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Anno 2008 - Il Sole 24 Ore - Nord Ovest
 

Il Sole 24 Ore-Nord Ovest, 3 dicembre 2008. Confidi, la crisi spinge le fusioni. Crisi, crescita crollata, credit crunch: per scongiurare i rischi di una stretta creditizia il Nord- Ovest mette in campo nuove risorse, puntando sul sistema dei consorzi fidi, più che mai "riscoperti" in questa fase. Un panorama articolato, nelle tre regioni del Nord Ovest. In Piemonte operano cinque grandi consorzi fidi con requisiti 107 (intermediari finanziati vigilati dal relativo articolo del testo unico bancario: Eurofidi, Unionfidi, Cogart CNA, Confartigianato Fidi e Ciessepi Confesercenti), che seguono circa il 90% dell’operatività; accanto a loro una dozzina di medi e altri piccoli o "micro". Il totale si può stimare in due miliardi di garanzie deliberate ogni anno, per 120-130 mila soci. I numeri della Liguria sono nell’ordine dei 13 mila soci e dei 270 milioni di garanzie, con otto confidi settoriali di primo grado che (escluso uno) fanno riferimento a Rete Fidi Liguria, consorzio di secondo livello: l’obbiettivo è arrivare all’unificazione in unico "supeconfidi". In Valle d’Aosta, invece operano cinque consorzi che insieme sommano garanzie per 160- 170 milioni a circa 6 mila soci: i principali sono Valfidi (3200 socie 72,5milini di garanzie in essere a fine 2007) e Confidi Industriali, mentre gli altri tre Confidi tre (Confidi Cts, Confidal Albergatori e Confidi Agricoltori) il 18 novembre hanno firmato un protocollo d’intesa per unirsi e dare vita a un soggetto finanziario con circa 17 milioni di patrimonio e 2.500 soci. Aggregazioni in corso, dunque: "Portiamo avanti due scelte forti- sottolinea Massimo Sola, segretario generale Confindustria Liguria – il patto per lo sviluppo tra le varie categorie che puntano a dare vita ad un unico soggetto 107, e lo stanziamento di Regione e sistema camerale per misure contro la stretta creditizia nei confronti delle Pmi (3-35 milioni). Servirebbero più risorse: le imprese credono negli investimenti, come dimostra la riapertura di un bando regionale con 30 milioni, a cui nel primo giorno sono giunte richieste per 64 milioni". Un manzoniano "adelante con judicio", sembra ispirare, sulla stessa strada, i consorzi valdostani: "Puntiamo all’iscrizione al 107, ma prima vogliamo irrobustirci – dice Pierluigi Genta, presidente Confidi Cts- Con questo accordo ci presentiamo al rinnovo delle convenzioni con le banche con un solo soggetto, per ottenere condizioni migliori. Sarà comunque irrinunciabile che nel nuovo ente rappresentanza e governance siano delle imprese". Si gioca in Piemonte la partita più rilevante, non tanto per le alleanze quanto per il "peso" degli organismi di garanzia. Che ammettono la difficoltà di questa fase: "Ci sono segnali di sofferenza rispetto al passato- afferma Giorgio Guarena, direttore generale Unionfidi - con maggiore selettività e tempi più lunghi per i finanziamenti. Da parte nostra siamo attenti a mantenere lo spirito di servizio cui i confidi sono chiamati e il dialogo con le banche, per essere davvero partner nello sviluppo e non semplici fideiussori. Il Piemonte ha due confidi più grandi d’Italia, accanto ad altre piccole realtà: forse per queste il momento non è ancora maturo, ma la tendenza è verso confidi meno numerosi e più solidi, per fare massa critica. E l’altro obbiettivo a giungere alla "ponderazione zero" potenziando il livello centrale: la controgaranzia totale sarebbe una forma indiretta di patrimonializzazione dei confidi".Viene accolto positivamente lo stanziamento deciso dalla Regione a inizio novembre: 70 milioni, di cui 50 sono fondi progressi, prestiti che non dovranno essere restituiti e andranno a patrimonio, e 20 freschi (con quota del 10 % accantonata per future aggregazioni non obbligatorie ma certo auspicate dall’ente). "La suddivisione -spiega Giuseppe Benedetto, responsabile della Direzione regionale attività produttive- sarò parametri economici e dimensionali (patrimonio, soci garanzie coperte negli ultimi tre anni, ecc). Entro fine anno chiederemo ai confidi la certificazione dei dati del bilancio, in modo da procedere poi a riparto ed erogazione". Risorse utili anche nel percorso verso l’iscrizione al 107, che presenta pro e contro: procedure ed equilibri rigidi, a fronte però di un rating più alto quindi di migliori condizioni bancarie per gli aderenti. Ciò potrà condizionare scelte e prospettive di sviluppo, ma per qualche realtà più che un ostacolo sarà un punto di forza: "Non abbiamo dubbi – assicura Michele Sabatino, segretario CNA Piemonte- vogliamo che il nostro Confidi sia vigilato perché così potremo operare sempre al meglio e offrire garanzie più forti. Siamo il primo Confidi di emanazione associativa e su tutta la regione, e questo ci da solidità, ma abbiamo anche la rapidità di strutture che a livello provinciale sanno essere vicini alle imprese".

Il Sole 24 Ore-Nord Ovest, 22 ottobre 2008. Crollo dei volumi negli autotrasporti. E’ un autunno difficile per il trasporto piemontese, stretto tra il rallentamento dell’economia la crisi finanziaria internazionale è il confronto in corso, a livello nazionale, tra le associazioni di categoria è il Governo per la completa attuazione dell’accordo del giugno scorso. "La situazione è complessa commenta – commenta Enzo Pompilio, segretario per la provincia di Torino della Fai Federazione autotrasportatori italiani il settore risente fortemente del calo dei consumi, e della produzione che generano un minore movimento delle merci diversa da quella del dicembre dell’anno scorso, quando il problema era il costo del carburante e di giugno, quando insieme al picco del caro gasolio, è iniziata la frenata dei volumi trasportati. Ora si è aggiunta la crisi finanziaria. Abbiamo segnalazioni di un calo di volumi del 20-30% con picchi in alcune aziende del 70 per cento". Secondo la classificazione di Unioncamere Piemonte, a giugno le imprese di autotrasporto erano 11.248. (la categoria "Trasporti magazzinaggio, "comunicazioni" raccoglieva in tutto 14.703 aziende). Gli addetti sono tra i 35- 40mila. In Piemonte la media è di 2,6 dipendenti ad azienda, in linea con il valore nazionale. Nel 2006 (è l’ultimo rilevamento disponibile, ndr) il valore aggiunto di settore è stato pari a 7764 milioni. Il 3,6% inferiore rispetto agli 8.050 milioni dell’anno prima. "Nel tempo sottolinea Franco Palese, segretario di Fita-CNA Piemonte abbiamo perso il nostro potere contrattuale, anche per l’avvento dei vettori dei paesi dell’Est che hanno portato nuova concorrenza, sebbene non in tutti i casi nel rispetto delle regole". Oltre il caro- gasolio, le associazione di categoria lamentano la mancata applicazione di parte dell’intesa del 25 giungo e il fatto che la Finanziaria 2009 comprenda solo la metà delle risorse promesse in estate, pari a 200 milioni. Nelle scorse settimane si è arrivati così a minacciare il blocco del comparto, ma negli ultimi giorni è stato compiuto qualche passo. "E stato dato il via libera- rileva Pompilio- alla procedura per presentare le domande di sgravi per chi ha investito su veicoli Euro 5, gli sconti sui bolli e ai fondi per la riduzione dei pedaggi autostradali relativa al 2006". Confida in una soluzione positiva del confronto Roberto Lajolo, presidente dell’Apsaci (Associazione piemontese spedizionieri, autotrasportatori e corrieri, legata a Confetr): "Visto lo scenario economico, oggi più di prima è importante risolvere per il meglio la vertenza". A dare l’idea della difficile congiuntura dell’autotrasporto piemontese è anche un altro fattore: "E’ significativo il ricorso agli ammortizzatori sociali, anche da parte di imprese strutturate, in un settore in cui è molto raro- sottolinea Claudio Tibaldi, responsabile dell’Associazione trasporti e infrastrutture dell’Unione industriale di Torino. Ci sono diverse ragioni l’aumento del prezzo del gasolio ha causato un forte aumento dei costi di produzione del servizio per le imprese. Inoltre bisogna verificare gli effetti benefici sulle aziende più strutturate dalle risorse previste dal Governo, visto il divieto europeo di aiuti di Stato. In più è poco chiara l’applicazione della normativa, su cui abbiamo non poche riserve, che regola l’indicizzazione dei corrispettivi ai prezzi del gasolio". Che cosa serve dunque per far ripartire il comparto? "Serve sicuramente l’intervento economico dello Stato per progetti seri che possano dare nuova forza al settore – afferma Palese- Ma sono necessarie più di tutto regole certe che devono essere fate rispettare e maggiori controlli sulle strade.

Il Sole 24 Ore-Nord Ovest, 22 ottobre 2008. Confartigianato e Casa nozze sotto la Mole. Davanti alla crisi gli artigiani serrano i ranghi. Provando ad abbandonare una volta per tutte la costosa logica del campanile e privilegiando quella dell’efficienza e dell’economia di scala. Almeno è con questo spirito che Confartigianato e l’associazione Casa, si preparano a fondere le due rappresentanze di Torino. Il matrimonio sarà celebrato nei prossimi mesi, dopo che i vertici delle due sigle avranno definito tutti i dettagli, a partire dalla sede (che si prospetta unica) dagli altri aspetti patrimoniali, dalla riorganizzazione dei servizi e delle mansioni che toccheranno i funzionari, tra i quali dovrebbe essere scongiurato il rischi di esuberi dietro alle nozze, per ora non confermate ma neanche smentite) dalle due parti in causa, c’è il desiderio di migliorare la qualità dei servizi, ridurre i costi – anche a carico delle imprese a dare vita a una sigla che con le sue 4400 Pmi iscritte (2.500 da Casa e i 1.900 da Confartigianato) si possa avvicinare alla prima della classe, CNA, che oggi ne conta oltre 7mila. A giocare un ruolo determinante, poi la questione confidi, visto che la fusione spalancherà a Casa le porte di Confartigianato Fidi Piemonte, in possesso dei requisiti per l’ingresso nell’elenco degli intermediari finanziari previsto dall’articolo 107 del testo unico bancario. Ma le nozze tra le due associazioni torinesi potrebbero essere solo le prime di una lunga serie, visto che non solo a Torino, ma in tutto il Piemonte si parla da tempo di una rappresentanza unitaria delle Pmi artigiane il percorso convergenza, che vede coinvolta anche CNA, dunque è solo all’inizio; anche perché le associazioni che oggi non arrivano a radunare neanche il 50% di 135mila artigiani piemontesi, sanno di avere di fronte, una volta riunite, importanti margini di crescita.

Il Sole 24 Ore, 18 marzo 2008. In azienda tabù da infrangere. Per rilanciare la competitività delle imprese non basta sostenere la ricerca e promuovere la creatività. Anche il design può essere strumento di innovazione competitiva, occorre accennare che le sue applicazioni possano toccare campi finora appannaggio esclusivo di chi lavora all’interno delle aziende. "il lavoro del designer può essere indirizzato a creare la forma di un oggetto- chiarisce Luisa Bocchietto, neo presidente nazionale dell’Adi (l’Associazione del disegno industriale)-ma può anche intervenire nel processo di produzione, commercializzazione, marketing distribuzione. Può introdurre modalità diverse di produzione, trasferimenti di tecnologie di un settore a un altro totalmente diverso. Può introdurre innovazione all’interno del processo. Per l’ampio spettro di settori che deve analizzare, il designer deve confrontarsi con il produttore e l’innovazione nasce dall’incontro di due saperi". Il design, ancora oggi considerato dalla maggior parte dei non addetti ai lavori una questione di stile, di gusto, e nei migliori dei casi, di funzionalità, può spiccare il volo grazie a iniziative come Torino Wdc. Il salto culturale ancora da compiere e molto chiaro, per esempio, ai 90 giovani designer torinesi che appartengono a "Turn", una community del design composta da studi associati, ditte individuali e liberi professionisti. Hanno appena preparato una ricerca che delinea il loro profilo e valore termini economici, in modo da porsi come portatori di interessi da riconoscere sulla base del prodotto e quindi da coinvolgere anche sul terreno delle politiche industriali e del progetto in città. L’indagine "Turn at the mirror", svolta dalla sezione "In proprio" della Cna, evidenzia un popolo di 400 addetti che sviluppano un fatturato di oltre 10 milioni di euro. Giovani tra i 30 e i 40 anni di provenienza sociale- medio-alta, per l’83% di estrazione universitaria, che non rinunciano alla formazione continua. E’ interessante notare come la genesi imprenditoriale sia distante da quella tradizionalmente utilizzata dalla micro-impresa basata più sulle reti familiari. In questo caso i canali di sviluppo dell’attività passano per il 55% dell’Università e per il 45% attraverso le relazioni professionali. I "Turners"anno visto negli ultimi tre anni una significativa espansione: il 70% ha incrementato il fatturato e il numero dei clienti, ma i principali ostacoli che si trovano ad affrontare sono legati a una scarsa fiducia del mercato verso gli emergenti e al profilo professionale designer. Mostrare i vantaggi che le organizzazioni hanno avuto utilizzando in modo originale o sistematico contenuti di design è uno degli obbiettivi di maggiore utilità per lo sviluppo de settore. Nel territorio subalpino anche la Regione Piemonte ha recepito il valore del design come strumento innovazione competitiva e sta pensando a delle linee di intervento. "Il primo passo è una mappatura delle attività economiche- spiega Andrea Bairati,assessore all’innovazione della Regione Piemonte – attraverso i distretti, le piattaforme, i poli d’innovazione che descrivono i settori di attività più tradizionali e quelli su cui si possono intercettare possibilità di sviluppo futuro come il campo energetico, le biotecnologie, i nano materiali. Trasversalmente – prosegue si deve tener conto di tre elementi che sono validi e applicabili a tutti i campi, i cosiddetti "valori di innovazione verticali" design, information technology e ricerca sui materiali, non solo fattori di innovazione ma nicchie di produttività". Rispetto al design gli obbiettivi della Regione sono chiari: promuovere la ricerca soprattutto al relazione all’evoluzione del packaging, sostenere al creatività, particolarmente nel tessile e dei casalinghi, ma anche nel campo del design dei servizi, e puntare sull’alta formazione. "Dobbiamo compiere- conclude Bairati- un salto netto sulla qualità delle nostre competenze. Abbiamo una storia sedimentata sul car design ma sul resto dobbiamo maturare e aprire il nostro territorio alle altre culture del design. Se penso alla creatività nel campo della moda oggi penso ad Anversa. Bisogna puntare sull’alta formazione". Nell’immediato, la Regione è il maggior sponsor delle attività di Torino Wdc con 1,2 milioni di euro e sostiene con forza il progetto dell’International school prevista a Pollenzo in luglio, che vedrà i designer familiarizzare con complessi di reti e servizi. In prospettiva, il Centro del design per il Politecnico, che nascerà a Mirafiori, dovrà diventare un’ alta scuola del design.

Il Sole 24 Ore Nord Ovest, 9 gennaio 2008. Per gli auto – imprenditori il rischio resta l’invisibilità. Lavorare in proprio pur non essendo artigiani o commercianti costruire percorsi professionali a partire dalle competenze e capacità maturate nell’arco d’esperienze precedentemente maturate all’interno di un’azienda. E con questo spirito che decidono di mettersi in proprio i neo imprenditori torinesi, perlomeno in base a quanto emerge dall’indagine su "Professionisti e auto imprenditori a Torino" promossa dalla Cna, finanziata dalla Camera di commercio e coordinata da Filippo Provenzano, che tra giungo e ottobre ha raccolto decine di testimonianze. Al centro dell’analisi lavoratori autonomi con età media di 38 anni dell’area torinese (l’indagine ne ha coinvolti 110, tra autoimpreditori, professionisti e collaboratori professionali- micro società) che hanno raccontato il proprio percorso professionale, soffermandosi sul modo in cui è maturata l’idea di mettersi in proprio. La ricerca ha messo a fuoco, un fenomeno quello dell’imprenditorialità, che nell’area torinese registra un notevole trend di crescita, facendo luce sul ruolo che sta assumendo nel tessuto economico, nei rapporti con i soggetti privati e le istituzioni. Punto di partenza, il bagaglio- socio relazionale, più ampio e solido per i professionisti maturi che hanno all’attivo una lunga esperienza e inevitabilmente più debole per i giovani. Interessante, a proposito il curriculum degli imprenditori campione: il 10% aveva alle spalle,un doppio lavoro autonomo e dipendente, il 40°% poteva vantare un’occupazione da dipendente mentre la metà risultava priva di esperienze di questo tipo. Un elemento ritenuto fondamentale dagli imprenditori intervistati è la flessibilità della prestazione, che "che spesso si deve svolgere in condizioni d’affanno sotto il profilo dello "spazio" e del "tempo" senza tener conto delle ore e delle giornate", spiega Provenzano. In modo particolare per le donne si presentano problemi di conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. Fondamentale, poi, l’aspetto della promozione per farsi riconoscere e apprezzare dal mercato; in questo senso gli auto imprenditori hanno spiegato che le difficoltà non mancano perché non sempre è possibile far riconoscere ai clienti ai la qualità della propria prestazione o del prodotto (o servizio) realizzato senza marchia aziendale e così che la "invisibilità sociale" dei nuovi lavoratori autonomi è un nodo dolente richiamato dai protagonisti della ricerca. Si regista, infatti un certo fastidio per il permanere, presso l’opinione pubblica di una certa confusione intorno al nuovo lavoro autonomo, spesso oscurato due altri opposti fenomeniche si sono affermati negli ultimi tempi: il lavoro atipico - precario e micro-imprese. Secondo gli intervistati persiste nell’immaginario collettivo (anche tra i decisori pubblici) un idea ancora "fordista" del contesto torinese, in ogni caso a fronte della trasformazione economica delle città i professionisti in proprio si dicono difficilmente riconoscibile e poco sostenuti anche nella richiesta di sostegno finanziario dagli istituti di credito, soprattutto per gli investimenti. Inoltre si innesta il tema della rappresentanza dei nuovi lavoratori autonomi, sia sotto il profilo della necessità di visibilità come fenomeno sociale ed economico, sia in termini di vera e propria capacità di interloquire e influenzare i decisori pubblici al fine di far sviluppare politiche pubbliche. Alle istituzioni si chiede maggiore attenzione soprattutto riguardo ai processi di formazione, sia in termini classici, sia con la promozione di workshop e di strumenti tutoring o mentoring.

 
 
 
 
 
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