai e le pmi sarebbero disposte a pagare salari d’oro (dai 3 ai 6 milioni netti). "Si tratta", conferma Vaccarino, "di professionalità indispensabili al mondo della produzione, e a Torino ci sono diverse imprese disposte a pagare gli operai specializzati meglio della grande industria". I numeri, del resto, sono venuti fuori da un’indagine campionaria riguardante 100 imprese associate. La CNA di Torino ha stimato che la piccola impresa della provincia (32.526 imprese dai 3 ai 49 addetti, per un totale di 229.180 addetti) sarebbe in grado di creare, subito, dai 10 ai 15 mila posti di lavoro. Servono figure professionali di livello medio-alto, distribuite in tutti i settori produttivi, dall’alimentare alla metalmeccanica, dalle riparazioni auto all’edilizia, profili fortemente richiesti dal tessuto produttivo delle piccole e piccolissime imprese del torinese, ma di fatto introvabili. La stima, per la verità al ribasso, come giurano dalla CNA torinese, non si discosta significativamente dal risultato di un’indagine congiunturale effettuata ai primi di gennaio dall’unione industriale di Torino. Dalla ricerca emergeva infatti che il 53% delle imprese associate aveva difficoltà a reperire personale qualificato. Sul fronte stipendi, le cifre hanno scatenato la stampa, l’indagine della CNA, dicono a Torino, ha in realtà preso in esame i salari netti percepiti dalle figure professionali più ambite. Le cifre tuttavia vanno intesi come i massimi percepiti a fronte di capacità comprovate, disponibilità a trasferte e flessibilità oraria. "Un ottimo saldatore", dice Vccarino, "può arrivare a prendere, al netto in busta paga, benefit inclusi, anche 3 milioni al mese; un fresatore può arrivare a 4 milioni, un rettificatore di parti fini 4 e mezzo, mentre un aggiustatore, con qualifica di capo-officina, raggiunge i 6 milioni. Questo però non vuol dire che Torino è il paese della cuccagna dove un operaio guadagna 6 milioni al mese, come riportato dai mass media". I piccoli imprenditori piemontesi, in effetti hanno bisogno di operai specializzati. "E a differenza della grande industria siamo disposti a offrire anche salari adeguati", dice Vaccarino. Spesso però i lavori offerti dalle grandi aziende del Nord non rispondono alle aspettative dei giovani disoccupati, in cerca del posto fisso, magari pubblico, un vero miraggio nel mercato del lavoro dell’era digitale. "Vorremmo registrare", insiste il presidente della CNA torinese, "lo stesso entusiasmo per il lavoro offerto dalle imprese manifatturiere. Evidentemente, se ciò non succede, esiste un deficit nell’informazione.molti giovani del Sud, vittime di quel miraggio di benessere poi tradito, che la grande impresa ha esercitato sui loro padri negli anni ’50 e ’60, non si rendono conto di quali opportunità di lavoro e di crescita personale sono oggi in grado di offrire l’artigianato e la piccola impresa del Nord". Rimangono fondamentali, tuttavia, secondo l’associazione di categoria della piccola e media impresa, la motivazione personale al lavoro, la disponibilità nei confronti di occupazioni che richiedono manualità e dispendio di energie fisiche, oltre all’accettazione della flessibilità di orario che resta, per il mondo dell’imprenditoria, una conditio sine qua non per accedere al mercato del lavoro. "Sullo sfondo, comunque", conclude Vaccarino, "rimangono i problemi cronici di un mercato del lavoro impostato secondo logiche ormai superate e in gran parte funzionali alle necessita delle imprese più strutturate. I centri di formazione e la scuola dell’obbligo, infatti, sono ancora incapaci di rispondere alle esigenze reali degli artigiani e delle piccole imprese".
Italia Oggi, 17 gennaio 2001. Torinese, 15 mila posti nelle pmi. L’artigianato e la piccola impresa della provincia di Torino sono in grado di creare, subito, dai 10 ai 15 mila posti di lavoro. La stima è della CNA di Torino che in risposta agli appelli della grande industria al ministro del Lavoro ha condotto un’indagine su fabbisogni di manodopera specializzata nelle pmi con un numero di addetti tra le 3 e le 49 unità. Si tratta di figure professionali di livello medio-alto distribuite in tutti settori produttivi, dall’alimentare alla metalmeccanica, dalle riparazioni auto all’edilizia, tutte fortemente ricercate dal tessuto produttivo delle piccole e piccolissime imprese del torinese che sarebbero disposte a pagare stipendi più che appetibili. Dall’indagine condotta dalla CNA risulta infatti che un ottimo saldatore può arrivare a guadagnare, al netto in busta paga, anche tre milioni al mese, un fresatore può arrivare anche a 4 milioni; un rettificatore di parti fini a 4-4,5 milioni; un aggiustatore dai 4 ai 6 milioni, se ha la qualifica di capo-officina. "Questi salari - spiega il presidente provinciale della CNA, Daniele Vaccarino – si giustificano per il fatto che nelle piccole imprese, artigianali e no, quando si parla di operaio specializzato ci si riferisce ad una figura professionale di alto profilo, con maturata esperienza". "Per preparare un operaio specializzato una grande impresa ha bisogno di pochi mesi" spiega ancora Vaccarino, "in una piccola non bastano 5 anni". Ecco perché i salari non cambiano. E a soddisfare le esigenze delle imprese non basta il collocamento pubblico dove "il 90–95% degli iscritti sono persone non realmente motiviate alla ricerca di un impiego", così come sono i centri di formazione convenzionati con gli enti pubblici. Ecco allora l’appello della CNA ai lavoratori del Mezzogiorno che a fronte di salari certamente più allettanti di quelli offerti dalla grande industria vengono invitati "a scommettere con coraggio sul proprio futuro". |