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Anno 2007 - La Repubblica
 

La Repubblica, 14 dicembre 2007. Benzinai aperti dopo la sciopero dei Tir. E’ stata ancora una mattinata difficile per gli automobilisti a caccia di un distributore aperto. Dopo la sblocco della vertenza degli autotrasportatori, infatti le cisterne hanno iniziato a rifornire di carburante le aree di servizio e provincia, ma solo domani tutte le pompe torneranno regolarmente in funzione e per ovviare ai disagi creati in questi giorni la regione Piemonte, con una lettere firmata dall’assessore al Commercio Giovanni Caracciolo, ha ricordato all’amministrazione comunali che è possibile modificare le normali turnazioni e tenere aperto al pubblico anche domai pomeriggio e domenica Anche la situazione del traffico sulle autostrade della regione è tornata alla normalità. In mattinata, complice anche la normale ora di punta, ci sono stati rallentamenti sulla tangenziale all’altezza dell’Interporto di Orbassano: durante la notte gli oltre mille camion che avevano bloccato lo svincolo per tre giorni hanno iniziato a defluire, ma ci sono volute ore prima di uscire dal caos. I pacchi natalizi, dunque, hanno ricominciato a viaggiare, le aziende possono lentamente riorganizzare la logistica tra forniture e consegne per ovviare ai disagi causati, soprattutto in vista delle feste natalizie, domenica eccezionalmente i tir potranno viaggiare. Durante la scorsa notte i primi camion sono riusciti a scaricare la merce anche al Caat a Grugliasco, che per due giorni è stato senza riferimenti. Le cassette di frutta e verdura non superano il 25 per cento delle 26 mila tonnellate che ogni giorno transitano sotto i capannoni di strada del Portone. Mancavano soprattutto i fornitori che arrivano dal sud Italia, che non avevano fatto in tempo a caricare la merce dai produttori e fare il lungo viaggio, ma da stamattina si dovrebbe tornare alla normalità. Dunque gli ambulanti e i negozi di alimentari non hanno fatto in tempo ad esaurire le scorte che già possono farne delle nuove. Sospiro di sollievo anche per le pescherie, da cui mancavano i prodotti ittici provenienti dall’estero per le macellerie, che non erano più state rifornite di carne suina e pollame, ma che soprattutto avevano il problema dello smaltimento degli scarti, che sono considerati rifiuti speciali e non possono essere buttati nella spazzatura. A quanto risulta nonostante gli allarmi lanciati, non ci sarebbe stato un aumento del prezzo dei prodotti, per la contrazione dell’offerta. "Anzi credo che sia proprio un argomento da affrontare con delicatezza – afferma Antonio Carta, presidente del Caat della Confesercenti- Non ci sono stai condizioni tali per aumentare i prezzi, ma l’effetto psicologico è forte e se si lancia l’allarme, allora si rischia che i commercianti li aumentino davvero, convinti di essere gli unici a non averlo ancora fatto". Secondo al Coldiretti i danni ammonterebbero a 30 milioni nel settore agroalimentare e a 80 per quello vinicolo (soprattutto degli spumanti). Normale anche l’attività negli stabilimenti Fiat, dove il blocco avrebbe provocato la mancata produzione di 5 mila vetture. Le associazioni di categorie, intanto, stanno analizzando il documento di governo per assicurarsi che ci siano adeguate risposte sulla regolamentazione del settore. "Ai primi di gennaio faremo un’assemblea con gli iscritti, per vedere l’opinione della base", ha detto Costantino Spataro, segretario provinciale della Fita-Cna. Natale e Capodanno, dunque, sono salvi.

La Repubblica 12 dicembre 2007. Cna: "A Torino un successo". Grande soddisfazione per la riuscita dello sciopero da parte delle organizzazioni di categoria: "A Torino sfiora il cento per cento - ha detto constantino Spataro, segretario provinciale della Fita Cna – ed è stata un’adesione del tutto spontanea. A quanto mi risulta non c’era un camion che circolasse: la tangenziale era bloccata, l’interporto pieno". Piuttosto grande preoccupazione si registra sul fronte delle trattativa e a Roma: l’incontro di ieri con il ministro Bianchi non ha portato a nulla. Da parte nostra confermiamo la nostra disponibilità a discutere con il ministro, in qualsiasi momento, ma certo la tensione degli autotrasportatori è alle stelle. Non solo l’adesione all’agitazione è al massimo livello, ma già c’è chi vorrebbe proseguire a oltranza", continua il piemontese Francesco del Boca, presidente nazionale di Confartigianato Trasporti e vicepresidente di Confartigianato Novara Verbano Cusio Ossola. Tra le richieste della categoria ci sono maggiori regolamentazioni all’attività vittima di una liberalizzazione selvaggia che ha abbassato eccessivamente le tariffe, mentre i costi d’impresa si sono alzati soprattutto a causa del costo del gasolio, che incide fino al 30 per cento. Dubbi sulla precettazione minacciata dal governo: "Mi sembra difficile dire quali sono i generi di prima necessità e dire chi può circolare e chi non può- spiega Spataro- . In ogni caso già adesso il trasporto dei medicinali, animali vivi, prodotti postali e altri servizi indispensabili sono garantiti". Un forte attacco alla mobilitazione arriva invece da Confidustria Piemonte guidata da Luigi Rossi di Montelera: "I forti disagi creati dal blocco degli autotrasportatori rendono indispensabile un intervento del governo e ministero dei Trasporti per consentire pur nel riconoscimento di chi protesta, di assicurare le forniture indispensabili".

La Repubblica, 10 dicembre 2007. Parte il blocco dei Tir al Frejus, gli autotrasportatori in sciopero. Da ieri sera decine di autotrasportatori hanno cominciato a concentrarsi all’imbocco del traforo del Frejus nell’ambito del fermo nazionale di cinque giorni, previsto dalle organizzazioni di categoria. "Lo scopo - spiega Costantino Spataro, segretario provinciale della Cna Fita di Torino - e sensibilizzare la categoria sulle questioni che abbiamo messo al centro della mobilitazione. Distribuiremo ai lavoratori in viaggio verso l’estero materiale informativo". Il volantinaggio fin oltre la mezzanotte quando scatterà il femo generale deciso dalle associazioni Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fiap Sna- Casartigiani, Unitai, convocare l’11 dicembre dal ministero dei Trasporti. Alessandro Bianchi. Obbiettivi prioritari della protesta, ha ricordato Spataro, i costi d’impresa, regole sulle tariffe, eliminazione dell’abusivismo e quindi della concorrenza sleale.

La Repubblica, 9 dicembre 2007. La protesta dei Tir parte dal Frejus. Un concentramento degli autotrasportatori è in programma stasera, alle 22, all’imbocco del traforo del Frejus. La protesta è stata indetta nell’ambito del fermo nazionale di cinque giorni, da domani al 14 dicembre. E previsto che decine e decine di autotrasportatori raggiungano il tunnel o a bordo dei propri camion. "Lo scopo - spiega Costantino Spataro, segretario, provinciale della Cna Fita - è sensibilizzare la categoria sulle questioni che abbiamo messo al centro della mobilitazione. Distribuiremo volantini ai lavoratori in viaggio verso l’estero". Il volantinaggio proseguirà fino oltre la mezzanotte quando scatterà il fermo generale deciso dalle associazioni Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fiap, Sna-Casartigiani, Unitai, convocate l’11 dicembre dal ministro dei Trasporti Bianchi. Obbiettivi prioritari della protesta – ha ricordato Spataro - i costi i d’impresa, regole sulle tariffe, eliminazione dell’abusivismo e quindi della concorrenza sleale.

La Repubblica, 4 dicembre 2007. Fonti alternative, in campo Cna. Nasce lo "Sportello energia". Si chiama "Sportello energia Cna" e si rivolge ad artigiani e commercianti, piccole e medie imprese, amministratori di condominio e privati cittadini interessati al risparmio e all’efficienza energetica della propria impresa della propria casa. Lo Sportello offre una consulenza globale per l’utilizzo degli incentivi governativi del 55% sulla riqualificazione energetica degli edifici. "in assenza di una politica industriale coraggiosa capace di incentivare la riconversione di parte del sistema produttivo italiano – ha spiegato il segretario provinciale di Cna Torino, Paolo Alberti il protocollo di Kioto rischia di provocare un effetto boomerang sull’economia nazionale, incentivando lo sviluppo della produzione e del consumo di energie da fonti rinnovabili che derivano dall’utilizzo di apparecchi e tecnologie che nella grande maggioranza dei casi dovranno essere importate dal altri paesi. L’esempio del fotovoltaico è emblematico ha sottolineato Alberti, precisando che "il 95% dei produttori di silicio e di pannelli solari non sono italiani".

La Repubblica-Piemonte Economia, 20 novembre 2007. Tornate in Iraq, c’è spazio per voi. La Confindustria irachena fa tappa sotto la Mole. Il cammino di ricostruzione dell’Iraq passa anche il rafforzamento delle strutture associative che riuniscono le realtà produttive del Paese, e proprio per rinnovare la propria organizzazione e migliorare le proprie capacità operative la Iraqi federation of industries è approdata a Torino. Un workshop di formazione ed incontri isituzionali con l’Unione Industriale e la Cna hanno condito le cinque giornate dell’… Governance nelle relazioni industriali, nell’ imprenditorialità strategie di sviluppo ed avocacy i temi affrontati nelle lezioni all’Ilo. Ma sono stati gli incontri con le associazioni imprenditoriali a permettere di attingere, dice il vice presidente dell’Unione industriale Andrea Giacardi ad un "panorama di best practices". "E’ stata un opportunità di imparare dalle loro competenze", afferma il vicepresidente dell’Ifi Hussein Ali Zankana. Ed il faccia a faccia con i rappresentanti dell’Ui- oltre Giacardi, il vicedirettore Riccardo Rosi e gli esperti dell’ufficio estero studi economici- è stata anche un ‘occasione per riprendere i contatti persi nel periodo bellico. Prima della guerra c’era un migliaio di imprenditori italiani in Iraq", dice Rosi. Per ora si è in fase interlocutoria. "Abbiano coinvolto i nostri esperti di internazionalizzazione per vedere quali iniziative sono possibili pensiamo di trovare sbocchi mercato interessanti, i settori privilegiati? Li stiamo scoprendo. Aggiunge."prima del conflitto- racconta Zankana- conoscevamo bene queste città, io stesso ho accompagnato spesso i nostri imprenditori alla Fata, alla Ceat, alla Fiat, all’Iveco, alla Ferrero, speriamo che tutto ciò ricominci. Abbiamo chiesto all’Unione Industriale da farci da tramite per ristabilire i contatti". Gli scambi commerciali tra Torino e l’Iraq sono attualmente molto modesti: nel 2005 le esportazioni sono state pari a 2,4 milioni di euro, 1,28 per macchine ed apparecchi meccanici ed un milione per macchine ed attrezzature elettriche. Quasi nulle, pari a 80 mila euro, le importazioni. Le basi su cui costruire sembrano esserci: "ci sono prodotti italiani entrati nel mercato iracheno dagli anni 60- auto Fiat, marmi e materiali da costruzione, alimentari, pelletteria, macchinari- che hanno un ottima reputazione. Attraverso di essa l’Italia può riprendere il possesso economico del nostro Paese" dice Zankana. Come prima del conflitto. Quando l’Italia era il quarto partner commerciale dell’Iraq gli spazi d’azione sono vasti: "L’Iraq ha bisogno di tutto. Siamo soprattutto interessati ai settori delle costruzioni, alimentare e farmaceutico. Vogliamo che le imprese italiane siano parte della ricostruzione" conclude l’imprenditore iracheno.

La Repubblica-Piemonte Economia, 20 novembre 2007. Un gruppo giovani artigiani nelle file della Cna Torino. Il desiderio di conoscersi di condividere esperienze e scambiarsi informazioni, ma anche l’intenzione di riflettere sul proprio ruolo in una società che stà cambiando sempre più in fretta, generando insicurezze ma anche nuove opportunità. Sono gli obbiettivi del gruppo dei giovani imprenditori della Cna appena fondato in seno all’associazione provinciale della Confederazione dell’Artigianato e delle Piccole e Medie Imprese: un coordinamento permanente nato per raggruppare i 2408 iscritti, alla Cna di Torino, con meno di 35 anni. "Niente riunioni noiose – promettono – intendiamo agire in modo leggero, magri discutendo di fronte ad un aperitivo o su un blog". Il primo incontro è fissato domani alle 18.30 nella sala riunioni della Cna in Via Millio 26: in programma, un aperitivo a base di vini italiani e specialità gastronomiche senegalesi. Info: giovanimpreditori@cna-to.it e 011.46.17.617.

La Repubblica-Piemonte Economia, 30 ottobre 2007. "Il Centro Estero così è azzopato" In alto a sinistra c’è la data Torino, 12 ottobre. A destra i destinatari: l’assessore regionale all’internazionalizzazione Andrea Bairati il presidente di Unioncamere Piemonte Renato Viale e il presidente del Ceip Camillo Venesio. Poco più sotto, in grassetto, c’è scritto: "Oggetto: situazione Ceip". Seguono sedici righe e sei capoversi per esprimere un disagio. Sotto , le firme anzi i loghi: tredici in tutto. Apre Confindustria Piemonte, poi Federapi, Confcommercio Piemonte, Ance Piemonte, Confartigianato Piemonte, Cna Piemonte, CasArtigiani, Confesercenti, Confcooperative, Lega Coop, Cia, Coldiretti e Confagricoltura Piemonte. Insomma, L’Universo produttivo: dall’industria al terziario, dal commercio all’artigianato, all’edilizia. Davvero una bella prova del sistema: quello tante volte auspicato, anche dalla legge sull’internazionalizzazione, per favorire lo sviluppo del Piemonte, al sua crescita sui mercati esteri. Ma qui non c’è in ballo alcuna missione, non si concorre per qualche commessa. Eppure in gioco c’è qualcosa di altrettanto importante, c’è il futuro di quel centro estero per l’internazionalizzazione che a un anno dal varo ufficiale, stenta a decollare come un aereo troppo pesante per spiccare il volo e allora vale la pena leggerle queste sedici righe.

La Repubblica, 30, ottobre 2007. "Ceip, tempi troppo lunghi". Le associazioni all’attacco. "Subito si comincia con la proposta di un confronto sulla situazione le prospettive di svilippo del Ceip". Poi, nel capoverso successivo, viene giudicato "opportuno focalizzare le questioni relative al processo al processo di razionalizzazione e di accorpamento dei vari organismi che si occupano di internazionalizzazione in conformità e nello spirito della legge regionale istitutiva della società consortile". Già, la legge regionale. La numero 13, pure un numero fortunato. Ma solo sulla carta. Perché oggi- a un anno di distanza- quel processo non è ancora terminato, o meglio, lo è solo sulla carta ( il presidente Vanesio e il direttore Lengo, infatti passo dopo passo hanno firmato tutti gli accordi, per l’integrazione dei vari marchi nel Ceip, l’ultimo sarà lo Sportello Sprint). Anche perché nel paese dell’adagio fatta la legge scoperto l’inganno" può succeder ance un ente in liquidazione (leggi Atr) rinasca sotto mentite spoglie una (srl che, curiosamente funge da Osservatorio turistico, la allarga la sua operatività sui mercati mondiali esclusi quelli dei Paesi in via di sviluppo), un altro leggi (Ima) cede solo una parte della propria attività (quella all’estero) e prosegua come se la razionalizzazione non solo la riguardasse. E sono solo due esempi, ma sufficienti a descrivere le tre righe del terzo capoverso della lettera: "il protrarsi della fase organizzativa ci desta una certa preoccupazione in quanto, tra l’altro, sta assorbendo gran parte delle risorse interne distogliendole dall’occupazione principale di servizio alle imprese". In realtà, in via Ventimiglia, nella sede dell’ex Centro Estero si continua a lavorare con la solita puntualità ai vari progetti destinati a sostenere le imprese piemontesi che puntano all’estero: da "From Concept to car" a "Think up" per l’Ict, ancora, "Aereospace Piemonte". Senza dimenticare missioni come quella in corso negli Emirati Arabi, o l’organizzazione di eventi come Vetis, il Salone della veicolistica che,previsto in primavera, chiuderà le iscrizioni tra una settimana (il 9 novembre). Nessuno della squadra di Lengo ammetterà neanche off "off the record", che le cose sono cambiate; che la trasformazione del Centro Estero in house ha reso più complicate le pratiche potendo offrire ai servizi gratuiti solo ai soci e non direttamente alle imprese come accadeva prima che le risorse finanziarie appaiono insufficienti (tanto che stanno condizionando la scelta della nuova sede: alla più centrale e meglio servita palazzina di corso Marconi si finirà per preferire l’ex sede della Iacobacci, in corso Regio Parco, non proprio dietro l’angolo, perché costa molto meno). Eppure, proprio quest’ultimo punto è uno dei passaggi chiave della lettera spedita alla Regione e a Unioncamere, i due soci del nuovo Ceip: "Le risorse finanziarie messe a disposizione dal Ceip, inoltre, appaiono insufficienti ad assicurare il necessario sostegno ai progetti e ai servizi consulenziali delle e per le imprese". C’è di più "Il breve lasso di tempo che ci separa dal varo del programma 2008 e dalla definizione del budget relativo, rappresenta in fine un ulteriore motivo di preoccupazione". Per discutere ite mi di cui sopra propongono un incontro il giorno. L’augurio è che in quei tre puntini di sospensione, siano cancellati in fretta, con una data certa. Ma forse non basterà. Servirà in quella riunione, un confronto franco – come auspica più di un firmatario della lettera – in cui davvero si spieghino passaggi dati per automatici un anno fa, dodici mesi dopo siano ancora in dubbio e ognuno continua ad andare per la propria strada, organizzando in modo indipendente missioni oltre confine o varando in proprio progetti che avrebbero richiesti un via libera collegiale. Una situazione che ormai anche la Bresso avrebbe chiara e che proprio per questo avrebbe deciso di correggere. In che modo? Con la nomina di un funzionario- Giulia Marcon- che, bypassando gli assessori, risponda direttamente a lei o al suo capogabinetto, permettendo di accelerare i tempi. Insomma, una risposta a "sveglia" che sempre emergere dalla lettera delle associazioni.

La Repubblica, 16 ottobre 2007. Il Terziario. "il nuovo contratto di lavoro per dipendenti del settore. Comunicazione e Terziario Avanzato" se ne discute dalle 18 di giovedì 18 nella sede provinciale della Cna in via Millio 26. Per info: 011/4617652-621.

La Repubblica, 12 luglio 2007. Imprese e sociale. "Il cammino delle imprese verso la responsabilità sociale" è il titolo del convegno in programma domani nel centro congressi del comune di Rivoli, in corso Francia 98,organizzato da Cna. Info: 011.46.17.684-685.

La Repubblica, 19 giugno 2007. Imprese rosa un patto per agevolarle. Un altro colpo al soffitto di vetro. La barriera invisibile che frena l’ascesa femminile nel mondo del lavoro. Lo ha inferto il protocollo d’intesa per le pari opportunità, firmato ieri dalle principali associazioni per favorire l’imprenditoria femminile nel mondo dell’artigianato, nella piccola impresa, nell’agricoltura e nella cooperazione. Finora sono sei firmatari del protocollo, ultima tappa del progetto Finanziato dalla Regione Piemonte attraverso il Fondo Sociale Europeo in questo anno delle Pari Opportunità: Api, Casartigiani, Cna, Confartigianato Imprese, Confcooperative e Coldiretti, nelle loro sedi provinciali. L’intenzione è rispondere in modo concreto alla divaricazione evidente in tutto il mondo del lavoro: lo sbilanciamento tra l’altro numero di donne impiegate e la loro bassa rappresentanza nelle strutture dirigenziali. Fornisce un dato il presidente di Casartigiani, Claudio Bongiovanni: "Nella nostra associazione le lavoratrici sono l’80% ma nei quadri dirigenziali il loro numero è irrisorio. Occorre agire perché le imprese artigiane di sole donne continuano ad aumentare". La firma impegna alla creazione del tavolo permanente "della conciliazione e dell’ empowerment dell’imprenditoria femminile", in futuro unico interlocutore con le istituzioni, e degli sportelli di consulenza per aziende e lavoratrici ( anche atipiche). Agli obbiettivi di indirizzo su conciliazione tra tempi del lavoro e della famiglia, di facilitazione del lavoro per le donne e di buone pratiche per le pari opportunità, si aggiunge l’agevolazione dell’accesso al credito e ai fondi regionali. Il protocollo, inoltre fa suo l’obbiettivo della Conferenza di Lisbona ad aumentare del 10% in sei anni la partecipazione femminile del mercato del lavoro. Se l’iniziativa riguarda per ora sei associazioni della provincia torinese, l’intenzione è diffondere il protocollo ad altre realtà e almeno al territorio regionale. In Piemonte, le aziende artigiane e le piccole imprese a titolarità femminile sono circa 26 mila di cui 28 mila imprenditrici agricole.

La Repubblica, 14 giugno 2007. L’exploit dei centri di bellezza. Uno sportello per reclutare addetti. Bellezza, salute, sport, moda. Il tempo libero per prendersi cura di se ormai è un lusso. Ma è anche u mercato in continua espansione. In Piemonte sono circa 12.500 le imprese che operano nel settore del wellness-palestre, centri estetici, saloni per acconciatura uomo-donna-con un totale di 22.000. solo nel Torinese, tra il 2005 e il 2007, i centri per il benessere sono aumentai da 650 a 950. dinamismo di un terziario in evoluzione che produce "starbene" ma soprattutto occupazione. Nel primo trimestre del 2007 sono stati avviati nel settore 624 lavoratori, il 44 % con u contratto di apprendistato. Per rispondere alle esigenze del comparto, la provincia di Torino, in collaborazione con la Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato) ha attivato da ieri un nuovo servizio specialistico ai Centri per l’impiego di via Bologna e via Castelgomeberto: la Sportello Wellness. Obbiettivo: offrire alle imprese un servizio di preselezione del personale, la possibilità di colloqui preliminari e consulenze specialistiche sugli incentivi all’assunzione. E per gli aspiranti truccatori, estetisti o personal trainer? Orientamento in un mercato del lavoro sempre più complesso, opportunità di impiego concrete e una guida per navigare nel fitto sottobosco delle forme contrattuali in epoca di flessibilità. Il meccanismo è semplice ma efficace: la Cna trasmette periodicamente ai suoi soci un file sulla disponibilità di personale attingendo alle banche dati dei Centri in base alle competenze e alle qualifiche. Le imprese ricevono, selezionano, assumono e forniscono ai Centri le informazioni sui profili professionali di cui hanno bisogno. Lo Sportello Wellness nasce già con un bel bacino di utenza: 1260 iscritti ai centri della Provincia hanno dato la disponibilità per lavorare nel settore, più del 50% come acconciatori uomo- donna. "Lo sportello vuole essere un crocevia tra domanda e offerta – dichiara entusiasta l’assessore provinciale al Lavoro Cinzia Condello - Un servizio alle imprese e soprattutto ai giovani che provengono dalla formazione professionale. Sarebbe interessante far entrare in questo circuito anche le scuole di formazione". Dello stesso parere Paolo Alberti segretario provinciale Cna Torino, per il quale l’obbiettivo da perseguire è la formazione continua. "Il progetto è interessante perché altamente specializzato e legato soprattutto alla piccola impresa che ha bisogno di personale qualificato e di un aggiornamento professionale continuo". Con tempi di attesa molto ridotti sia per i lavoratori che per le imprese.

La Repubblica, 7 giugno 2007. Le artigiane e un esempio da seguire. Nell’anno europeo delle pari opportunità, in tempi di frammentazione sempre più spinta, un buone esempio di sinergia e aggregazione viene dalle nostre donne di Casartigiani, Cna e Confartigianato che, durante il convegno "Uno nessuno, centomila, i mille volti delle donne artigiane, hanno ufficializzato con il supporto della Regione, il nome delle Confederazioni di appartenenza, la costruzione del Comitato unitario per la promozione del lavoro delle donne. Le imprese a titolarità femminile sono 54.000 in Piemonte, di cui 25.000 artigiane (il 25% del totale, con un tasso di sviluppo dell’1,1% maggiore di quello della media regionale fermo allo 0,3%), un numero già elevato, ma nella realtà molto maggiore se nelle statistica inglobasse tutte le socie e le coadiuvanti che svolgono nella quotidianità funzioni imprenditoriali e manageriali non riconosciute come tali. Imprenditrici fantasma dunque, che al di la della situazione inerente il sommerso, rappresentano l’anello debole del sistema, donne che in situazioni di crisi dove si incrociano vita personale e professionale, come in caso di separazione e divorzi o la momento della pensione, sono perdenti rispetto ai diritti maturati in tanti anni di lavoro: a fronte di contributi irrisori, molte si ritrovano in grave difficoltà, dato inquietante che va letto in prospettiva anche rispetto all’invecchiamento della popolazione, all’allungamento del tempo di vita e alla maggiore (per ora) longevità femminile, e che contribuisce all’aumento generalizzato della vulnerabilità sociale. Inoltre, la maggior parte delle imprese "femminili" si configura (57%) come impresa individuale e nasconde molto spesso una forma di auto-impiego cui le donne ricorrono a fronte di espulsione o mancato inserimento nel mondo del lavoro dipendente a tempo indeterminato: in tutti questi casi si tratta di soggetti a rischio e chiusura, sia fronte dell’andamento di un mercato che richiede aggiornamento culturale e formativo continuo, sia soggetto di cura nei confronti dei familiari. Che fare? Come è stato sottolineato dal sottosegretario Chiara Acciarini e dall’assessore regionale Angela Migliasso, i disegni di legge del Governo, la nuova programmazione per il 2007-2013 e gli strumenti sociali e strutturali messi a punto dalla Regione, bandi compresi, vanno nella direzione della valorizzazione e riqualificazione delle competenze femminili quale elementi di innovazione e competitività economica dell’inero territorio, ma per raggiungere questo traguardo tre sono gli obbiettivi fondamentali da centrare: emersione dei dati reali, quantitativi e qualitativi, inerenti le imprenditrici (a cura di Osservatorio Regionale, centro Sudi, Inps e Ires), sostegno alle imprese per formazione, processi di innovazione, export, credito e tutoraggio, e alle imprenditrici con la creazione di un albo delle figure di sostituzione e politiche concrete per conciliazione, condivisione, empowerment.

La Repubblica, 10 maggio 2007. "Siamo il ceto medio, dateci spazio" Partono da un punto preciso: "l’artigianato resta il nostro core- business. Poi fanno una premessa: "oggi il mondo cambia rapidamente, mestieri tipicamente artigiani scompaiono per far spazio a nuove attività. Non accorgersi di questi mutamenti sarebbe grave, non assecondarli un errore". Poi arrivano al punto chiave: è in quest’ottica che abbiamo varato "Cna commercio" e abbiamo dato vita a "Cna in proprio" uno dei tre "raggruppamenti" di interesse che hanno davvero quale obbiettivo lo stare al passo con i tempi, captare le novità. "Cna in proprio" riunisce tutti i lavoratori della partita Iva: professionisti, collaboratori autonomi del terziario innovativo. "Cna impresa donna" guarda al pianeta rosa dell’artigianato e "Cna World Dedalo" è un servizio rivolto agli immigrati". Federico Casetta e Paolo Alberti, rispettivamente presidente e direttore di Cna Torino dicono queste cose seduti ai nuovi uffici di Via Milllio 26, la terza casa dell’ associazione artigiani in più di mezzo secolo di vita, la prima proprietà. Tre piani che riuniscono su 3.500 metri quadrati 54 uffici, 4 sale riunioni e una sala conferenze da 100 posti. In tutto vi lavorano 265 impiegati, i due terzi dei dipendenti di Cna Torino, che conta complessivamente 350 impiegati e rappresenta 13.500 imprese con 35 mila addetti. "Sono già numeri di un certo peso, che fanno di Cna l’associazione più importante , eppure noi volgiamo crescere ancora. Per questo siamo pronti ad aprirci a spazi nuovi come, per esempio, quello che sta crescendo attorno alla nuova vocazione cinematografica di Torino. No, nessuna concorrenza diretta a chi già opera ne settore. La nostra non è una filosofia contro. Il nostro vero obbiettivo è crescere per contare di più. Le Pmi con meno di 15 dipendenti rappresentano oggi il 95 per cento delle imprese eppure il loro peso specifico è poco. Un esempio? Le fondazioni bancarie dalle quali continuiamo a essere tenuti fuori dalla porta. Eppure quanto avremmo bisogno di poter incidere nel settore del credito. Non perché siano aperti le linee di prestiti a tutti senza alcun controllo, ma perché si capisca che le esigenze di un piccolo imprenditore sono diverse da quelle della grande industria ma importanti nella stessa misura" aggiungono presidente e direttore. Secondo Casetta e Alberti servirebbe contare molto di più nel credito anche per aprire piccole imprese a strumenti nuovi come i fondi divenute capital. "Magari - precisano - convincendo gli investitori a entrare nelle aziende senza dover per forza comandare, acquisire quote di maggioranza. Altrimenti difficilmente si riuscirà a vincere la diffidenza del piccolo imprenditore che, oggi come ieri, piuttosto che cedere il timone della società preferisce chiudere". Ma non di soli finanziamenti ha bisogno il pianeta dell’artigianato, un pianeta che oggi più di ieri guarda con attenzione a tutto ciò che si accompagna all’aggettivo innovativo. "Abbiamo almeno una quindicina di aziende che sono interessati a progetti come quelli di Tne per una creazione di una filiera ad alta tecnologia nell’ area di Mirafiori dimessa da Fiat acquistata dagli enti locali oppure nella cittadella del Politecnico. Ma siamo stati snobbati e solo dopo che abbiamo alzato la voce, ci si è ricordati di noi, ecco perché è necessario contare di più e avere più forza". Un progetto, che secondo Alberti e Casetta, sia purè che con sfumature diverse deve coinvolgere altre associazioni di categoria - non solo nell’artigianato, con le quali peraltro esiste un coordinamento pur essendo tre le diverse sigle che operano nell’area - dall’Ascom, all’Api, per arrivare a un coordinamento che consente di imporre, magari a rotazione, un proprio rappresentante, nei posti che contano. "Noi siamo e vogliamo rappresentare il ceto medio, dagli forza e visibilità - insiste Alberti - Perché finalmente questa categoria possa dire la sua e possa esprimere candidati per i posti di potere che finora sono solo e sempre ad appannaggio dei soliti noti, come hanno dimostrato anche le ultime nomine in campo bancario. Eppure il ceto medio ha professionisti di valore gente capace di sedere con competenza nei Cda di banche, fondazioni ed altri organismi. Il fatto è che il sistema delle Pmi viene spesso indicato come il cuore dell’economia, ma ad un cuore serve un po’ di ossigeno. E in troppi se lo dimenticano.

La Repubblica, 14 aprile 2007. Inaugurata la sede Cna. Oltre 3.500 metri quadrati di superficie suddivisi su tre piani, cui si aggiungono 498 metri quadrati in parte interrati: è la nuova sede provinciale a Torino della Cna in via Millio 26 inaugurata ieri, alla presenza, tra gli altri, della presidente della Regione Mercedes Bresso, del sindaco Sergio Chiamparino e dei vertici della Cna, Paolo Alberti segretario provinciale), Federico Casetta, Sebastiano Consentino e il presidente nazionale Ivan Malavasi. La nuova struttura, al servizio di 12 mila imprese associata è dotata di 54 uffici, 4 sale riunioni e una sala conferenze da 100 posti. "Dopo la sede di via Maria Vittoria che ci ha visti nascere nel lontano nel 1946 - ha revocato Casetta - e quella di via Avellino 6 che ci ha ospitati dal 1984, questa è la terza sede provinciale della Cna ma è anche la prima di proprietà. Si tratta di un grande investimento immobiliare che rafforza la nostra presenza sul territorio".

La Repubblica, 12 aprile 2007. Consentino. La carriera e la vita di Sebastiano Consentino, titolare della Carpentecnica e presidente di Cna Piemonte, sono cambiate con le Olimpiadi di Torino: ingaggiato dalla Nb per l’organizzazione e la logistica durante i Giochi 2006 ha così soddisfatto l’emittente americana che ora seguirà le troupe statunitensi anche in Cina. E poi a Vancouver, per le Olimpiadi invernali 2010. per garantirsi la commessa, Consentino ha riunito una decine di aziende del Piemonte. Tra pochi mesi i primi collaboratori voleranno a Pechino segnalando un piccolo primato: aziende italiane che lavorano in Cina per gli americani.

La Repubblica, 8 marzo 2007. Choco-design. Oggi dalle 16.30 alle 17.30 nel salotto di CioccolaTò in piazza Vittorio, verranno premiate le tre opere vincitrici del concorso "CioccolaTo.3ds ideato da Cna e i creativi dell’associazione "Altrimenti".

La Repubblica, 14 febbraio 2007. Van sharing, il camion in affitto. Dopo il Car sharing arriva il Van sharing. Un sistema che permetterà di ridurre la circolazione dei mezzi che trasportano merci in centro. Il servizio per cui ieri la giunta ha chiesto un finanziamento allo Stato è stato pensato per i commercianti e gli artigiani che hanno veicoli ormai vecchi (Euro 0, Euro 1, Euro 2) e non possono transitare più nella Ztl. Funzionerà allo stesso modo del Car sharing e se da Roma arriveranno i soldi- il costo previsto è di 450 mila euro - in autunno circoleranno i primi Doblò Fiat gestiti dalla società Car City Club. "All’inizio verranno messi a disposizione una ventina di mezzi ecologici - spiega l’assessore alla Viabilità, Mari Grazia Sestero, che ha seguito il piano insieme ai colleghi Altamura e Mangone - saranno create piazzole per il carico e lo scarico in zone strategiche, parcheggi sotterranei e a barriera compresi, per fornire negozi e artigiani. Costo del servizio? Il piano finanziario prevede una spesa per l’abbonamento di 149 euro all’anno in più l’operatore che utilizza il veicolo paga 1,93 euro all’ora e 0,45 euro al chilometro per il noleggio. "Prezzi competitivi - sostengono a Palazzo Civico perché comprendono il carburante e l’assicurazione Kasco. In più saranno coinvolte le associazioni di categoria per individuare formule scontate attraverso convenzioni. Ad esempio le associazioni di via potrebbero sfruttare abbonamenti in maniera collettiva". I mezzi si prenoteranno e per il Comune, se si riesce a concertare una pianificazione degli spostamenti, si arriverà ad una riduzione del 30 per cento dei chilometri percorsi. Si calcola infatti, che ogni mezzo Van sharing sostituisce fino a dieci veicoli privati e l’impatto sullo smog, dopo un primo periodo di rodaggio, dovrebbe essere assicurato. Le associazioni di categoria, anche se verranno coinvolte nel progetto, non sono convinte che il Van sharing possa risolvere i problemi di trasporto di commercianti e artigiani. "E’ un’iniziativa significativa, che servirà per sensibilizzare gli operatori dice Maria Luisa Coppa - numero uno della Ascom ma i risultati dipenderanno molto dal tipo di attività. Per questo è necessario che nella definizione del piano partecipino anche le associazioni" Antonio Carta, segretario si Confesercenti, è molto più critico: "Tutto ciò che si fa per risolvere dei trasporti all’interno va bene - sottolinea - ma non si creda che il Van sharing sia risolutivo. E’ una misura che può servire ad una fetta ristretta di commercianti". Sulla stessa linea d’onda il segretario della Cna, Paolo Alberti: "Tutti è utile, ma non è una risposta adeguata per soddisfare gli spostamenti degli artigiani. Chi fa trasporti ha bisogno di un suo mezzo per tutta la giornata, così come il falegname, l’elettricista e l’idraulico. Non è possibile prenderlo a nolo, tranne in casi eccezionali".secondo Claudia Porchietto, presidente dell’Api, "è un esperimento interessante, anche perché Torino è la città in testa nelle classifiche nazionali di utilizzo del Car sharing. Ma aggiunge: "Sul Van nutro dubbi, sia per il tipo di mezzi che verranno impiegati sia per la necessità dei piccoli imprenditori di avere veicoli sempre a disposizione. Forse in finanziamenti pubblici potrebbero essere usati in maniera diversa. Meglio una campagna con incentivi significativi per la sostituzione dei mezzi ecologici".

La Repubblica, 18 gennaio 2007. Si allunga l’età dell’apprendista. Con l’approvazione della legge sull’apprendistato, in Piemonte si apre una valvola che permetterà alle aziende di assumerem40 mila giovani. E le associazioni di categoria in attesa da anni di opportunità, chiedono di accelerare per non perdere tempo prezioso: "Abbiamo aspettato già troppo, è ora di passare dalla teoria alla pratica". La regione ha infatti deciso di impegnare quasi 90 milioni tra il 2007 e il 2008 sul principale sistema di accesso al lavoro, utilizzato in Piemonte da oltre 22 mila azienda, la metà delle quali artigiane. In particolare i soldi pubblici serviranno per finanziare i corsi di formazione di chi entrerà in fabbrica. Quello approvato all’unanimità dal Consiglio regionale è un provvedimento quadro che definisce tre percorsi formativi diversi a seconda delle fascia d’età. Dai 16 ai 18 anni, con l’obbiettivo di completare l’obbligo scolastico, dai 18m ai 29 per acquisire o una qualifica professionale, o un diploma, o un titolo più alto. "Rappresenta quindi uno strumento utile, da un lato, per combattere la dispersione scolastica, dall’altro per consentire a chi lavora di laurearsi o di iscriversi ad un master, come già sperimentato con 110 dipendenti di varie aziende", dice l’assessore alla Formazione delle Ragione, Gianna Pentenero. E aggiunge: "In più si è alzata a 29 anni l’età massima di assoluzioni dei giovani apprendisti". Il contratto può durare al massimi 4 anni e le aziende sfruttano le detrazioni fiscali dello Stato in media 7 mila euro. In più se la termine del percorso l’addetto viene confermato a tempo indeterminato, l’impresa può ottenere ancora un anno di sconti sui contributi. "Stiamo studiando su come intervenire per rendere ancora più appetibile per le imprese la conferma del personale", dice Pentenero. Altra novità è il riconoscimento del ruolo formativo delle imprese. Delle 120 ore di formazione, le 40 ore professionalizzanti si potranno fare i fabbrica o in ufficio patto che la società si in grado di garantire, anche a livello qualitativo, il corso. "Per le aziende che si trovano in montagna o in località disagiate - sottolinea Pentenero - è previsto l’ utilizzo dell’informatica e la messa a punto di moduli di insegnamento a distanza". Soddisfatte le associazioni di categoria, soprattutto quelle artigiane anche se invitano ad accelerare al massimo, per arrivare al più presto sui tavoli tecnici, alla definizione dei sedici decreti attuativi della legge. "Abbiamo aspettato già troppo dal 2003, da quando è stata varata la Biagi - dice Carmen Pastore di Casa - il Piemonte è rimasto indietro, causa anche elezioni e cambio di maggioranza. I giovani e le aziende stanno aspettando. Se questo testo fosse arrivato prima sarebbe stato meglio". Positivo il giudizio di Confartigianato Piemonte: "Si tratta di una legge condivisa - dice il segretario Silvano Berna - la dotazione economica è significativa, anche perché è passata la nostra linea sul finanziamento totale da parte del pubblico dei costi di formazione, che non sono così a carico degli imprenditori. Evitiamo, quindi, altre lungaggini". Soddisfatto anche Michele Sabatino, segretario del Cna del Piemonte: "Non possiamo che essere soddisfatti perché questa norma permetterà a molti giovani di entrare nel mondo del lavoro". Il vicepresidente del Consiglio regionale, Gilberto Pichetto (Forza Italia), considera però la legge "inadeguata". In particolare l’esponente azzurro contesta "il fatto che si prevedano incentivi per la stabilizzazione dei posti di apprendista perché in Piemonte questo problema non esiste". E aggiunge: "e tutto interesse dell’azienda garantirsi la collaborazione delle persone che formano. Introdurre dei meccanismi di incentivo rischia disparità sul mercato del lavoro. Chi non avrà la patente di apprendista sarà sfavorito".

 
 
 
 
 
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