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Home > Comunicazione > Rassegna stampa > Anno 2009 - Il Giornale del Piemonte
 
Anno 2009 - Il Giornale del Piemonte
 

 

La Repubblica, 12 dicembre 2009. Tav, il sindaco lancia l’idea di uno spot per mostrare come Cambierà la Valsusa. Uno spot per far capire a tutti i piemontesi quanto è inutile la nuova linea Torino-Lione. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino la butta lì durante il congresso sulla Tav organizzato dalla Camera di commercio di Torino e dall’associazione Transpadana. E la proposta conquista tutti, a cominciare dalla presidente della Regione, Mercedes Bresso che dice: «L’idea ci piace sarebbe bello fa vedere agli abitanti come diventerà la valle soprattutto se si sceglierà di interrare sia il tracciato nuovo che quello storico». Sarebbe un modo per aumentare il consenso in Valsusa. Anche alla luce del fatto che il popolo no Tav è in difficoltà. Lo pensa la presidente Bresso che alla platea del centro congressi dell’Unione industriale dice:«Mi pare che la temperatura in valle si sia raffreddata molto e che il fronte del “no” su sia rotto». Lo ribadisce Chiamparino: «Oggi se nella vallata si facesse un sondaggio vincerebbe il “si”.Magari di poco, ma vincerebbe. Anche il presidente dell’Osservatorio della Torino Lione, Mario Virano. Insiste sullo stesso punto: «L’opposizione del 2005 era motivata, perché il progetto di allora collegava Lione a Milano ma in pratica escludeva il Piemonte, decretava la morte del polo logistico di Orbassano e danneggiava la Val di Susa oggi le critiche sono legittime, ma siamo di fronte a un cambiamento epocale e chi protesta o non ha capito nulla o finge di non capire». Virano assicura che l’opera verrà eseguita nel totale rispetto del territorio, ad esempio ospitando gli operai in casa esistenti che verranno riqualificate e che poi rimarranno a disposizione della valle, e anche sfruttando la ristorazione locale. Insomma sintetizza l’architetto. «I territori devono prendere atto che l’opera si farà e si farà bene». E allora tutti d’accordo: avanti con la Torino- Lione. Lo dicono Virano, Bresso e Chiamparino, lo invocano le associazioni di categoria. Gianfranco Carbonato, leader degli industriali torinesi  animatore del convegno sulla Tav : «sentiamo troppi no, mentre è il momento di dire si. La novità è che ora tutti dicono che questa opera va fatta». Daniele Vaccarino presidente  di Cna Torino: «Andiamo avanti coinvolgendo il territorio, per evitare un effetto di disillusione   nei confronti dell’opera». Maria Luisa Coppa, numero uno dell’Ascom provinciale:«Anche da parte dei commercianti e dei trasportatori c’è la volontà di fare sistema per vincere la sfida». Al coro  si aggiunge  il sottosegretario alle infrastrutture Bartolomeo Giachino: «Con la Tav possiamo recuperare  quello 0.5% di Pil che abbiamo perso negli ultimi otto anni». Incassato il plebiscito del mondo imprenditoriale, Mario Virano proseguirà il su cammino: carotaggi tra il 4 e l’11 gennaio (rimandati per non danneggiare le stazioni sciistiche nel periodo clou), definizione del progetto preliminare entro maggio, quello definitivo a inizio 2011. Ma Chiamparino e Bresso si augurano che qualcosa si muova da prima: «Occorre procedere- dice la presidente del Piemonte – con i lavori su Torino, cioè con lo snodo di Piazza Rebaudengo e il relativo collegamento con Caselle e con il passante ferroviario».

La Repubblica, 12 dicembre 2009. “Penalizzati sul filtro antismog”. Perché i lombardi dovrebbero essere privilegiati e noi piemontesi solo penalizzati? Fra gli effetti dei provvedimenti antismog anche il Mi-To del trasporto merci su gomma entra in crisi. Mentre gli autotrasportatori lombardi ricevono un contributo del 75 per cento per l’acquisto del filtro anti particolato, quelli piemontesi l’hanno chiesto ma non l’hanno ancora ottenuto. A poche ore dall’annuncio dalla decisione di bloccare la circolazione degli euro 2 diesel, la Cna del Piemonte denuncia la diversità di trattamento e chiede gli assessori regionali Paolo Peveraro e Andrea Bairati - ai quali è stata fatta la richiesta la scorsa settimana - di tener conto delle difficoltà dei 50 mila autotrasportatori con mezzo euro 2 che dovranno installare nuovo filtro con una spesa che oscilla fra i 3 mila e i 9 mila euro. Il Piemonte dovrebbe fare la sua parte dice il segretario regionale Michele Sabatino «per lenire gli effetti di un federalismo poco sensato che rischia di creare forti danni alle imprese discriminandole a seconda del territorio di provenienza». Molto meglio sarebbe, è la tesi della Cna, che tutta la materia sarebbe che tutta la materia tornasse ad essere di competenza dello Stato: «E’ assurdo che queste decisioni possano essere  prese addirittura dalle singole province». In provincia di Torino il blocco coinvolge solo i mezzi inferiori ai 35 quintali, in Lombardia lo sesso provvedimento riguarda anche quelli di peso superiore. «Per questo abbiamo chiesto contributi per tutti i mezzi anche per i più pesanti - spiega Sabatino - perché in caso contrario, appena passato il confine con la Lombardia, l’autotrasportatore sarebbe soggetto alla multa di 120 euro. La prova dell’assurdità di queste ordinanze che qui ci sono e poco più in là no». Con l’appello alla Regione la Cna coglie l’occasione per attaccare il provvedimento del tavolo dei Comuni sostenendo che le conseguenze hanno prodotto effetti negativi anche sul mercato dell’autoriparazione. I meccanici sono diminuiti del 6,3%, gli elettrauto del 12,5, i carrozzieri del 9,6 e i gommisti dell’8,7. Nel 1999 le imprese del settore erano 8009, a fine 2009 erano 6952 con una contrazione del 13,20 per cento e la tendenza non è cambiata per tutto il 2009 il blocco del traffico è un tassello che si aggiunge alla pesante crisi. Secondo i dati della Cna, il 30 per cento del parco circolante è infatti tutt’ora fermo.

La Repubblica, 11 dicembre 2009. Centro estero, prove di grande fuga. La lettera è stata spedita a fine ottobre. Destinatario Camillo Venesio presidente del Ceip Piemonte, Cna Piemonte, CasArtigiani Piemonte e Confapi Piemonte meno di una cartella per annunciare l’addio alla partecipazione del centro estero per l’internazionalizzazione. Data del divorzio: il 31 dicembre 2009 e se il peso sociale delle quattro organizzazione è inferiore a quello del comune di Torino, che, per voce del vicesindaco Tom Dealessandri ha annunciato l’intenzione di ridurre a un simbolico uno per cento la quota di Palazzo civico nel Ceip, l’impatto a livello di immagine è assai più forte. Se la riduzione del Comune è stata interprtetata dal vice presidente del consiglio comunale Michele Coppola come un «segnale dello sgretolamento delle politiche industriali della Città» la volontà di uscire dalle quattro sigle, espressione delle piccole e medie aziende della regione, e sicuramente spia di un malessere che non ha mai abbandonato il Ceip sin dalla sua costituzione. Anche se poi i firmatari della lettera – Giuseppe Balestra, Ulderico Carboni, Livio Costamagna e Francesco Cudia – puntano sin dalle prime righe a smorzare qualsiasi polemica («Il nostro intendimento comune non è da ascrivere a una valutazione non positiva dell’efficacia della società consortile a sostegno delle imprese da noi rappresentate, ne a una sottovalutazione del ruolo delle nostre organizzazioni») resta difficile non ipotizzare un po’ di insoddisfazione. Che puntualmente è emersa negli incontri che poi hanno partorito la lettera d’addio. Il Ceip ha lavorato bene, ma ha fatto poco per le Pmi soprattutto nel campo della promozione e delle fiere è il sunto di quelle discussioni. L’ultimo esempio di una settimana fa: l’assessore regionale Andrea Bairati, pur essendo diametralmente opposta alla sua filosofia («meno fiere e mostre, più internazionalizzazione» era stato il suo incipit alla costituzione del Ceip) aveva accolto la richiesta di una mano alle piccole aziende nel campo della promozione. Poi però il milione dirottato al Ceip è diventato «un rimborso su una quota degli interessi di costi sostenuti dalle Pmi per la partecipazione a fiere e mostre e scelte dal Ceip». Ecco quest’ultimo particolare è piaciuto poco e le associazioni delle Pmi si sono sentite ancora una volta «marginali, senza voce in capitolo». Ma allora perché pagare, tanto più che tutti sono già rappresentati nel Comitato di indirizzo del Ceip e quindi l’uscita avrebbe solo un impatto (positivo) sui conti economici? Infatti, CasArtigiani, Confartigianato e Cna pagano circa 40 mila euro l’anno al Centro Estero. Non certo una cifra astronomica. Ma quei soldi potrebbero essere dirottati verso un altro progetto a cui tengono assai di più e del quale hanno discusso proprio ieri pomeriggio con l’assessore Bairati: i consorzi per l’export. In Piemonte sono 83, riuniscono tra le 1600 e le 1700 piccole aziende, hanno una forza lavoro di 50-55 mila addetti e costano 120 sedi di rappresentanza nel mondo. Ora nessuno si nasconde che servirà una razionalizzazione, magari secondo progetti di filiera o di distretto, ma insomma questi consorzi possono essere la risposta giusta alla voglia di internazionalizzazione delle piccole imprese, magari raggruppate sotto un marchio di sistema. Un doppione del Ceip. Di fronte a questa domanda, tutti scuotono la testa: assolutamente no, sono missioni differenti. E c’è chi non senza una venatura polemica sostiene che il Ceip in questi tre anni di funzionamento, ha finito per lavorare solo a progetti proposti dalla Camera di Commercio di Torino sull’onda del successo di «From Concept to car»: «Think up» e «Aereospace Piemonte» (in realtà è partito anche «Contaract», promosso da tutte le Camere della regione) Progetti, in ogni caso di eccellenza, destinati a tagliare fuori l’esercito delle piccole aziende per le quali più che entrare a far parte di una filiera di eccellenza è importante andare a mostre e fiere per allargare il mercato. «E’ ora di uscire da questa ambiguità». È stato ribadito nell’ultima riunione di gruppo prima di scrivere la lettera a Venesio. Roberto Degioanni direttore dell’Api Torino. Quasi tremila Pmi associate, prova a dare una sua chiave di lettura: «Il progetto di Regione e Unioncamere aveva alcuni obbiettivi senza dubbio validi: incentivare l’export razionalizzare i servizi per evitare doppioni, compromettenti anche per l’immagine del Piemonte: ma per ora sono rimasti sulla carta. E chiaro dunque che in un discorso di economizzazione dei costi si possa uscire, tanto più se si ha scarso peso per non dire inesistente nelle strategie del Ceip». Resta un nodo: per vendere sempre un compratore. Chi riceverebbe le quote delle quattro associazioni? In corso Regio Parco, se del Centro Estero nessuno parla. D’altronde il presidente Camillo Venesio, meno di un mese fa alla presentazione del rapporto, sull’internazionale, aveva offerto del Ceip questa immagine: «A tre anni dalla sua nascita è un bambino forte e sano che può iniziare a camminare da solo». E, nell’occasione i suoi collaboratori avevano raccontato le storie di successo di due piccole aziende del Torinese: la Incommedia di Ivrea che è riuscita a portare da zero a 60% la quota del fatturato estero al Irion di Torino, che è da poco sbarcata nel mercato nordamericano con un software per la gestione dei dati aziendali.

La Repubblica, 4 dicembre 2009. Una cordata per Palazzo Bricherasio “Facciamone la Casa dell’Architettura”. Palazzo Bricherasio ha chiuso i battenti alle mostre ma si prepara a riaprirli per divenire Casa dell’Architettura. E’ l’ipotesi, ma in realtà già molto di più, di un gruppo di realtà legate a quel settore riunite sotto la sigla dell’Ordine degli architetti e intenzionata a darsi una sede comune. E’ in corso da almeno due mesi una delicata trattativa, che si spera possa approdare presto a una conclusione. «Nella prossima settimana firmeremo nella nostra sede in via Giolitti un protocollo d’intesa e quindi formuleremo la nostra proposta per un contratto d’affitto al proprietario del Palazzo Alberto Alessio, che speriamo ci faccia conoscere la sua volontà e soprattutto se l’edificio è ancora disponibile» dice il presidente dell’Ordine degli Architetti Riccardo Bedrone. Il quale presente ieri mattina a Palazzo Civico alla conferenza stampa di presentazione dell’incontro dedicato ad “Architetti e Architetture 2009” (in onore dei professionisti che compiono quest’anno i 50 anni di attività che si è svolto in serata presso la Casa Teatro Ragazzi) e al conferimento della cittadinanza onoraria all’architetto Paolo Soleri. Si è dichiarato fortemente interessato ad andare avanti. Al suo fianco una serie imponente di sigle, da Adi delegazione Piemonte, per i design a Cna e Confartigianato, dal Collegio costruttori ( parrebbe interessata anche l’impresa DeGa) alla rivista milanese “Arca” di Cesare Casati, alla Copat, la cooperativa di servizi culturali che fa capo alla Compagnia delle Opere.  Ci sarebbe anche questa potente realtà dietro alla cordata, oltre all’appoggio deciso degli enti locali, in un particolare degli assessori Alfieri (che non ha preso certo bene, e non perde occasione per rimarcarlo la repentina decisione di Alessio di chiudere la struttura al pubblico) e Oliva e della Camera di Commercio: «Da tempo miriamo a una nuova sede più ampia, infatti si era già cercato di passato di ottenere negli spazi nel chiostro di San Filippo, ma poi la cosa non era andata a buon fine. Palazzo Bricherasio sarebbe per noi ideale, sia per la posizione centrale, sia perché offre la possibilità di affittarla con altri soggetti con fini e interessi  analoghi ai nostri». Tra le possibili destinazioni del palazzo, anche quella di ospitare  eventi  come la festa “Architetti e Architetture” che deve ogni anno cercare una sede esterna a quella dell’Ordine, dove oltre gli uffici ci sono pochi spazi per eventi. Tra i premiati ieri sera nella casa Teatro Ragazzi di Corso Galileo Ferraris, gli architetti Pietro Derossi, Giuseppe Giordanino, Giuseppe Maggiora, Raffaele Radiconi , per non citarne alcuni. Un premio è stato conferito a Enzo Biffi Gentili per il Miaoo, il museo delle arti applicate di San Filippo, e a Renata Pomato Chiono per la realizzazione  nella Villa Colli di Rivara di un centro dedicato all’architettura razionalista. Tra i prossimi appuntamenti dell’Ordine degli Architetti, la proiezione  il 15 dicembre al Greenwich Village di via Po del film documentario “Lettera 22” su Adriano Olivetti, per la regia di Emanuele Piccardo, e di “Insulo  del la Rozoj” di Stefano Bisulli e Roberto Naccari dedicato a Giorgio Rosa e alle creazioni del ‘68 di uno stato indipendente al largo di Rimini.

La Repubblica, 24 novembre 2009. Cna allarga la rappresentanza. Adesso difende anche le Pmi. In tutto sono 1200 piccole imprese. Alcune sono guida da artigiani diventati “grandi”, altre da imprenditori che non si ritrovano più nelle altre associazioni di categoria. Tutte hanno alle spalle società con una struttura piuttosto complessa (srl o sas) e dispongono di un numero di dipendenti superiori ai dieci e inferiori ai cinquanta. Sono le aziende che fanno parte di Cna Piccole Industria Torino, realtà nata lo scorso 17 novembre da una costola della sezione torinese della Confederazione Nazionale Artigianato. Come dice la neoeletta presidente Rosa Maria Polidori, la “piccola” di Cna «nasce per dare più forza, più rappresentanza al sistema delle piccole imprese del nostro territorio che hanno difficoltà a essere riconosciute e sostenute nei loro sforzi imprenditoriali». E aggiunge: «Vogliamo partire dalla proposta di un unione con il sindacato per uscire dalla crisi»: le differenze con le altre associazioni? La numero uno Polidori risponde cosi: «Lasciamo giudicare gli iscritti. Però rilevo che l’Api non riesce ad avere molta voce in capitolo a livello nazionale e che Piccola Industria è un po’ schiacciata da Confindustria». Certo, «Cna Piccola Industria non nasce in contrapposizione alle altre associazioni di rappresentanza imprenditoriale, ma per rispondere alle esigenze specifiche dei propri associati che con gli anni si sono modificate», precisa il presidente di Cna Torino, Daniele Vaccarino. Però la sua comparsa può essere intesa come l’ennesimo segnale di quella crisi della rappresentanza che qualche mese fa ha avuto il suo momento più acuto con la nascita di “Imprese che resistono” Tant’è che il portavoce del movimento spontaneo di Pmi, Luca Peotta nutre forti perplessità sull’avvento di un nuovo soggetto: «Non vogliamo polemizzare, ma continuiamo a notare nelle associazioni di categoria una certa immobilità. Sembra che si lavori più per fare gruppetti che per risolvere i problemi delle aziende». In ogni caso, Cna Piccola Industria ha intenti ambiziosi. Ha aperto uno “sportello anticrisi” per essere oiù vicina alle imprese in difficoltà e ha già stilato un pacchetto di proposte, che vanno da una serie di misure per allentare la pressione fiscale alla sospensione dell’applicazione dei criteri di Basilea2. Poi mira a costruire piccole filiere produttive e incentivare il gioco di squadra tra Pmi. Il tutto perché spiega il segretario generale di Cna Torino, Paolo Alberti «è in atto una contraddizione forte: la grande media industria non sta pagando e le piccole sono diventate le loro banche». E la presidente Polidori rincara la dose: «I piccoli continuano a essere considerati una debolezza del nostro paese e non una risorsa. Eppure il danno sociale della chiusura  di cento piccole imprese è superiore a quello della crisi di una grande fabbrica». Che la situazione sia critica lo confermano anche i dati dell’indagine congiunturale condotta dall’associazione degli artigiani torinesi. Il 42% delle imprese intervistate denuncia una riduzione del fatturato nel periodo compreso tra maggio e agosto, mentre è appena il 13 per cento ad aver espanso il proprio giro d’affari. Un imprenditore dell’artigianato ogni cinque si aspetta un quarto trimestre in miglioramento, ma la percentuale di chi teme ulteriori cali resta comunque attorno al 27 per cento.

La Repubblica, 12 novembre  2009. La Cna ad Airaudo: “Abbiamo tutelato i posti di lavoro”. «Le nostre imprese artigiane sentono la responsabilità di garantire il posto di lavoro ai propri pochi dipendenti» come dice il segretario generale di Cna Piemonte. Michele Sabatino, perché il batti e ribatti creato dalle “faccine” delle 13 associazioni di categoria non si placa. I vari rappresentanti dei datori di lavoro le avevano usate per dare un giudizio (in prevalenza negativo) alle politiche messe in campo da Governo e Regione e il segretario della Fiom Torino, Giorgio Airaudo, e aveva poi criticate e aveva chiesto ai rappresentanti degli imprenditori quale contributo avessero dato per uscire dalla crisi «All’interrogativo rispondiamo con la testimonianza delle migliaia di imprese che in questo momento cercano in qualche modo di non chiudere i battenti mettendo in gioco i risparmi famigliari accumulati nel corso degli anni», replica Sabatino, che ricorda come «in questo difficile anno di crisi la maggior parte dei nostri imprenditori ha impegnato i propri addetti in attività disparate, chiaramente non legate a processi produttivi  attualmente quasi inesistenti, come piccole manutenzioni , pur di mantenere in azienda i propri lavoratori considerati dagli artigiani il primo valore aziendale». E poi continua il rappresentante degli artigiani piemontesi, «quando si è “battuto cassa” lo si è fatto in primo luogo per sostenere il finanziamento degli ammortizzatori sociali per facilitare l’accesso al credito a imprese che non hanno più liquidità per pagare i salari a fine mese».

La Repubblica, 3 novembre 2009. Made in Italy. «Moda e Made in Italy. La qualità oltre la griffe. Gli artigiani, l’arte e il design» è il titolo del convegno organizzato dalla Cna, alle 21di giovedì 5 all’Imbiancheria del Vajro di Chieri. Tra i relatori, Miriam Paolini, Presidente Cna Federmoda; Cesar Mendoza direttore Ied e gli Imprenditori Andrea Maino e Sergio Cattaneo Info: 011.46.17.652-621

La Repubblica, 1 novembre 2009. E’ buio pesto per 25 mila nelle valli e in pianura le frequenze “ballano”. C’è chi sceglie la Rai, chi Mediaset, chi La7, chi tv locali. Ma almeno può scegliere. Perché nel territorio interessato dal passaggio alla nuova televisione digitale ci sono telespettatori che continuano a vedere lo schermo nero. O che comunque assistono a un vorticoso roteare di canali sui propri decoder. I più sfortunati sono i cittadini delle valli alpine. Alcuni di loro ricevevano il segnale analogico grazie ai ripetitori comprati e installati dai Comuni o dalle comunità montane. La Rai ha provveduto a convertirne, nonostante non fossero di sua competenza. Ma restano gli altri: «Mi risulta che ci siano circa 60 vecchi ripetitori che attualmente non trasmettono e che lasciano senza televisore circa 25 mila persone», dice il presidente delle comunità montane piemontesi, Lido Riba. La Regione ha già annunciato di voler spendere 400 mila euro per l’adeguamento, ma dice Riba, «ci vorranno ancora due o tre mesi per completare le operazioni, sperando che non ci sia un inverno come quello dell’anno scorso, che causerebbe un ulteriore rallentamento». Il presidente dell’Uncem Piemonte segnala poi un ulteriore problema; «Anche dove la tivù di stato dove è intervenuta, restano difficoltà per molte emittenti locali. Per esempio, oggi Telecupole ha una frequenza in meno e non riesce ad arrivare dappertutto». E in pianura? Il segnale arriva, ma è “ballerino”. Quello dei canali di Viale Mazzini soprattutto: «La Rai modifica spesso le proprie frequenze - denuncia Valentino Magazzù antennista e funzionario di Cna Torino - senza comunicarci nulla. Questo ci causa problemi enormi, perché non montiamo un impianto oggi e domani non funziona più. E anche se la variazione è soltanto temporanea, le persone tendono a “pasticciare” col decoder e ci tocca a intervenire di nuovo. E chi ci rimette è sempre il cliente, che paga due volte». Magazzù prevede ulteriori grane: «Quando nel primo semestre del 2010 la Lombardia passerà al digitale, bisognerà vedere se nelle aree come Pino, Pecetto e Baldissero non ci saranno conflitti tra i segnali che provengono da Milano e da Torino». Neppure ad Asti le cose vanno troppo bene. Nel capoluogo arriva ancora il segnale analogico, mentre la parte orientale della provincia è passata al digitale. Con qualche difficoltà: «Ci sono dei coni d’ombra - spiegano dalla Confartigianato astigiana - in cui il segnale o non arriva oppure è troppo debole . Nessuno rimane al bui, però in molti hanno comprato il decoder e hanno indirizzato l’antenna verso Torino anziché verso Alessandria del tutto inutilmente.

La Repubblica, 29 ottobre 2009. Luci al villaggio. Alle 18.30 al Villaggio Olimpico di via Giordano Bruno prosegue la mostra “Arte in Luce”, che mette in relazione arte contemporanea e nuove tecnologie. La Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa presenta un meeting dal titolo “ Artigiani studenti e designer. Esperienza confronto”. Ingresso gratuito; info. www.arteinluce.come 347.0438047.

Il Giornale di Piemonte, 5 dicembre 2009. Cna Torino. Inaugurata a Susa la mostra artigiana. E’ stata inaugurata ieri, a Susa, presso il Castello della Contessa Adelaide (in via del Castello 16) la mostra «Gli ambasciatori del made in Italy di qualità, organizzata da Cna Torino e da altre sigle. L’esposizione resterà aperta al pubblico da oggi fino al 10 gennaio e spazierà tra i tanti settori diversi tra loro da legno alla moda, dall’alimentare al restauro.

Il Giornale del Piemonte, 26 novembre 2009. Opere pubbliche, fisco e piano casa: l’appello di Cna. Cauto ottimismo, ma c’è ancora tanto da fare per l’economia prima che possa tornare a camminare con le proprie gambe. Ecco perché Cna Piemonte, in occasione del primo giorno di Restructura Lingotto Fiere, lancerà un appello che chiamerà ogni attore alle proprie responsabilità «Ognuno giochi la sua parte» è la sintesi del messaggio che il segretario regionale Michele Sabatino declina in quattro modi differenti ma che procedono in parallelo. «Innanzitutto Comune e Provincia devono far del loro meglio per quanto riguarda forniture e appalti pubblici sotto i 500 mila euro. In questi casi, infatti premessa l’assegnazione tramite trattativa privata e con bando pubblico. In questa maniera si possono valorizzare le imprese locali così come i prodotti e i manufatti del territorio e senza ricorrere alla prassi del massimo ribasso che non offre alcuna garanzia, ne costi finali ne sulla qualità e la conclusione dei lavori». Una corsia privilegiata, dunque, per le aziende locali. «Con la richiesta sollecita di far partire le opere già cantierabili». Il secondo sentiero riguarda i termini di pagamento. Si sa: l’ostacolo più grossi da scavalcare è quelo del patto di stabilità, imposto non tanto da Roma quanto dall’Europa. Ma la via indicata da CNA è un’altra, senza prevedere alcun sforamento. «La nostra richiesta è che Comuni e Provincie si facciano carico di accordi bancari che, attraverso i crediti vantati per trasferimento non ancora arrivati dalla Regione o dallo Stato, consentano di ottenere gli anticipi necessari per pagare le imprese che lavorano per la pubblica amministrazione. In un mondo in cui spesso le istituzioni faticano a parlare tra loro e con tanta burocrazia non possono essere le aziende l’anello debole su cui far ricadere il peso». Terzo percorso: Il Piano casa. Voluto dal Governo per dare impulso all’economia, ma che - secondo CNA - «sul territorio fatica a prendere piede. Questo forse accade anche per la scarsa informazione dei cittadini. Ecco perché chiediamo che sia istituito uno Sportello apposito che dia indicazioni alle persone che ne fanno richiesta». Il quarto asso da calare sul tavolo, per CNA Piemonte, riguarda l’universo della fiscalità locale. «Le amministrazioni – dice Sabatino – devono venire incontro soprattutto alle piccole imprese, che spesso si trovano a sopportare un carico fiscale sproporzionato. Basta pensare a quei tributi che non sono commisurati al reddito ma piuttosto alle volumetrie dei fabbricati e il loro rendimento. Pagare le stesse cifre ora che c’è la crisi è una cosa fuori dalla realtà». Tra le proposte in questo caso, oltre a una revisione delle tariffe spiccano la richiesta di una sospensione delle tasse per le neo imprese il che potrebbe incentivare le nuove generazioni a un inversione di tendenza per quanto riguarda il sistema della valorizzazione del territorio. «Fino a oggi mettere un dehor o un’insegna luminosa rappresenta soprattutto un costo, ma vista la grande valenza sociale e di sicurezza che riveste quartieri difficili purché invece di una tassa non si pensa piuttosto a un’ incentivo? Sarebbe un beneficio per l’intera collettività». E per restare nel commercio, l’invito è a «rivedere il sistema delle licenze che per non stravolgere il mercato non possono essere del tutto liberalizzate». Sempre sul tema della fiscalità, Cna invita  anche ad ampliare anche ai lavoratori autonomi in difficoltà la riduzione delle tariffe previste per i lavoratori dipendenti in cassa integrazione. Infine un pensiero sul tema del permesso di transito di mezzi commerciali. «Chiediamo che province e comuni uniformino i permessi e i provvedimenti altrimenti si creano situazioni  di svantaggio e di concorrenza squilibrata tra ch può muoversi e chi no».

Giornale del Piemonte, 26 novembre 2009. Restructura l’edilizia si racconta per quattro giorni. Si alza oggi il sipario sull’edizione 2009 - la 22 esima in totale di Restructura. L’evento che per quattro giorni fino domenica, si dedicherà al mondo dell’edilizia. Sul tavolo ci sono temi di assoluta attualità, come l’energia, la bioedilizia, l’architettura sostenibile ma anche la sicurezza sul posto di lavoro. Proprio la gestione nella sicurezza è il tema più stringente che infatti è stato scelto per aprire le giornate di Restructura. Il calendario prevede già per stamattina nella sala blu del Padiglione 2 alle 10.30 il convegno «Costruire in sicurezza modelli di valutazione dei rischi dopo la modifica del Testo Unico». Appuntamento organizzato da Cpt (Comitato Paritetico Territoriale per la Prevenzione Infortuni, l’Igiene e l’Ambiente di Lavoro di Torino e Provincia), collegio Costruttori (Ance), Cna costruzioni, Confartigianato, Casartigiani e i sindacati. Durante  questo primo appuntamento sarà presentato il manuale «la valutazione dei rischi nel settore delle costruzioni» che si propone di essere una vera e propria guida per le imprese chiamate alla redazione del documento di valutazione dei rischi del piano operativo di sicurezza e del piano sostitutivo di sicurezza, come prevede il Testo Unico sulla sicurezza. Il programma sui convegni prosegue alle 15, sempre in Sala Blu, con «Finanziare la valorizzazione  dei beni culturali – sinergie tra committenza  e imprese artigiane e forme associate» organizzato da Conservare per Innovare Associazione Culturale, Consorzio San Luca, per la Cultura l’Arte e il Restauro, Cna Torino. La giornata si conclude alle 18 con il convegno «Lavori e forniture negli appalti pubblici». I termini dei pagamenti nella Pubblica Amministrazione. Il Piano Casa: ruolo degli Enti locali e sostegno delle imprese regionali, dei cittadini e dei territori», proposto da Cna Piemonte. I relatori – amministratori pubblici e imprenditori- si alternano portando testimonianze importanti per fare chiarezza sulla gestione dei apporti di fornitura con gli enti pubblici. Complessivamente sono 60 i seminari, i workshop, i convegni a disposizione degli operatori professionali del mondo edile durante quattro giorni di Restructura: un calendario che consente di avere una panoramica completa sul modo delle costruzioni. dal progetto alla realizzazione, esplorando i materiali, le nuove tecniche e tecnologie.

Il Giornale del Piemonte, 24 novembre 2009. Anche la Cna pensa alla Piccola industria. C’è una nuova sigla nell’universo della rappresentanza sindacale torinese e piemontese. Si tratta di Cna Piccola Industria Torino, che va ad allargare la famiglia di Cna ma che soprattutto sceglie di sposare la causa di quelle imprese di dimensioni ridotte (fino a 50 addetti) che da parti vengono riconosciute come la spina dorsale locale e nazionale, ma anche nella realtà si devono spesso accontentare di recitare ruoli da comprimario nei grandi dibattiti e nei grandi confronti economici. Al momento della sua nascita a fronte di circa 15 mila aziende aderenti alla Cna Torinese, Piccola Industria, può vantarne afferenti ai più diversi comparti produttivi. Come primo presidente della  fondazione è stata scelta una donna: un ulteriore conferma della presenza sempre più massiccia delle imprenditrici nel panorama nostrano. Si tratta di Rosa Maria Polidori, che sarà affiancata nel suo compito da un vicepresidente, Bruno Scanferla e da una presidenza composta da dieci imprenditori. L’organigramma è completato dalla direzione provinciale. Ma dove nasce l’esigenza di un associazione di categoria? Innanzitutto da un dato di fatto. Capita spesso, infatti che aziende nate con dimensione artigiana vedano aumentare le proprie prospettive e le proprie dimensioni. Ecco dunque che arriva il momento di riconoscersi con addosso un vestito diverso. Ed ecco perché Cna ha deciso di aggiungere un nuovo componente per portare avanti istanze ed esigenze che finiscono per differenziarsi da quelle tipiche dell’artigianato. Dal contratto di lavoro alle politiche industriali, fino ai rapporti con il credito.«Rappresentiamo una fetta importante, apri a circa il 10% dell’universo Cna Torino - dice la presidente Polidori e per dare voce a questo settore cerchiamo una sinergia sempre più stretta con la struttura nazionale di Cna Piccola Industria, che già esiste». Tanti i temi sul tavolo, dall’istituzione imminente di un numero verde anticrisi cui gli associati possono rivolgersi per ricevere assistenza a un appello verso i sindacati «per trovare un unione bilaterale che ci faccia uscire insieme dalla crisi, commenta la presidente». E se da una parte viene valutato come «un primo segnale di inversione di tendenza». La riduzione dell’acconto Irpef dal 99% al 79% resta aperto il confronto su altri temi caldi come Irap e Iva. Senza dimenticare il rapporto con le banche (si sollecita la sospensione dei criteri di Basilea2) e i rapporti tra le stesse imprese: «Per fare innovazione bisogna creare piccole filiere produttive che si organizzino come vere e proprie reti».

Il Giornale del Piemonte, 24 novembre 2010. Le previsioni migliorano rispetto al passato. In un contesto ancora decisamente provato dalla crisi economico-finanziaria che ha colpito un po’ tutto il mondo, qualcosa sembra muoversi anche dal punto di osservazione di Cna Torino, che ha sondato quelle che ormai sono le due anime: quella tradizionalmente artigianale e quella della piccola industria. Per quanto riguarda l’artigianato, per esempio, sono migliorate le condizioni del fatturato. Sono infatti diventate la maggioranza coloro che hanno visto i propri conti aumentare (per il 13,2%) o comunque mantenersi invariato (44,9%). Coloro che l’hanno visto scendere sono invece il 41,9% mentre nella rilevazione precedente erano il 57%. Sale inoltre l’ottimismo in vista di queste ultime settimane del 2009. Sono quasi due su dieci gli artigiani che prevedono di aumentare il proprio fatturato, mentre il 53,8% per cento prevede una stabilizzazione. Sono il 27,2% coloro che temono un ulteriore calo. Andando infine a sondare quelle che sono le valutazioni sugli strumenti messi in campo dal governo per contrastare gli effetti della crisi, si scopre che il 68,4% degli artigiani ha apprezzato la revisione degli studi di settore (da sempre un tema molto sentito), quindi segue la sospensione dei mutui (15,2%) e l’estensione dell’Iva alla cassa (12,6%) sostanzialmente in tenuta l’occupazione, grazie anche - come dice Daniele Vaccarino, presidente di Cna Torino, «al tentativo di mantenere in tutti i modi i dipendenti all’interno dell’azienda prima di ricorrere anche solo agli ammortizzatori sociali, visto che si tratta di un patrimonio del comparto e un valore aggiunto». Situazione analoga per la piccola industria: in questo campo, quelli che hanno visto calare il fatturato sono il 52% ma nella rilevazione precedente erano il 76%. Sono saliti dal 2 al 12% coloro che hanno visto invece il fatturato aumentare. Sul fronte delle previsioni, poi il 24% prevede una crescita dal proprio fatturato mentre il 50% pensa a un periodo di stabilità. Sul fronte dei provvedimenti messi in campo dall’esecutivo, il più interessante viene definito ancora una volta – anche se con percentuali inferiori all’artigianato- quello della revisione degli studi di settore (38%), mentre sale al secondo posto (36%) la moratoria di Basilea2. Quindi sospensione della rate dei mutui ed estensione dell’Iva alla cassa.

Il Giornale del Piemonte, 31 ottobre 2009. La crisi si batte facendo la spesa all’ultimo minuto. Bisogna risparmiare in tempi di vacche magre? Nessun problema con gli acquisti lati minute,. L’iniziativa che è stata presentata a Pinerolo, è salutata come una manna dal cielo per migliaia di famiglie in difficoltà, che in alcuni casi non riescono ad arrivare alla fine del mese oberate dal carovita e dalle troppe spese mensili. L’idea della «spesa last minute» è di Cna commercio, in collaborazione con il Comune di Pinerolo: in pratica nell’ultima mezz’ora di apertura i negozianti aderenti venderanno i prodotti freschi o deperibili a prezzi scontati. L’iniziativa proseguirà per tutto il mese di novembre proponendo ai consumatori tanti prodotti a prezzi vantaggiosi: pane e prodotti da forno, latte e Yoghurt e latticini vari, pasta fresca, prodotti di gastronomia e poi scatolette di tonno, fagioli, piselli, succhi di frutta, sughi pronti, biscotti, merendine omogeneizzati e tanto altro ancora, l’iniziativa coinvolgerà quindi diversi negozi di Pinerolo, con l’unico obbiettivo di offrire una importante opportunità di spesa ai cittadini pinerolesi. In pratica si tratta di un idea vantaggiosa, sia per i consumatori, che per gli stessi commercianti. Per i consumatori. Per i consumatori che hanno la possibilità di reperire a prezzi stracciati tutto quello di cui hanno bisogno nel settore alimentare, e per gli esercenti, che con questo sistema potranno vendere merce che, magari avrebbero dovuto via buttare il giorno dopo o che sarebbe rimasta comunque invenduta. «Quando l’economia è in crisi non serve lamentarsi ma occorre mettere in atto nuove idee», Spiega il presidente provinciale di Cna Commercio, Giovanni Genovesio». Genovesio aggiunge che abbiamo pensato di estendere alla spesa alimentare soprattutto per alcuni generi di prima necessità il meccanismo del prezzo che scende mano a mano che passa il tempo, sperimentato con successo nel campo del turismo con il lati minute». «Il progetto conclude – conclude il presidente provinciale di Cna – vuole essere una sorta di patto di solidarietà fra il negozio sotto casa e il consumatore, nella consapevolezza delle attuali difficoltà legate alla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e della convenienza di una spesa garantita dal commerciante di fiducia».

Il Giornale del Piemonte, 7 novembre 2009. «Ci sono ostacoli da abbattere per rimanere competitivi». Il «coordinamento delle associazioni imprenditoriali» riunisce 13 sigle dall’industria manifatturiera al commercio, dal’edilizia all’artigianato, dall’agricoltura al mondo delle cooperative. Tutto il Piemonte che produce. E per una volta, a valutare determinate condizioni viene tratteggiato un quadro a 360 gradi che coinvolge qualunque tipo di attività aziendale. Ecco perché, per esempio, a parlare di lotta alla burocrazia è Ezio Veggia, presidente di Confagricoltura Piemonte anche a nome di Cia e Coldiretti: «L’impatto normativo della legislazione sulle attività economiche e sul costo conseguente che ne deriva per le imprese dei cittadini - spiega - è spesso troppo pesante e va tenuto in maggiore considerazione quando si creano nuove leggi». Ecco perché buona parte dell’attenzione delle associazioni imprenditoriali è rivolta «a momenti attesi di semplificazione amministrativa, in particolare le nuove procedure relative alle grandi opere pubbliche. La tempistica, nell’esecuzione di un opera è spesso fondamentale per la sua sostenibilità economica». A toccare un tasto dolente come quello dei ritardi di pagamento della pubblica amministrazione è invece Giovenale Gerbaudo, presidente di Confcooperative Piemonte, anche a nome di Legacoop Piemonte: «Nonostante i significativi impegni assunti da parte di alcune amministrazioni, la situazione complessiva dei ritardi di pagamento non manifesta sostanziali modifiche rispetto all’inizio del 2009. Questo non fa che aumentare lo stress finanziario delle imprese, destabilizzandole. Aspettiamo di ricevere dall’Unione Europea la direttiva che impone in 30 giorni il limite massimo per i pagamenti dei fornitori da parte degli Enti pubblici, pena una pesante sanzione e il risarcimento dell’impresa». Antonio Carta, vicepresidente di Confesercenti Piemonte, anche a nome di Confcommercio Piemonte, parla di fiscalità. E sottolinea la necessità di evitare che gli studi di settore abbiano una funzione catastizzante, apprezzino il reale andamento dell’economia e prendano in considerazione anche l’aspetto della territorializzazione». Altre voci quelle di Livio Costamagna (presidente Confapi Piemonte) e Michele Sabatino segretario regionale di Cna. «Dal panico si è passati alla paura – dice Costamagna e ora bisogna insistere su questa volontà di reagire. La speranza si aggrappa a piccoli segnali e bisogna avere fiducia. Sabatino torna invece sul tema del credito: la risposta delle banche e per le piccole e piccolissime imprese è scarsa. Eppure in Piemonte  la raccolta dei risparmi è in crescita.

Il Giornale del Piemonte, 20 ottobre 2009. Consorzi export c’è l’accordo, ma ora bisogna rafforzarli. Ora che è stata sancita la pace bisogna prepararsi a quelle modifiche che potrebbero migliorare l’intero sistema dei consorzi export. Nei giorni scorsi i rappresentante degli artigiani hanno ottenuto dalla regione che per il 2008 vengano stanziate le stesse risorse per il 2007 a copertura delle spese sostenute dalle aziende per le attività consortili di esportazione: «Entro la metà di dicembre aspettiamo la pubblicazione del bando in modo che gli artigiani abbiamo il tempo di poterne usufruire», commenta Michele Sabatino, segretario di Cna Piemonte. Con lui, al tavolo regionale c’era anche Piergiorgio Scoffone di Casartigiani, Giuseppe Monforte di Federexport Piemonte  Stefano Strobbia dei consorzi del Canavese. Alle loro spalle idealmente, 83 consorzi export del Piemonte, alcuni dei quali con una storia oltre 35 anni, che coinvolgono 1650 imprese che danno lavoro a oltre 50 mila addetti. «La cifra di 3,5 milioni- aggiunge Sabatino è un risultato che ci soddisfa in un momento di difficoltà come questo e che era nelle nostre richieste. Siamo soddisfatti di averla ottenuto dopo un primo momento in cui avevano prevalso le incomprensioni». Ma visto che con questo accordo si chiude solo il conto con il recente passato, ora è il momento in cui deve pianificare il futuro. E proprio le esportazioni come detto da più parti a più riprese, possono rappresentare il vettore ideale per agganciare il Piemonte alla ripresa economica che potrebbe arrivare dagli altri Paesi. Per studiare al meglio le prossime mosse, la prospettiva più concreta è quella di un tavolo tecnico. «Attraverso questo tavolo - spiega Sabatino - vogliamo avviare il rafforzamento delle strutture consortili per le esportazioni. Un rafforzamento che potrebbe passare anche attraverso alcuni processi di fusione tra i consorzi magari seguendo criteri di abbinamento che mettano al centro dell’attenzione i tipi di prodotti da esportare, oppure le filiere cui appartengono le imprese artigiane. O ancora i territori di riferimento, ma anche i paesi stranieri che sono il bersaglio per le nostre aziende». I consorzi per l’export, inoltre, inoltre vogliono coinvolgere in questa discussione anche la struttura del Ceip, il Centro estero per l’internazionalizzazione del Piemonte, l’altra grande realtà che sul nostro territorio si occupa  della promozione delle aziende nostrane sui mercati stranieri. «Anche con loro vogliamo studiare eventuali sinergie , ma siamo convinti che il Ceip abbia un ottima efficacia per un target, per così dire, medio alto mentre per molte delle imprese artigiane è difficile prendere parte alle grandi fiere internazionali  in cui partecipa il Centro estero».

Il Giornale del Piemonte, 17 ottobre 2009. Arriva la spesa last minute: l’ultima mezz’ora è con lo sconto (1). Sarà come segnare il gol della vittoria nei minuti di recupero. Una soddisfazione ma soprattutto un risultato  ben più importante di una semplice partita di calcio. Qui in ballo, c’è il bilancio di casa. Con l’iniziativa di Cna commercio. Arriva la spesa last minute: nell’ultima mezzo’ora di apertura arriveranno gli sconti sui prodotti freschi o deperibili (…).

Il Giornale del Piemonte, 17 ottobre 2009. Contro la crisi la spesa diventa last minute (2). Si comincia da lunedì. Per la precisione da lunedì alle 19, gli ultimi 30 minuti prima che i negozi associati a Cna abbassino le serrande gli esercizi aderenti avranno un apposita locandina, il progetto, nella sua fase sperimentale è partito da alcune circoscrizioni «più sensibili della città e proseguirà per tutto il mese di novembre «Quando l’economia è in crisi non serve lamentarsi, ma occorre mettere in atto nuove idee - spiega il presidente provinciale di Cna Commercio, Giovanni Genovesio- E così abbiamo pensato di estendere alla spesa alimentare, soprattutto per quanto riguarda alcuni generi di prima necessità, il meccanismo de prezzo che scende man mano, che passa il tempo, sperimentato con successo nel campo del turismo». In ballo, dunque ci sono tutti i prodotti che del giorno dopo, non sarebbero più vendibili o quasi. Pane o prodotti da forno, ma anche latte, yougurt e latticini, frutta e verdura, carne e pesce e surgelati. Poi scatolette di tonno, fagioli piselli, succhi di frutta, biscotti merendine omogeneizzati e tant’altro ancora. L’obbiettivo è attirare all’interno del negozio il cliente di passaggio e chi pur abitando nel quartiere non passa abitualmente davanti al nostro esercizio, ma può venire a conoscenza dello sconto tramite i media - aggiunge Genovesio. Il progetto vuole essere una sorta di patto di solidarietà fra il negozio sotto casa e il consumatore». Saranno quindi coinvolti panetterie negozi di alimentari e frutta e verdura, gastronomie e macellerie e pescherie. Un iniziativa contro il caro vita che vuole realizzare diversi vantaggi economici, sociali e ambientali.

Il Giornale del Piemonte 15 ottobre 2009. «Solo l’unità di sforzi può ottenere risultati». Una delegazione di Cna Torino, composta tra gli altri dal presidente provinciale Daniele Vaccarino, il segretario provinciale Paolo Alberti e il vicesegretario Luigi Pizzimenti ha incontrato ieri pomeriggio i quattro imprenditori di Piobesi che stanno facendo lo sciopero della fame per denunciare la grave difficoltà economica in cui si trovano le imprese. «Una proposta civile ma molto ferma», ha sottolineato Ezio Raselli, che presiede la grande spa. Una protesta che ha incassato il rispetto di Cna, ma anche qualche perplessità. «Non riteniamo opportuno che nasca la sesta associazione di rappresentanza della piccola impresa Italiana ha dichiarato, Paolo Alberti, sottolineando «che questo non porterebbe da nessuna parte e che anzi lo sforzo deve essere quello della semplificazione della rappresentanza sindacale datoriale, un impegno che a livello torinese la Cna sta già compiendo insieme a Casartigiani, con cui è già operativo un accordo che sta portando alla fusione delle rispettive società di servizi alle imprese associate». «Abbiamo il massimo rispetto- ha aggiunto Vaccarino- per il disagio che questi imprenditori stanno vivendo, ma abbiano detto un no secco a qualsiasi tentativo  di delegittimazione delle associazioni di rappresentanza datoriale, le uniche in grado di rappresentare e difendere in un contesto nazionale gli interessi delle piccole imprese». Ma una considerazione ha riguardato anche l’operato del mondo della politica. E in particolare della Regione: «E’ curioso ha detto Alberti – che l’assessore regionale Andrea Bairati abbia scelto di confrontarsi con questi imprenditori propendendo loro soluzioni chiavi in mano su problematiche che la Cna solleva da oltre un anno a nome di 15 mila imprese in provincia di Torino senza aver ottenuto adeguate risposte». Alberto ha poi aggiunto che «che non sono oggi risolvibili alcuni problemi se non andando dietro a questa o quest’altra iniziativa di carattere- pre-elettorale. Il compito primario della Regione è quello di attivarsi subito con gli istituti di credito per rendere operativi i provvedimenti definiti a livello nazionale, come la moratoria su mutui e leasing.

Il Giornale del Piemonte, 10 ottobre 2009. Il design e la moda protagonisti a Chieri (1). Una mostra per rilanciare il fashion in provincia di Torino. Un evento che vuole anche essere un omaggio al primo centenario del futurismo con gli studenti dello Ied che presentano loro lavori creativi a cui gli artigiani torinesi hanno dato una forma. «Moda e made in Italy tra arte e design la qualità oltre la griffe». E’ visitabile all’Imbiancheria del Vajro di Chieri in via Imbiancheria 12, fino al 31 ottobre ed è organizzata da Cna Torino con il Patrocinio del Comune e il supporto della Camera di commercio torinese.

Il Giornale del Piemonte, 10 ottobre 2009. Chieri. La moda e il design piemontese in mostra (2). La mostra vuole essere di riferimento per tutte le imprese che in qualche modo si occupano di moda e che operano in provincia di Torino, propendendosi come spazio espositivo privilegiato per sartorie artigianali piccole manifatture, ricamatrici produttori di bijou, calzature  e borse e tutto quanto rende tangibile il piacere di indossare. L’Imbiancheria è il luogo simbolico di una Torino città della Moda di altri tempi eppure al tempo stesso ancora viva e capace di sorprendere, popolata da un fitto sottobosco di piccole imprese che sanno ancora stare sul mercato, ma che proprio guardando all’arte e al design potrebbero ritrovare nuova linfa per affrontare con successo le sfide della globalizzazione e della crisi complessiva del tessile piemontese. Non a caso, quindi, la mostra propone le opere di alcuni artisti torinesi che in varia misura hanno manifestato un interesse verso il mondo della moda, partecipando dal Chierese Silvio Vigliaturo che caratterizzerà fortemente gli spazi espositivi con le sue tele e le sue suggestive creazioni in vetro fusione, per arrivare a Francesco Casorati che nelle sue tele ha sempre giocato provocatoriamente, con il concetto del filo. E con l’obbiettivo di mettere concretamente in relazione gli imprenditori appartenenti ai variegati settori della filiera del fashion, tra loro ma soprattutto con artisti e designer torinesi, la mostra prevede nella giornata di oggi sabato 17, 24, 31 ottobre dei work shop riservati agli imprenditori. La mostra propone infine, con apri dignità i lavori degli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Torino che in collaborazione con alcuni artigiani selezionati  da Cna Federmoda  hanno concepito e realizzato capi d’abbigliamento e accessori ispirati al Futurismo di cui quest’anno cade il centenario perché la forza del fashion Italiano risiede da sempre nella creatività e nella cura delle lavorazioni: competenze proprie di un made in Italy d qualità tutta artigianale e piccolo industriale che deve però ancora imparare a distinguersi, uscendo da protagonista dal cono d’ombra delle grandi griffe, e questo può avvenire utilizzando, anche la leva del design e le contaminazioni con il mondo dell’ arte. L’arte della mostra è stato curato dalla scenografa Elena Imberti di Manifactura. Sono esposte opere di Silvio Vigliaturo, Francesco Casorati, Guido Appendino, Silvio Appendino, Silvio Cocco, Linda Crema. Piero Fonio Marcello Gobbi, Gianna Tuninetti, Varrè e Mauro Villone.

Il Giornale del Piemonte, 9 ottobre 2009. Cna Domenica l’appuntamento con il mondo del Benessere. E’ fissato per domenica l’appuntamento col Meeting regionale 2009 di Cna Benessere Sanità e Casartigiani. Dalle  9 alle 17, presso il Circolo Ufficiali di Palazzo Pralormo (corso Vinzaglio 6 a Torino) si parlerà di qualità e di sicurezza al servizio  della clientela dei centri estetici. Il titolo del meeting è «Crea Bellezza. L’estetica del terzo Millennio». Due messaggi fondamentali delle kermesse di aggiornamento: l’impresa del settore estetica qualità e sicurezza a tutela della clientela e l’impresa del settore estetica quale dispensatrice di emozioni e di benessere della persona. Il lavori saranno introdotti da Elsa Forte, presidente di Cna Benessere e Sanità e presidente Cepec (Confederazione delle Estetiste Europee).

Il Giornale del Piemonte, 6 ottobre 2009. «La crisi è la sfida, spero di trovare l’uovo di Colombo». Una fessura praticata lungo uno dei lati, in modo da permettergli di stare in equilibrio sul tavolo. Detta così la vicenda, dell’uovo di Colombo non sembra particolarmente calzante con l’attuale situazione economica piemontese (e non solo) eppure è una sintesi efficace degli obbiettivi che si è posto Francesco Cudia, il nuovo presidente di Cna Piemonte che proprio domenica ha raccolto il testimone di Sebastiano Consentino , ai saluti dopo due mandati e otto anni ai vertici dell’associazione. Presidente Cudia, in che senso «uovo di Colombo»? «E ciò che mi auguro di trovare come nuovo presidente di Cna visto che l’artigianato sta vivendo una situazione decisamente difficile, spero di essere io la persona in grado di trovare una buona ricetta per migliorare la situazione». Una ricetta che, in ogni caso vedrebbe anche la mano del suo predecessore, giusto? «Ovviamente sì, visto che i nostri progetti sono in perfetta continuità con quelli portati avanti dalla presidenza precedente, si tratta di percorsi che avevamo già individuato insieme e che ovviamente abbiamo condiviso e continueremo a portare avanti». La crisi internazionale è certo un testimone impegnativo da raccogliere. «Certo è una situazione dura, ma noi artigiani siamo abituati ad affrontare e superare la crisi. È una battaglia che ci troviamo a condurre quasi quotidianamente». Gli ultimi dati, peraltro indicano alcuni cenni di ripresa. «Vediamo come evolve la situazione. C’è una grande carenza di richiesta di lavoro, ma diciamo che siamo in una fase di stabilità: prima di dire che stiamo risalendo vediamo cosa succederà con esattezza nei prossimi mesi. Non sono una persona pessimista, ma prima voglio avere la corretta percezione della realtà». Piedi per terra dunque. Ma uno strumenti che ha già dato i suoi frutti in passato e che può essere senza dubbio riproposto è quello della concertazione con le altre realtà datoriali. «Senza dubbio la concertazione con le altre sigle rappresenta una delle chiavi di lettura migliori per ottenere buoni risultati. E dovremo essere bravi a portare avanti questo modo di rapportarci con le altre associazioni di categoria. D’altra parte, siamo tutti artigiani, abbiamo tutti gli stessi problemi ed è bene cercare una soluzione che sia valida per tutti. Dovremo puntare sulla cultura del lavoro comune, del gioco di squadra sapendo mettere in rete tutte le intelligenze dei territori». Qual è il primo momento in cui farà un bilancio e tirerà le fila della sua presidenza? «Un primo momento di riflessione sarà sicuramente quello di fine ottobre, al termine del congresso nazionale di Cna. Da lì emergeranno le linee guida da trovare e noi dovremo essere capaci di tradurle a livello territoriale. E poi, come dicevo spero di essere in grado di trovare l’uovo di Colombo se ne sarò capace».

Il Giornale del Piemonte, 3 ottobre 2009. Ordini e produzione: l’artigianato riparte. La tempesta sembra essere davvero passata, ma per tornare alle antiche velocità di crociera si dovrà attendere ancora del tempo. Tempo prezioso da scandire con i giusti interventi da parte del mondo della politica, accompagnati da una robusta collaborazione con il mondo delle banche: secondo i dati di Cna Piemonte – che domani rinnova le sue cariche e saluta il presidente Sebastiano Consentino giunto al termine di due mandati e di un servizio durato 8 anni. La produzione e gli ordini stanno riportando la freccia e puntare verso l’alto. Ma c’è ancora molto da fare innanzitutto dal punto di vista della liquidità, che rischia di rivelarsi l’ultima e più insidiosa tagliola in cui le imprese possono incappare dopo la crisi. Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda  i ritardi di pagamento sia da parte dei clienti provati che da parte del committente pubblico. Ma un altro aspetto decisivo riguarda i rapporti con il mondo del credito, l’attesa si fa sempre più spasmodica per quanto riguarda la moratoria sui debiti: la firma tra e ministero dell’Economia è ormai qualche mese fa, ma si attendono ancora le ratifiche locali. Inoltre, rimanendo nella più stretta attualità, Cna Piemonte lancia anche l’appello legata al Piano casa e alle opere pubbliche, il nuovo strumento urbanistico, dopo gli enunciati politici, sta ancora aspettando le delibere dei singoli Comuni che ne decretino l’esecutività. Quando ai lavori pubblici non sono tanto grandi le infrastrutture a creare disagi, quanto piuttosto tutto quell’universo di interventi minori ma che tra manutenzione, messe in sicurezza e viabilità secondaria  pesano per oltre il 70% del budget pubblico in questo settore.

Il Giornale del Piemonte, 3 ottobre 2009. L’artigianato inizia a guardare fuori dal tunnel. Gli ordini crescono del 15% la produzione fa ancora meglio: +20%. Anche se il punto di pareggio rispetto alle perdite accumulate nei mesi scorsi è ancora distante, l’andamento sta sicuramente migliorando. E questa la dote con cui l’artigianato piemontese si presenta all’importante appuntamento di domani: il rinnovo delle carche regionali all’interno di Cna. Dopo otto anni di  presidenza per Sebastiano Consentino, è il momento di passar la mano: il consiglio dei saggi ha individuato in Francesco Cudia, già presidente regionale nel settore impiantistica, il candidato da proporre ai delegati. Intanto i dati legati all’ultima rilevazione fanno finalmente guardare al futuro con maggiore serenità, ma che non cancella ancora del tutto i problemi attraversati dalla categoria nell’anno della crisi economico-finanziaria internazionale. Su tutte, l’incognita maggiore riguarda la liquidità delle aziende. Una situazione critica che da un lato soffre l’ormai cronico ritardo dei pagamenti (dall’amministrazione pubblica, ma non solo) e dall’altra lotta con la difficoltà nell’accesso al credito. Proprio da Cna era partita - insieme a altre associazioni di categoria - la richiesta di una moratoria sui debiti con il sistema bancario. Un idea messa nero su bianco con l’accordo tra Abi il ministero dell’Economia Giulio Tremonti e le rappresentanze datoriali. Ma che nel giro di qualche mese non ha ancora trovato concretizzazioni effettive: «Mancano gli accordi locali». Spiegano da Cna Piemonte. E Michele Sabatino segretario generale aggiunge «La moratoria andava fatta in concomitanza con il decreto salva banche. Ma in ogni caso anche se è arrivata in seconda battuta, al momento non se ne vedono ancora gli effetti e ai nostri associati vengono ancora sollecitati rientri soltanto in questi giorni stiamo avviando i contatti con gli istituti di credito». La macchina del credito, quindi deve ancora rimettersi in moto. Ma da Cna segnalano un’ anomalia che può diventare pericolosa: «chiediamo - dice ancora Sabatino - che la misura sia estesa anche a quelle aziende che abbiano goduto di finanziamento pubblico per fare investimenti. Sono loro che hanno fatto una spesa proprio all’alba della crisi, che si trovano nelle condizioni peggiori dal punto di vista economico». Non un passo più lungo della gamba, il loro quando piuttosto una porzione di terreno che è venuta a mancare da sotto i piedi senza preavviso». Ancora poco praticata, dicono infine di Cna l’utilizzo dello strumento regionale sulla possibilità di riassicurazione dell’80% alle banche per al ristrutturazione del debito esistente con le aziende: 150 le pratiche fin qui avviate a fronte di una stima di partenza di quasi 4000. Tutti i discorsi che, nel corso della prossima settimana saranno ribaditi ai rappresentanti, per cercare di trovare una via d’uscita o affinare gli strumenti a disposizione. Tra le richieste che Cna continua a ribadire e lo farà anche domani dei massimi rappresentanti dell’associazione- c’ è anche la revisione degli studi di settore ormai fuori dalla realtà visto che si basano su stime di tempi precisi. Quindi l’estensione dell’Iva alla cassa a anche per imprese con ricavi superiori ai 200 mila euro e l’allargamento della Tremonti ter (detassazione degli utili reinvestiti) sull’attualità, infine, Cna rilancia il dibattito su Piano Casa e opere pubbliche. «Per avviare gli ampliamenti, anche per le aziende- dice Sabatino, mancano ancora dopo gli enunciati le delibere dei singoli Comuni. Proprio a Torino qualcosa si è mosso solo pochi giorni fa, per le opere pubbliche invece, non pretendiamo le grandi infrastrutture di durata decennale, ma l’avvio dei cantieri degli interventi minori, come manutenzione messa in sicurezza e viabilità locale, che rappresentano il 70% del badget delle amministrazioni pubbliche».

Il Giornale del Piemonte, 3 ottobre 2009. L’intervista a Sebastiano Consentino. «Siamo diventati interlocutori sempre più credibili». «Otto anni passati in un attimo. Sono volati». Sebastiano Consentino vive oggi le ultime ore nella veste di Presidente di Cna Piemonte. Un ruolo che ha ricoperto per due mandati. Ora la regole impone un cambio della guardia. Ma sul dispiacere prevale la soddisfazione, e, in un certo senso lo spirito del corpo. «Dopo otto anni il ricambio è una cosa buona. Serve a dare spazio alle nuove generazioni. E l’auspicio e che chi verrà dopo di me possa presto vedere l’uscita della situazione difficile che ci siamo trovati a vivere nell’ultimo anno». Presidente Consentino che bilancio fa di questi due mandati alla guida dell’associazione di categoria degli artigiani? «In questi otto anni è cambiato moltissimo e si è decisamente rinforzato il ruolo che la nostra categoria ricopre nel mondo dell’economia piemontese, sia per quanto riguarda l’artigianato, che, più in generale, con le pmi». Ha vissuto anche il periodo della bufera. «Alcuni segnali avevamo cominciato a percepirli durante lo scorso anno, ma nessuno si sarebbe mai potuto immaginare una crisi di queste dimensioni a livello mondiale. In Italia non c’è mai stato nulla di simile dal dopoguerra». Quali sono i risultati che ricorda con più soddisfazione? «Direi soprattutto la capacità di condivisione che abbiamo saputo mettere in campo con le altre associazioni di categoria. Quando siamo riusciti a far parlare con una sola voce nel confronto con la Regione, addirittura 13 sigle datoriali abbiamo raggiunto un primato a livello nazionale. Così è possibile ottenere sostegno a favore delle imprese». In un certo senso una grande dimostrazione di maturità rappresentativa. «Senza dubbio in otto anni abbiamo ampliato le nostre conoscenze e i nostri contatti, in un certo senso siamo stati bravi a meritare sempre più credibilità, e come interlocutori, abbiamo avuto la possibilità di avanzare le nostre richieste ottenendo risultati concreti perché chi discuteva con noi sapeva che non volevamo chiedere la luna, ma solo ciò che era materialmente possibile». Una certa unicità l’avete importata anche nei rapporti con i sindacati dei lavoratori. «A livello di artigianato la contrapposizione con chi rappresenta i dipendenti è sempre stata molto limitata, sfumata. Questo è perché non esiste quel distacco e quella distanza che si può trovare nelle grandi industrie. Nella maggior parte dei casi noi lavoriamo con loro gomito a gomito, tutti i giorni». Al termine del suo incarico lei incassa il ringraziamento e il riconoscimento per il lavoro svolto in 8 anni da tutti i vertici di Cna, ma qual è lo stimolo che passando il testimone? «Quello di valorizzare l’innovazione dell’interno delle nostre aziende. Un’ attività che spesso c’è, esiste ma non viene alla luce. Si tratta magari del figlio che si laurea per ottenere nuove conoscenze nel lavoro iniziato dal padre. E una trasmissione generazionale importante, per imprese che non hanno la dimensione per fare ricerca in senso stretto. Una spinta che bisogna incentivare anche in futuro».

Il Giornale del Piemonte, 1 ottobre 2009. La filiera del Design: una grande risorsa da mettere in vetrina. Due mostre, una nel cuore di Torino e una sulle colline che partirà domani. Un doppio riflettore puntato su un fenomeno che, ormai tanto fenomeno non è più. E che anzi si è trasformato con il passare degli anni da moda a vero e proprio comparto economico. Un settore che a Torino e dintorni che è riuscito a mettere in piedi addirittura una filiera, si tratta del mondo del design per troppo tempo visto, come un sottoprodotto per architetti che non riuscivano disegnare in grande o alla peggio come uno sghiribizzo,un capriccio di qualche collezionista che al posto di una semplice teiera pretende un oggetto di culto. Invece no, ormai appare chiaro che il design sono dedicati due appuntamenti. Il primo inaugurato ieri, sarà ospitato fino al 14 ottobre a Palazzo Birago, in via Carlo Alberto è Adi design Index. Le eccellenze del design piemontese ideato dalla delegazione Piemonte e Valle d’Aosta dall’associazione per il Design Industriale e promossa dalla Camera di Commercio, il secondo si prepara per il taglio del nastro di domani pomeriggio. Sarà ospitato a Chieri presso gli spazi dell’Imbiancheria del Vajro (via Imbiancheria 12) e si intitola «Moda e Made in Italy tra Arte e Design. La qualità  oltre la griffe (fino al 31 ottobre) dalla Cna Torino con il patrocinato della città di Chieri e con il supporto della Camera di commercio di Torino. In tutti e due i casi si tratta in un momento di incontro confronto tra imprenditoria artigiani, artisti e designer, unendo quindi le due anime quella che è più improntata dalla creatività e quella che invece strizza l’occhio alla produzione  ai numeri e alle vendite. «Le edizioni precedenti della nostra mostra spiega il neopresidente Adi di Piemonte Valle d’Aosta. Marco Miscioscia hanno avuto una forte ricaduta sul territorio e innescato successive iniziative nate dalla collaborazione con le istituzioni locali, con le associazioni di imprese e con i designer, prototipisti, architetti, ingegneri tecnici e imprenditori presenti della nostra regione». E quanto possa pesare il ruolo del design nell’economia piemontese lo ha messo in luce la Camera di commercio torinese: «In Piemonte dice Guido Bolatto segretario generale dell’ente camerale – ci sono 624 imprese che producono beni o servizi design intensive o che utilizzano il design come leva competitiva. Quasi il 50% è concentrato a Torino e produce i 2/3 del fatturato industrial design e automotive design sono i settori più importanti». Dall’ indagine congiunturale sulle imprese industriali piemontesi emerge che il design è adottato da quasi la metà delle imprese industriali nello sviluppo dei prodotti ma solo un quarto lo adotta in modo sistematico. Dall’Osservatorio sui consumi delle famiglie piemontesi emerge che più attenzione al design si riscontra nelle famiglie più giovani e single. Il 43 % acquista periodicamente oggetti di design, mentre il 70% delle famiglie che non comparano design, l’ostacolo è il prezzo. E l’impatto positivo del design si nota anche nel mondo dell’artigianato e della piccola industria come dimostra l’appuntamento di Chieri che vede protagonista Cna «Da quando Torino è stata nominata World Design Capital- spiega Alessio Stefanoni, responsabile provinciale di Cna per quanto riguarda la comunicazione – grafica e design la nostra associazione ha creduto sempre di più nella possibilità di innovazione de prodotto che offre il design. Nella moda, protagonista della mostra, ma non solo. Vale in tutti i settori e visto che piace singolarmente le aziende artigiane possono non riuscire a fare questo tipo di innovazione da sole è bene che si affidino ai designer per rendere distinguibili i propri prodotti che di per se sono un eccellenza. Non è necessario rivolgersi alle gradi griffe, ma bastano anche le nuove leve che mostrano grandi capacità. A tirare le fila di questo discorso a inizio novembre proprio Cna sarà tra i protagonisti del Torino design week, con appuntamenti e convegni sullo stato dell’arte del settore.

Il Giornale del Piemonte, 26 settembre 2009. Cna Torino. Venerdì si inaugura la mostra sul design. Conto alla rovescia per l’inaugurazione della mostra organizzata da Cna Torino con il patrocinio della Città di Chieri e con il supporto della Camera di Commercio di Torino dal titolo «Moda e Made in Italy tra Arte e Design. «La qualità oltre la griffe». Si tratta di un’occasione per mettere a confronto imprenditori e artigiani, artisti e designer per rilanciare il fashion in provincia di Torino. Tra gli altri, espongono Vigliaturo, Casorati, Appendino, Fonio, Gobbi e Tuninetti. In mostra anche i lavori di alcuni studenti dello Ied di Torino. L’inaugurazione è fissata per Venerdì alle 18.30.

Il Giornale del Piemonte, 19 settembre 2009. Cna Torino. A Chieri gli artigiani incontrano i designer. Da venerdì 2 ottobre presso l’Imbiancheria del Vajro di Chieri (via Imbiancheria 12), imprenditori e artigiani artisti e designer si metteranno a confronto per rilanciare il fashion in provincia di Torino. Espongono tra gli altri Vigliaturo, Casorati, Appendino, Fonio e Gobbi e Tuninetti. Con loro, anche gli studenti dello Ied in omaggio al primo centenario del futursimo. Saranno presentati i lavori creativi a cui alcuni artigiani torinesi hanno dato forma.

Il Giornale del Piemonte, 14 luglio 2009. Sulla scia della crisi nasce l’intesa con gli artigiani. I sistemi associativi danno il buon esempio. Gli effetti della crisi economica e finanziaria nonostante si intravede la fine del tunnel i protrarranno per un tempo indeterminato. Un’onda lunga che potrebbe condizionare le prestazioni delle imprese proprio quando le stesse sono chiamate a risalire la china dopo l’anno nero dei mercati globali. Un obbiettivo che passa necessariamente dalla capacità di assistenza, supporto e rappresentanza di categoria nei confronti delle aziende, degli artigiani e dei commercianti. Questa è la sfida lanciata nel corso della recente assemblea elettiva quadriennale della CNA Torino, che ha eletto all’unanimità Daniele Vaccarino per guidare l’organismo associativo nel prossimo delicato periodo. La nomina del nuovo presidente, oltre che pienamente condivisa è frutto di un desiderio e di solidità e garanzia di tutto il settore, il dato che Vaccarino torna alla guida della Cna Torino, l’associazione dell’artigianato, del commercio e della piccola industria che associa quasi 15 mila imprese del Torinese. Vaccarino aveva infatti già ricoperto l’incarico di prima rappresentate della categoria dalla 1994 al 2001 e oggi chiamato ad aprire un nuovo ciclo dopo i due mandati del presidente uscente Federico casetta, che ha guidato l’associazione per otto anni. Presso il centro congressi Torino Incontra l’assemblea CNA ha visto partecipare oltre 300 imprenditori associati, tra i quali 175 delegati votanti, di cui 44 donne e 131 uomini. «Non siamo soltanto una società che eroga servizi- ha spiegato – ma un’associazione di rappresentanza sindacale che deve difendere gli interessi di artigiani, imprenditori e commercianti. Per fare questo abbiamo bisogno di una struttura solida e sana». Una struttura che conta più di 300 dipendenti, «vero motore dell’associazione», che offre assistenza a 12 mila imprese e che cerca nuove alleanze per garantire sempre migliori servizi. In quest’ottica si legge il percorso di integrazione con Casartigiani (3 mila associati) per condividere risorse , strategie e obbiettivi partendo dalla collaborazione sul terreno dei servizi alle imprese associate già in atto. Lo dimostra la presenza di Claudio Bongiovanni e Paolo Mignone, rispettivamente presidente e direttore della Casa Artigianato Torino, all’interno della presidenza provinciale che affiancherà Vaccarino. «I sistemi associativi e la qualità del loro operato- precisa il neopresidente- non possono prescindere da una corretta gestione aziendale, per questo la sinergia con Casartigiani risulta una grande opportunità per contenere i costi e, nel contempo, elevare gli standard dei nostri servizi». L’affinità tra le due realtà associative, nonché un comprovato atteggiamento, propositivo, conferisce alle due forze in campo pari dignità al di là delle differenti dimensione: «Questo progetto di unificazione – ha concluso Vaccarino – tiene conto di due entità ben definite, con una loro storia e una dignità, solo così saremo in grado di traghettare l’intero settore, vitale per tutta l’economia territoriale, verso una dimensione più serena e prospera». In tutto sono 16 i membri della presidenza provinciale della CNA, fra i quali figura anche lo stesso presidente uscente Casetta. Nel corso della stessa assemblea è infine stata nominata la nuova direzione di CNA che conta ben 87 imprenditori.

 

Il Giornale del Piemonte, 14 luglio 2009. Un nuovo presidente al timone di CNA e al servizio delle imprese. Daniele Vaccarino 57 anni di Castiglione Torinese è titolare della Carmec Srl, società metalmeccanica che si occupa di movimentazione e sollevamenti, nonché della costruzione di impianti per parcheggi meccanizzati. Inoltre, in attesa della scadenza del mandato, in cui i termini sono fissati entro il prossimo ottobre, ricopre ancora il ruolo vicepresidente vicario della CNA nazionale con delega ai rapporti con la camera di commercio e alla internazionalizzazione. da quattro anni l’imprenditore è anche vicepresidente della camera di commercio di Torino e ricopre la stessa carica all’interno della Camera di commercio italiana a Nizza. Vaccarino, che dall’86 ricopre incarichi dirigenziali nel sistema CNA, torna quindi alla guida della sede torinese dell’associazione dell’artigianato, del commercio e della piccola industria. Una struttura che associa quasi 15 mila imprese in tutto il, territorio provinciale e che vanta oltre 300 dipendenti. Vaccarino aveva infatti già ricoperto l’incarico di primo rappresentante della categoria dal 1994 al 2001. Oggi è chiamato ad aprire un nuovo ciclo dopo i due mandati del presidente uscente Federico Casetta.

 

Il Giornale del Piemonte, 13 luglio 2009. «Con la crisi è importante tenere le posizioni acquisite». Ventiquattro anni all’interno dell’associazione categoria, gli ultimi dei quali passati a fare il presidente provinciale per due mandati. Federico Casetta è pronti a passare il testimone della guida della CNA Torino domani, in occasione dell’assemblea elettiva le consegne andranno al suo successore. Presidente Casetta ora è il tempo dei bilanci. Qual è il suo? In realtà sento di dover fare ancora molte cose. Ricopro incarichi associativi dal 1985, da quando sono diventato presidente della sede territoriale CNA di Moncalieri, carica che mi fu rinnovata per un secondo mandato in concomitanza con la mia nomina a vicepresidente regionale CNA. Poi, sono stato eletto per due volte consecutive presidente regionale e quindi per due mandati sono stato presidente della CNA Torino». Proprio gli ultimi mesi di esperienza le hanno fatto conoscere quella che da molti viene definita la crisi più grande del Dopoguerra. Quali obiettivi deve porsi CNA per il futuro? «Con questa crisi in atto è difficile parlare di obbiettivi. La vera sfida è difendere le posizioni acquisite negli anni passato tenere insieme la base associativa mantenere inalterata la qualità dei servizi che diamo alle imprese». Con il contesto economico si è evoluta anche la vostra associazione di categoria. Cos’ha di diverso la CNA Torino che le consegna delle mani del suo successore ? «Siamo diventati sempre più bravi a fare il nostro lavoro. A difendere gli interessi degli artigiani e dei piccoli industriali e ora anche dei commercianti e a dare loro i servizi giusti al giusto prezzo. A livello regionale è molto è stato fatto per rafforzare il dialogo con le altre Confederazioni dell’artigianato, con la nascita, una dozzina di anni fa del Comitato unitario delle Confederazioni artigiane del Piemonte che è servito per dare più forza di fronte alle istituzioni alle richieste degli artigiani. A livello provinciale i risultati maggiori sono senz’altro da individuarsi nell’accresciuta solidità finanziaria dell’associazione con la progressiva acquisizione della proprietà degli uffici territoriali, e da ultimo, ad aprile del 2007 con l’inaugurazione della nuova sede provinciale di via Millio, dove oggi lavorano quasi 80 persone, la prima sede provinciale di proprietà dell’associazione. Arrivati ai giorni nostri, con tutti i cambiamenti avvenuti in questi decenni, che significato ha adesso far parte di un’associazione di categoria? «Un’associazione come la nostra può essere molto utile a chi fa un lavoro autonomo, di qualsiasi tipo. Si ha accesso immediato alle informazioni che aiutano a fare business, alle nuove leggi di settore, ai finanziamenti agevolati. Molti piccoli imprenditori, in questi mesi di grande difficoltà economica, hanno scoperto di poter utilizzare la cassa integrazione in deroga dopo aver parlato con in nostri funzionari. Molte imprese pensano ancora che la cassa integrazione sia una cosa per la Fiat o giù di lì».

 

Il Giornale del Piemonte, 21 maggio 2009. «La crisi si è fatta sentire ma il peggio è alle spalle». Crisi economica: in tanti dicono, in questo momento «peggio di così non può andare. Ma c’è anche, dati alla mano, afferma che: «Non andrà peggio di così». Differenza sottile: non proprio, anzi: per nulla. A guardare al futuro – finalmente – con uno spiragli di ottimismo sono gli artigiani e provincia. Una voce certo non minoritaria, visto che circa il 95% delle imprese del territorio sono di dimensioni ridotte, artigiane o comunque con meno di 50 dipendenti. Proprio la CNA di Torino per vederci chiaro in questa situazione, ha compilato la sua prima analisi congiunturale e dai dati emerge che nelle attese degli associati, dopo un primo trimestre 2009 difficile, il secondo trimestre non riserverà altre brutte sorprese. Insomma, come dice il Governo e come concordano alcuni analisti, la crisi è arrivata al fondo della parabola. Ora si tratta di risalire il più in fretta possibile. Lo studio si orienta in particolare sul fatturato, declinandosi comparto per comparto. Si scopre così che sono molte le situazioni in cui, anche a fronte di un calo di coloro che si aspettano un aumento degli incassi (ma è comprensibile non essere particolarmente ottimisti di questi tempi). Tuttavia calano anche le attese di una nuova diminuzione. A spuntarla, insomma è stato è partito della stabilità. Capita nel comparto alimentare (gli «invariantisti»), salgono dal 40 al 65% mentre i pessimisti scendono dal (40 la 25%) ma anche in quello degli autoriparatori. Forse sull’onda agli incentivi alla riparazione, chi prevede un calo scende dal 63,1 al 47,4% mentre la stabilità è prevista dal 52;6% (prima erano il 31,6). E non mancano addirittura comparti in cui il sereno si affaccia prepotente tra le nuvole: nelle costruzioni chi prevede un aumento del fatturato sale da 12 al 18% e chi prevede stabilità sale dal 39,9 al 45,3%. Il tutto, matematica vuole, a discapito dei pessimisti. Boom anche nei servizi, sia per la persona (l’estetica vede i suoi ottimisti passare dal 5,3 al 26,3%) sia per quanto riguarda la pulizia, dove le imprese ottimiste si è triplicato dall’11,1 al 33,3% . I comparti in cui ancora si soffre sono la metalmeccanica, il tessile e la tipografia. Ma anche in questo caso, anche se per variazioni minime, c’è un travaso dai pessimisti verso chi auspica una stabilizzazione del fatturato. Gli artigiani, inoltre, dimostrano anche di essere solidi visto che gli imprenditori preferisscono ricorrere al patrimonio personale che all’affidamento bancario per finanziarsi. «Dopo la crisi partita dagli Usa e arrivata fino a noi, finalmente cominciamo ad avere buone speranze», commenta Federico Casetta, presidente provinciale di CNA Torino. «Il picco è stato superato e ora siamo in una fase orizzontale. Dobbiamo impegnarci al massimo per accorciare il più possibile questo momento e tornare a crescere, anche e lentamente». Si chiede quindi l’impegno degli enti locali, dai Comuni alla Provincia alla Regione, fino al Governo («Il Piano casa è fondamentale per sostenere l’edilizia», dice Casetta»). Ma si chiedono anche regole chiare: «La nuova politica industriale, oltre a rivolgersi anche ad artigiani e Pmi, deve anche porre condizioni chiare – dice il segretario provinciale Paolo Alberti-. Per esempio, sui tempi di pagamento dei fornitori. Non si possono prendere soldi dallo Stato e poi non pagare chi ha fatto parte del lavoro per te, soprattutto ora  che molte competenze sono state esternalizzate».

 

Il Giornale del Piemonte, 17 aprile 2009. CNA e lavoro - Welleness che assume: se parla martedì. E’ fissato per martedì alle 20,30 presso il salone CNA di via Millio 26 a Torino un incontro per discutere dell’andamento e della caratteristiche del mondo del lavoro e in particolare sulla domanda e sull’offerta di occupazione in un settore particolare come quello che va sotto il nome di «wellness», cioè acconciatura, estetica, benessere, fitness e sport si parlerà quindi con l’intervento di numerosi esperti delle diverse forme di inquadramento e di assunzione previste dal contratto collettivo nazionale e dai tirocini formativi.

Il Giornale del Piemonte, 1 aprile 2009. Cna Piemonte giudizio positivo sul tema sicurezza. Grazie ad alcune semplificazioni richieste dalle confederazioni artigiane e inserite dal Consiglio dei Ministri nello schema di decreto legislativo che modifica il Testo Unico, le nuove disposizioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro saranno finalmente applicabili alle piccole imprese. E’ questo il giudizio espresso dalla Cna Piemonte le novità più importanti riguardano prima di tutto la rivisitazione del sistema sanzionatorio che recependo le proposte avanzate da CNA ha visto abbassate le singole sanzioni rendendole più proporzionali alle responsabilità dei soggetti coinvolti. Positivi anche i risultati della linea critica assunta dalle confederazioni piemontesi dell’ artigianato riguardo all’obbligo di comunicazione periodica, da parte del medico competente, dei rapporti al Servizio Sanitario Nazionale nel testo del governo abrogata la periodicità di informazione a carico dei professionisti.

Il Giornale del Piemonte, 27 marzo 2009. Consentino: "Ora meno burocrazia". Meno tasse. Meno burocrazia. Se fosse così sarebbe una rivoluzione copernicana. E probabilmente lo se il disegno di legge non subirà stravolgimenti nel suo iter parlamentare. Sebastiano Consentino, presidente di CNA Piemonte è contento della svolta ma prima vuole leggere il testo uscito dalla Camera. Per adesso si beve l’avvento del federalismo come una specie di aperitivo. Ma già capace d promettere almeno sul piano normativo, lo snellimento della burocrazia, nemico numero uno – da sempre del popolo delle partite Iva. "Abbiamo sempre visto con favore l’introduzione di un sistema federalista nel nostro Paese. Secondo noi l’eccessiva burocrazia dello stato centralizzato ha costituito un freno per lo sviluppo della nostra economia. Però ci aspettiamo conseguenze positive da queste riforma dello Stato. Deve saper avvicinare il cittadino e consentire un controllo maggiore sulla qualità della spesa pubblica e della pubblica amministrazione. Deve contribuire alle semplificazione delle procedure amministrative. Ma per il numero uno di Cna questo è anche il momento per mettere mano in modo complessivo all’amministrazione della cosa pubblica al riordino del sistema delle autonomie, evitando che il trasferimento di competenze generi, come è accaduto in taluni casi finora, complicazione disfunzioni a tutto svantaggio di cittadini e imprese. "Ecco perché: "E’ importante – spiegano gli artigiani – che il federalismo fiscale si ispiri alla filosofia del titolo V della Costituzione che disegna un federalismo articolato, ma sostanzialmente solidale. Auspichiamo una riforma capace di armonizzare l’intero Paese che, agendo nei tempi opportuni, sta in grado di rilanciare l’Italia nell’alveo della competizione internazionale". Ma solo se si riuscirà a eliminare il divario tra le regioni italiane, avverte Consentino, "saremmo in grado di competere con aree europee economicamente più forti. Ci auguriamo inoltre che, nel rispetto di quel principio di "correlazione" richiamato più volte dall’ex presidente della Repubblica Luigi Einaudi, il federalismo richiami a una maggiore responsabilità tutte le amministrazioni e produca una stabilizzazione dei conti pubblici".

Il Giornale del Piemonte, 25 marzo 2009. CNA: gli artigiani danno la sveglia agli enti pubblici. Una lettera aperta agli enti pubblici locali per riportare ancora una volta sotto i riflettori la situazione paradossale in cui si trovano gli artigiani piemontesi: strozzati da una parte da un credito sempre più difficile da raggiungere e dall’altro da "parcelle che aspettano di essere saldate ormai da mesi, a lavori già ultimati in buona parte messi in conto spese proprio all’amministrazione pubblica. La missiva porta in calce la firma di Sebastiano Consentino, presidente di CNA Piemonte che, tra cifre preoccupanti per tutto il comparto e una cassa integrazione che cresce anche in questi ambiti lavorativi, prova a scuotere che sembra avere più di una responsabilità in questa situazione, politica ma anche economica. "L’attuale momento economico – spiega Consentino – è già molto difficile, ma i cittadini e le imprese non possono pagare anche le conseguenze derivanti da tensioni amministrative, dell’inefficienza della gestione pubblica e da una burocrazia esasperata". Il quadro, tuttavia, sembra chiaro: "A un credito sempre difficile da ottenere dalle banche- dice il presidente di Cna Piemonte- si associano i tanti lavori che hanno termini di pagamento talmente dilazionati nel tempo da risultare insostenibili . e di questi lavori già fatti, possiamo dire che circa il 45 per cento fa capo, direttamente o indirettamente, alla pubblica amministrazione". Eccola, dunque, la tagliola. Con effetti ancora più pericolosi causa della burocrazia: "Da Torino alla cintura, fino alla val di Susa e così via. Ci sono tantissimi Comuni che tengono bloccate licenze edilizie ormai da mesi, se non da anni. Le tengono chiuse nel cassetto anche se non ci sembrano essere motivi particolari. Tutto bloccato solo dalla burocrazia". Ed è proprio per sconfiggere le lungaggini che gli artigiani aspettano con ansia l’approvazione del Piano Casa voluto dal governo. "Con misure come quella che prevede la sola firma di un professionista, che si prende tutte le responsabilità del caso, per far partire determinati lavori, finalmente riusciremo a sbloccare interventi importanti per restituire impulso al settore , anche se questo darà fastidio a qualcuno che non potrà più rallentare l’iter con la burocrazia". "Con questo però puntualizza Consentino- non vogliamo passare a una cementificazione generalizzata, ma anzi siamo i primi a spingere per una tutela sempre vigile dei beni naturali e architettonici. Proprio per questo motivi proponiamo piuttosto un abbinamento tra i benefici del Pieno casa e un vincolo all’utilizzo delle misure più moderne per l’uso di fonti alternative e il risparmio energetico.

Il Giornale del Piemonte, 24 marzo 2009. Cogart CNA: i Confidi sono gli alleati delle imprese. La tanto dibattuta crisi finanziaria ha messo tutti gli italiani in allerta: il calo del fatturato in molti settori rappresenta un fatto reale, tuttavia i media hanno sicuramente contribuito a creare un allarme senza prendenti, Inizialmente si è temuto che la generale perdita di liquidità provocasse i collasso del sistema bancario, con la conseguente richiesta di rientro nei confronti di chi aveva preso denaro a prestito, in seguito si è arrivati ad aver paura che la concessione creditizia cadesse in picchiata. Per meglio comprendere cosa è successo all’economia mondiale e quali soluzioni hanno adottato le banche e lo stato italiano, ecco il parere di due esperti bancari. Siamo di fronte a una crisi finanziaria reale oppure si tratta di una strumentalizzazione mediatica? "L’economia è realmente debole, lo si vede dalla contrazione dei consumi e dalla mancanza di liquidità da parte degli istituti di credito. Ma la crisi finanziaria non ha generato una restrizione creditizia da parte delle banche, che sono le più attente alle garanzie che possono offrire le nuove imprese e continuano a concedere credito. I finanziamenti infatti vengono accordati in base alla stabilità e solvibilità delle aziende e all’analisi dell’andamento del settore in cui l’azienda opera, come indicato da Basilea 2. Nonostante la crisi, per esempio le banche hanno aumentato volume dei finanziamenti concessi alle aziende". Come si trova l’Italia rispetto agli altri Paesi, dentro la crisi finanziaria ? "L’Italia dal punto di vista finanziario, vive una situazione più veloce rispetto agli altri paesi. Le nostre banche sono solide, nona rischio e la cosiddetta arretratezza finanziaria del nostro Paese ha fatto si che la crisi fosse di portata minore. In Italia, per esempio, non vi è stato un alto grado di diffusione delle carte revolving. Se l’indebitamento dello stato è alto più che negli altri paesi, quello delle famiglie è sicuramente più contenuto rispetto ad altre realtà straniere". Cosa comporta il rialzo e il ribasso dei tassi delle banche centrali? "La politica monetaria delle banche centrali stabilisce il tasso di sconto che ha ripercussioni sull’andamento dei tassi interbancari. In base alla loro variazione gli istituti di credito modificano i tassi finali da pro proporre ai loro clienti. La riduzione del tasso della banca centrale dovrebbe comportare, quindi una riduzione del tasso di interesse applicato da i singoli istituti di credito, ma come ha dimostrato al manovra americana dell’azzeramento dei tassi da parte della Fed, l’obbiettivo della riduzione dei tassi è stato raggiunto solo parzialmente, a causa di una politica di prevenzione del rischio e di riduzione del prestito interbancario attuata dai singoli istituti di credito". Quali soluzioni sono state adottate o si adotteranno nel caso in cui incalzasse la crisi finanziaria? "In Italia è presente un fondo di garanzia per i depositi che copre fino a 103 mila euro per depositante, composto delle banche, dal quale attingere. Lo Stato, inoltre promette di sottoscrivere speciali obbligazioni bancarie per rafforzare il patrimonio degli istituti in crisi. Dal lato imprese lo Stato interviene nel sostegno ai confidi al fine di dare maggiore garanzie e quindi agevolare i finanziamenti alle imprese. La Regione ha in data 9 febbraio 2009 ha deliberato una dotazione di 40 milioni di euro per costituire un fondo di rassicurazione da erogare ai confidi, al fine di fornire maggiori garanzie al sistema finanziario, consentendo alle piccole e medie imprese di poter accedere più agevolmente la credito. I confidi hanno una funzione importante nel rapporto banca-impresa: la loro azione di garanzia mutualistica porta a negoziare i prestiti bancari in termini finanziari più favorevoli rispetto al mercato e ad offrire alle aziende servizi professionali di sostegno imprenditoriale". Un servizio che il Confidi Cogart Cna Piemonte fornisce alle aziende da oltre 30 anni e che, a maggior ragione in questo periodo di crisi, continuerà a svolgere.

Il Giornale del Piemonte, 7 febbraio 2009. Convegno sull’energia all’Enviroment Park. "Ambiente più energia uguale vita" e questo il titolo del convegno sull’energie rinnovabili che tiene oggi presso il centro Congressi Enviroment Park di Torino, in via Livorno 58/60 dalle 9 alle 13. L’evento è organizzato da Kairos e Lions Club con il patrocinio di Regione e Provincia e Comune e il sostegno, tra gli altri, di CNA e Sportello Energia, Protagoniste le società che hanno fatto proprio l’impegno alla produzione energia da fonti rinnovabili alla riduzione dei gas nell’ambito del protocollo di Kyoto, alla ricerca, alla promozione dello sviluppo ecosostenbile e a diffondere al cultura ambientale.

Il Giornale del Piemonte, 4 febbraio 2009. Artigiani. Appello di CNA: "Gli aiuti dell’auto a tutta la filiera". Gli artigiani chiamano il Governo ora che sul tavolo ci sono i provvedimenti a sostegno del comparto dell’automobile, una delle categorie più importanti del tessuto economico regionale chiede di far sentire a propria voce. Perché dietro la parola "auto" si nascondono una miriade di attività di piccole dimensioni che hanno contribuito all’affermazione del prodotto nostrano, ma che ora stanno soffrendo la flessione. Come se non più della casa della casa- madre Fiat. Solo in Piemonte le imprese che fanno sono più di duemila e danno lavoro ad oltre 150 mila addetti. Una porzione di questi va a comporre quella stima di circa 80 mila posti di lavoro- nell’artigianato piemontese nel suo complesso mesi a rischio dalla crisi economico-finanziaria internazionale. Le imprese sotto i 50 addetti, che trovano soprattutto nella provincia di Torino, sono circa 1200, per un occupazione che coinvolge circa 25 mila lavoratori. Sono 600 infine le imprese con meno di 15 dipendenti, per un totale di circa 5000 lavoratori. Sono questi i colori disposti sulla tavolozza della crisi, che chiedono gli interventi da parte dello Stato, ma anche degli altri enti pubblici non li trascurino. "Il 60 per cento delle imprese- ha sottolineato della CNA Piemonte, Michele Sabatino – dichiara fatturati in picchiata. C’è l’esigenza di mettere in moto risorse che ci sono". Tra i problemi che più da vicino colpiscono le aziende artigiane, c’è senza dubbio quello dell’accesso al credito, ma un peso sempre maggiore lo sta assumendo il fenomeno dei ritardi nei pagamenti. "Dai già eccessivi 120/150 giorni si è passati in questi ultimi tempi- dicono in Cna- a pagamenti a 250/ 300 giorni. Le piccole imprese vedono quindi peggiorate sistematicamente la loro liquidità, stanno erodendo il proprio patrimonio anche familiare e operano in una situazione ai limiti della sopravvivenza". Serve aiuto, dunque. E in fretta. Da un alto per sostenere quelle imprese che hanno svolto il loro lavoro, ma che non sono ancora riuscite a incassare il compenso dai clienti. Dall’altro per creare una nuova struttura del comparto auto, in grado di affrontare le nuove sfide per il futuro. "Chiediamo il potenziamento di politiche di sviluppo e di promozione focalizzate sulle medie imprese- dicono da CNA Piemonte – che sappiano coinvolgere l’intera filiera dell’auto per stimolare una riorganizzazione del settore finalizzata a limitare la delocalizzazione, aumentare la qualità delle produzioni e mantenere nel nostro Paese gli stabilimenti". "In questo senso- sottolinea il presidente di CNA Piemonte, Sebastiano Consentino- i provvedimenti a sostegno del mercato devono essere assunti a livello nazionale e rivolti all’intero settore, indotto compreso" anche dell’associazione degli artigiani, infine viene sostenuta l’idea di candidare il Piemonte "come se de naturale permanente di un tavolo istituzionale di lavoro e confronto a diversi livelli, per definire gli strumenti per affrontare la crisi".

Il Giornale del Piemonte, 31 gennaio 2009. Dal ghiaccio nasce il vino dei monti. CNA Torino e CNA Commercio, in collaborazione con l’associazione Donna Sommelier Europa e la ditta Bernard &C liquori a base di erbe alpine: dal 1902, hanno arricchito la stagione invernale del Sestriere con un evento dedicato agli Icewine e gli amari di montagna. Le degustazioni erano guidate Maria Luisa Alberico, direttore Donna Sommelier, ideatrice e promotrice del vino del ghiaccio" prodotto sperimentalmente a Chiomonte nel gennaio 2006 e oggi imbottigliato da tre aziende dell’Alta Valle di Susa. L’evento ha ottenuto il patrocinio della Città del Sestriere e della Camera di commercio di Torino. I partecipanti hanno potuto apprezzare i "vini del ghiaccio", dalla Val di Susa proposta in abbinamento ai gofri della Val Chisone gentilmente offerti dall’impresa "Io mangio gofri" di "Roure per coinvolgere totalmente i nostri sensi". Non sono mancate le degustazioni del San Sebastiano di Chiomonte, guidate da Maria Luisa Alberico, e di amari prodotti dalla storica azienda Bernard di Pomaretto che dal 1902 produce liquori attraverso il procedimento naturale della macerazione a freddo delle erbe alpine, senza l’aggiunta di aromi. Enrico Bernard ha presentato in particolare il prodotto di punta della sua azienda, l’elisir Barathier. L’azienda è stata nuovamente insignita quest’anno del prestigioso del Maestro del Gusto al salone del Gusto di Torino. Nel panorama dei vini passiti gli Icewine, i vini del ghiaccio, meritano un posto del tutto particolare. Per realizzarli si deve attendere che le uve siano avvolte dal ghiaccio, quindi raccoglierle, dopo che sono state sulla vita oltre la loro maturazione ottimale. Una volta raccolte, le uve sono pigiate delicatamente per estrarne solo il succo, che è molto denso. Questo perché il ghiaccio, che avvolge gli acini, ha creato dei piccoli forellini sulla buccia, dai quali evapora, durante il giorno, l’acqua del chicco. Gli Icewine sono rarissimi e realizzati solo quando ci sono le dovute condizioni atmosferiche. Si apprezzano in Austria, in Germania, in Canada e in Italia. "Nell’intento di valorizzare i prodotti della montagna, il vino, che storicamente rappresenta una tipica produzione delle vallate- spiega Giovanni Genovesio, presidente di CNA Commercio, promotrice dall’iniziativa-si sta riscoprendo quale emblema del territorio simbolo della resistenza allo spopolamento, eco di una cultura che ha radice antiche. Se trattati con tecniche appropriate anche in alta montagna i vini possono, e ciò sta già avvenendo, diventare una risorsa importante dell’agricoltura montana, da utilizzare come complemento nell’offerta turistica ed enogastronomica delle nostre valli che si concretizza attraverso l’offerta di prodotti locali, dal prodotto tradizionale ai più raffinati vini del ghiaccio".

Il Giornale del Piemonte, 17 gennaio 2009. Eccellenze in rosa a confronto. "Le eccellenze femminili" dell’economia piemontese si confrontano. Appuntamento questa mattina nella sala conferenze della Regione di corso Stati Uniti. Il convegno "Eccellenze al femminile" non si limita all’analisi dell’impresa in rosa, ma consiste in un moneto di riflessione sull’importanza crescente che il pensiero femminile svolge all’ interno della società economica in un contesto territoriale complesso fortemente dinamico e mutevole, il convegno si pone l’obbiettivo di sottolineare il ruolo sempre più determinante della donna in ogni ambito dall’imprenditoria alla ricerca, dalla politica all’arte, dal giornalismo alla saggistica, senza dimenticare il ruolo essenziale che da sempre svolge nell’abito familiare. Tra i relatori donne italiane che a livello nazionale e internazionale si sono messe in luce apportando un contributo nella ricerca e nell’innovazione. Il Convegno è promosso da Lions Club Torino Cittadella con la collaborazione di CNA Impresa donna, Torino e Api Donna. Dalla tavola rotonda potrebbero essere individuate politiche tipicamente femminili da applicare universalmente nelle aziende.

Il Giornale del Piemonte, 14 gennaio 2009. Artigianato in ripresa. Col nuovo Testo unico più forza alle imprese. [CNA Piemonte - Il Presidente Sebastiano Consentino, punta su formazione continua e innovazione]. Con l’approvazione in Consiglio regionale del "Testo Unico in materia di artigianato". Il Piemonte ha recepito l’invito del governo a snellire i processi burocratici e facilitare l’impresa. Del resto i numeri parlano chiaro a livello regionale si contano oltre 135 mila imprese, ovvero un terzo del totale e occupano 303 mila addetti, circa il 16% dei lavoratori. Basti pensare che l’artigianato incide sul Pil regionale per circa il 12 per cento del totale. La riforma della normativa del 1997 che regolava il comparto è il risultato di due anni di concertazione con le associazioni di categoria. Oltre a ciò, la legge propone precisi criteri di valutazione e dando maggiore spazio a sistemi di monitoraggio che legano più fattori con l’obbiettivo di dar vita a politiche di promozione e sviluppo. Il contributo dell’economia piemontese dato dalle imprese artigiane è articolato in tutte le filiere produttive. Inoltre, le Pmi assorbono le quasi totalità degli apprendisti, ai quali è affidato il futuro della produttività subalpina. "In quest’ottica – continua il presidente bisogna facilitare l’accesso al credito con le pratiche più veloci. Per quanto riguarda invece i futuri artigiani dobbiamo preservare i comparti più fragili lavorando sulla formazione continua e sull’innovazione. "Penso ad esempio ad esempio ai restauratori lignei e agli orafi. Tra le novità del Testo unico spicca l’introduzione della comunicazione unica per l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane, l’istituzione di un monitoraggio qualitativo e quantitativo degli interventi attuati dalla Regione e di un sistema di verifica del mantenimento dei requisiti richiesti per le imprese che hanno ottenuto il marchio di "Eccellenza artigiana" o il titolo di "Maestro artigiano". "La capacità competitiva dell’economia piemontese rappresenta un obbiettivo centrale a tutti i livelli istituzionali, sia nazionale che regionale continua il rappresentate degli artigiani- benché le competenze regionali in materia si ano significative. La spada di Damocle sull’artigianato sono i termini di pagamento spesso troppo lunghi e a volte disattesi sia nei confronti privati sia nel settore pubblico". Altro aspetto importante è la governance, cioè la possibilità delle associazioni di partecipare ai diversi livelli di governo della materia. "Se almeno la Regione potesse tagliare i tempi di pagamento per le forniture nella pubblica sanità rilancia Consentino – i problemi di molti artigiani di questa filiera sarebbero quasi risolti, nonostante la crisi economica. Dalla Regione sono arrivate rassicurazioni speriamo non restino belle parole".

 
 
 
 
 
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