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Home > Comunicazione > Rassegna stampa > Anno 2009 - La Stampa
 
Anno 2009 - La Stampa
 

La Stampa, 4 dicembre, 2009. “Design e sfilate di moda a Palazzo Bricherasio”. «Ci fermiamo qui, orgogliosi di aver reso Torino più bella». Appena pochi giorni fa, con una pagina pubblicitaria elegante e malinconica, Alberto Alessio, patron della Fondazione Bricherasio, annunciava in questo modo la chiusura espositiva dopo 15 anni, 120 mostre organizzate e due milioni di visitatori nello storico edificio di via Lagrange. La storia, sembra destinata a non finire qui. Palazzo Bricherasio infatti, potrebbe rinascere e diventare una «Casa dell’Architettura e del Design» sul modello di analoghe realtà europee. A condurre, proprio in queste ore le trattative con Alessio per l’affitto annuale degli oltre duemila metri quadri delle sale espositive, è Riccardo Bedrone, presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Torino. L’Ordine guida una cordata formata da enti pubblici e soggettivi interessati all’ operazione. Ne hanno fatto parte, tra gli altri: la Regione, il Comune, il Politecnico e la Camera di commercio. E poi gli artigiani (Cna e Confartigianato). L’Adi (Associazione per il Design industriale), il Collegio costruttori edili di Torino con in prima fila alcune importanti imprese (De-Ga spa) società di servizi culturali aderenti alle Compagnie delle Opere (Copat e Consorzio Beni Culturali Italia, quest’ultimo specializzato in eventi e mostre). Sono sono della partita pure alcune case editrici milanesi, attive nel settore del design. «L’idea - spiega Bedrone è quella di creare uno spazio dedicato a mostre, convegni, seminari, incontri con autori il tutto riferito al tema dell’architettura, del design e dell’innovazione». Qualche esempio?«Gli artigiani e le imprese- prosegue Bedrone potrebbero utilizzare alcune sale per presentare le loro eccellenze, i prodotti più innovativi le istituzioni avrebbero un luogo consono per illustrare al pubblico i progetti di trasformazione urbana della città, senza contare che Torino non ha mai avuto un vero ambito deputato alle sfilate, all’alta moda, un settore affine al design: molti gradi stilisti penso a Gianfranco Ferrè o Roberto Capucci nascevano come architetti…». Nel pacchetto di idee sono incluse anche una libreria specializzata, spazi in cui acquistare oggetti di design a prezzi accessibili e una caffetteria. E poi un’area dell’edificio nella quale trasferire la sede stessa dell’Ordine. «Non ci dispiacerebbe che questa “Casa” divenisse un punto di riferimento, magari perché no, perfino un luogo alla moda. Un posto dove consumare un aperitivo, e visitare faccio per dire una mostra sui grattacieli di Dubai. Vedremo». Già perché occorre considerare il capitolo costi. «Secondo le prime approssimative stime- ragiona Bedrone, tra spese di programmazione, personale e affitto (300 mila euro annuali, secondo alcune indiscrezioni, ndr) il tutto dovrebbe costare un milione di euro l’anno. Almeno all’inizio. Soldi che potrebbero arrivare giusto dalla pattuglia di enti e imprese coinvolti nell’operazione. «I segnali sono incoraggianti, stiamo mettendo a punto un protocollo d’intesa», chiarisce ancora Bedrone. L’idea della «Casa» è piaciuta anche all’assessore alla Cultura del Comune, Fiorenzo Alfieri: «Sarebbe la soluzione ideale anche perché consentirebbe di non snaturare la vocazione di palazzo Bricherasio». Dal canto suo il patron Alessio conferma le trattative ma per ora non spinge più in là: «E’ un progetto bello e ambizioso, diciamo che è una delle possibilità in campo per il futuro. Insomma ci stiamo lavorando».

 

La Stampa, 4 dicembre 2009. L’artigianato diventa arte. Show nel castello di Susa. Fino al 10 gennaio lo storico Castello della Contessa Adelaide di Susa farà da cornice ad «Arte e artigiani», la mostra – mercato dedicata al «made in valle di Susa e Sangone». Organizzata dal Cna Torino. Giunto alla 7 edizione, l’evento ha come obbiettivo la valorizzazione dell’artigianato de territorio: una vera e propria vetrina d’altissimo profilo, dei prodotti locali, messi in relazione, con imprenditori, creativi e designer di tutta la provincia di Torino. Il tutto in una location d’eccezione , «appena restaurata, che da più di mille anni accompagna la storia, della città così come l’arte e l’artigianato, spesso considerati appartenenti ad ambiti diversi, ma che per secoli hanno camminato strettamente intrecciati», ricorda il sindaco di Susa Gemma Amprino. Che aggiunge: «Si tratta di una buona occasione per riflettere sulle capacità degli uomini, in un luogo dove il genio dell’artista incontra l’eccellenza artigiana». Questa edizione – realizzata con la collaborazione di Comune, Comunità montana, Regione Provincia e Camera di Commercio di Torino – sia articolerà in quattro diversi percorsi tematici di visita: la moda tra arte e design e la qualità oltre la griffe: il legno e il settore del legno- arredo nella produzione artigianale o seriale d’alta qualità; l’arte del restauro e dell’artigianato artistico e il gusto e la golosità delle valli. Collegate alle sezioni, anche quattro giornate di workshop (la prima domani mattina dalle 9.30 sulla filiera della moda, su prenotazione allo 011.46.17.652) e diversi laboratori del gusto, a partire da martedi prossimo. Per tutta la durata della manifestazione, poi l’associazione Amici del Castello organizzerà numerose visite guidate speciali delle città di Susa e dei suoi antichi resti romani (maggiori info al 338.49.51.954). L’inaugurazione è in programma domani alle 10. La mostra rimarrà aperta, fino al 10 gennaio, tutti i sabati e le domeniche dalle 10 alle 18, incluse le festività dell’8 dicembre e del 6 gennaio, e tutto i venerdì, su appuntamento, ma solo per i gruppi. Ingresso libero. Programma completo sul sito www.cna-to.it

 

La Stampa, 26 novembre 2009. L’addio alla plastica. Maximulte a chi dà i sacchetti fuorilegge. Firmato il protocollo in Comune. Un piano in due tappe per eliminare gradualmente gli «shopper» non biodegrabili le comuni borse in plastica, ad uso alimentare, e guadagnare a Torino il ruolo di prima della classe sul fronte ambientale. Terminata la seconda fase, cominceranno a fioccare le multe: bastone e carota. Conto alla rovescia per i tradizionali sacchetti in polietilene, quelli con il manico «a canottiera», che impestano l’ambiente in tutto il ciclo della loro lunghissima vita: dalla produzione alla sopravvivenza sotto forma di rifiuto. Torino, con un anno di anticipo rispetto alla proroga chiesta a Bruxelles dal governo Italiano (ne dubitavate?) intende rispettare la direttiva europea che dal primo gennaio 2010 vieta la produzione e la commercializzazione dei sacchetti figli del consumismo più becero. Ieri gli assessori Roberto Tricarico (Ambiente) e  Allessandro Altamura (Commercio) hanno firmato il protocollo d’intesa con le associazioni di categoria del commercio: ambulanti compresi. Dall’altra parte del tavolo, i rappresentanti di Api, Federdistribuzione, Coop, Cna, Fiva, Fivag, Asiap. Obbiettivo: puntare sui sacchetti in «mater-bi», biodegrabili in sei mesi dalla data di produzione, e sulle borse di cotone riutilizzabili. Come spiega Tricarico, polemico rispetto alla proroga chiesta dal governo, la decisione rimandata a motivazioni diverse: ridurre il carico ambientale provocato dai sacchetti di plastica, anche in termini di pulizia della città e quindi di decoro urbano; prepararsi alla chiusura della discarica di Basse di Stura (31 dicembre 2009); migliorare il processo di compostaggio dell’impianto Amiat di Borgaro. Il punto non è il «se» e il «quando», ma il «come». La prima fase, fino al 31 marzo 2010 prevede una campagna di sensibilizzazione basata su campagna informative e iniziative promozionali. È il caso delle eco-borse (in carta o in tela), distribuite da Regione, e Amiat durante la «Settimana Europea del riciclo». Qualcuno ha già deciso di lanciare il cuore oltre l’ostacolo - pardon il sacchetto - distinguendosi per virtuosismo. La «L’Asino D’oro» in via Carlo Alberto, per dire da gennaio non consegnerà più buste di nessun tipo. Dal 2 aprile salvo esaurimento delle scorte il comune vieterà agli esercizi commerciali, artigianali e di somministrazione di alimenti e bevande la distribuzione dei sacchetti non biodegradabili. Il discorso, precisa Altamura, vale anche per i produttori agricoli che praticano la vendita la dettaglio dei mercati cittadini. Esclusi, per ora i sacchetti utilizzati per le altre categorie produttive: calzaturifici abbigliamento etc. La presenza dell’assessore all’Ambiente Roberto Ronco alla firma del protocollo certifica la volontà della provincia di applicare lo stesso modello dei principali Comuni del Torinese, ampliando la portata dell’iniziativa. Con la fine delle scorte termineranno anche gli alibi e la tolleranza. La polizia municipale modificherà il regolamento di polizia urbana prevedendo una sanzione ad hoc per continuare a distribuire sacchetti fuorilegge: l’importo, in linea con quello applicato  a chi non pratica la raccolta differenziata o abbandona per strada i rifiuti ingombranti, potrebbe viaggiare sui 100-200 euro. Tutto sta a vedere se i controlli scatteranno davvero, oppure se, come accade per gli altri «resti ambientali», il giro di vite si tradurrà in un fuoco di paglia. Chi pagherà pegno non sarà il produttore dei sacchetti, e nemmeno il consumatore finale, ma il distributore. Il fronte dei produttori, alle prese con la riconversione delle apparecchiature in vista della scadenza nazionale del 2011, si tiene allineato e coperto, anche così, non mancano mugugni, rigorosamente anonimi, di alcune imprese preoccupate dal calo degli ordini (l’iniziativa del Comune era stata preannuciata a luglio) in anticipo rispetto al previsto.

 

La Stampa, 26 novembre 2009. Restructura punta alla sicurezza. Sostenibilità ambientale e sicurezza. Sono i due temi che vengono sviluppati all’ interno di «Restructura», da oggi a Domenica al Lingotto Fiere, Aperta anche al pubblico la quattro giorni dell’edilizia riaccende il dibattito sulla sicurezza nei cantieri. Se ne parla stamane (ore 10,30) nel convegno inaugurale: presentato un nuovo strumento per la prevenzione degli infortuni («La valutazione dei rischi nel settore delle costruzioni») che tiene conto delle ultime modifiche apportate al Testo Unico per la sicurezza e destinato a diventare modello di riferimento su scala nazionale: consentirà di effettuare una valutazione corretta e completa di tutti i rischi possibili a cui va incontro il personale impegnato nei lavori. In materia di progettazione, costruzione e ristrutturazione, ma anche di bilancio energetico certificazione norme fiscali sono a disposizione dieci sportelli di consulenza gratuiti gestiti dai Giovani Architetti Torino, Cna, Confartigianato, CasArtigiani, Anaci. Ogni pomeriggio gli specialisti offrono «istruzioni per l’uso» si prenota su www.restructura.com. Orari: oggi 10-20; domani 10-22, sabato e domenica 10-20. Ingresso 9 euro, 7 euro i ridotti. Gratuito per gli operatori professionali muniti d’invito.

 

La Stampa, 24 novembre 2009. Gli artigiani “Daremo voce anche all’industria”. La Cna ha fatto il grande passo: rappresenterà anche la piccola industria. Una scelta obbligata spiegano presidente e segretario Daniele Vaccarino e Paolo Alberti, perché ormai tra le 12.600 aziende iscritte le piccole in prevalenza da 10 a 50 addetti sono la bellezza di 1200. per questa ragione è stata fondata Cna Piccola Industria, di cui è presidente Rosa Maria Polidori che pochi mesi fa era nell’Api dove è stata anche vice presidente nazionale di Unionmeccanica. Dice: «Quelle imprese possono essere rappresentate con efficacia solo da noi perché nella Cna non ci sono grandi aziende. Noi non abbiamo conflitti interni». E spiega «Faccio un esempio: tra i problemi più gravi in questa crisi c’è il ritardo nei pagamenti. Ebbene solo il 2% dei nostri associati aspetta soldi dalla pubblica amministrazione, tutti gli altri da aziende più grandi di cui sono fornitori. Come si fa a rappresentare chi paga in ritardo e chi aspetta facendo da banca ai medio grandi? E evidente che non si può rappresentare tutto e tutti». Il nuovo settore della Cna - che ritiene di essere destinato a una veloce crescita che pare si possa avvantaggiare dal passaggio di aziende dell’Api - raccogli anche tutte quelle imprese che sono nate artigiane e poi sono cresciute. Lo dice Bruno Scanferla: «Non sono più un artigiano, ma sono rimasto qui . Perché non sono andato all’Api? Perché mi sentivo meglio rappresentato qui». E Polidori aggiunge: «I piccoli continuano a essere considerati un anomalia, una debolezza del Paese e non una risorsa; non si considera ad esempio, che il danno sociale della chiusura di cento piccole imprese è superiore a quello della crisi di una grande fabbrica». La Cna ha anche presentato l’indagine trimestrale. I dati confermano che circa il 4% delle è a rischio chiusura. I fatturati sono calati per il 42%  degli interpellati, un dato leggermente migliore rispetto a inizio anno quando era il 57%.

 

La Stampa, 10 novembre 2009. Sos artigiani: spariscono 6 mila imprese. Sei mila imprese artigiane piemontesi potrebbero chiudere e lasciare a casa almeno 50 mila dipendenti. La stima è della Cna che da mesi denuncia la difficoltà crescente che le aziende vivono nella recessione. E’ netto il presidente della Cna, Francesco Cudia: «Se si continuerà con la politica dei soli annunci, il superamento della crisi si allontanerà nel tempo e il numero delle imprese in difficoltà aumenterà vertiginosamente, fino a determinare in Piemonte la chiusura di migliaia di attività». Almeno 3 mila di quelle cessazioni potrebbero avvenire in provincia di Torino e interessare i settori dell’edilizia del trasporto e della manifattura. Reggono con meno fatica i servizi alle persone e l’alimentare. Michele Sabatino, segretario della Cna racconta che un mix di cause sta uccidendo le imprese artigiane: «Naturalmente c’è il crollo degli ordini, ma a questo si somma la spaventosa mancanza di liquidità l’insufficiente accesso al credito e la tassazione che è aumentata». Spiega: «Da adesso a fine imprese in difficoltà dovranno pagare oltre a fornitori e spese generali, tredicesime e acconto di imposta su redditi che non hanno avuto, ma che sono stabiliti dagli studi di settore. Come possono farcela?». E insinua una possibilità: «Molte chiuderanno e questa è già una tragedia. Ma temiamo un fenomeno di riapertura in nero. Così chi resiste con le unghie e con i denti rischia di trovarsi a combattere la sleale concorrenza di chi si è inabissato». Le chiusure annunciate sono una realtà nuova. Giuseppe Fiorenza che si occupa di artigianato in Regione non ha dubbi: «Di solito nelle crisi come nell’ultima Fiat l’artigianato regge meglio delle altre aziende. E anzi in questo settore arriva spesso chi lascia l’azienda e si mette in proprio. Infatti da almeno 10-12 anni. Il comparto cresce costantemente». Ma non è più così. Fiorenza: «In questa crisi l’artigianato non è più una valvola di sfogo e per la prima volta si annunciano chiusure. Nella indagine trimestrale del nostro Osservatorio il 4.4% delle imprese annuncia che chiuderà per reagire alla crisi». Un’indagine che dimostra materialmente la difficoltà visto che il 23% dichiara pur di lavorare è disposto anche ad aspettare i pagamenti, un altro 22 che deve ridurre l’attività, il 15 che non sa come reggere, il 6 che taglia i dipendenti, il 9 che non farà investimenti, il 12 che riduce i prezzi e la pubblicità. Di fronte a questo panorama la Cna reagisce con una serie di proposte. Michele Sabatino ripete la ricetta: «Utilizzare subito quella se pur scarsa disponibilità finanziaria consentita dalla pesante situazione di indebitamento del Paese: bisogna varare provvedimenti di rilancio della domanda interna. Quindi serve intervenire sulla riduzione delle imposte alle imprese e alle famiglie affinchè quest’ultime possano riprendere i consumi».La parola d’ordine è alleggerire il carico fiscale delle imprese: «Il governo ha proposto proprio nel corso dell’assemblea elettiva della Cna Nazionale, una riduzione dell’Irap. Si tratta di un’imposta che consideriamo iniqua fin dal suo nascere. La legge finanziaria avrebbe dovuto secondo le affermazioni del Consiglio, mettere mano a questa azione, ma oggi è lo stesso a smentire queste promesse. Siamo sinceramente stupiti». E dettaglia: «Riteniamo che un taglio dell’Irap vada compiuto subito, magari in misura contenuta. Anche con un miliardo si possono ridurre le imposte delle imprese con meno 15 addetti: Piemonte significherebbe aiutare 6 mila imprese. Occorrerebbe, ad esempio, agire sulla franchigia Iran elevandola dagli attuali 9500 euro ad almeno 30 mila euro».

 

La Stampa, 29 ottobre 2009. Moncalieri è tutta jazz. Da dodici anni è jazz, a Moncalieri, con la rassegna che da questo week end e per due settimane ospita in giro per tutta la città gli strumenti e le voci della musica nera internazionale. Un fiore all’occhiello tutto piemontese , ma con i più prestigiosi ospiti stranieri, da Francesco Cafiso, giovane ed apprezzato sassofonista d’eccezione alla cerimonia d’insediamento di Obama alla Casa Bianca, al trombettista orbassanese Fabrizio Bosso in un duo per «Musiche da Film in Jazz» diretto da Giancarlo Gazzani ed accompagnato dall’Orchestra  Rai (domenica 15 novembre, alle 21, all’Auditorium Toscanini a Torino). Voce nostrana ma  ormai star internazionale è Roberto Gambarini, della Dizzy Gillespie All Stars, di scena alle Fonderie Limone venerdì 13 alle 21, durante la seconda delle quattro serate di punta della rassegna: la prima giovedì 12, con un omaggio a De Andrè (con Alessandro De Piscopo e Luciano Milanese), a seguire, sabato 14, un ricordo in musica dei quattro padri fondatori del genere, Miles Davis, Charles Mingus, Ornette Coleman e Dave Brubeck in quel 1959 che cambiò il jazz (con i Quintorigo e I Rosario Giuliani Quartet). Ma il «Moncalieri Jazz Festival». Propone anche un programma per le scuole dal 9 all’11, con l’esecuzione dal vivo delle colonne sonore Jazz che hanno siglato i grandi cartoni animati Disney. E poi un ricco calendario trasversale che coinvolge dagli anziani dell’Unitre al pubblico generico durante le serate da mercoledì 4 a domenica 8, giorno del concorso per giovani talenti in memoria del musicista  Maurizio Lama. L’inaugurazione è in grande stile, in questo sabato, dalle 17 alle 24, con la «Notte Nera del Jazz»: oltre 200 musicisti, a spasso per la città e nei punti aperitivo per le vie del centro. Riscalderanno l’atmosfera prima del concerto di Piazza Vittorio, alle 20.30. Un appuntamento che l’anno passato ha fatto registrare una fiumana di oltre 15 mila persone. «Da questa città sono passati nomi che contano – dice il maestro Ugo Viola, direttore generale  della manifestazione – da Miriam Makeba al mito della tromba, lo statunitense Dizzy Gillespie. E in tempi più recenti due nomi per tutti: Dee Dee Bridgewater a Dave Brubeck. Primati che intendiamo mantenere anche quest’anno in cui fondi scarseggiano». L povertà aguzza l’ingegno. Anche perché con poco più di 150 mila euro tra fondi pubblici ed una grande partecipazione dei piccoli e grandi negozi della città, oltre alla Can si tiene vivo un appuntamento secondo solo all’Umbria Festival Jazz.

 

La Stampa, 28 ottobre 2009. Diesel Euro 2 il divieto fantasma spacca i Comuni. C’è soltanto una cosa peggiore di un divieto: l’assenza di una informazione chiara sulla sua applicazione. A maggior ragione se si considera che, sulla base di quel divieto bisogno pianificare scelte impegnative sotto il profilo economico. Mettetevi nei panni di chi possiede un veicolo Euro 2 diesel. Immatricolato da oltre 10 anni. L’anno scorso, di questi tempi, aveva appreso che stante la necessità di contenere le emissioni. Il mezzo usato a titolo personale o per lavoro sarebbe stato bandito. Dalla circolazione 11 ore al giorno a Torino e nei Comuni della Cintura: 9 ore divise in due tranche che si tratta di un veicolo adibito al trasporto merci. Alle fine non se ne fece nulla: su proposta del Comune di Torino, preoccupato dall’impatto della crisi economica sui conti delle famiglie, tutto venne rinviato di un anno. Ora ci risiamo. Il 14 settembre, la Provincia, dopo aver riunito il tavolo di coordinamento sulla quale dell’aria con i Comuni interessati dalle misure anti-smog, annunciò che da ottobre le amministrazioni in questione «limiteranno la circolazione sui loro territori ai veicoli Euro2 diesel immatricolati da più di 10 anni e prima del 31 dicembre 1999». Le fasce orarie sono rimaste le stesse. Siamo quasi a novembre ma il divieto non è mai scattato, i vigili urbani hanno atteso invano l’arrivo dell’ordinanza. Sul sito di Palazzo civico – che rimanda a quello della Provincia – viene ribadita l’entrata in vigore «a partire dal mese di ottobre», salvo precisare che «la data di avvio è ancora in fase di definizione»: con buona pace di chi deve decidere come regolarsi. Mentre  i proprietari dei veicoli Euro O benzina  Ed Euro0 – Euro- Euro1 diesel, off limits da novembre 2007, si domandano perché il prezzo della qualità dell’aria debbano pagarlo soltanto loro. A congelare il divieto sono essenzialmente due fattori: l’insofferenza di alcuni Comuni e la levata di scudi delle associazioni di categoria. Sul primo fronte, Nichelino Chivasso e Orbassano hanno già comunicato che per una serie di ragioni non intendono applicare lo stop. Le associazioni hanno chiesto alla Provincia una pausa di riflessione. Oggi l’assessore Roberto Ronco  (Ambiente), non insensibile ai loro appunti, ha convocato Api, Cna Ascom, Fai Aparc-Usarci, Ance. Obbiettivo: arrivare a un testo di ordinanza che ne faciliti l’applicazione». Sul fronte politico tutti chiedono tutto: parecchie le mozioni discusse ieri in Consiglio provinciale. Quella presentata dal Pdl (Porchietto, Bonino), sostenuta dalla Lega, chiedeva di rinviare lo stop di un anno, la mozione del Pd ( primo firmatario Lubatti) approvata con il sostegno degli altri partiti di maggioranza, chiede il posticipo del divieto a inizio 2010. L’entrata in vigore dovrà essere legata a incentivi per il rinnovo del parco auto da parte del Governo, a eventuali contributi regionali e al potenziamento del trasporto pubblico nell’area metropolitana. Staremo a vedere.

 

La Stampa, 21 ottobre 2009. Artigiano: nei ragazzi non c’è più passione. L’iter burocratico per chi vuole aprire un azienda artigianale è meno complesso e lento rispetto ad altri settori. «I tempi sono rapidi, anche se la presenza di una settantina di categorie al nostro interno – da parrucchiere a ch prepara marmellate, dal marmista al carrozziere – rendono eterogeneo il percorso burocratico. Comunque sottolinea, Mauro Prot, responsabile del Cna del Pinerolese- per i casi in cui non è richiesto ne praticantato ne formazione. Nell’arco di una ventina di giorni in teoria si potrebbe aprire bottega». Lo scoglio è economico. «Chi vuole aprire un’attività deve avere una capacità di auto finanziamento elevato, altrimenti diventa tutto molto più arduo». Una prima risposta da parte dell’associazione di categoria per far fronte alla rigidità bancaria e la costituzione delle cooperative di garanzia, «strutture nate per offrire ai giovani con buoni progetti garanzie sostitutive a quelle personali». Nonostante tutto il numero di chi decide di aprire un’attività artigianale non varia rispetto al passato- Quello manca nei giovani è la passione profonda. Oggi riflette il responsabile Cna- i ragazzi si rivolgono al mondo del lavoro autonomo in alternativa a un lavoro dipendente che non arriva. Per loro è una scelta quasi obbligata». Quindi si mettono insieme le liquidazioni di papà e mamma e ci si orienta sul settore che fino a un giorno prima era solo un hobby, oppure un ‘attività “in nero”E così giovani che hanno fatto i camerieri aprono bar, anche se tra le due cose c’è un abisso. «Ciò porta a non esprimere inventiva, genialità ad una scarsa professionalità e, infine ad una moria elevata dopo il primo anno». Rispetto al passato occorre prestare attenzione a molti aspetti, «purtroppo-conclude Mauro – occorre essere prima imprenditore e poi artigiano».

 

La Stampa, 21 ottobre 2009. Un miliardo per sostenere le imprese artigiane. Ammontano a circa un miliardo di euro i finanziamenti che Intesa Sanpaolo destinerà alle imprese artigiane e del terziario piemontesi. L’accordo, che a livello nazionale ha un plafon da sei miliardi, è stato, è stato presentato ieri a Torino da gruppo bancario insieme a Confartigianato, Cna, Casartigiani e Confcommercio. L’obiettivo è recuperare le aziende a recuperare solidità e fiducia attraverso interventi finanziari mirati e processi operativi semplificati per la concessione de credito in sede di delibera accelerando i tempi di risposta. L’intesa prevede la moratoria su mutui e laeasing. Il rinvio delle scadenze a breve termine e misure per la ricapitalizzazione delle imprese. «L’artigianato e il commercio – ha commentato Adriano Maestri, direttore della Direzione Regionale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta di Intesa Sanpaolo- sono settori vitali e decisivi per l’economia nazionale. Alla crisi che tutti conosciamo la Banca dei Territori d’Intesa-Sanpaolo risponde ancora una volta con iniziative concrete ». «La grave situazione di crisi- ha dichiarato Silvano Berna, segretario regionale di Confartigianato, a nome anche di Cna e Casartigiani - sottopone le imprese artigiane e commerciali ad uno stress finanziario senza precedenti, causato da carenza di ordini e da ritardi nei pagamenti di privati e pubblica amministrazione». Come spiega Renato Viale, presidente di Confcommercio Piemonte, «l’accordo rappresenta un ‘importante opportunità per la tenuta complessiva del sistema delle piccole e medie imprese del terziario piemontese.

 

La Stampa, 17 ottobre 2009. Sconto nell’ultima mezz’ora. Arriva la spesa last minute. Dalla sette alle sette e mezza di sera. Trenta minuti prima della chiusura dei negozi, gli ultimi della giornata, quelli in cui di solito ci si affretta per le ultime commissioni. Una mezz’ora appenda sfruttare al massimo, perché da lunedì prossimo si parte con la spesa last minute. Per ora un progetto sperimentale di Cna Commercio, che potrebbe diventare un’arma in più contro la crisi. I negozi che aderiscono all’iniziativa, e che esporranno una locandina, venderanno alimenti freschi o deperibili a prezzi scontati. Pane, latte, frutta e verdura, carne, pesce e surgelati, scatolette, prodotti di gastronomia, dolci saranno venduti, ogni sera prima della chiusura dei negozi, con sconti che arriveranno fino al 30% . L’iniziativa contro il carovita, avrà effetti positivi, non solo per consumatori, assicura Can; ma anche per i commercianti.

 

La Stampa, 15 ottobre 2009.Piobesi ora si tratta ma i quattro continuano lo sciopero della fame. «Mi raccomando adesso mangiate dice il presidente della Regione, Mercedes Bresso, salutando la delegazione di imprenditori al termine di due ore di riunione a porte chiuse. Al tavolo tecnico «salva aziende», istituito in risposta alle proteste esplose nella ditta Grande di Piobesi Torinese, hanno preso parte l’assessore all’Industria  Andrea Bairati, il vicepresidente Paolo Peveraro, il responsabile della direzione industria Giuseppe Benedetto, e il presidente di Finpiemonte, Mario Calderini. All’ altro lato del tavolo, due degli imprenditori in sciopero della fame da venerdì scorso Ezio Raselli e Fausto Grosso; Cinzia Merlo, in rappresentanza del movimento spontaneo «impresecheresistono»; il presidente dell’associazione di consulenti aziendali, Arca Luca Matteja. «L’incontro con Bairati e Peveraro – è un primo passo non la soluzione ai nostri problemi, abbiamo chiesto provvedimenti urgenti, loro hanno presentato alcune proposte. A fine mese ci incontreremo per verificare l’attuazione degli impegni». La riunione è stata aggiornata al 29 ottobre. Nel frattempo la regione lavorerà su alcune delibere di portata «strutturale» già adottate o in fase di discussione. Quattro i punti al centro delle trattative. Primo: facilitare il fondo di garanzia del credito per le Pmi. Secondo: sbloccare i fondi di ricollocazione delle imprese rischio alluvione. Terzo: congelare la restituzione dei mutui agevolati per incrementare la disponibilità di liquidità. Quarto: modificare la soglia d’accesso al bando per il finanziamento dei progetti di innovazione, dove sono disponibili 70 milioni di euro. A giudizio dell’assessore Bairati, la riunione di ieri è stata «proficua e concreta». Due esempi? «In questo momento di difficoltà creditizia- spiega il fondo di garanzia del credito alle Pmi che abbiamo costituito distribuendo i rischi tra i privati, pubblico e banche e soggetto a un regolamento troppo rigido che rende strumento poco appetibile per le imprese. Allo stesso tempo, come già detto ad altri artigiani, la soglia di 250 mila euro del bando sull’innovazione, andrebbe abbassata. Ecco, su questi fronti ci siamo impegnati a portare delle correzioni». Come rispondono gli imprenditori? «Lo sciopero della fame continua. Almeno per 24 ore, decideremo sul da farsi ribatte Luca Peotta, portavoce di «Impresecheresistono», di ritorno da Roma. La lotta delle imprese, infatti, si gioca su più piani, non solo a Torino. Coinvolge il problema degli studi di settore, le regole sulla certezza dei pagamenti tra aziende, lo sbarramento dell’Iva per cassa. Ieri, intanto, due dei quattro imprenditori a digiuno hanno accusato i primi cedimenti. «Aldo Molaro e Patrizia Gugliemotto- spiega Fausto Grosso- non si  sono sentiti bene. Io, invece, ho problemi di vista». La battaglia continua. Ma il braccio di ferro ha seminato dissapori tra le organizzazioni di categoria. «Questa protesta- spiega in una nota Cna – merita rispetto ma siamo molto perplessi. Non riteniamo opportuno che nasca la sesta associazione di rappresentanza della piccola impresa italiana». Ribatte Raselli: «Una nuova sigla? Nemmeno per idea».

 

La Stampa, 9 ottobre 2009 “Cento chiamate al giorno, così perdo anche i capelli” Antennista sociale. Arriva, consola, risolve (quando può). Ieri c’era una signora anziana in via Buttigliera che piangeva perché si era persa di Porta a Porta sul Lodo Alfano. Sul serio. Un’altra spiegava tutta contrita che l’unica nipote abita a cinquanta chilometri da Torino: n«Non la vedo quasi mai, e scomodarla per il decoder». Poi c’è il signore di 75 anni al quarto piano di via Monti, immobilizzato davanti a una televisione che trasmette solo puntini impazziti. E’ urgente. Bisogna andare. Via, ancora, il furgone bianco macina chilometri. Il problema è che tanto l’antennista si stressa sta perdendo i capelli. Sono giornate campali: «Da esaurimento nervoso». Valentino Megazzù, 52 anni iscritto alla Cna, ancora alle sei di sera riceve una media tre chiamate ogni cinque minuti. E’ un continuo, preghiere, suppliche. Siamo testimoni. «Mi perdoni risponde- con un filo di voce davvero non ce la faccio. Questa sera sono preso fino alle dieci. Arrivo domani mattina appena mi libero». Più di cento interventi al giorno. Colpa de decoder da risintonizzare, ma anche, soprattutto, di una rivoluzione gestita male. Abbiamo fatto tante riunioni con la Regione – spiega Megazzù- ma poi ci siamo impantanati al momento decisivo. È mancata l’informazione, manca coordinamento. Le persone anziane, quelle che hanno meno confidenza con la tecnologia, stanno impazzendo». L’antennista è richiesto come una specie di salvatore della patria: preserva abitudini conforta, riaccende l’Italia nelle case al buio. Come sempre qualcuno se ne approfitta. C’è sciacallaggio. Tanto dopo lavorismo. Ho visto un idraulico farsi pubblicità come esperto di decoder. Ho visto artigiani improvvisati chiedere cifre spropositate». Ecco, signor Megazzù. L’argomento è buono: quanto chiede lei per risintonizzare i canali? «Meno del giusto. Venti euro. Non ci stiamo arricchendo in questi giorni. Anzi, abbiamo dovuto lasciare lavori importanti ma si tratta di affrontare l’emergenza». Ci sono telecomandi magici: basta schiacciare un tasto i canali finiscono come per incanto tutti al posto giusto. Altri che non hanno questa funzione (si chiama sistema Lcn), spargono le frequenze a casaccio. E lì si tratta di fare ordine con pazienza: «Incontra gente sconfortata davanti ai manuali di istruzioni. Persone in crisi, esasperate. Oggettivamente, a una certa . non è facile». L’antennista sociale va: Bardonecchia, Chieri, Pino Torinese, Nichelino, Moncalieri. Qualcuno gli offre il caffè. Qualcuno si sfoga con lui. Purtroppo il disastro in Val d’Aosta e Sardegna non ha insegnato niente. E nel Sud sarà anche peggio». Un ultima cosa, Megazzù, aspetti: «Mi dispiace, non posso, il dovere mi chiama…».

 

La Stampa, 7 ottobre 2009. I piccoli imprenditori. “Altro che evasori non abbiamo soldi”. Così malmessi da impegnarsi la casa. Nella massa dei 70 mila torinesi che si ritrovano con un’ ipoteca sull’abitazione ci saranno sicuramente evasori scientifici di tributi e contributi, ma le associazioni di categoria ritengono che la maggioranza si formata da imprenditori piccoli e piccolissimi che da anni stentano e sui quali si è abbattuta la violenza della crisi. E molti sono convinti che la situazione possa peggiorare e anche tanto. Tonino Carta della Confesercenti non ha dubbi: «E’ un dato che fotografa la situazione. Una situazione amara e difficile. La realtà è che si è affrontata la crisi con strumenti ordinari e invece ne servirebbe di straordinari». E spiega che «è il momento che l’Inps e gli altri soggetti pubblici si rendano conto che le piccole imprese vanno aiutate a sopravvivere; occorre traghettarle al dopo crisi». Chiede che si rateizzino i debiti o si dilazionino. Sulle aziende pesa la scadenza di novembre quando si dovranno pagare le imposte. Carta è molto preoccupato: «Il rischio è che si debbano versare imposte su redditi che non ci sono stati. E come se il fisco ignorasse che c’è la crisi. Penso servirebbe un abbassamento delle percentuali di versamento». Maria Luisa Coppa dell’Ascom rifiuta l’ide che possano esserci molti evasori volontari nei 70 mila: «Purtroppo c’è chi diventa evasore perché non ne può fare a meno, ma non è vero che la piccola e media impresa evada». Spiega: «si cerca di non evadere, ma nella crisi, se ma la liquidità può succedere di tutto. Si paga fino a quando si riesce poi qualcuno non c’è la fa a versare all’Inps per un trimestre, poi per un secondo, poi per un terzo e alle fine si può immaginare come va a finire». Chiede, come Carta che il governo detassi le tredicesime per sostenere i consumi. Paolo Alberti della Cna è sicuro: «I non pagamenti aumenteranno. Come deve fare una aziendina che ha visto crollare il fatturato e se lavora incassa come mesi e mesi di ritardo e in più le banche non concedono credito». Racconta che l’unica cosa che sembra funzionare è un passaggio da breve al medio credito, ma questo non significa immettere nuova liquidità». E aggiunge:« il dramma è questo. In più le piccole imprese devono cercare di anticipare la cassa integrazione ai dipendenti perché li conoscono, lavorano insieme, hanno un rapporto diretto». Non si stupisce del dato neppure Silvano Berna della Confartigianato: «E’ ovvio che finisca cosi: gli ordini sono crollati del 40- 50%, non si incassa, non si ottiene credito». Assicura: «Ci sono gli accordi di moratoria con le banche, ma non c’è una gran applicazione di questo strumento». Non è ottimista «Ci saranno anche segnai di ripresa, ma in Italia siamo sempre un po’ indietro e gli effetti più duri della crisi si incominciano a vedere solo adesso.

 

La Stampa, 5 ottobre 2009. Artigiani. Cudia guida la Cna piemontese. E’ Francesco Cudia, eletto ieri all’unanimità il nuovo presidente regionale della Cna Piemonte. Ha 56 anni e subentra a Sebastiano Consentino che ha lasciato la carica dopo otto anni.

 

La Stampa, 3 ottobre 2009. “La crisi va meno peggio ma le banche ci affossano”. Il peggio è alle spalle ma la crisi continua a picchiare duro sulla miriade di imprese artigiane che tutte insieme rappresentano il 15 %  del prodotto interno lordo della regione. Qualche segnale di miglioramento nel secondo trimestre c’è stato con una modesta risalita di ordini e produzione del 15-20 per cento, ma non in grado di recuperare il crollo a meno 50-60 di inizio anno. I dati sono della Cna che domani tiene l’assemblea associativa annuale che quest’anno coincide con un cambio ai vertici: dopo 8 anni lascia la presidenza Sebastiano Cosentino. Candidato unico Francesco Cudia, presidente regionale degli istalla tori. Ma non è solo la crisi a tormentare le imprese artigiane - 32 mila delle quali iscritte alla Cna - l’atra piaga rimane quella del credito. Questi saranno i due temi in dibattito all’assemblea a cui partecipano 150 delegati che dovranno rispondere a una sorta di indagine trimestrale lampo sullo stato della loro azienda. Domanda clou quella sul rapporto sulle banche. Sebastiano Consentino è netto: «Le aziende hanno problemi di liquidità; siamo ancora in pieno temporale». E spiega «Ci troviamo di fronte a flussi di credito a dir poco esegui, che accompagnati dalla fatica quotidiana negli incassi. Un cocktail micidiale che mette a rischio la sopravvivenza di molti». Non è tenero: «Gli accordi sulla moratoria sui debiti delle piccole e medie imprese sono stai fatti a livello nazionale; a parole ha aderito il 90% del sistema bancario, ma in pratica si muove poco o nulla perché non vi sono gli accordi territoriali. E cita un caso emblematico: «Sono escluse dall’intesa le imprese che hanno goduto di finanziamenti con contributo pubblico ad esempio di Artigiancassa o del Fondo regionale. Ma in questo modo si penalizzano le aziende che hanno investito prima della crisi che adesso si ritrovano con i maggiori costi derivanti da quell’investimento e senza possibilità di usare la moratoria». Il segretario regionale Michele Sabatino,aggiunge altri rilievi: «Lo strumento regionale a copertura dell’80% dei finanziamenti erogati alle imprese con i Confidi per ristrutturare i debiti, passando da breve a medio termine, registra uno scarsissimo utilizzo perché le banche non vogliono metterlo in pratica. Lo hanno usato appena 15 aziende, contro le 3-4 mila attese». La Cna sollecita la rimessa in moto del settore dell’edilizia. Dicono i dirigenti: «Si facciano partire le opere immediatamente cantierabili e i Comuni facciano le delibere per l’applicazione del piano casa regionale che prevede possibili ampliamenti del 20%. I tempi sono lunghi mentre è oggi che i cantieri devono aprire per servire da volano per gli altri settori».

 

La Stampa, 1 ottobre 2009. Chieri sposa arte e design. “Cosi rilanciamo il tessile”. Arte e design provano a lavorare insieme, per sconfiggere la crisi e rilanciare il tessile: E lo slogan di «Moda la qualità oltre la griffe, la mostra allestita dall’interno della storica Imbiancheria del Vajro di Chieri, che aprirà i cancelli domani a partire dalle 18.30. Si tratta di una rassegna anomala, dove sarà difficile, distinguere, l’opera d’arte dal prodotto commerciale. E così da un disegno può nascere un foulard da un manifesto una borsa e da un dipinto tende e tessuti per la casa. «Questa non è altro che la prima tappa di un progetto itinerante. Vogliamo dimostrare l’esistenza e la vitalità di aziende, che, senza essere dei marchi conosciuti in tutto il modo sono in grado di fare moda ed emergere rispetto alle produzioni a basso costo». Sostiene Alessio Stefanoni, curatore della rassegna per la Confederazione nazionale dell’artigianato. La ricetta è semplice. «Abbiamo chiesto la collaborazione dei più importanti artisti legati al territorio e li abbiamo affiancati ai tanti professionisti specializzati nel settore tessile. I risultati esposti danno la proporzione delle potenzialità dei nostri artigiani e designer, Un made in Italy che merita di essere incoraggiato». Alla chiamata hanno risposto in tanti. Spicca la partecipazione del pittore e scultore Silvio Vigliaturo, originario di Acrima da sempre cittadino chierese e da una sua opera che è stato tratto lo stesso manifesto di presentazione della mostra. Non mancheranno i dipinti di Francesco Casorati, che pur vivendo a Torino ama ricordare il suo legame giovanile con le campagne di Pavarolo. Per l’occasione sono state scelte le tele caratterizzate dalla presenza del «filo rosso»: «un elemento di naturale congiunzione tra l’arte e la tessitura. E poi ancora i quadri di Guido Appendino gli acquarelli di Gianna Tuninetti, le illustrazioni di Piero Fonio. Attorno a loro saranno disposti un ottantina di espositori, provenienti da tutto il Piemonte. Per festeggiare poi il centenario del Futurismo, è stato dedicato uno spazio agli studenti dello Ied, che si stanno diplomando in «Fashion and textile design».L’allestimento è stato curato da Elena Imberti di Manifactura insieme al vetrinista Mario Barbero. L’iniziativa subito appoggiata dall’amministrazione di Chieri, che nell’Imbiancheria visto il punti di partenza naturale per il rilancio di un settore – quello tessile un tempo simbolo dello sviluppo industriale della città. Siamo convinti della bontà di un progetto, che sa trasmettere arte e cultura attraverso le produzioni di qualità Spiega Luigi Sodano, assessore alle attività produttive. Aderiremo sempre con entusiasmo alle iniziative che promuovono le eccellenze del territorio, mai come oggi in difficoltà nel conquistare una meritata fetta di mercato».

 

La Stampa, 23 settembre 2009. Gli artigiani all’attacco: “Vogliamo i soldi”. «Vogliamo i soldi». Un ‘assemblea affollata e preoccupata si è svolta ieri alla Cna con una ottantina di dirigenti dei Consorzi per l’export – 83 in Piemonte con 1650 imprese e circa 50 mila addetti- che chiedono alla regione di stanziare i fondi per il pagamento dei servizi di sostegno alle esportazioni delle piccole imprese artigiane che per il 2008 dovrebbero ammontare a 3,5 milioni. Spiegano Paolo Alberi e Sebastiano Consentino della Cna: «I fondi sono nazionali e trasferiti alla Regione, ma oggi alle aziende è arrivato nulla malgrado di impregni presi. Questi consorzi lavorano e hanno lavorato lo scorso anno, ma senza il contributo molti minacciano di chiudere». E il senatore del Pdl Gilberto Pichetto dice: «Negare i contributi significa pregiudicare le opportunità di ripresa del Piemonte». Spiega l’assessore Bairati che ha convocato una riunione con i consorzi per lunedì: «Noi aspettiamo i fondi del governo; l’anno scorso avevamo sopperito con denaro nostro è anche detto che quel sistema di consorzi va rivisto, sono troppi, troppo parcellizzati e la loro azione va ricondotta nell’ente regionale che si occupa di esortazioni».

 

La Stampa, 23 settembre 2009. Camera Commercio. Gli industriali scalzano i sindacati. Cacciato fuori il sindacato non sarà più presente nella giunta della Camera di commercio torinese il cui consiglio ha rinnovato l’organismo dirigente dopo un non modesto travaglio. E neppure tanto a sorpresa visto il complicato gioco di bussolotti che andava avanti da mesi, l’unico esponente di Cigl e Cisl, Uil è scomparso. Inutile dire che i confederali l’abbiano presa maluccio dal momento che un rappresentante dei lavoratori in quella giunta, c’è sempre stato, anche se non per legge, Sarebbe toccato. In rappresentanza unitaria, a un sindacalista Uil dopo un mandato Cisl e uno di Diego Calabrese, della Cgil del ‘ 94. Chi è il killer nessuno parla ma da tempo si sapeva che l’Unione industriale voleva in posto in più. I malevoli dicono che al posto dell’ok alla vicepresidenza Maria Luisa Coppa dell’Ascom che il problema di una seconda vicepresidenza, la sua aveva posto con un certo piglio al presidente di allora e di oggi Alessandro Barberis. L’altro vicepresidente sarà Daniele Vaccarino della Cna: verranno eletti dalla prossima giunta, ma se l’unione arrivava a tre componenti da due, chi si sarebbe dovuto sacrificare visto che i membri della giunta dieci sono e dieci restano? Alla fine il corpo estraneo è stato giudicato da tutti il sindacato. In giunta sono stati eletta Renato Bellavita dell’Unione Industriale per il settore servizi delle imprese, Valentino Boldo della Confesercenti per il commercio come Coppa dell’Ascom, Monica Cellerino per il credito, Fabrizio Cellino dell’Api, per l’Industria Riccardo Chiabrando, per l’agricoltura, Vincenzo Ilotte e Licia Mattioli che completano la terna dell’Unione Industriale, Paolo Roberto Mignone e Daniele Vaccarino per l’artigianato. Non manca nessuno manca solo il sindacato. E si arrabbia la segretari della Camera del lavoro, Donata Canta: «Un atto grave, che ha rotto una tradizione del territorio torinese in un momento di forte difficoltà in cui serve la partecipazione di tutti».Parla di «atto miope» Nanni Tosco della Cisl: «Decisione dettata dalla volontà di comporre interessi associativi del mondo imprenditoriale, ma senza una vera strategia. Si è creato un patto di sindacato per escludere il sindacato». Seccato Gianni Cortese della Uil. «Dopo tanti richiami al fare sistema l’elezione della giunta è uno strappo e insieme una testimonianza di mancata fiducia nei confronti del sindacato». Polemizza:«Cosa credono? Che il sindacato non sia in grado di stare nella stanza dei bottoni?» Annuncia:«Assumeremo comportamenti adeguati al tipo di considerazione che riceviamo». Non ci sta a riscoprire il ruolo del killer Giuseppe Gherzi, direttore dell’Unione Industriale: «Io non ho fatto fuori il sindacato. La Camera di commercio è espressione del mondo datoriale; dovendo scegliere si è privilegiata la presenza del rappresentante del credito, e ricordo anche che Bellavita rappresenta l’importante settore dell’Ict. Nessuan volontà vessatoria o politica contro il sindacato».

 

La Stampa, Ivrea e Canavese, 5 settembre 2009. Al via la mostra della ceramica pensando al cinquantenario. Con un occhio all’edizione del cinquantenario, quella del 2010, ieri si è aperta ufficialmente la Mostra della Ceramica. E che molto ci si aspetti dalla rassegna numero 50, lo si capisce dalle parole del sindaco Paolo Mascheroni:«Creeremo subito un comitato per celebrare al meglio la ricorrenza, ama dovrà servire anche per pensare a iniziative legate alla ceramica dodici mesi all’anno». Il primo cittadino si è rivolto ai rappresentati della provincia, in particolare all’assessore alla viabilità, Alberto Avetta: «Chiediamo uno sforzo economico importante perché vengano realizzate una volta per tutti i progetti legati alle infrastrutture. Gli interventi alle strade non posso più aspettare: l’appuntamento del prossimo anno ci deve trovare pronti». E dopo le polemiche sollevate prima dall’Istituto Faccio, poi dagli artigiani produttori delle celebri stufe (dirottati a Bairo e privi, a Castellamonte, di una vetrina espositiva) è arrivata la mani tesa del Comune: «Verranno coinvolti anche loro». Ieri, dopo il taglio del nastro (affidato alla direttrice regionale dei Beni Culturali, Liliana Pittarello) la rassegna d’arte è entrata nel vivo. È da oggi è la volta del pubblico. Biglietto gratis, per visitare tutti i punti espositivi: palazzo Botton, la chiesa parrocchiale, l’ex cinema di via Educ, l’istituto d’arte Faccio, la casa museo Allaira, il castello la Fornace di Spineto, più gli spazi d’arte delle “strade della ceramica”disseminati ad Agliè , Bairo Torre, Pavone Colleretto Giacosa e Caluso. L’esposizione resterà aperta fino al 4 ottobre: il giovedì e venerdì, dalle 16 alle 20; il sabato e la domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20. Per informazioni chiamare lo 0124.51.87.216.

 

La Stampa, Ivrea e Canavese, 5 settembre 2009. I maestri delle stufe: no al trasloco a Bairo. Che «Mostra della Ceramica» sarebbe senza un «caso» alla vigilia dell’inaugurazione? Anche quest’anno (siamo alla 49esima edizione) la celebre rassegna di Castellamonte - che si apre oggi alle 18 in piazza Vittorio Veneto - non si sottrae alla tradizione. Per la prima volta nella sua storia, gli artigiani che producono le stufe, non avranno spazio espositivo, in centro, ma Bairo. Risultato? La location verrà praticamente disertata. In una lettera, il Cna ricorda «la crisi che sta colpendo duramente anche questo settore». E sottolinea: «Una manifestazione come quella di Castellamonte deve necessariamente servire al rilancio delle poche economiche imprese che ancora operano». C’è chi come Silvana Neri, Adriano Filippi e Massimo Savio, insiste «perché la mostra diventi un’occasione per valorizzare i nostri prodotti». Il settore oggi dà lavoro a circa cinquanta addetti. Ma negli ultimi vent’anni hanno chiuso bottega ben quattro artigiani specializzati in stufe. I «maestri» chiedono più attenzione al lavoro, la stessa che è riservata all’arte. Ribatte l’assessore alla cultura, Nella Faletti:«E’ una decisione che abbiamo preso per salvaguardare una delle nostre realtà più importanti. Abbiamo lavorato per valorizzare sia la scuola sia i ceramisti. I produttori di stufe erano detti d’accordo a ricoprire il ruolo di “ambasciatori” in un altro Comune”. Anche il Cna si è detto soddisfatto dell’iniziativa della giunta, che ha annunciato di voler coinvolgere artigiani e istituto d’arte nell’organizzazione della Mostra del cinquantenario. La rassegna ( con oltre 200 artisti e mille opere è aperta fino al 4 ottobre il giovedì e il venerdì dalle 16 alle 20 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20. Info: 0124.51.87.216.

 

La Stampa, 2 settembre 2009. Tra tecnica e opera d’arte i mille volti della ceramica. Mostre ed esposizioni per presentare i modi diversi ma esemplari di concepire la ceramica. La 49° edizione della Mostra della Ceramica di Castellamonte coinvolge, dal 4 settembre al 4 ottobre, più di 200 artisti italiani e stranieri, con oltre 1000 opere esposte. Eccellenza indiscussa del Piemonte celeberrime le stufe di Castellamonte la ceramica ha aperto un dialogo tra arte e tecnica e sta raccogliendo anche i campo scultoreo, dove non è pi considerata dagli artisti un materiale negletto. La rassegna, prossima al mezzo secolo di vita, si propone quest’anno di illustrare i diversi campi d’azione di questo materiale, dal design alla scultura, dalla pittura all’artigianato, dai fregi per l’architettura ai rivestimenti, agli oggetti d’uso quotidiano. La manifestazione, curata da Vittorio Amedeo Sacco, accanto alla Mostra della Ceramica, propone la VI Mostra di Arti Applicate, le strade della Ceramica e numerosi eventi collaterali, che quest’anno coinvolgeranno anche altri sei comuni del Canavese: Agliè, Bairo,Caluso Colleretto, Giacosa, Pavone Canavese e Torre Canavese. L’inaugurazione è fissata per venerdì 4 in piazza Vittorio Veneto, a Castellamonte, il giorno successivo apriranno le diverse sedi espositive. Una vera e propria mostra diffusa su tutto il territorio: a Palazzo Botton sarà ospitato «Il canto della terra»; al Castello ci sono «le ceramiche  delle donne»; il Salone  delle Ari propone «L’Arti in ceramica del Novecento», con opere di grandi artisti di fama e mercato nazionale e internazionale. Uno sguardo particolarmente  attento sarà rivolto tra ceramica e design nell’ex palestra di piazza della Repubblica, che ospiterà alcuni tra i maggiori esponenti del design internazionale, da Maria Cristina Hamel ad Anna Gili, ad Ettore Sottsass. Non solo ceramica però in questo mese denso di eventi e appuntamenti: le auto storiche diventano protagonista in piazza Martiri della Libertà, domenica 6 e domenica 13; non mancano incontri, spettacoli , convegni e concerti e sabato 19 alle 15, per chi vuole approfondire le proprie conoscenze, in piazza Santa Marta a Bairo si tiene un laboratorio di ceramica a cielo aperto. Info www.comune.castellamonte.it o 0124.51871.

 

La Stampa, 30 agosto 2009. Per 4 giorni Pinerolo diventa la capitale dell’artigianato. Quest’anno la rassegna vede accanto alle associazioni di categoria quelle che rappresentano il mondo dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura, anche tre realtà del territorio che operano nel settore della comunicazione e che insieme hanno dato vita a “Vivi Pinerolo”, un progetto che ha nel nome la sua mission. Nuovo anche il logo della Rassegna, una girandola. Saranno oltre centro storico della città per mettere in mostra l’artigianato d’eccellenza, quello artistico, ma anche quello dei servizi della gastronomia. E poi ancora ci saranno gli stand degli hobbisti. Questa è la mappa da seguire per visitare e apprezzare le vie dell’artigianato. Piazza Facta, dove saranno presenti ed istituzioni. Piazza Cavour, con gli stand dedicati all’ambiente e al divertimento, si potrà pattinare su una pista di ghiaccio sintetico, provare a impugnare una mazza da golf. Piazza Marconi, da sempre la piazza della gastronomia, quella che sa unire l’esperienza artigiana all’arte culinaria. Lo spazio antistante alla chiesa di San Domenico sarà dedicato ad ospitare gruppi jazz, mentre in via del Pino saranno allestiti i mercatini della Coldiretti. Piazza del Duomo il cuore della Rassegna, qui si affianca l’artigianato tradizionale a quello dei servizi. Piazza Santa Croce, la piazza delle spezie, con un mercato dai sapori e dai profumi orientali. E poi ancora il Nizza Cavalleria aprirà le porte della storica Cavallerizza Caprilli, mentre nella piazza antistante saranno presenti anche i maneggi che avranno a disposizione uno spazio per illustrare le loro iniziative. Sono due i convegni che si svolgeranno nel Seminario vescovile in via Trieste 4. Venerdì alle 17 si parlerà di: “Accesso al credito: vita per l’impresa” mentre l’incontro di sabato alle 16.30 sarà sul tema: “Arrivano anche da rispetto per l’ambiente le soluzioni per uscire dalla crisi”. Ma la Rassegna dell’Artigianato notte bianca, organizzata dalla Cna commercio, associazione commercianti ed esercenti e proloco. Altri spettacoli sono stati organizzati dal Comune nel teatro Sociale. Si comincia giovedì alle 21 con Mauro Pagani, mentre venerdì si terrà il concerto dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino. Grande attesa per sabato sul palco salirà Alexia. Come vuole una tradizione consolidata, tutti i musei cittadini saranno aperti; mentre nel foyer nel teatro saranno allestite le mostre delle “fisarmoniche”, del cappello Barbisio e ci sarà anche “l’atelier di via Tessore”. Fra le iniziative collaterali il Museo del gusto premia (sabato alle 20, 45 nel teatro Sociale) l’artigiano enogastronomico del Penerolese, la Valpellice Arce presenterà (domenica alle 17, in piazza Cavour) la nuova squadra, mentre venerdì alle 20, 30 in piazza Garibaldi ci sarà un’ incontro di degustazione di vini. Sempre venerdì alle 18, 30 presso il circolo Sociale presentazione del calendario del Lions Acaja Pinerolo. Sabato e domenica un trenino collegherà il centro della città con il centro commerciale Le due Valli dove sarà allestito un mercatino del gusto.

La Stampa, 17 luglio. Credito, cresce il malessere. Sono tutti d’accordo: strumentalizzare il gesto di Giovanni Rienzi è sbagliato. Fissarlo a emblema delle tensioni tra impresa e banche, sarebbe folle così come considerare quegli spari la naturale conseguenza di un astio ormai diffuso, e aizzato dal modo produttivo, verso gli istituti di credito. «Non c’è acredine, ci possono essere delle difficoltà, ma non c’è mai stata da parte nostra una battaglia contro gli istituti bancari. Non avrebbe senso sono un pilastro del nostro sistema economico», dice Daniele Vaccarino presidente della Confederazione nazionale della artigianato torinese. Però le tensioni esistono di più, crescono giorno dopo giorno. «C’è un malessere, che si sta radicalizzando, tra due mondi che non remano nella stessa direzione per uscire dalla crisi», racconta Massimo Gibin, responsabile del Servizio credito e finanza dell’Api Torino. Il più forte scarica i problemi sul più debole». Negli ultimi due mesi su 2700 associati alla’Api la metà si è rivolta all’ufficio di Gibin per segnalare problemi con istituti creditizi. «Faticano ad accedere al credito, ma soprattutto a ottenere risposte. Allora il rapporto diventa più conflittuale». Allora è vero quel che sostiene Monica Cellerino, direttore commerciale Piemonte  Nord- Valle d’Aosta di Unicredit, e cioè che quell’episodio «è figlio diretto di dichiarazioni» che portano a credere che «ogni diniego sia un affronto personale» e la banca sia la responsabile ultima della crisi e non uno dei molti soggetti colpiti? Gianfranco Carbonato, presidente dell’Unione Industriale in questi mesi mi ha lanciato diverse frecciate al sistema bancario ma dice di non sentirsi, ma dice di non sentirsi chiamato in causa. «Le critiche sono arrivate dalle massime istituzioni: Draghi, Tremonti, persino il Papa. Quello di Settimo è stato un gesto sconsiderato. Banche e imprese hanno problemi comuni e li devono affrontare insieme, senza negare l’esistenza, com’è successo per mesi. Ricordo certe dichiarazioni: «I soldi ci sono gli imprenditori che non investono». Qualcosa sembra si stia muovendo, adesso: «Le ultime proposte avanzate da governo e associazioni bancarie vanno nella direzione giusta- aggiunge Carbonato- Evitiamo le contrapposizioni, ma evitiamo anche di negare l’esistenza dei problemi». Che invece ci sono. Al Consorzio garanzia fidi della Cna ogni giorno piovono decine di richieste d’aiuto: ricerca di liquidità, ristrutturazione del debito, investimenti per mantenere in vita l’impresa. «Le aziende si basano sul pagamento dei clienti, ma è diventata consuetudine non pagare o dilatare i tempi», spiega il responsabile Renato Alberti. «Ma le imprese senza liquidità, non possono pagare i fornitori. Così ci si avvita su una spirale. Oggi negare una liquidità a un’azienda significa affossarla. La capacità delle banche sta nel capire se aiutare un’impresa vuol dire salvarla o prolungare l’agonia». Ecco uno dei principali “capi d’imputazione”: non sapere fare filtro, essere imbrigliati. «Ci sono situazioni che le banche potrebbero risolvere ma non lo fanno», dice Gibin. E perché mai? «Gli addetti non hanno autonomia per valutare i singoli casi, le prospettive, l’affidabilità di chi hanno davanti. Decide tutto un sofrtware». Le associazioni di categoria stanno allacciando i rapporti stretti proprio per superare quest’ostacolo. «Lavoriamo con le direzioni generali per intervenire al primo accenno di difficoltà ala seconda rata non pagata, perché se aspettiamo la settima o l’ottava non c’è più modo di riportare l’impresa a galla, racconta Alberti. «Gli imprenditori spesso vengono respinti. Noi invece li accompagniamo, e otto volte su dieci le nostre proposte vengono accettate». Anche il neopresidente dell’Api Fabrizio Cellino ha in agenda una fitta rete d’incontri con i vertici degli istituti. «Sono mondi in contrapposizione, è vero. Il clima resta pesante però serve rinsaldare il dialogo». Mettere da parte i risentimenti .«Risentimento è una parola grossa- dice Carbonato – ma sicuramente c’è un’insoddisfazione generale che va superata».

La Stampa, 13 luglio 2009. Vaccarino torna presidente dopo 8 anni. Daniele Vaccarino torna alla presidenza della CNA Torino, carica che aveva già avuto dal 1994 al 2001. Lo ha eletto ieri all’unanimità, l’assemblea, riunita presso il centro congressi Torino Incontra, in sostituzione di Federico Casetta, che ha guidato l’associazione per otto anni. Nella presidenza provinciale entrano Claudio Bongiovanni e Paolo Mignone in tutto sono 16 i membri fra i quali anche Casetta. È stata nominata anche una direzione con 85 imprenditori. Vaccarino 57 anni, di Castiglione Torinese è titolare della Carmec, società metalmeccanica che si occupa di movimentazione e sollevamenti e della costruzione di parcheggi meccanizzati. È vicepresidente vicario della CNA nazionale con delega ai rapporti con la camera di commercio e alla internazionalizzazione (Il mandato scade a ottobre). Da quattro anni è vicepresidente della Camera di Commercio. Dall’86 ha incarichi dirigenziali nel sistema CNA.

 

La Stampa, 12 luglio 2009. L’allarme degli artigiani. “Rischiamo di chiudere”. Così non va; l’assembla della CNA – che si svolge stamattina a Torino Incontra – non è tenera con il governo e con la sua gestione della crisi. Nella relazione il presidente Federico Casetta- che chiude il mandato- lo dice chiaro:«Il governo deve prendere atto che in questa situazione una parte rilevante  del sistema delle imprese  rischia di chiudere mettendo a repentaglio la coesione economica e sociale del paese». E cita come esemplare l’ultimo provvedimento sul credito di imposta sui futuri investimenti: «Ma quali saranno le imprese che nel 2009 faranno investimenti? Così non si può continuare, bisogna cambiare passo». E non mancano le critiche al sistema bancario, sia per le difficoltà di accedere al credito sia per l’aumento delle spese. Gli imprenditori della CNA - come spiega anche il segretario Paolo Alberti - chiedono che anche a livello locale, si aprono tavoli specifici per la piccola e media impresa; una sorta di «pensare in piccolo» che dovrebbe contagiare banche e pubbliche amministrazioni. La CNA torinese - che passata in quattro anni dal 10257 a 12158 iscritti - ha anche una proposta da rivolgere al mondo sindacale. Paolo Alberti è esplicito: «Se chiude un azienda di 20 addetti accade nulla, se cresce la cassa in una grande è la fine del mondo; deve cambiare la sensibilità e rendersi tutti conto che ormai la maggioranza degli addetti è in imprese sotto i 50 addetti». E allora rilancia il ruolo degli enti bilaterali e propone alla Cgil di aderire al nuovo assetto contrattuale: «Negli enti bilaterali si possono fare molte cose insieme, e con la Provincia, verificare i fabbisogni di manodopera le esigenze formative». All’assemblea - a cui intervengono anche Saitta, Dealessandri, Altamura, Peveraro, Pichetto Fratin e il presidente nazionale della CNA Ivan Malavasi - parlerà il presidente della casa Artigianato, Claudio Bongiovanni, che potrebbe annunciare una nuova fase nei rapporti tra le due associazioni con una maggiore collaborazione nei servizi.

 

La Stampa, 21 maggio 2009. Tv digitale coro di proteste contro la Rai. Risintonizzare. Ecco la parola magica nel primo giorno di tv digitale  in Piemonte. Risintonizzare: è l’imperativo per poter vedere non solo il secondo canale Rai ma anche il primo, il terzo e il quarto attraverso il decoder esterno o sui televisori con sintonizzatore integrato. Per molti torinesi ieri la giornata è cominciata male. La rivoluzione digitale ha cancellato in una notte la televisione pubblica. Sul sito de La Stampa è esplosa la protesta: «Vergogna», «Uno scandalo», «Non pagherò più il canone!». Decine di persone hanno affollato l’ufficio Rai di via Verdi dov’era possibile ottenere consigli, avere spiegazioni e per molti anche sfogare la propria rabbia. Ora dopo ora, sul nostro sito i messaggi di protesta si sono moltiplicati. Poi qualcuno ha cominciato a fornire suggerimenti ai lettori e telespettatori spersi e grazie alla solidarietà online molti sono riusciti a far comparire i quattro canali Rai. Miracolo. Risintonizzare: Ecco la soluzione. Ma anche la miccia che ha scatenato tante, tantissime lamentele: «Trovo inaccettabile la mancanza di informazione della Rai - si legge in uno dei messaggi sul web- visto che la paghiamo, lo sforzo di avvisare gli utenti che sarebbe stato necessario disintonizzare i canali dopo lo switch off avrebbe dovuto farlo». Risintonizzando i canali come se il decoder o il televisore fosse stato appena acquistato. Molto hanno memorizzato finalmente i quattro canali Rai in digitale. Ma altri dubbi restano e altre proteste. «Purtroppo segnala Ezio Pagliarino - tutti i dvd recorderer e i videoregistratori che non hanno il turner digitale terrestre incorporato non funzioneranno più e non si potrà più registrare col timer, ma questo nessuno della Rai lo dice». La Rai annuncia che da oggi una striscia su Rai 1 e Rai 3 analogiche dirà di risintonizzare i canali per vedere la tivù digitale. E spiega: «Le trasmissioni che attraverso il ripetitore dell’Eremo utilizzavano fino a ieri il canale digitale 66, della scorsa notte “viaggiano” sul canale 30 lasciato libero da Rai 2 analogica. Perciò è necessario cercare nuovamente i canali». La regola è: «Chi vedeva Rai 2 analogica deve veder i quattro canali Rai digitali». In caso contrario, «è possibile che l’anomalia si dell’antenna di casa». L’antenna. Altro nodo. Secondo Renato Boninsegni, responsabile Installazione e Impianti della CNA, «è fuorviante sostenere che per vedere la tv digitale è sufficiente acquistare un decoder o un televisore nuovo. Molte antenne, soprattutto quelle centralizzate dei condomini più vecchi, potrebbero essere da sostituire o calibrare, ma nessuno ha raccomandato ai torinesi di chiedere una verifica del proprio impianto prima di acquistare il decodificatore e chiedersi poi magari il perché di una cattiva ricezione». La Confederazione Nazionale dell’ Artigianato ha elaborato, e inviato al ministero un prezzario per evitare possibili speculazioni degli antennisti nei prossimi giorni e raccomanda di rivolgersi sempre e soltanto a persone in possesso dell’abilitazione». Ci sono situazioni misteriose. Come i molti blackout a Settimo. O quello di Vincenzo Mazzocchio, che segnala: «Abito nella zona del Parco Ruffini, ho rifatto la sintonia, ma mentre per i decoder esterni non ho problemi e ora vedo perfettamente da Rai a Rai 4, il decoder interno  del mio televisore non riceve il segnale e non vedo nessuno dei canali Rai». Possibile? La Rai dice «no», ma «così è ».

 

La Stampa, 21 maggio 2009. Gli artigiani: «Il peggio della crisi è dietro le spalle» -Indagine trimestrale della Cna. Si potrebbe dire che l’elettroencefalo è piatto se non si stesse parlando di aziende che invece che sono vive e vitali nel combattere la crisi. Ma per il secondo trimestre di questo durissimo 2009 le imprese della CNA che ha realizzato per la prima volta un’indagine trimestrale prevedono che la crisi rimanga come congelata: non è finita, ma non sta peggiorando la linea del fatturato che dal fatturato- che dagli ultimi mesi del 2008 era in picchiata si è arrestata. Insomma: La situazione poco, ma un poco sta migliorando. Pesantissimo è stato invece l’inizio dell’anno nei primi tre mesi è diminuito per il 57,7 delle aziende artigiane, invariato per il 32,3 ma è anche aumentato per il 10. per aprile - giugno rimane sostanzialmente identica la percentuale di chi prevede un aumento del proprio fatturato (11,6%), scendono al 39, 2 le imprese che si aspettano un diminuzione e salgono al 49,2 quelle che ipotizzano un fatturato uguale. La crisi aveva colpito tutti i settori, ma con la forza di un terremoto la metalmeccanica (l’82,8% degli imprenditori ha denunciato un calo fatturato), il trasporto(in calo per il 78,9) e il tessile (71,4). Seguono tipografia e cartotecnico, autoriparazione. Più solide edilizia e servizi alla persona. Il segretario, Paolo Alberti, spiega che nella crisi hanno retto meglio le aziende artigiane rispetto a quelle e medie e piccole e il «segreto» è semplice: «Oltre il 90% del loro finanziamento arriva dal patrimonio aziendale; la chiusura del credito, quindi non le ha coinvolte in modo pesante». Ma il 4,8% di chi ha avuto bisogno di credito bancario denuncia la sua riduzione, mente per il 24, 4 è salito il costo del denaro. Più critico il rapporto con le banche per la piccola e media impresa: il 14 degli imprenditori intervistati ha denunciato di essersi visto togliere e/o ridurre gli affidamenti. Per il 48% il costo è cresciuto, per il 36 è rimasto invariato, per il 16 è calato. Sull’occupazione finora la crisi ha colpito duro. Come ricorda il presidente Federico Casetta «il calo del fatturato ha comportato una riduzione delle assunzioni che hanno interessato il 6% del campione mentre il 65% delle ditte artigiane non ha dipendenti». Nei primi tre mesi il 6% ha fatto ricorso alla cassa integrazione, che ha coinvolto 3.800 lavoratori. Mel solo mese di aprile le imprese artigiane la cassa straordinaria in deroga sono state 195 portando a 570 quelle coinvolte con 3867 dipendenti; una crescita di 1415 lavoratori. In questo quadro, come dice Alberti, «un ritardo nei pagamenti intollerabile; da aziende delle indotto Fiat, che a loro volta attendono, si arriva a pagare 300 giorni». E allora diventa unanime l’apprezzamento per la scelta della Provincia di rompere il patto di stabilità e di pagare entro fine anno fornitori e imprese. Per la CNA è una vittoria perché questo aveva chiesto a Saitta un mese fa. Alberti non ha dubbi: «Una decisione saggia e una scelta coraggiosa che appoggiamo incondizionatamente perché rimette in circolo 28 milioni di euro e può dare un poco di ossigeno anche alle nostre aziende. Inoltre non troviamo giusto che enti locali virtuosi non possano fare investimenti». La CNA ha una serie di proposte per cercare di sorreggere la flessibilissima ripresina. Alcune per il governo come i soldi veri per i Confidi che ancora aspettiamo» il rinvio della rata fiscale di giugno oltre alla revisione degli studi di settore per la dichiarazione dei redditi in corso. Al Comune chiede di dare «avvio immediato alle opere che per il loro valore sono aggiudicabili a trattativa privata.

 

La Stampa, 17 maggio 2009. Gadget i papiri di cioccolato. Cercate una rotula? Magari un peluche, un preservativo, una calamita, un frigorifero, un papiro egizio in cioccolato bianco, un posacenere con la mole dipinta? Oppure un calendario con gli indiani d’America, o un diario dell’insonnia fatto con carta ricavata dalle mucillagini? Niente di meglio per un salto al Lingotto per trovare il tutto a colpo sicuro: e, spesso omaggiato assieme a volumi ma anche venduto al posto dei medesimi, come ripiego,per vedere entrare qualche soldino in cassa. Mai come quest’anno le due parole «fiera» e «libro» si sono contaminate in allegra (o forse necessaria) mescolanza di carta stampata e cianfrusaglie. La sezione dedicata al gadget puro e semplice si riduce a poche stand: da quello che vende, a 7 euro le penne con i colori delle squadre di calcio (Zeta incisioni), ai timbri e composizioni lignee dell’artigianato fiorentino Felice Botta, dalle leccornie al cioccolato del Caffè Letterario al simpatico repertorio di «Memoriosa», tipo raccoglitori  confezionati con le schede dei pc, il quaderno con penna incapsulata dentro ai fogli,il tappetino da mouse in carta che serve anche da agenda. Sin qui, siamo alla consuetudine dell’oggettistica da salone. Quella che stupisce, invece è passare dall’editore Cortina, e trovare, in vendita accanto ai libri, modellini dell’articolazione del ginocchio, portapenne a forma di femore (9euro), fonendoscopi colorati e siringhe-biro. Nadia Camandona Editore, invece ha esposto accanto ai volumi la ben più richiesta tastierino Usb con gli emoticons, per digitare su pc le faccine sorridenti o seccate (30 euro). Anche editori noti, Fazi, hanno il gadget promozionale: magliette e borse dedicate a «Twlitght», che «sono gli articoli più venduti, mentre lo zainetto in omaggio se si acquistano due libri». Allo stand del Consiglio Regionale, una bottiglia di Cari più un libro va via a 7 euro. Di promozione, si arriva al paradosso: da Seneca edizioni, avevano previsto di abbinare un peluche a ogni libro acquistato. «Ma – spiegano - ci chiedono solo il pupazzetto e allora lo vendiamo anche da solo, a 5 euro». Stile supermercato o imbonitori da fiera? Effettivamente, tra gli stand, è tutto un «tre per due» e un offerta speciale: e non, come gli scorsi anni, solo per l’ultimo giorno, ma sin dall’esordio di giovedì. Con sconti che variano dal 20 (Del Vecchio; Vivalda, per citare) al 30% sino al prezzo dimezzato, come da Zandegù e Verdelibri, dove Marco Paolini è quotato 10 Mauro Corona 5. Cinque euro anche «Le più belle storie di Gesù» alle Paoline. Se al miracolo di poter sfidare la crisi non ci credono neppure loro, figurasi altrove, dove impazza il panico da invenduto. E chi, come il Punto d’Incontro, sconta solo di un decimo il prezzo, in compenso, regala un calendario. Sono pochissimi a non esporre il cartello dei saldi: oltre la superbig, dove le promozioni spesso si fanno reclamizzare, c’è Daniela Piazza. «Non l’abbiamo scritto, ma anche noi cerchiamo di venire incontro al cliente». Una prudente carineria, che non si applica nel settore dell’alimentazione se è vero che una pizza mangiata in piedi da «Spizzico» costa 12 euro.

 

La Stampa, 28 aprile 2009. Assemblea Api nel segno della discordia. Assemblea con polemica quella dell’Api di ieri giudicata molti anche tra gli stessi associati – uno spot elettorale del centro destra per la presenza della candidata alla Provincia per Pdl Claudia Porchietto, presidente uscente, e del ministro Claudio Scajola con cui posa in foto ricordo, che la bacia e le fa gli auguri per le elezioni. E nello stesso giorno con un certo perfido tempismo- Antonio Saitta ha annunciato che Ida Vana, proprio ex presidente Api, oltreché leader nazionale dell’associazione – sarà nella squadra. In effetti il parterre dell’assemblea 2600 iscritti in cui di solito il 10% dei presenti, ma ieri molto meno- e a senso unico. Ci sono i big del centro destra, Ghigo, Ghiglia e Nappoli, mancano i segretari di Cgil e Cisl, ma c’è quello Uil, Gianni Cortese e c’è anche il presidente CNA, Paolo Alberti. Al mattino il sindaco aveva ricordato l’impossibilità di partecipare a causa dei funerali del vicebrigadiere dei carabinieri e di un nodale consiglio comunale: Saitta. È ovvio, non era atteso. Bresso l’aveva detto chiaro: «siamo sempre stati presenti e ci dispiace questa volta non prendervi parte, ma non partecipiamo ad un iniziativa di carattere elettorale del Pdl». Ribatte Porchietto: «non è mai venuta lo sapevo da un mese e mezzo che nonci sarebbe stata». Qualche mugugno tra gli associati: in molti sostengono che Porchietto avrebbe dovuto dimettersi a gennaio non schierare l’Api nella contesa elettorale e Scajola non ci va più leggero. Loda Claudia per «l’intensa e significativa attività dell’Api» Loda la sua scelta di «avventurarsi in un’attività istituzionale»; ma non strappa l’applauso in un’assemblea molto attenta nella parte riservata, e come si attribuiscono le deleghe per il voto nel direttivo che - dopo l’elezione nella nuova assemblea del 22 maggio - dovrà a metà giugno eleggere il nuovo presidente: in pole position Fabrizio Cellino, presidente dei meccanici. Scajola è più ottimista sul futuro della crisi che giudica in rallentamento. Porchietto meno. I dati della trimestrale che illustra sono durissimi per il trimestre passato, pesanti per il prossimo anche se c’è un «timido segnale di miglioramento per l’estate». Certo è che L’api non è mai stata sotto i riflettori come questo momento. Ida Vana – l’asso calato da Saitta - è stata presidente dal ’95 al ’99 e Vice presidente Confapi dal ’98 al 2001. Vana- «donna imprenditrice, con un’esperienza di primissimo livello- non soltanto è candidata nella lista che sostiene il presidente uscente, ma si è già prenotata un posto nella futura giunta. Dice: Ho sempre apprezzato la moralità di Saitta e la sua capacità di fare politica sui fatti più che sugli annunci. Sono lieta di poter mettere la mia esperienza al servizio del territorio». Nessuna polemica con Porchietto - «le nostre sono entrambe scelte personali» nessun imbarazzo verso l’Api: «Il fatto che le forze politiche attingano allo stesso bacino associativo è un  riconoscimento del ruolo svolto dall’associazione in tutti questi anni». Un acquisto, quello di Saitta che sposta la sfida sullo stesso terreno di Porchietto e prospetta uno scontro nello scontro: tutto al femminile.

 

La Stampa 25 aprile 2009. Altre minacce a Ferrentino. “Ho paura per la famiglia. E adesso Antonio Ferrentino ha veramente paura. L’altra notte ha subito il terzo danneggiamento, in 10 mesi, alla sua automobile. «Ho paura per la mia famiglia, per mio figlio in particolare: anche lui fa politica ed è sempre fuori casa». Scosso e preoccupato, il presidente della Comunità montana della Bassa Valle di Susa e sindaco di S. Antonino. L’ultimo danneggiamento è accaduto l’altra sera poco prima delle 24 Rivoli, sul piazzale davanti al Centro congressi del Comune, dove Ferrentino partecipava ad un convegno della CNA c’erano almeno duecento posteggiate ma qualcuno ha preso di mira solo la sua. Ha squarciato le quattro gomme, danneggiato la carrozzeria a colpi di spranga, rigato le fiancate e versato sul tettuccio e su parabrezza vernice gialla. «Ero arrivato in ritardo di un’ora perché alle 21 ho dovuto partecipare ad una riunione a Sant’Antonino con alcune associazioni. Mi hanno aspettato. Erano bene informati sui miei spostamenti e appuntamenti». Commenta Ferrentino. La scoperta è stata fatta a fine convegno. «Soltanto quando mi sono avvicinato per aprire la portiera mi sono accorto dei danni. Ho chiamato i carabinieri». Racconta ancora il sindaco. E’ subito intervenuto una pattuglia della compagnia carabinieri di Rivoli, il nucleo per i rilievi scientifici e la Digos. «Non solo solidarietà ma condanna assoluta a un atto dio violenza di gente che non ha la capacità di confrontarsi con strumenti democratici» ha detto il sindaco di Rivoli, Guido Tallone. E ancora: «Se saranno accertate le responsabilità il comune di Rivoli si costituirà parte civile». Solidarietà umana e condanna per il gesto da parte del presidente della Provincia, Antonio Saitta: «E’ un’azione di rappresaglia di grande viltà verso un uomo che si è sempre speso per la sua valle». Mario Virano aggiunge: «L’inqualificabile atto intimidatorio il presidente  Ferrentino, merita la più ferma condanna. Chi ricorda a tali metodi dimostra una volontà prevaricatrice che copre con la violenza la profonda debolezza delle sue motivazioni. Ciò è tanto più grave e inaccettabile in periodo preelettorale. A Ferrentino va tutta la mia solidarietà e, ne sono certo, quella di tutti i componenti dell’Osservatorio».

 

La Stampa, 21 aprile 2009. Finpiemonte doveva sparire si è moltiplicata. La domanda vera è: che fine ha fatto la bad company. Il durissimo scontro che si sta svolgendo a livello regionale tra il governatore Mercedes Bresso e il Presidente di Finpiemonte Partecipazioni Giuseppe Trabucco ruota intorno a qualcosa di più della vicenda Sito, l’innesco. Quando la finanziaria regionale si è scissa, nel 2007 la ratio era chiara: la vecchia Finpiemonte era ormai con oltre 50 società partecipate. Un «mostro» che si nutriva anche e soprattutto di poltrone, spesso occupate spesso occupate dai trombati dalla politica o delle seconde e terze file. Quel modello non poteva più durare in tempi di razionalizzazione ed efficienza. L’idea era quella di suddividere: da una parte la Finpiemonte pubblica quella che doveva fungere da stimolo (anche finanziario) dei privati. Dall’altra le vecchie partecipazioni che mano a mano  si sarebbero dovute sfrondare tenendo solo quelle strategiche individuate in tre asset: logistica, energia e mobility. Tutto il resto,via. In questo periodo. Però, tutto è rimasto fermo. O quasi. Attualmente le partecipate, tra Finpiemonte Spa e Finpiemonte partecipazioni sono 47. Molte delle quali assolutamente non strategiche. Se da una parte sono sparite la vecchia pista spa (già in liquidazione ai tempi della Finpiemonte unificata) e la Energia & Territorio  Spa (quote cedute), dall’altra ne  sono nate altre tre. Dall’ elenco si è aggiunta una partecipazione alla interporto Rivalta Scrivia, un’altra (35%)  nell’Ardea Energia di Alba e infine l’ultima nata, la Sviluppo Investimenti Territorio in cui sono confluite Sinatec e Soprin. Un’idea la quale, se si taglia la testa, ne ricresce un’altra. E’ vero, la razionalizzazione in parte c’è stata: in 11 società  i consiglieri si sono ridotti da 105 a 62 per un risparmio di 300 mila euro. Ma era una cura dimagrante prevista per legge. In realtà la sensazione è che una parte della politica voglia mantenere antiche velleità perché di poltrone c’è sempre bisogno. A ciò si è aggiunta una certa difficoltà della Regione a guidare il suo gigante. Lo si è visto nell’ultima partita per le nomine della neonata Sit. Le indicazioni della Regione sono state completamente disattese. I soci privati nel Cda hanno posto il veto. Il resto lo hanno fatto i consiglieri di nomina della minoranza. Diventa difficile mantenere la guida nei consigli d’amministrazione ridotti all’osso della legge. Tanto più che le cure dimagranti rischiano di creare dissapori anche con altri privati. E la vicenda dell’uscita di scena della futura Sit di Api e CNA, i piccoli imprenditori e gli artigiani. Fondatori di Sinatec, non avevano un posto nel futuro Cda di Sit (che doveva essere composto da 5 membri (quattro del pubblico e  uno solo per i privati al conferimento del capitale). In questo modo Unione Industriale di Torino, Confindustria di Torino, Api e Cna avrebbero dovuto scegliersi un solo rappresentante. Metterne di più avrebbe significato aumentare il numero di poltrone per permettere al pubblico di mantenere gli equilibri di potere Finpiemonte partecipazioni ha tentato di venire incontro alle richieste di Api e Cna costituendo un comitato d’indirizzo senza voto di consiglio ma che potesse essere sentito per un parere. «I piccoli» hanno detto no e oggi in quel comitato siedono solo in tre: un rappresentante dell’Unione industriale, uno di Confindustria e l’altro di Finpiemonte Partecipazioni. I rapporti con gli altri due sono tesi. E allora in molti continuano a chiedersi: che fine ha fatto l’idea della bad company, l’ipotesi di una scatola in cui mettere le partecipate non producono risultati ma solo grane?

 

La Stampa, 12 aprile, 2009. “La mia azienda è sana ma le banche la soffocano”. Non siamo al paradosso della fattura del gas di 8,15 euro respinta a un artigiano perché sfondava il tetto del fido, ma poco ci manca e nel mondo dell’ artigianato e della piccola impresa rimbomba, di torti patiti, di rivendicazioni: il rapporto con le banche, molti lo vivono come nemico della propria attività. La «bella notizia è arrivata per e-mail alla vigilia di Pasqua: a partire da fine giugno a colpo da 100 mila euro deve rientrare il fido di 500 mila euro destinato ad anticipare i pagamenti dei fornitori asiatici che pretendono di veder i soldi sui conti prima di far partire le navi con i manufatti. E’ afflitto e amareggiato Luca C., 50 anni, che, ironia del caso guida un’ azienda che va benissimo. E’ a Torino, ha 30 addetti e prevede nel corso famigerato 2009 di aumentare il fatturato del 20%. Vende alla grande distribuzione accessori e gadget per auto con il marchio di un famosissimo cartone non ha dubbi: «senza quegli anticipi ai fornitori non riesco a lavorare. Per la banca si tratta di aspettare tre mesi perché la merce arriva io la vendo e pago la banca. Semplice no? E invece no perché la grande banca di cui sono cliente mi taglia le gambe». Ma non basta: negli stessi giorni una delle altre sei banche con cui lavora Luca C. ha comunicato che «il fondo di 300 mila euro a sostegno del circolante verrà trasformato da giugno in fondo di anticipo fatture, così ci togono denaro, non è più un vero prestito: si tengono le fatture in ostaggio». E conclude con cupa amarezza: «sarebbe meglio se fossi in crisi perché non avrei problemi di far girare soldi e di scontrarmi con le banche ogni giorno». Ha il dente avvelenato a tanto Roberto V. titolare di un’azienda metalmeccanica di Rivoli con una trentina di addetti. Dice: «La Bce ha portato il tasso a 1,25, quanto pago alla popolare di Novara? Il 12-13%. Io aspetto che la Fiat e le altre aziende mi saldino le fatture per 210 giorni e la banca non mi aiuta anzi mi fa dei tassi pazzeschi e sullo scoperto mi chiede garanzie personali». Racconta che Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banca Sella applicano  tassi più bassi , sul 7-8 per gli anticipi fattura. Andrea R. ha 45 anni anni e una bella aziendina a Grugliasco, piccola - dieci addetti – produce per l’indotto meccanico componenti per macchinari, c’è la crisi, ma sopravvive un po’ di lavoro c’è e se la cava senza neppure un fido bancario, anche se il conto è sempre al limite. Il giovedì di due settimane fa versa un assegno di 20 mila euro sul conto; il martedì successivo stacca un assegno di 8.500 euro a un fornitore. E’ tranquillo. Ma dopo due giorni gli arriva la telefonata furibonda del fornitore: «L’assegno che mi ha dato era scoperto». E furibondo lo diventa Andrea R. che si precipita in banca, chiede spiegazioni e gli dicono:«Ci spiace ma non avevamo ancora la valuta del versamento dell’assegno circolare». E’ stato un trauma dopo quarant’anni mettere in cassa integrazione i dipendenti della sua aziendina meccanica di dieci addetti. R.S. riesce a non andare in rosso. Però ha pagato 520 euro di interessi in tre mesi: «Si domanda: Perché? Così come non capisco perché se scende il tasso della Bce io debba sollecitare all’infinito che scenda anche il mio e poi sentirmi chiedere il 6,5-7% come leasing». E il presidente della CNA Sebastiano Consentino, su questo è molto duro: «L’Abi dovrebbe adeguare il tasso di usura al tasso bancario: se era usura il 12% quando il tasso era il 6% adesso che mediamente è il 4 quello di usura dovrebbe scendere al 10».

 

La Stampa, 10 aprile 2009. Artigiani in ginocchio. “Ci aiutino le banche”. «Cara banca non mi uccidi». Non sarà a tal punto drammatica, ma più soft e paludata la lettera che Confartigianato, CNA e Casartigiani mandano oggi a tutti gli istituti di credito e all’Abi per chiedere il congelamento, per 12 mesi, dei finanziamenti a termine o dei mutui, naturalmente senza di oneri aggiuntivi. Ma il senso non cambia: gli artigiani non ce a fanno più. Il segretario della CNA, Michele Sabatino, fornisce dati inquietanti. «Nel 2009 la domanda di credito per gli investimenti è calata del 62%; per le scorte la domanda è calata del 12%. E questo significa, spiegano dalla CNA che molte imprese sono praticamente ferme e che quindi, è ferma sia la domanda per gli investimenti, sia per l’approvvigionamento di scorte da utilizzare per il processo produttivo. E’aumentata invece del 50% la domanda dei finanziamenti per la ristrutturazione del debito. Che la relazione con le banche dei piccoli e piccolissimi imprenditori non sia smagliante è noto, ma adesso dal mondo dell’artigianato arrivano aneddoti incredibili. Un artigiano di Bruino del settore automotive - tre dipendenti- lavoro ne ha, ma ormai i pagamenti arrivano – dai 150 giorni abituali – a 8-9 mesi. Così soffre una crisi di liquidità drammatica quando si è visto rimandare dalla banca la fattura dell’Italgas di 8,15 euro perché eccedente il credito previsto è andato in bestia. Racconta: «Mi hanno detto che la cosa accade in modo automatico». Le associazioni artigiane chiedono la trasformazione dei finanziamenti da breve a medio termine, l’unificazione dei finanziamenti in una sola rata. Questo credito spiegano è indispensabile per tenere in vita l’impresa scarsamente patrimonializzata e nella quale spesso sono confluiti anche tutti beni del titolare. E si sollecita l’Abi a «avviare una stretta collaborazione con le confederazioni per individuare meccanismi che consentano anche alle piccole micro imprese di utilizzare le risorse della Cassa Depositi e Prestiti, della Sace e della Bei e di rendere operativi i provvedimenti della Regione». Il tutto mentre la situazione di crisi travolge il settore: nel primo trimestre l’utilizzo degli ammortizzatori sociali ha oltre 6600 dipendenti mentre, nell’intero 2008, erano stati interessati circa 4000 lavoratori. Non basta: secondo il rapporto annuale sull’ artigianato piemontese, presentato ieri dall’assessore Peveraro in quanti mesi il 43,9% delle imprese segnale una diminuzione del fatturato, un 49% un calo della domanda, il 9,5% riduce il numero degli occupati, mentre il 67,2% delle imprese dichiara di non essere nelle condizioni di effettuare investimenti. Durissima la situazione per il settore manifatturiero, dove rispetto al primo semestre 2008, si registra un drastico calo dei saldi di domanda (da - 36,1% - 47,8%) e fatturato (da - 30,2%  a -42% ); e peggio sta la meccanica , il cui fatturato crolla per 46,8% delle imprese. Peveraro ha sostenuto che la «patrimonializzazione con una dotazione complessiva di 72 milioni di euro, e la costituzione di un fondo di rassicurazione, con un impegno di 40 milioni, sono i due provvedimenti messi in atto dalla Regione Piemonte per far fronte alla stretta creditizia».

La Stampa, 25 marzo 2009. Gli artigiani alle istituzioni "Basta parole, ora i fatti". Va male e anche parecchio. La CNA, Confederazione Nazionale Artigianato, lancia l’ennesimo allarme: "I fatturati si riducono drasticamente, le attività produttive son ferme, i committenti pagano anche a 300 giorni e le banche non sorreggono adeguatamente le imprese". Nel 2008 le domande di cassa integrazione in deroga sono state 1326 e hanno riguardato 3995 lavoratori; nei primi due mesi le domande sono già arrivate a 993 coinvolgendo 4669 lavoratori". E il presidente Sebastiano Consentino aggiunge: "Oltre il 50% degli imprenditori prevede una diminuzione nell’andamento dell’azienda. Inoltre, la contrazione delle vendite dovrebbe riflettersi pesantemente sulla redditività aziendale: l’indicatore di previsione relativo all’utile di esercizio risulta, infatti pari 54,36 punti rispetto al dato consuntivo di fine 2008". Per fare presente quanto grave è la situazione la CNA ha scritto una lettera alle istituzioni piemontesi per dire che "per far fronte alla crisi sono necessari provvedimenti di carattere nazionale per sostenere il credito agevolato e misure urgenti sulle scadenze fiscali e contributive per dare fiato alle imprese. Servono risorse fresche, non annunci di misure che tardano a realizzarsi".

La Stampa, Torino Sette, 20 marzo 2009. Choco & Pack a Grugliasco la storia del gianduiotto. Anche Grugliasco si inebria di cioccolato il 22 marzo dalle 11 alle 19 allo Chalet Allemande nel Parco Le Serre di via Tiziano Lanza, è in programma una domenica dolcissima. La vista può deliziarsi con la mostra dei progetti del concorso Choco& Pack, lanciato dalla CNA. dalle 15 Annarita Merli, responsabile torinese della compagnia del Cioccolato l’associazione dei consumatori che ne tutela io consumo verificandone la qualità, interviene su l’acquolina in bocca della pianta di cacao al gianduiotto al termine della quale vengono distribuiti omaggi di cioccolato. Sempre a Grugliasco altre iniziative. Dalle 11 alle 19 Villa Boriglione, che sorge nel parco Le Serre è allestita anche in onore della presenza della scuola di Cirko Vertigo a Grugliasco la mostra dal Far West al Cirko. Dalle 11 alle 19 in piazza 66 Martiri, una degustazione esposizione, vendita di prodotti a base di cioccolato con alcuni dei più importanti prodotti di cioccolato come Cioccolato Marino, Cioccolato Lyos Hot and cold cioccolato Stroppiana e Capuccetto Rosso.

La Stampa, Torino Sette, 6 marzo 2009. Schede per partecipare nello stand della CNA. L’Unione CNA Alimentare gestirà un atelier di circa 100 mq e i maestri artigiani Cna saranno presenti negli stand per la vendita delle loro specialità a base di cioccolato. L’atelier CNA ospiterà in anteprima 11 progetti e prototipo selezionati nell’ambito del concorso Choco&Pack promosso presso i designers dell’Associazione OneOff, patrocinato dalla Camera di Commercio di Torino. Inoltre nello stand i visitatori potranno degustare, per un prezzo che varia da 1 o 2 euro, i nuovi prodotti di cioccolato realizzati in collaborazione tra la creatività dei designer e l’abilità dei cioccolatieri. Ci sarà la possibilità di partecipare alla votazione del cioccolato più bello e originale compilando un apposita cartolina. I nuovi prodotti di cioccolato realizzati in collaborazione tra la creatività dei designer e l’abilità dei cioccolatieri. Ci sarà la possibilità di partecipare alla votazione del cioccolato più bello e originale compilando un’apposita cartolina. I nuovi concept di design del cioccolato in tutte le forme e tipologie, sono, come da concorso, integrati con la realizzazione di un packaging idoneo a garantire l’integrità del prodotto dal punto di vista organolettico, la sicurezza alimentare, che ha come destinatari tutte le aziende dell’artigianato del commercio dell’industria del comparto alimentare.

La Stampa, 6 febbraio, 2009. "Penalizzate le rotte verso i Paesi dell’Est". Ottanta voli all’anno un delirio di arrivi e partenze. E mai che vada veramente liscia. E dura la vita di Bruno Scanferla imprenditore che gira per il mondo visto che la sua azienda esporta il 90 per cento del fatturato. L’ultimo contrattempo è stato martedì: doveva decollare alle 13 alla volta di Roma per una riunione ristretta della CNA, l’associazione di cui fa parte. Ha pagato 251, 55 alla Airone per andata e ritorno. Arriva a Caselle con il dovuto anticipo e al bancone con garbo lo informano: "Il volo ha due ore di ritardo". Troppe. Racconta: "A quel punto non mi serviva; sarei approdato alla riunione con un ritardo eccessivo". Mentre cerca di capire come ottenere il rimborso colpo di scena: le ore si sono ridotte a una. Abbozza e si imbarca. E alla sera ha l’incredibile fortuna di decollare con solo 5 minuti di ritardo. Peggio va al collega che aspetta due ore la partenza. E peggio gli era andata due settimane fa: "Mi ero alzato alle quattro. Ero arrivato perfetto per il volo delle 6.30. Allora avevo un’ora e mezza; una rabbia". O malissimo era stata la trasferta a Cagliari, con attesa in aeroporto dalle 17.30 alle 21.30 aspettando che finalmente il volo si riempisse di tutti i disperati torinesi e potesse decollare. Ma non polemizza più i tanto. E’ paziente:"Non mi pare che adesso con la Cai vada peggio di prima. E d’altronde devono pur organizzarsi. Sarò più acido tra due mesi se ancora ci saranno disguidi". Il suo vero problema sono i collegamenti con l’Est; un problema che condivide con decine di imprenditori torinesi che hanno aperto stabilimenti in quella parte di Europa. E su questo, il flemmatico Scanferla è fortemente furioso: "Da Caselle non ci sono voli. Devo sempre partire o da Malpensa o da Orio al Serio. Da lì ci sono ottimi collegamenti low cost con Slovacchia, Repubblica Ceca, Francia, Austria, Ungheria. Per andare e tornare da Bratislava spendo 40 euro in tutto e il volo, della Ryanair è sempre puntuale". Ma per arrivare vicino a Bergamo ci vogliono almeno quattro ore. Viaggi durissimi che Scanferla si sobbarca spesso: "Per partire alle 19.30- 20 sene va quasi una giornata perché devo lasciare Torino alle 15. si devo superare Milano che è un dramma. E più di una volta, dopo essere rimasto bloccato da un incidente e aver perso l’aereo, me la sono fatta tutta in auto: 1250 chilometri d’altronde non potevo mancare all’appuntamento". E allora si arrabbia: "Ma perché qui non ci sono i low cos con Est? E’ un’assurdità perché il movimento ci sarebbe; siamo in tanti ad andare a Est". E vanta la bonta di compagnie con e Ryanair o Easyjet: "Prenotando con anticipo, io ed un mio collaboratore abbiamo speso in due per tre giorni In Germania con atterraggio a Berlino, 400 euro, Compreso il noleggio dell’auto per Volksburg che è a 200 chilometri. Dovevamo andare alla Volkswagen che è nostra cliente ".Ma sempre con partenza da Orio al Serio con quel viaggio a ostacoli su autostrade colme e il rischio incombente di doversi fare una tirata al volante: "Ormai mi pesa veramente farmela i due giorni andata e ritorno, non sono più un ragazzino".

La Stampa, 4 febbraio 2009. La crisi dell’indotto auto. A rischio 35 mila artigiani. Bisarche ferme, Tir inchiodati, aziende con fatturati in picchiata, clienti che non pagano, banche che alzano i tassi. Non sono mai stati così drammatici i toni della CNA, ma ora i dirigenti della confederazione lo dicono chiaro: in provincia di Torino ci sono 35 mila posti di lavoro a rischio. Sono i dipendenti delle 1800 imprese della filiera auto travolti da una crisi ogni giorno più drammatica. E il presidente Consentino non ha dubbi: "Basta annunci basta comizi. Servono misure di sostegno all’indotto auto e anche ammortizzatori sociali, aiuto al credito, all’innovazione, alla ricerca ai comparti della meccanica, del tessile, della plastica, dell’elettronica e del mobile. L’alternativa e l’abbandono della vocazione industriale della regione". Una crisi che coinvolge tutti: le bisarche- circa 700- sono quasi ferme e in strada circolano solo il 40% del Tir della 9400 imprese piemontesi del settore; si teme che ne chiudano il 10-15%. Anche lavorare rende meno: fino a luglio l’introito era di 1.23 euro a chilometro, adesso, di un euro. Per questo settore il segretario regionale, Michele Sabatino, parla addirittura di "timori di conflitto sociale". E dice: "La categoria è stanca, furiosa perché non lavora, non guadagna, ma ha sempre le stesse spese fisse come i 10 mila euro dia assicurazione all’anno". I problemi sono tanti, come i tempi dei pagamenti che sono passati dagli abituali 120-150 giorni a 250-300, ma le aziende L’Iva la pagano subito. Roberto di Leonardo- con i suoi 15 addetti progetta stampi- fornisce due numeri emblematici: "Abbiamo un fatturato di un miliardo e aspettiamo 400 milioni di pagamenti di clienti. Unicredit ci fa un tasso dell’8%. Ho detto tutto: se va avanti così tra qualche mese chiudo". Riccardo Scanferla gli stampi li produce, ha 15 addetti in cassa e un crollo di ordini del 50%. Franco Cavaglià il lavoro ce l’ha, per ora, ma i clienti non pagano: "Non posso più andare avanti almeno lo stato si impegni a garantire le fatture con le banche". Ci sono stanchezza, preoccupazione e rabbia tra questi piccoli imprenditori. Si sentono penalizzati dalla crisi, ma anche da cronici problemi del paese. Di Leonardo racconta che: "dopo due anni di cause non sono ancora riuscito a recuperare 10 mila euro da un cliente che non ha pagato. Ma è possibile? In Romania quando un cliente è moroso gli bloccano i conti". E Fabrizio Torasso attacca una globalizzazione che porta fuori il lavoro: "Oggi se si danno aiuti si devono mettere vincoli a che non vengano penalizzati fornitori e lavoratori italiani". Consentino ricorda che nel settore auto continuano a diminuire le aziende della meccanica, elettrauto, carrozzerie e gommisti, già scese da 7.200 a 6.000 dai 2001 al 2007". Aggiunge:"Per questo abbiamo chiesto al governo di abbassare, anche temporaneamente, l’Iva sulle riparazioni e di introdurre misure di sgravio fiscale sulle spese di manutenzione delle auto".

La Stampa, 29 gennaio 2009. Il Comune non sfrutta l’effetto della Reggia. Una lettera, firmata da 81 negozianti del centro su 140, per dire all’assessore al Commercio di Venaria Rosa Perrone "che oramai sarebbe l caso che si faccia da parte, rimettendo il mandato". E’ la punta dell’iceberg di un malcontento strisciante che si è fatto palpabile ed è esploso dopo le festività natalizie quando, secondo parecchi esercenti del centro, non c’è stata una programmazione di eventi e il clou delle manifestazioni si è concentrato in una sola giornata. "Non posso che essere solidale con i commercianti che hanno preso l’iniziativa – attacca Alberto Alberetto, il presidente della Confesercenti-. Noi, con la collaborazione della Camera di commercio, avevano presentato un progetto per il Natale di quattro giornate festive con i banche artigianali, di enogastronomia e di animazione, ma l’assessore al Commercio lo ha bocciato senza una motivazione valida". Più morbida l’Ascom. "Io non ho nulla contro la Perrone- ammette la presidente Benedetta Salvador- certo, però, che avremmo bisogno di qualche contributo in più. Una città come Venaria e il suo tessuto commerciale meritano più attenzione". Per Alessio Stefanoni di CNA "manca un dialogo concreto tra le parti in una città che non è abituata all’autopromozione. Forse, è arrivato il momento di sedersi tutti intorno a un tavolo e ragionare, tagliare teste non serve nulla". Per capire che aria tira basta fare due passi tra i negozianti di via Mensa e viale Buridani, dove le vendite rispetto al Natale dello scorso anno sono scese aleso del 20 per cento. Qualcuno quando vede i taccuini dei cronisti preferisce non parlare. "Via Mensa è la passeggiata che porta alla Reggia e ha grandi potenzialità, ma siamo lasciati a noi stessi – si lamentano Francesca Pavani di "Viano Abbigliamento" e Isabella Molino di "Molino Intimo" noi cerchiamo di migliorarci e di investire, ma se l’amministrazione non ci appoggia diventa tutto più complicato. E poi, non c’è mai una riunione, mai un momento di confronto". Stessa musica in viale Buridani, da "Benetton". Dietro il bancone c’è Santina D’Urso. "Quando si organizzano degli eventi i clienti arrivano- dice- ma bisogna programmarle le manifestazioni. Io ad esempio, quando posso alzo la serranda anche la domenica, il 6 gennaio era aperta ma qui era il deserto". Per Mario De Luca di "Origami": "Non c’è nulla che possa tentare l’amministrazione per incentivare il commercio. Sono tempi non solo difficili, ma drammatici e la situazione di Venaria è uguale a quella di altre città. Più luminarie a Natale non sarebbero servite a niente". "Io sono stata è sarò sempre disponibile al confronto con tutti- ribatte Rosa Perrone, da nove anni assessore al Commercio della Reale- Lo dimostrano tutte le riunioni che abbiano sostenuto con gli operatori del settore per cercare di creare le associazioni di via. Poi, insieme agli esercenti, stiamo lavorando a grandi progetti, come la riqualificazione urbanistica di viale Buridani, da dove vogliamo spostare il mercato del sabato, per esempio". Incalza: "Quello delle luci di Natale credo sia solo un pretesto, a me questa lettera e la petizione sembrano più attacco a livello politico".

La Stampa, 29 gennaio 2009. Vini e amari prodotti nelle valli alpine. Incontro alle ore 11 presso il salone dell’Atl in via Lousette per parlare di "Lo spirito delle Alpi al Sestriere: Icewine e amari di montagna". Evento di cultura enogastronomica organizzato da CNA e Comune con l’obbiettivo di far conoscere alcuni prodotti di nicchia e di grande pregio utili alla qualificazione degli operatori locali.

La Stampa, 23 gennaio, 2009. "Produciamo il genepy da quattro generazioni". Forse il segreto è proprio lì in quell’attenzione verso la montagna che fa si che tu non chieda alla natura niente di più di quello che ti basta per vivere. "Quando salgo ai due mila metri per raccogliere il genepì, mentre cammino cerco di non pestare nessuna pianta e quando mi chino per raccogliere nel lascio sempre qualcuna affinchè si possano riprodurre". Giacomo Bernard porta il nome di suo nonno, quello che il giorno di Natale del 1905 ha dato vita ad’una azienda che oggi risulta essere la più longeva iscritta nei registri della CNA. quattro generazioni che hanno saputo trasformare i profumi delle erbe alpine in liquori. Di padre in figlio le ricette sono rimaste sempre uguali, oggi a guidare l’azienda c’è Enrico Bernard, che con la moglie Daria, il padre e la mamma Laura sono sentinelle a guardia della qualità del prodotto. Il laboratorio è a Pomaretto sulla strada che porta a Prali, in un magazzino ci sono tutti i sacchi con le erbe messe ad essiccare, su tutti c’è un cartellino. "Serve per la tracciabilità dice Enrico nella stanza accanto agli scaffali con i fila le bottiglie: Genepì, Barathier, Rabarbaro, Serpoui, e su tutti il cartellino recita: "Elixir dal 1902"". Aggiunge: "Le erbe e le acque di montagna hanno permesso per più di 100 anni alla nostra azienda di vivere. Quando a Torino è nata la prima fabbrica di birra, Bosio e Caratash, tutte le settimane nel nostro laboratorio provvedevano ad imbottigliarla, poi insieme alla birra, abbiamo iniziato a preparare le aranciate, la spuma. Negli anni 30 stavano nascendo le aziende tessili e gli affari andavano bene". In quegli anni era anche lungo l’elenco dei liquori, oltre allo storico Barathier c’era la crema Catinat, il rum, il cordiale. "Forse se oggi siamo ancora qui- aggiunge Enrico Bernard è perché abbiamo saputo sempre capire le esigenze dei clienti. Quest’abbiamo ricavato un liquore l’Abricot, qualche centinaio di bottiglie. Ma il vero elisir di lunga vita sta nella sua ricerca delle erbe. Basta leggere le etichette per il liquore è stato prodotto con i fiori e con aromi artificiali".

La Stampa, 23 gennaio 2009. Vini di ghiaccio con gli amari della montagna. La CNA, con il patrocinio del Comune di Sestriere e in collaborazione con la Camera di commercio e L’Associazione donne sommelier d’Europa, ha organizzato per giovedì prossimo a Sestriere presso il Salone dell’Atl, una presentazione di Icewine, i vini di montagna ottenute da uve raccolte dopo le gelate e mari di montagna. Sarà Enrico Bernar a presentare questi liquori che vengono prodotti nell’azienda di famiglia da 106 anni.

La Stampa, 21 gennaio 2009. Camera di Commercio. Barberis verso il bis. Alessandro Barberis si avvia ad essere riconfermato alla guida della Camera di Commercio di Torino. A sostenerlo sarà una "grosse coalition". Che raggruppa l’Unione Industriale, la Confcommercio e l’associazione degli artigiani. Un nocciolo duro che dovrebbe raccogliere anche i voti del settori del credito e delle assicurazioni e dei trasporti. Anche Enrico Salza, sempre molto attento al mondo camerale, sarebbe già stato chiaro: soprattutto con via Fanti: si bissa con Barberis. L?accordo dovrebbe prevedere anche a una modifica dello Statuto che porta da 1 a 2 il numero dei vicepresidenti. In questo caso l’attuale numero 2 della Camera, Daniele Vaccarino in rappresentanza degli artigiani verrebbe riconfermato e affiancato da Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom di Torino. Il ritorno di un rappresentante dei commercianti i vertici della camera è legato anche ai numeri. Nel prossimo "parlamentino" della Camera, infatti il settore avrà un seggio in più rispetto alla composizione dell’attuale assemblea. Un seggio "rubato"agli industriali. Mentre il numero dei rappresentanti della altre categorie resterà immutato: Agricoltura (1) Industria (7), Artigianato (5) Commercio (6), Cooperative (1), Turismo (1), Trasporti e Spedizioni (2), Credito (1), Assicurazioni (1), Servizi alle Imprese (5), Organizzazioni sindacali (1) e Associazioni consumatori (1). Entro il 26 febbraio, le varie associazioni dovranno presentare la documentazione necessaria per attribuire la ripartizione dei seggi. Solo allora si saprà se le varie sigle hanno raggiunto un’intesa di massima oppure se si andrà alla conta degli iscritti. Ad oggi un buon numero di indizi lascia intendere che sia stata scelta la strada della grande alleanza. Si parte dunque dalla riconferma di Barberis. In questi mesi la sua posizione si è rafforzata. A maggio era stato contestato per aver indicato il notaio Caterina Bima come rappresentante camerale nella compagnia di San Paolo. A guidare la protesta, che puntava a chiedere "maggiore collegialità nella gestione" erano stati l’allora presidente dell’unione Industriale, Alberto Tazzetti, e il numero 1 dell’Api, Claudia Porchietto. E con loro c’erano i presidenti delle associazioni artigiane e della Confesercenti che però hanno subito preso le distanze da ogni ipotesi di mettere in discussione il suo operato. Un ruolo chiave in questa dissociazione l’avrebbe giocato proprio Vaccarino. Nelle settimane successive, poi Tazzetti ha lasciato il campo a Carbonato ed è di questi giorni la notizia della quasi certezza della scelta della Porchietto di candidarsi alla presidenza della Provincia per la Pdl. Anche al nomina di Dardanello alla guida dell’Unioncamere Piemonte ha stabilizzato la poltrona di Barberis. Resta da trovare uno spazio al settore del Commercio, da qui la possibilità di modificare lo Statuto, mentre resta ancora da definire l’assetto della giunta esecutiva.

La Stampa, 20 gennaio 2009. "Stupinigi diventerà la vetrina di artigiani agricoltori locali". Per ora i più felici sono 1630 creditori del vecchio ordine Mauriziano che entro pochi giorni riceveranno in tutto o in parte i soldi che aspettano da sei anni. La Regione, infatti ha firmato ieri l’atto di acquisto dei terreni e degli immobili che circondano la palazzina di Stupinigi. L’assegno di 58 milioni è Giovanni Zanetti, commissario della Fondanzione, li girerà ai creditori privilegiati- una quindicina in tutto che saranno liquidati- ei chirografari la maggioranza, che riceveranno un primo congruo acconto". Nelle intenzioni della presidente Mercede Bresso, però l’atto di compravendita firmato ieri- con il passaggio di quasi 14 milioni di ettari di terreni, di una ventina di cascine e di due chiese sotto il controllo della Regione- dovrebbe servire per riqualificare Stupinigi e il grande parco annesso. Per ora non ci sono progetti ma solo delle idee da sviluppare. Per gestire tutta l’operazione sarà commissariato l’attuale ente parco e nel ruolo di commissario dovrebbe essere nominato un fedelissimo della presidente , l’ex dirigente della Provincia, Roberto Saini. La Bresso ha ribadito ieri che una delle ipotesi di lavoro, di cui si sta occupando l’assessore alla cultura, Gianni Oliva, è quella di riqualificare tutta l’area, compresa l’area di accesso alla Palazzina, nel cuore di un futuro distretto della moda con "la trasformazione di una parte delle cascine in atelier per l’artigianato di qualità e la Palazzina in centro espositivo". Ancora Bresso: "L’idea è quella di attirare sarti, calzolai ed artigiani della moda interessati ad investire in una nuova sede con il sostegno della Regione che potrebbe utilizzare una parte dei fondi europei". A Stupinigi la "zarina" vorrebbe replicare sia l’operazione parco della Mandria Venaria Reale sia il recupero dell’antica tradizione cinematografica legata a Film Commission. Tutte idee comunque, "ma l’importante – precisa Bresso- è aver acquisito il controllo pubblico questi bei e aver allontanato ogni ipotesi di speculazione immobiliare". Da valutare anche la possibilità di utilizzare un secondo gruppo di cascine come sede distaccata delle Facoltà di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: "Con Carlin Petrini stiamo valutando la possibilità di lavorare ad un progetto che recupera l’agricoltura rurale coinvolgendo anche gli agricoltori" che continueranno a lavorare la terra e che potrebbero concentrarsi in alcune cascine".

 
 
 
 
 
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