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Home > Comunicazione > Rassegna stampa > Anno 2004 - Italia Oggi
 
Anno 2004 - Italia Oggi
 

Italia Oggi, 26 novembre 2004. Torino olimpica, 30 opere. Entro la fine del 2004 l’Agenzia Torino 2006 consegnerà al Toroc , per i 13 test event, 30 opere programma per le Olimpiadi del 2006. Dopo la bufera giudiziaria e le polemiche che hanno travolto la macchina organizzativa dei Giochi olimpici invernali, il presidente del Toroc, Valentino Castellani, il presidente dell’Agenzia Torino 2006, Domenico Arcidiacono, ha lanciato ieri a Torino, dal convegno di Restructura (salone della costruzione e della ristrutturazione edilizia del Lingotto fiere), un messaggio positivo. Di fatto, il cosiddetto Sistema olimpico montano, nel comprensorio sciistico della Via Lattea, in Alta Valle di Susa, è in via di ultimazione. Entro fine anno sarà ultimata una delle opere simbolo di queste Olimpiadi: il Pala Vela di Torino, ristrutturato dall’architetto Gae Aulenti e in grado di ospitare 8 mila spettatori. Ospiterà i Campionati europei di short track e di pattinaggio artistico a Torino il 14 gennaio. Tra le opere più significative che verranno ultimate entro dicembre anche 12 impianti di risalita in Alta Valle di Susa, costati 300 milioni, e dieci impianti di innevamento artificiale ipertecnologici, capaci di coprire con artificiale 4,5 milioni di metri quadrati. Gli impianti di innevamento, come ha spiegato Piovano, "utilizzano nove bacini di stoccaggio dell’acqua collocati in alta quota con una capacità di 250 mila metri cubi". Piovano ha sottolineato che questi bacini, come tutte le opere olimpiche, sono stati concepiti per diventare una risorsa per il futuro del territorio, potendo coprire i fabbisogni idrici della valle di fronte a qualsiasi emergenza, dalla siccità in agricoltura allo spegnimento degli incendi, al rifornimento di acqua potabile. Arcidiacono ha evidenziato che con la consegna di queste 30 opere "l’Agenzia ha utilizzato il 65-70% dei 1.700 milioni destinati alle Olimpiadi". Il messaggio di Arcidiacono è stato chiaro: al di là delle polemiche, "l’Agenzia Torino 2006 sta lavorando bene e risultati saranno presto sotto gi occhi di tutti". Risultati cui la regione Piemonte ha contribuito fortemente, come ha sottolineato l’assessore alla pianificazione territoriale, Franco Maria Botta, ricordando i circa 200 progetti relativi alle opere olimpiche esaminati negli ultimi due anni e vagliati a tempo di record. A Restructura, che chiuderà lunedì sera, l’Agenzia Torino 2006 ha allestito uno stando multimediale per comunicare l’attività al grande pubblico".

Italia Oggi, 23 novembre 2004. Le pmi al centro del nuovo Mi-To. Dare priorità ai problemi strutturali dell’economi italiana, mettendo dell’attenzione le pmi, prima di lanciarsi in ambiziosi progetti locali. Questa la posizione di Ivan Malavasi, il presidente nazionale della Cna, sull’ipotesi di una progressiva integrazione tra Torino e Milano, recentemente ventilata a Cernobbio in un convegno promosso dalle camere di commercio delle due città. Secondo Malavasi, infatti, "non si può prescindere dalla soluzione dei molti malesseri che affliggono il nostro paese e danneggiano le piccole e piccolissime imprese, impedendo loro di crescere e di cogliere quelle opportunità che proprio la grande impresa sembra aver rinunciato di sfruttare". Intervenuto domenica scorsa a Torino, all’assemblea annuale della Cna provinciale, Malavasi ha bacchettato governo e istituzioni locali, responsabili della mancata attuazione di leggi e politiche capaci di far crescere le piccole imprese, impedendo loro di crescere e di cogliere quelle opportunità che proprio la grande impresa sembra aver rinunciato di sfruttare". Intervenuto domenica scorsa a Torino, all’assemblea della Cna provinciale, Malavasi ha bacchettato governo e istituzioni locali, responsabili della mancata attuazione di leggi e politiche capaci di far crescere le piccole imprese. A iniziare dal calo della pressione fiscale, dalla mancata riduzione del debito pubblico "più alto del 6% del Pil, come a dire che se l’Italia fosse una piccola impresa sarebbe già fallita", dall’avvicinamento al mondo della ricerca scientifica e dall’incentivazione legislativa alla nascita di filiere e consorzi. I lavori dell’assemblea sono stati aperti dal presidente della Cna Torino, Federico Casetta, che nella sua relazione ha introdotto il tema del dibattito pubblico "Torino-Milano: una supercittà a misura di piccola impresa?" che ha coinvolto, tra gli altri, l’assessore all’artigianato Giovanni Carlo Laratore, il presidente della provincia di Torino, Antonino Saitta. Erano presenti anche il presidente della Camera di commercio di Torino, Alessandro Barberis, il segretario della Cna di Torino, Paolo Alberti, e il presidente della Cna Piemonte, Sebastiano Consentino. Gli artigiani e le piccole imprese aderenti alla Cna si interrogano da tempo sul futuro delle grandi infrastrutture di cui di sta dotando il capoluogo piemontese in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006 ed in particolare del corridoi ad alta capacità che entro il 2010 collegherà Torino e Milano e sulle capacità di queste opere di favorire un reale rilancio dell’imprenditoria diffusa. Di fatto la Cna ritiene che non si sufficiente creare un collegamento ferroviario veloce tra i due capoluoghi per creare nuove opportunità economiche a portata di artigiani e pmi. Occorre infatti tenere presente, come ha sottolineato Casetta, che "delle 34. 139 imprese che operano nel ramo delle attività manifatturiere 17. 540 sono aziende artigiane, pari al 51,3% del totale. E l’artigianato torinese nel suo insieme, con le sue 63.239 aziende, rappresenta il 20,4% dell’insieme delle imprese censite dalla Camera di commercio di Torino. Non è, dunque, più possibile permettersi di considerare le pmi torinesi un fattore residuale rispetto ai futuri scenari".

Italia Oggi, 20 novembre 2004. Cna, To-Mi supercittà per le pmi. Gli artigiani e le piccole imprese aderenti alla Cna di Torino e provincia si interrogano sul futuro delle grandi infrastrutture si sta dotando il capoluogo piemontese ed in particolare del corridoio ad alta capacità che entro il 2010 collegherà Torino e Milano e sulla capacità di favorire un reale rilancio dell’imprenditoria diffusa. Sulla scia del dibattito avviato a Cernobbio lo scorso ottobre l’assemblea annuale della Cna Torino apre domenica i propri lavori al centro congressi Torino Incontra della Camera di commercio di Torino, con un dibattito pubblico sul tema "Torino-Milano: una supercittà a misura di piccola impresa?". Al convegno si confronteranno l’assessore regionale all’artigianato, Giovanni Carlo Laratore, il presidente della provincia di Torino, Antonino Saitta; l’assessore alle Olimpiadi della città di Torino, Elda Tessore; il presidente della Camera di commercio di Torino, Alessandro Barberis; i docenti universitari Aldo Enrietti e Giuseppe Russo; il presidente della Cna Torino, Federico Casetta; il segretario della Cna Torino, Paolo Alberti; il presidente della Cna Piemonte, Sebastiano Consentino; il presidente nazionale della Cna, Ivan Malavasi.

Italia Oggi, 19 novembre 2004. Restructura si rinnova e si espande. A Torino l’industria fieristica godi di buona di salute. Per la terza volta nello stesso anno, dopo il Salone del libro e il Salone del gusto, con la 17a edizione di Restructura, dal 25 al 29 novembre prossimi, il quartiere fieristico del Lingotto di Torino coprirà per intero la sua area espositiva, battendo ogni precedente record. "Si tratta di un risultato importante per il centro fieristico, che premia la sua capacità di innovazione e organizzazione di eventi di grande interesse per i privati, le imprese e i professionisti", ha spiegato Marco Zanoni, direttore commerciale di Promotor international. Restructura 2004 si prepara così ad aprire i battenti, sotto i migliori auspici: "Quest’anno", ha aggiunto Zanoni, "il salone e della costruzione e della ristrutturazione edilizia del Nordovest, coprirà una superficie di 38.760 metri quadrati, contro i 33.530 del 2003, e ospiterà 446 espositori, contro i 429 del 2003". La formula del salone, anche grazie al contributo della Cna torinese che da sempre è partner nell’organizzazione, è stata ancora una volta rinnovata con l’abbinamento alla prima edizione di Progetto & arredo, il salone dedicato all’arredamento per la casa al cui interno vi è una sezione, sostenuta in prima persona dalla regione Piemonte, dedicata all’artigianato artistico e tipico d’eccellenza. "Progetto & Arredo-Piemonte eccellenza artigiana", come ha spigato il responsabile della direzione regionale artigianato, Marco Cavaletto, consentirà a 102 imprese, delle 1.400 contraddistinte dal marchio eccellenza artigiana, di esporre e vendere le loro produzioni, ama anche eseguire dal vivo lavorazioni tipiche in gradi di dimostrare al grande pubblico passione,conoscenze tecniche e capacità manuali che stanno dietro a un prodotto artigianale. I settori interessanti dall’iniziativa sono: mobile, restauro, ceramica, stampa artistica, lavorazione del vetro, tessile e arredo d’interni. E sempre con l’obbiettivo di valorizzare queste imprese la regione esporrà nel corso di un convegno, il 26 novembre, un progetto di sviluppo del credito al consumo, tipico della grande distribuzione, finalizzato a incentivare la vendita dei prodotti artigianali eccellenti. Anche quest’anno, come ha spiegato Andrea Talaia, presidente Assoedili-Cna per Torino, Restructura si caratterizzerà infine "per la più grande vetrina nazionale delle professionalità nel campo della ristrutturazione e dell’edilizia di qualità".

Italia Oggi, 13 novembre 2004. Inaugurato il Palazzo del lavoro. Aiutare le pmi a meglio competere sui mercati locali e internazionali. E questo, secondo il sindaco di Chivasso, Andrea Fluttero, l’obbiettivo fondamentale che ha portato alla nascita del Palazzo dell’economia e del lavoro sorto nell’ex caserma Giordana nel centro industriale alle porte di Torino. Cinque anni di lavori e un investimento complessivo di 5,5 milioni di euro, di cui 3,9 milioni stanziati dall’Ue (60%) e dal comune (40%), hanno restituito alla fruizione della città un edificio che ne ha segnato la storia per secoli, trasformandolo in un moderno centro servizi di 6 mila metri quadrati rivolto al sistema economico dell’intero chivassese. Il Palazzo dell’economia e del lavoro di Chivasso ospita al suo interno le sedi delle principali associazioni imprenditoriali dell’area: Cna, col diretti e Ascom, gli uffici della camera di commercio di Torino, del Centro per l’impiego della provincia e del progetto "Mettersi in proprio", nato con fondi comunitari per stimolare l’autoimprenditorialità. Non solo. Il palazzo accoglie la nuova sede di Chind, il consorzio che gestisce l’area industriale attrezzata di Chivasso, e il Chilab, moderno centro di ricerca applicata del Politecnico di Torino.

Italia Oggi, 10 novembre 2004. Crisi lontana per i distretti. I distretti industriali italiani, non sono in crisi, anzi godono di ottima salute e inseguono il futuro. Quando hanno funzionato come dovevano, almeno in questi ultimi dieci anni, i distretti si sono infatti evoluti. Diventando altra cosa, "e pochi sembrano essersene accorti a giudicare, dagli studi, dalle dichiarazioni dei politici e degli operatori economici". A sostenere questa tesi sono due ricercatori torinesi, Angelo Michelsons e Alessia Ferraresi. Esperti di distretti industriali e progettazione internazionale nel campo dell’innovazione organizzativa, consulenti tra l’altro dell’Ue nell’ambito del quinto programma quadro. ma anche di Unioncamere nazionale e della Camera di commercio di Milano e delle fondazioni Einaudi, Agnelli e Olivetti. Partendo dall’esperienza piemontese, i due ricercatori affermano che la storia recente dei distretti industriali sia di costellata di paradossi mal compresi in tutte le loro implicazioni. Il primo paradosso, sostiene Michelsons che è anche presidente di Cna in Proprio per la provincia di Torino, "è che di distretti industriali in Piemonte ce ne sono troppi" come del resto in molte altre regioni italiane. Come recita il sito web della regione, in Piemonte ci sono ben 25 distretti produttivi che occupano quasi 180 mila addetti. Del resto, se alcuni di questi distretti "sono meri aggregati statistici" è anche vero che il distretto appare sempre di più alle piccole imprese come un modello vincente, l’unico capace di costruire reti locali in grado di inserirsi nel grande scenario della competizione internazionale. Il secondo paradosso è che i distretti di successo, quelli vincenti, non sono più locali, o meglio conservano un radicamento locale ma solo per lanciare un lungo ponte verso il mercato internazionale. I lanifici di Biella, per esempio, governano ormai da oltre venti anni una filiera produttiva globale , dall’allevamento delle pecore da lana in Tasmania alle boutique di New York e delle altre principali del mondo, conservando in loco solo oche produzioni pregiate e competenze alte, come la ricerca e servizi. E anche il distretto delle telecomunicazioni di Torino, con circa 50 mila addetti a media e alta qualificazione, e per definizione e contenuti d’attività globale. Queste considerazioni conducono, secondo Michelsons e Ferraresi, al terzo paradosso: i distretti industriali sono sempre meno strutture manifatturiere diffuse sul territorio. "La tradizionale immagine del distretto come agglomerazione di piccole e piccolissime imprese dove si producono merci va scomparendo", spiega Michelsons "grazie ai processi di delocalizzazione delle funzioni produttive, vent’anni fa verso il sud Italia, dieci fa verso l’Est Europa e oggi verso la Cina". E sarebbero proprio questi processi, secondo Michelsons e Ferraresi, a indurre molti osservatori a parlare di crisi dei distretti produttivi. In realtà, come spiegano i ricercatori, "sottolineare univocamente il calo dell’occupazione e della produzione finisce per nascondere il futuro, già attuale da anni, dei distretti: la loro internazionalizzazione, il passaggio a funzioni d’impresa a maggior valore aggiunto (dalla ricerca al design) e a lavori di più elevato profilo professionali". Delocalizzando le attività manifatturiere, insomma i distretti diventano più ricchi e competitivi e non il contrario. L’efficacia di questo mutamento di pelle richiederebbe comunque tre precise condizioni: i saperi e le competenze del distretto devono essere continuamente aggiornati e valorizzati (il che significa investire non più tanto in capannoni e macchinari quanto in università ed esperienze formative internazionali per giovani); è poi necessario che poi questo stesso percorso di rinnovamento e di apertura al futuro sia intrapreso dalla classe imprenditoriale del distretto (esattamente il contrario di quanto è avvenuto ad Ivrea con la Olivetti); il distretto non deve, infine, venire meno alla sua vocazione primordiale, quella di saper promuovere forme di collaborazione e competizione corretta tra tutti gli attori economici, dalle imprese ai lavoratori.

Italia Oggi, 26 ottobre 2004. Imprese hi-tech fondano il loro sindacato. Le piccole imprese dell’information communication technology fondano la loro rappresentanza. Gli artigiani e le pmi del settore Ict associati alla Cna, dopo aver rivendicato una loro autonomia nella rappresentanza, hanno costituito un coordinamento nazionale all’interno di Cna Comunicazione. Il tavolo di confronto sulle problematiche e sulle strategie di sviluppo delle piccole imprese del terziario avanzato è nato a Bologna, la scorsa settimana, nel corso di un incontro nazionale al quale hanno preso parte Ict già più o meno informalmente costituiti in Sicilia, Piemonte, Lombardia Toscana, ed Emilia Romagna. Ma il tavolo è naturalmente aperto al contributo delle altre associazioni provinciali della Cna con l’obbiettivo specifico di dare voce agli interessi delle imprese dell’Ict sia all’interno che all’esterno della Confederazione. Il tavolo, moderato dal coordinatore nazionale di Cna Comunicazione, Giuseppe Scozzi, mette insieme le esperienze maturate in questi ultimi cinque anni dalla Cna di Enna, su iniziativa del presidente Tonino Palma, con quelle più recenti di Torino (un’iniziativa di Fabrizio Salvini) ma anche Milano, Pisa, Ravenna e Modena. Il coordinamento nazionale rivendica ora un proprio ruolo all’interno della Cna e nei prossimi incontri deciderà d unificare in un’unica ed efficace formula le variegate definizioni che i gruppi di lavoro sull’Ict si sono fino ad oggi singolarmente attribuiti: Cna Ict a Torino e Milano, TeCna a Pisa, Terziario avanzato a Enna. Il ruolo delle imprese Ict sta crescendo di anno nell’ambito di una economia sempre più basata sulle nuove tecnologie. Una rappresentanza ad hoc, dunque, secondo le piccole imprese del settore può rispondere meglio alle esigenze della categoria.

Italia Oggi, 29 settembre 2004. Cibi speciali da boom. Un mercato tutto nuovo ma in vertiginoso aumento. È quello dei prodotti destinati a chi è affetto da tolleranza alimentare al glutine e al lattosio. A cui è legato anche al successo di Claudio Fantolino, artigiano, titolare della ditta Tuttovo, un marchio oggi inserito nel prontuario annuale redatto dall’Aic, l’associazione italiana celiaci e distribuito oltre che nei negozi e nei centri specializzati, nella grande distribuzione. La Tuttovo è oggi presente sul mercato internazionale grazie anche a una produzione che rispetta la tradizione alimentare italiana senza dimenticare quella piemontese come testimoniato dalla crema dolce di Moscato d’Asti, realizzata con farina di riso e prodotta con il 51% di mosto di uve moscato, con tuorlo d’uovo e zucchero. Con questi prodotti la Tuttovo esporta oggi dal 20 al 30% della sua produzione in tutto il mondo: Giappone, Europa, Canada, Taiwan. L’azienda è nata circa 20 anni fa, con una produzione di uova sgusciate e pastorizzate pronto per il prodotto base di pasticceri e gastronomie. Si trattava di una produzione. Per quei tempi, già fortemente innovativa. Antesignana di tutti quei cibi precotti che invadono i supermercati. "Ci avvalevamo di tecnologie e uno dei nostri obbiettivi era quello di offrire massima garanzia ai nostri clienti. Parallelamente", racconta Claudio Fantolino, "abbiamo iniziato a studiare dei prodotti pronti, per una cucina rapida e gustosa. Abbiamo iniziato a produrre preparati per frittate alle erbe e ai tartufi pronti per la padella e successivamente abbiamo iniziato a realizzare salse". Ma l’idea di rivolgersi al mercato di chi soffre di intolleranze alimentari nasce per rispondere a un’esigenza privata. "Mia nipote è afflitta da celiachia", prosegue Fantolino, "così otto anni fa lo studio di questo problema per realizzare alimenti creati apposta per lei. In quegli anni la gamma di alimenti per celiaci era molto più ridotta di quella attuale e quindi per noi è stata una vera sfida". Un percorso, questo, che obbligatoriamente porta Fantolino a conoscere tutto sulle materie prime utilizzate. "Noi abbiamo iniziato a chiedere a nostri fornitori garanzie sulla tracciabilità dei prodotti molti anni prima che ciò diventasse obbligatori per legge, a un ceto punto però non ci siamo più accontentati delle dichiarazioni dei nostri fornitori. Tre anni fa abbiamo iniziato una collaborazione con Carlo Giunta, ordinario di chimica biologica alla facoltà di scienze Mfn dell’università di Torino che ci permette (grazie a tecniche e strumentazioni sofisticate di testare le materie prime che utilizziamo di verificare ulteriormente quello che i nostri fornitori dichiarano". Nasce così la linea attualmente commerciata per chi soffre di allergie. Si chiama invito al Castello una linea di salse e sughi realizzati dalla Tuttovo. Sono alimenti privi di glutine e quindi presenti nel prontuario dell’Associazione italiana celiachia. Privi anche di lattosio perché non vengono impiegati derivati del latte. E privi di Ogm, quindi non contaminati in alcun modo quindi non contaminati in alcun modo perchè realizzati con materie prime certificate Ogm Free. Sono prodotti creati utilizzando materie prime da agricoltura biologica certificate da Bioagricert che garantisce l’assenza da pesticidi, diserbanti, concimi chimici, antibiotici e ormoni. Anche le uova utilizzate provengono da galline allevate a terra e alimentate con mangimi biologici.

Italia Oggi, 14 settembre 2004. Innovazione, 10.5 mln in Piemonte. Artigiani, pmi e centri di ricerca pubblici e privati piemontesi hanno disposizione da ieri 10,5 milioni di euro per attivare progetti di collaborazione tecnico scientifica finalizzati all’innovazione tecnologica di processo e di prodotto. Fino al prossimo 2 novembre è infatti possibile accedere al bando della regione Piemonte, che finanzia la fase tre del progetto Diadi, iniziativa varata nell’ambito dei fondi strutturali 2000-2006 e che vede nel comitato guida tutte le associazioni imprenditoriali del territorio, da Confindustria alla Cna, ma anche Unioncamere, Politecnico e Università di Torino. Come ha spiegato l’assessore regionale all’industria, Gilberto Pichetto Fratin, "nel periodo già finanziato dal 1997 al 1999, il progetto Diadi ha permesso di mettere in relazione oltre mille imprese e 50 dipartimenti universitari, con una spesa complessiva di circa 4,5 milioni di euro". La fase tre di Diadi vuole però aumentare in modo esponenziale i contatti tra piccole imprese e centri di ricerca e per questo la regione prevede già di coinvolgere almeno 5 mila imprese piemontesi nella fase di divulgazione del progetto. Il bando regionale copre di fatto il 50% dei costi di progetto ammissibili e documentati, fino a un massimo di 75 mila euro: il 50% della somma viene erogato al momento dell’avvio del progetto, il 30% in fase di avanzamento dei lavori, il 20% a conclusione del progetto. Come ha spiegato Salvatore Cosuccia, il presidente dell’associazione temporanea di imprese incaricata dalla regione di attuare Diadi e che comprende tra gli altri tutti i parchi scientifici e tecnologici del Piemonte, "nell’erogazione dei contributi la regione privilegerà i progetti con un contenuto innovativo, per evitare una distribuzione a pioggia delle risorse che penalizzerebbe la qualità dei progetti di collaborazione imprese-centri di ricerca.

Italia Oggi, 11 settembre 2004. Più aiuti alle pmi rosa. Torino investe sul microcredito alle piccole aziende e in particolare per dare maggiore dinamicità all’imprenditoria femminile. Dalla collaborazione della città di Torino, attraverso gli assessorati al lavoro e alle pari opportunità, il Centro studi per l’artigianato piemontese (Csar), Cna, Confartigianto e Casa, mondo cooperativo e Finpiemonte, sta infatti prendendo forma il progetto Mi.Cre.O-Microcredito e autoimpiego femminile finanziato dalla regione Piemonte attraverso il Fondo sociale europeo, progetto che vuole supportare dal punto di vista il lavoro autonomo femminile. Il modello di Mi.Cre.O. è il progetto Microcredito avviato dalla città di Torino a giugno 2004 che con un fondo di garanzia di 500 mila euro ha permesso di costituire un fondo rotativo di 1 milione e 500 mila euro da utilizzarsi per microcrediti a favore delle imprese per un valore compreso tra i mille e i 5 mila euro. Il progetto microcredito ha fino a oggi avvicinato 280 potenziali imprenditori, di cui il 42% donne (118), in prevalenza di età compresa tra i 33 e i 45 anni. in attesa della stesura di un protocollo d’intenti tra tutti i soggetti che hanno dato vita a Mi.Cre.O., per attivare un fondo garanzia a favore di azione di microcredito, il progetto ha intanto promosso una ricerca affidata dalla città di Torino al centro studi Csar e condotta dalla cooperativa Antilia. La ricerca ha coinvolto 80 donne attive sul mercato del lavoro in forma autonoma o come aspiranti lavoratrici autonome e ha cercato di comprendere le difficoltà incontrate nel concretizzare le loro aspirazioni. Il 51,9% delle donne intervistate sono titolari di ditte individuali o piccole società, oppure libere professioniste con partita Iva; il 30, 4% sono lavoratrici atipiche, il 17,7% sono lavoratrici dipendenti o nono occupate. Sono emersi forti squilibri nei confronti delle imprese create dagli uomini. In particolare, il 73% delle donne ricorre esclusivamente a forme di autofinanziamento e il 43,9% ha riscontra una mancanza di liquidità nella fase di start up, mentre il reddito prodotto da queste lavoratrici non supera mai i 2 mila euro mensili (nel 34% i mille euro).

Italia Oggi, 23 giugno 2004. Artigiana con doppio lavoro. Somiglia molto a una capitana di industria l’artigiana piemontese titolare di impresa del terzo millennio. Come le più note colleghe alla guida di grandi aziende, infatti, le imprenditrici artigiane sono autonome, concrete egocentriche e autorealizzative. Anche se alle prese con la difficile conciliazione del doppio ruolo di lavoratrice e di casalinga (72%) che però gestiscono con successo, dal momento che l’81% di loro è felice della propria scelta. E’ questo il profilo della donna imprenditrice artigiana secondo l’indagine svolta dalla Cna impresa donna del Piemonte, dal titolo "Chi sono e cosa vogliono le imprenditrici artigiane piemontesi", finanziata dal Fondo sociale europeo. Uno spaccato della figura della donna imprenditrice ricavato dalla inchiesta effettuata con oltre 2 mila imprenditrici artigiane. Dai risultati della ricerca, condotta dalla Indaco- consulenza e marketing e presentata a Torino da Umberto Lardieri, emerge una figura femminile non dissimile da quella proposta dalle più note colleghe alla guida di grandi industrie. Le artigiane piemontesi, però debbono conciliare il doppio ruolo di lavoratrice e di casalinga: il 72% delle imprenditrici prese in esame sono madri, sette su dieci hanno figli in età preadolescenziale, un terzo di queste anziani da seguire. Il lavoro, del resto, assorbe gran parte della loro giornata: per il 54% il tempo dedicato alla loro attività supera ampiamente le 40 ore settimanali, il 72% dichiara di riuscire a ritagliare meno di cinque ore settimanali per se stessa, il 54% ammette che fa molta fatica a conciliare il lavoro con l’attività domestica. Eppure, nonostante il dispendio di energie e la fatica, la soddisfazione è tanta: l’86% lo rifarebbe, il 92% intende proseguire e più dell’81% ritiene positiva o molto positiva l’esperienza. La donna imprenditrice opera al 71% in aziende costituite da familiari, non è una patita di internet e usa il web essenzialmente per l’utilizzo della posta elettronica, denuncia un difficile rapporto con le istituzioni ed è per il 62% disponibile ad assumere extracomunitari. Non è figlia d’arte. Infatti il 51% proviene da famiglie dipendenti, il 31% da professionisti e solo l’11% da imprenditori. L’imprenditrice piemontese è una donna che sa mettere in gioco con entusiasmo, la propria vita ed è protagonista e artefice del proprio destino. Ed è anche colei che può cogliere con maggiore intuito i cambiamenti proposti dal mercato e dai nuovi scenari competitivi. "Ogni necessità di cambiamento, che coinvolge anche le associazioni di categoria che vogliono migliorarsi costantemente, richiede una buona dose di coraggio e di capacità di scelta" ha affermato il presidente nazionale Cna, Ivan Malavasi, "l’imprenditrice donna, come ci conferma l’inchiesta è il simbolo di questo atteggiamento e saprà cogliere da protagonista grandi opportunità che la Cna mette a disposizione". Apprezzamento alla ricerca è stato espresso anche dall’assessore regionale all’artigianato Giancarlo Laratore, il quale ha sottolineato come "fare imprenditoria sia un fatto che genera cultura, tanto più quando si tratta di donne imprenditrici, capaci di trasmettere valori e opportunità a nuove generazioni".

Italia Oggi, 26 maggio 2004. L’italian style negli Emirati. La porta di ingresso a un mercato di oltre 1 miliardo di persone. Così gli Emirati Arabi, offrendo la chiave dell’area che va dalla penisola Arabica all’India, si presentano alle 120 imprese partecipanti alla prima fiera intermente dedicata all’Italia, l’"Italian lifestyle in the Emirates". La manifestazione aperta ieri e in programma sino a venerdì 28 giungo presso l’Expo center di Sharjah, a pochi chilometri da Dubai è organizzata dalla società Artex e ideata da Italy in Emirates, con l’appoggio di Cna. Una scommessa per accrescere gli 1,9 miliardi euro esportati dall’Italia nel 2003 nei sette emirati, piazzando questo mercato al primo posto fra quelli arabi nelle graduatoria delle nostre esportazioni. L’idea, condivisa anche dallo sceicco di Sharjah, Abdullah Al Quassimi, presente all’inaugurazione di ieri, è quella di conquistare la fascia medio-alta della popolazione araba locale (solo il 20% del totale, essendo la forza lavoro totalmente proveniente dai paesi orientali, dal Pakistan allo Sri Lanka, all’India) giocando sul fascino dell’Italian style espresso dai nostri prodotti di altissima qualità. "Una caratteristica propria dell’artigianato e della pmi italiana, che su questo terreno ha tutte le carte in regola per diventare protagonista dell’import di paesi come gli Emirati", spiega a Sharjah Tullio Di Pietro vicedirettore generale del ministero italiano delle attività produttive". Non a caso, "Italian lifestyle in the Emirates" è l’accordo quadro fra ministero stesso, Ice, Cna e Confartigianato, con unr ruolo importante, anche economico, giocato dalle regioni (presenti Piemonte, Toscana e Marche), e alcune camere di commercio italiane. "La presenza delle regioni è la novità da incentivare tenendo conto delle loro possibilità finanziarie" chiarisce Domenico Pedata, ambasciatore italiano negli Emirati, "così come è fondamentale è l’apporto delle associazioni artigiane, che possono condurre verso l’export piccole imprese dotate di enorme talento". ""Italian lifestyle in the Emirates" è un’ottima occasione per entrare in un mercato che possiede grandissime potenzialità, dal momento che l’Italia rappresenta il quinto partner commerciale degli Emirati", gli fa eco Ferdinando Fiore, direttore dell’ufficio Ice di Dubai, "qui i nostri prodotti orientati alle fasce medio-alte non temono confronti con i competitori del Far West, visto che, oltre alla certezza dell’alta qualità, si desidera comprare il valore aggiunto del made in Italy". Prezzi sostenuti e quantità limitate, insomma, non dovrebbero costituire un problema per le aziende espositrici, che hanno portato negli Emirati prodotti di gran design legati soprattutto a sistema casa. Ovvero articoli da regalo, arredo, accessori di ogni genere, alimentare di altissima qualità. Pezzi unici di classe italiana che hanno colpito gli stessi rappresentanti del mondo produttivo arabo, a cominciare da Ahmed Al Midfa, presidente della Camera di commercio di Sharjah, che proprio ieri ha firmato con in rappresentati di Cna un accordo di collaborazione per promuovere i rapporti tra imprese artigiane italiane e quelle arabe. "Qui non si pagano le tasse e siamo un centro di snodo fondamentale nella distribuzioni delle merci fra l’Africa, il Medio Oriente e L’Asia del Sud", ha incalzato Saeed Al Jarwan, direttore della Camera di commercio di Sharjah, "possiamo dunque giocare un ruolo fondamentale anche per chi vuole investire per commerciare o produrre". Per il momento, però, l’obbiettivo è quello di vendere l’italian style. E per farlo le imprese italiane avranno ancora cinque anni, il tempo della durata dell’accordo fra l’Expo center e Artex, la società organizzatrice della Fiera partecipata da Cna. "Si tratta di proseguire una esperienza sulla quale la Cna di Torino ha puntato si dal 2000 con il supporto della regione Piemonte", ricorda Filippo d’Andrea, responsabile della Cna per l’internazionalizzazione, "non a caso a Sharjah abbiamo un business center che ha già aiutato oltre cento aziende italiane e ne ha associate 600 locali". Oggi, intanto, è in programma un seminario, sul turismo, mentre domani mattina a essere protagonista dell’esposizione saranno le aziende di Pesaro e Urbino, che presenteranno il loro distretto industriale. Domani sera, infine, 30 imprenditrice italiane del Comitato impresa donna Cna incontreranno cento colleghe arabe nella conferenza "Business women, and economic reality".

Italia Oggi, 28 aprile 2004. Formazione, tallone d’Achille a Torino. La formazione è attualmente è il tallone d’Achille del settore dell’acconciatura. Lo ha messo in luce una ricerca condotta sui "Fabbisogni professionali delle imprese e le aspettative dei lavoratori dell’acconciatura a Torino e provincia" realizzata dalla Cna Torino, attraverso la cooperativa Antilia, e finanziata dalla Camera di commercio di Torino. Un’indagine che ha mostrato come il 78,9 % dei titolari di saloni di acconciatura del torinese di chiari di avere problemi a trovare manodopera, anche se nell’80% dei casi il rapporto di lavoro entro i cinque anni. l’elevato turnover è legato alla forte propensione dei giovani lavoranti a mettersi in proprio, ma anche alle dimensioni troppo piccole delle imprese del settore che non riescono a fornire , salvo casi rari, prospettive adeguate di lavoro dipendente, con salari che sono tra i più bassi oggi tra il mercato del lavoro. "Soffriamo una forte debolezza del sistema della formazione regolamentato dalla legge 1142/70, oggi in via di riforma, che a livello locale non ha mai consentito il decollo di enti formativi adeguati alle esigenze del mercato" ha sottolineato il presidente della Federacconciatori-Cna di Torino e provincia, Giuseppe Sciarrino. Di fatto, i dipendenti dei saloni di acconciatura hanno una bassa scolarizzazione, limitata nel 91,9% dei casi alla scuola dell’obbligo e una preparazione professionale spesso non adeguata, limitata nel 70% dei casi a un solo anno e nel 34% ai cosi biennali.

Italia Oggi, 27 aprile 2004. Acconciatori, è allarme manodopera. È l’Italia la nazione con il più alto numero di acconciatori in Europa, in rapporto ai residenti, ma il settore dell’acconciatura sta vivendo una situazione di crisi. Lo rivela una ricerca realizzata dalla Cna e dalla Camera di commercio di Torino che hanno in particolare, indagato il problema del reperimento qualificata e del turn over del personale tra le aziende del settore. In sintesi, la ricerca ha evidenziato che un elevato numeri di titolari di imprese (il 78%) ha avuto in passato e ha tuttora difficoltà a trovare manodopera. Inoltre, nell’80% dei casi, la durata dei rapporti di lavoro non supera i cinque anni. In quattro casi su cinque la fine del rapporto è originata dalle dimissioni del lavoratore. Un’alta percentuale, il 35,9%, è dovuta a fattori economici (salario inadeguato, ritardi nei pagamenti, irregolarità, mancato riconoscimento degli straordinari), ma c’è un 20,8% con problemi di incompatibilità ambientale e relazioni problematiche nel luogo di lavoro. Quanto al profilo più frequentemente ricercato dalle imprese, esso corrisponde a una persona di sesso femminile (54,7%), giovanissima (quasi la metà delle imprese assumerebbe persone al di sotto dei 18 anni), da avviare con contratto da apprendistato (nel 72,6% dei casi).

Italia Oggi, 21 aprile 2004. Pmi torinesi hi-tech. Nuove tecnologie e ricerca a misura e a vantaggio della piccola impresa. L’esperimento parte a Torino, città in cui, grazie al progetto "Torino wireless" promosso dal ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e dalla regione Piemonte, dalla Camera di Commercio di Torino, dal Politecnico e dall’università degli studi, sta per nascere un distretto dell’Information communication technology. A Torino e provincia infatti, artigiani e Pmi possono diventare i nuovi protagonisti dell’innovazione tecnologica e scientifica, beneficiando di un’ opportunità unica di travaso di Know how dal mondo della ricerca a quello della produzione e dei servizi che ha come modello l’esperienza maturata negli ultimi trent’anni intorno all’università di Cambridge. Uno scenario, questo, delineato da Rodolfo Zich, ex rettore del Politecnico di Torino e ora presidente della fondazione Torino wireless che sta portando avanti il progetto stesso. E proprio Zich e i suoi collaboratori. Gli ingegneri Renato Dogliotti e Alessia Costa, ha incontrato una cinquantina di imprenditori della Cna Torino appartenenti al neocostituito settore Ict Cna (presieduto da Fabrizio Salvini), ma anche della meccanica e dell’elettronica, per illustrare i nuovi scenari di sviluppo che si prospettano alle imprese del territorio attraverso l’azione della Fondazione Torino wireless. Una sezione del progetto è stata, infatti, dedicata alle Pmi. Lo scopo è quello di rispondere in modo specifico alle esigenze delle imprese di minori dimensioni e aiutarle non solo a fare rete tra loro, e a collegarsi con le grandi imprese che aderiscono a Torino wireless (Fiat, Motorola, Alenia, Telecom Italia). Uno scenario avvincente che ha convinto subito il segretario dela Cna Torino, Paolo Alberti, a chiedere ufficialmente a Zich che la Cna potesse diventare un partner dell’iniziativa Alberti ha anche annunciato la disponibilità dell’associazione "a mettere in rete le proprie competenze relazionali e i servizi a supporto dello sviluppo delle imprese". "La creazione di nuova conoscenza di qualità è un fattore decisivo per dare più competitività a un sistema territoriale", ha spiegato Zich, sottolineando però che "un conto è la ricerca e un conto sono le idee di business". In questo senso, ha aggiunto, Torino wireless "vuole mettere insieme soggetti diversi che concordano strategie e azioni per un modello di sviluppo condiviso di distretto delle Ict". Si tratta di un concetto di distretto di un concetto di distretto nuovo e non convenzionale, che ha lo scopo principale di favorire l’attività di networking di soggetti diversi, sia pubblici che privati, con missioni diverse ma tutti impegnati a promuovere lo sviluppo del territorio nelle Ict. In particolare, al convergenza deve avvenire intorno ad alcuni temi: la ricerca e lo sviluppo; i sistemi di accelerazione dello sviluppo delle Pmi; favorire operazioni di venture capital destinate a sostenere lo sviluppo delle imprese innovative. All’interno di Torino wireless, ha spiegato poi Dogliotti,"la parte dedicata alle Pmi intende favorire il posizionamento delle piccole imprese attraverso una politica di difesa dei diritti della proprietà intellettuale; di sviluppo dell’innovazione tecnologica, portando la ricerca verso il prodotto e quindi verso il mercato; di individuazione di percorsi che consentono finanziamenti ad hoc (anche su singoli progetti di prodotti innovativi); stimolando il networking tra le Pmi".

Italia Oggi, 31 marzo 2004. Torino, energia meno cara. Energia elettrica a gas a condizione vantaggiose per le imprese piemontesi. E’ il contenuto dell’accordo siglato ieri fra Cna Torino e Multiutility spa, azienda veronese leader in Italia nelle fornitura delle utilities alle pmi. I firmatari sono stati il segretario della Cna Torino, e Paolo Alberti, e il responsabile vendite dirette di Multitutility Vincenzo Scotti, e sarà operativo questa prima fase per la sola fornitura di corrente elettrica. Senza modifiche ne al contatore ne all’allacciamento elettrico le imprese associate alla Cna in provincia di Torino possono così beneficiare da subito delle opportunità di risparmio rese possibili dall’adesione a quello che oggi è il più grande gruppo d’acquisto italiano di energia elettrica, forte di quasi 4 mila utenze registrate nelle regioni del Nord e del Centro ma che dovrebbero superare quota 25 mila entro il 2007. Il risparmio reale consentito da Multiutility alle imprese è stato quantificato da Scotti nell’ordine "4-5% rispetto ai costi oggi pagati per la fornitura di corrente elettrica sul mercato vincolato dell’energia". I clienti Multiutility possono inoltre stipulare una polizza assicurativa che, prima in Italia, tutela dai disagi causati alle imprese dai black out e offre una protezione legale per rivalersi sul distributore di energia.

Italia Oggi, 31 marzo 2004. Piemonte, le autonomie si alleano. Mettere a sistema le autonomie funzionali perché il loro apporto nella società sia integrato ed efficiente. E’ questo l’auspicio emerso da una ricerca realizzata dal Centro studi delle Confederazioni artigiane piemontesi "Beni competitivi territoriali e autonomie funzionali", presentato a Torino dal presidente del Comitato scientifico, Aldo Bonomi. Lo studio ha censito tutti coloro che in Piemonte possono operare per lo sviluppo, definiti in senso ampio funzionali e che producono beni competitivi. Si tratta di soggetti a conduzione pubblica, privata e mista che hanno capacità autonoma di spesa e che forniscono beni i e servizi al territorio. Dagli enti locali, alle università, interporti, aeroporti, banche, fondazioni, fiere, parchi tecnologici, associazioni di interessi economici, centri di ricerca, camere di commercio. Secondo la ricerca oggi la governance significa fare in modo che tutti i beni prodotti dalle singole autonomie siano così efficaci, così efficienti, così integrati tra di loro da centrare in un unico obbiettivo: lo sviluppo locale. Dallo studio emerge, però, uno stato non omogeneo del Piemonte stesso. Le porte della regione, Novara e Alessandria, non hanno ancora un ruolo organico a quello svolto da Torino. "Gli artigiani e i piccoli imprenditori", ha detto nel suo intervento il presidente della Cna piemontese, Sebastiano Consentino, "sono particolarmente interessati a questa situazione innanzitutto in quanto principali fruitori dei beni e dei servizi prodotti dagli enti. In secondo luogo, non potendo avventurarsi da soli su mercati lontani, le fortune economiche sono strettamente legate al territorio in cui operano.

Italia Oggi, 26 marzo 2004. Parmalat, i Tir bloccano Parma. La protesta degli autotrasportatori dell’indotto Parmalat investe la città di Parma. Un centinaio di Tir, ieri mattina, ha bloccato la tangenziale contestando il decreto Alemanno che non ha accolto le richieste dell’imprese coinvolte nel crac dell’azienda di Collecchio. Partiti alle 8 da Pontetaro, i camion ha percorso a passo d’uomo la tangenziale della città emiliana formando una coda lunga tre chilometri e provocando gravi disagi al traffico. Secondo Giovanni Montali, segretario regionale Fita-Cna, la protesta, a cui hanno aderito tutte le sigle del settore, Fita-Cna, Uti e Cuna, è scoppiata a causa delle promesse mancate del ministro delle politiche agricole e forestali Giovanni Alemanno. "Ci aveva promesso alcune misure nei nostri confronti che poi il decreto non ha previsto", chiarisce Montali, "e siamo stati discriminati nei confronti degli agricoltori. Le poche misure a favore degli autotrasportatori ricompresse nel decreto non sono incisive". La tensione a Parma resta dunque alta. "Qui c’è gente che rischia di chiudere: qualcuno è esposto nei confronti di Parmalat anche per 5-6 milioni di euro. Diversi imprenditori non ricevono pagamenti da un anno", ha aggiunto Montali. I problemi più grossi, per quanto riguarda la viabilità, si sono registrati all’altezza dello svincolo della zona delle Fiere, dove lavori in corso hanno rallentato ulteriormente il già lentissimo corto di protesta. "E’ stata una manifestazione imponente ma ordinata", ha dichiarato Maurizio Longo, segretario nazionale della Fita-Cna presente a Parma, "speriamo che il segnale nei confronti sia stato efficace e comunque tale da impedire, con l’assunzione dei provvedimenti promessi, l’effettuazione del fermo dei servizi di autotrasporto per il gruppo Parmalat dichiarato a partire dal 18 aprile 2004". Un’agitazione che si aggiungerebbe a quella che la stessa associazione ha indetto, in Piemonte, per le imprese del trasporto e del pompaggio del calcestruzzo dal 31 marzo al 3 aprile. Dopo diversi tentativi di costituire un tavolo di trattativa con le aziende committenti e dopo aver registrato in alcuni casi il mancato rispetto di impegni già assunti, la Fita-Cna del Piemonte ha ritenuto necessario indire il fermo dei servizi di trasporto e pompaggio del calcestruzzo a mezzo autobetoniere, pompe e betonpompe. La Fita-Cna piemontese h precisato che la protesta è al momento limitata alle province di Torino e Cuneo e che gli operatori sono fortemente consapevoli dei disagi che andranno a causare, in particolare, ai cantieri per le opere olimpiche e l’Alta velocità ferroviaria. "Non è stato possibile seguire strade diverse", ha chiarito la Fita, "essendo in gioco la vita stessa delle imprese di trasporto del settore". Il 95% dei vettori operanti presso Unical e Italcementi hanno aderito all’appello dell’associazione. Gli autotrasportatori chiedono alla committenza il riconoscimento degli arretrati per i servizi di trasporto degli anni passati, l’adeguamento delle tariffe e la revisione dei contratti.

Italia Oggi, 13 marzo 2004. Manager del rischio a Torino. Per gli "artigiani del terzo millennio", imprenditori senza impresa, si è costituita anche a Torino Cna In Proprio, l’associazione costola della Cna nata per rappresentare i collaboratori professionali con partita Iva privi di ordini o albi. Un popolo che secondo le stime della Cna nazionale conta dalle 500 alle 600 mila unità e che anche nel capoluogo piemontese avrà ora una sede presieduta dal sociologo Angelo Michelsons e coordinata da Salvatore Notarrigo. L’indagine nazionale sulla propensione al lavoro autonomo condotta fra i giovani di Bologna, Torino, Milano, Palermo, Napoli e Roma è stata presentata ieri nel capoluogo piemontese, dove si è chiuso di fatto il road-show di Cna In Proprio che ha toccato anche Roma e Milano (si veda Italia Oggi di venerdì) con presentazioni analoghe e focus sui dati più interessati. Al meeting torinese sono intervenuti anche i presidenti nazionali Giorgio Roveri (Cna In Proprio) e Fabio Giovannini (Giovani imprenditori Cna), accanto al coordinatore nazionale di Cna In Proprio Stefano Di Niola. I dati riferiti ai giovani piemontesi hanno evidenziato il coraggio di mettersi in proprio degli intervistati. Torino, infatti, si distingue rispetto dalle altre città campione per l’elevata propensione a rischio dei giovani: con un picco del 23,3% la città sabauda è seconda solo a Roma (25,2%), ma unendo la risposta "propensione elevata al rischio" con la più generica "propensione" dichiarata dal 9,2% degli intervistati, Torino si posiziona al primo posto in Italia con un indice del 32,5% riferito alla popolazione tra i 20 e i 34 anni. La gestione del tempo che tipicamente caratterizza il lavoro autonomo rappresenta poi un valore molto forte tra i giovani torinesi, tanto che Torino si posiziona al secondo posto, dietro Bologna (49,1%), tra le sei città campione, con un indice del 47,3% degli intervistati. Il 31,9% degli intervistati a Torino ritiene comunque che un "buon lavoro" sia quello che consente di fare quello che "si è sempre sognato". Più in generale, il 48,6% dei giovani torinesi ritiene che un’occupazione autonoma sia più rispondente all’idea che hanno di "buon lavoro".

Italia Oggi, 28 febbraio 2004. Accesso al credito, Pmi penalizzate. Tra il 1999 e il 2001, 22.380 imprese artigiane piemontesi, pari al 17,5% di quelle iscritte all’albo regionale, hanno beneficiato di quasi 190 milioni di euro di agevolazioni provenienti da fondi nazionali (legge 949/52), comunitari (Docup 1997-1999) e regionali (legge 21/97), ma le tre confederazioni artigiane denunciano comunque una crescente difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese di minori dimensioni, in particolare se al di sotto dei sei addetti, e un progressivo inaridimento delle risorse destinate al sostegno del comparto. Secondo un’indagine commissionata dall’Osservatorio dell’artigianato della regione Piemonte, nel triennio 1999-2001, l’amministrazione regionale ha accolto circa 29 mila domande di contributi presentate da artigiani, inducendo una crescita occupazionale nelle imprese agevolate del 3,4%, a fronte di una media della platea delle imprese artigiane del 2,6% e di un più modesto 2,2% in quelle che non hanno beneficiato di nessun incentivo. Il segretario della Cna Piemonte, Michele Sabatino, parlano a none del coordinamento regionale delle confederazioni artigiane, Confartigianato-Cna-Casa, ha però evidenziato come le risorse a disposizione siano passate dai 48,9 milioni di euro del 1999 agli 89,5 milioni del 2001. la maggior parte delle risorse disponibili sono state assegnate alle imprese artigiane più strutturate, a scapito di quelle uninominali che però sono la stragrande maggioranza. Solo l’8,2% delle imprese artigiane piemontesi con un solo addetto ha avuto accesso alle risorse messe a disposizione nel triennio esaminato, a fronte del 60,7% di quelle con più di 16 addetti. In cifre, questo ha significato che 20, 8 milioni di euro sono stati distribuiti a 6011 imprese uninominali, mentre quasi la stessa cifra, esattamente 19,3 milioni di euro, è andata ad appena 643 imprese artigiane con più di 16 addetti. Da un punto di vista geografico, la prima in classifica è la provincia di Torino che ha beneficiato quasi del 50% delle risorse disponibili. Da un punto di vista settoriale, le più attive sono state le imprese del manifatturiero.

Italia Oggi, 17 febbraio 2004. Emirati Arabi, l’Italia in vetrina. Cresce la voglia del made in Italy negli Emirati Arabi Uniti. E per soddisfarla dal 25 al 28 maggio, a Sharjah City, si svolgerà "Italian lifestyle in the Emirates", la prima fiera interamente dedicata allo stile italiano. L’evento promosso dalla Cna di Torino, che lo organizza in collaborazione con Artex Firenze ed Expo Sharjah, consentirà l’esposizione di prodotti che spaziano dal settore arredo e complementi d’arredo agli articoli da regalo, dai servizi e materiali per l’edilizia all’agroalimentare, fino agli accessori per la moda. "Italian lifestyle in the Emirates" nasce per coniugare la vitalità economica degli Emirati Arabi con i settori produttivi che hanno contribuito ad affermare lo stile di vita italiano nel mondo. Sono inoltre previsti una serie di eventi collaterali che sono, pero, ancora in via di definizione. L’obbiettivo degli organizzatori, da realizzare entro le già programmate cinque edizioni della fiera, è quello di consolidare la manifestazione come uno dei principali eventi fieristici dell’area. Gli Emirati Arabi, paese in cui la Cna è già presente da anni con "Italy in Emirates", uno showroom aperto a Sharjah city è rivolto agli artigiani e alle piccole industrie italiane, è uno dei mercati esteri più dinamici e vitali per le potenzialità interne e per la forte attrattività nei confronti della vasta area geografica che, dai paesi del Golfo arabico si estende a est fino all’India, ad ovest fino all’Africa del Nord e a nord fino ai paesi della Confermazione di stati indipendenti. La fiera è divisa in due distinte aree espositive: Living Italy, dedicata al settore casa in tutte le su diverse articolazioni, dall’arredamento e illuminazione per interni e giardino agli accessori e articoli per il giardino; dai tessuti per l’arredamento alla biancheria per la casa; dagli oggetti artistici e ornamentali all’argenteria per la tavola; dagli articoli regalo ai servizi e materiali per l’edilizia. Nella seconda sezione, chiamata Hand made, food & fashion accessories, espongono le imprese del settore dell’artigianato artistico e tradizionale, degli accessori moda e dell’agroalimentare. Per rendere più agevole la partecipazione delle imprese alla fiera degli organizzatori forniranno servizi di assistenza alle aziende nelle fasi di preparazione e svolgimento della manifestazione, pacchetti viaggio e pernottamento a prezzi vantaggiosi; la spedizione area e marittima delle merci e il supporto logistico attraverso le strutture di Italy in Emirates. Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 31 marzo all’ufficio export della Cna di Torino.

Italia Oggi, 11 febbraio 2004. Torino 2006, pmi in gioco. Le piccole imprese dell’information communication technology (Ict) possono vincere la grande sfida delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, una sfida che vale potenzialmente 57 milioni di euro di contratti di fornitura e che dovrà essere colta a partire dalla prossima estate. A differenza dell’edilizia, dove i numeri delle imprese si sono rivelati determinanti per vincere le gare, nell’Ict la flessibilità ma anche la creatività che caratterizzano le piccole imprese potrebbero rivelarsi determinanti nella scelta dei fornitori. Di fatto, si tratta di una grande occasione per le imprese del territorio olimpico, ancora strangolate da una crisi di lungo periodo. "Le imprese dell’Ict devono imparare a sfruttare le grandi opportunità di business che si stanno aprendo a seguito dei processi di informatizzazione della pubblica amministrazione e nell’organizzazione dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006", sottolinea Fabrizio Salvini, presidente torinese del neocostituita gruppo di lavoro Cna-Ict, intervenendo all’incontro, promosso da Cna Torino, "Olimpiadi 2006 quali opportunità per le piccole imprese dell’Ict. All’incontro sono intervenuti anche il presidente dell’area comunicazione della Cna Torino, Rodolfo Suppo, il segretario provinciale Paolo Alberti e Sarah Negro della Camera di commercio di Torino (Servizio Alert Olimpiadi 2006). "Il mercato offre oggi opportunità che molte imprese di piccole e piccolissime dimensioni non sanno cogliere", ha spiegato Salvini. Ma come ha evidenziato Alberti, "le imprese dell’Ict, più di altri settori, dovrebbero imparare a fare rete, sistema, a mettere in comune professionalità e competenze per candidarsi a vincere i bandi pubblici". Le Olimpiadi invernali del 2006 rischiano, infatti, di rivelarsi un flop per l’economia locale, e questo in tutti i comparti, iniziare da quello delle costruzioni per finire con quello dell’Ict: le imprese piemontesi sono infatti a oggi praticamente assenti dal gruppo dei vincitori dei grandi appalti edili banditi dall’Agenzia Torino 2006, appalti ormai quasi completamente aggiudicati essendo già 139 le gare lanciate su un totale stimato di 160. Rimane però ancora aperta la sfida lanciata dal Toroc, il comitato olimpico, che ha stimato le proprie esigenze organizzative in circa 180 milioni di euro, di cui almeno 57 milioni riconducibili all’area Ict e con un picco previsto di assegnazione delle commesse tra la seconda metà del 2004 e tutto il 2005. Opportunità che vanno quindi colte nei prossimi mesi dalle piccole imprese dell’Ict pena l’esclusione da questo grande business. Tra i servizi di cui Il Toroc dovrà dotarsi vi sono le tecnologie per le trasmissioni dati e immagini, le apparecchiature di sicurezza e i sistemi di controllo per i siti olimpici, aree vip e spazio aereo, la progettazione e la fornitura di sistemi di vendita on-line, la progettazione e la fornitura di sistemi informatici per la gestione del personale, i servizi di call center e molto ancora. Occorre poi cercare contatti diretti con i vari sponsor nazionali e internazionali che hanno stretto contratti con il Toroc e dai quali potranno nascere altre opportunità di lavoro: una parte significativa delle esigenze organizzative verrà infatti soddisfatta dal Toroc attraverso il sistema delle sponsorizzazioni e non attraverso negoziazioni dirette con risorse proprie. Per informazioni sulle attività del gruppo di lavoro Cna-Ict è possibile contattare la Cna di Torino.

Italia Oggi, 30 gennaio 2004. In Piemonte è stato di crisi. E’ un sos quello lanciato ieri a Torino dalle confederazioni artigiane e dai sindacati dei lavoratori per il perdurare in Piemonte dello stato di crisi dei settori tessile, metalmeccanico, autotrasporto e orafo, le parti sociali, in una conferenza stampa che si è svolta presso l’Ebap, l’ente bilaterale piemontese, hanno annunciato un accordo interconfederale che prevede la presentazione alla regione Piemonte di un progetto di interevento straordinario a favore dei lavoratori delle imprese artigiane dei settori in crisi. L’Ebap ha rappresentato e tutt’ora rappresenta l’unico strumento di ammortizzatore sociale a favore del settore artigiano per il quale non è previsto l’intervento della cassa integrazione guadagni. Con la stipula dell’accordo del 1993 i lavoratori dipendenti delle aziende artigiane sospesi dal lavoro per la crisi congiunturale hanno potuto fruire di integrazioni al reddito. Integrazioni che, sommate al trattamento di disoccupazione ordinaria corrisposto dall’Inps , hanno assicurato circa l’80% del salario perso. Con l’aggravarsi della situazione economica dell’intero tessuto produttivo della regione, e in seguito alla mancanza di specifici ammortizzatori sociali a favore del comparto, l’ente bilaterale ha però dovuto sopportare una gestione straordinaria di intervento. Per tutti e tre i settori nell’anno 2001 gli intereventi di sostegno al reddito hanno coperto 280. 582 ore di sospensione-riduzione dell’attività lavorativa. Nel 2002 le ore coperte sono state 552. 802, con un incremento del 61% rispetto all’anno precedente. Si stima che nel 2003 (sulla base dei dati relativi ai primi otto mesi dell’anno)vi sia stato un ulteriore incremento che oscilla tra il 6% e il 10%. Confartigianato, Cna e Casa da un lato, e Cgil, Cisl e Uil dall’altro, hanno perciò deciso di presentare un progetto alla regione Piemonte per allargare l’interevento dell’Ebap a tutte le imprese artigiane piemontesi dei settori in crisi e non solo a quelle associate all’Ebap. Il fabbisogno per i lavoratori dei settori in crisi è stimato in 1,8 milioni di euro. L’intervento richiesto alla regione Piemonte, se concesso, sarà gestito dall’Ebap, l’Ente bilaterale per l’artigianato piemontese attraverso la costituzione di un apposito fondo. L’attività dell’Ebap, rivolta al sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti sospesi dall’attività lavorativa, permette alle imprese artigiane in crisi di attivare una sospensione lavorativa per un massimale di 624 ore annue per un dipendente per una parziale copertura del salario perso. Il contributo regionale verrà erogato a favore dei lavoratori in misura pari al 20% del salario percepito. Ai lavoratori delle aziende aderenti all’Ebap sarà corrisposta (a carico dell’ente) un’ulteriore quota pari al 20% del salario lordo, sempre per un massimo di 624 ore annue. I contributi saranno ulteriormente integrati dall’indennità di disoccupazione ordinaria Inps qualora il lavoratore ne abbia maturato i requisiti. E’ stata inoltre prevista la possibilità di ulteriori azioni di sostegno finalizzate all’aggiornamento tecnologico e alla riqualificazione dei lavoratori in esubero, attraverso l’utilizzazione del Fondo interprofessionale per la formazione continua. Non è escluso che, nei prossimi giorni le parto discutano anche della situazione di crisi determinata nelle aziende collegate alla filiera del latte coinvolte dal tracollo dei titoli Parmalat. Ora si attende la risposta della regione Piemonte che tuttavia ha ridotto di oltre sei milioni di euro per il 2004 le risorse complessivamente destinate all’artigianato. Alla conferenza stampa erano presenti il presidente dell’Ebap Paolo Alberti, i segretari delle confederazioni artigiane Silvano Berna (Confartigianato) Michele Sabatino (Cna) Paolo Mignone (Casa) e i segretari delle organizzazioni sindacali Vincenzo Scudiere(Cgil) Mario Scotti (Cisl) e Giorgio Rossetto (Uil).

Italia Oggi, 27 gennaio 2004. Le pmi torinesi senza crediti. Gli artigiani e le piccole imprese torinesi dell’ex indotto Olivetti sono sul piede di guerra dalla metà dicembre per difendere le loro attività del baratro del disastro economico. Il tribunale di Ivrea, ha emesso nei loro confronti una revocatoria dei rediti regolarmente pagati dalla Op computer del valore complessivo di 220 milioni di euro. Con il supporto della Cna di Ivrea, lo scorso 18 dicembre si è immediatamente costituito il comitato tutela creditori Op computer, la società fallita nel maggio 1999 che aveva ereditato gli impianti della Olivetti computer di Scarmagno. Il comitato, presieduto da Angelo Spiller, amministratore delegato della Ivreagrafica srl, è in rappresentanza delle piccole imprese dell’Eporediese che due giorni prima, il 16 dicembre, a sorpresa, si erano ritrovate nell’elenco dei circa 700 fornitori italiani e stranieri della Op computer sottoposti a "revocatoria" dai curatori fallimentari per un totale di 220 milioni di euro. Secondo la legge fallimentare, infatti, le fatture pagare nell’arco dell’anno precedente alla presentazione della domanda di ammissione alla procedura di amministrazione controllata, che per la Op decorre dal 9 marzo 1999, sono revocabili dai curatori fallimentari i quali cercheranno di ridistribuire il danaro recuperato tra tutti i creditori. Pur nel rispetto della legge e dello spirito garantista che la ispira, il Comitato intende tuttavia sottolineare con forza come questa domanda di revocatoria rischi di penalizzare pesantemente il tessuto produttivo del Canavese, già duramente provato dalla crisi industriale e dallo stesso fallimento della Op computer. Le somme da restituire, del resto, vanno a sommarsi spesso a molte altre fatture già rimaste insolute e le somme in gioco, almeno in alcuni casi, non sono irrilevanti. Spiller, per esempio, si è visto recapitare una lettera dei curatori fallimentari della Op computer con la richiesta di restituire entro quindici giorni oltre 350 mila euro, e questo "a fronte di un credito mai saldato di altri 170 mila euro". Due primi risultati il Comitato li ha già portati a casa: la sensibilizzazione dei parlamentari del territorio e la convocazione di un consiglio comunale straordinario a Ivrea, il 22 dicembre, in cui è stata espressa unanimemente piena solidarietà a tutte le 700 imprese creditrici della Op computer interessate dalla revocatoria, ma anche "il coinvolgimento di provincia, regione e comuni dell’Eporediese per evitare gravi ripercussioni non solo sulle aziende interessate, ma sull’intero tessuto economico canavesano". Intanto, mentre il presidente del consiglio regionale del Piemonte, Roberto Cota, e l’assessore regionale all’industria Gilberto Pichetto, hanno invitato i curatori fallimentari a riesaminare il caso, Il Comitato spontaneo invita tutte le aziende che hanno ricevuto la revocatoria dei curatori fallimentari di mettersi in contatto con qualcuno dei suoi componenti.

Italia Oggi, 15 gennaio 2004. Crisi settore auto, le pmi resistono. La crisi dell’auto non sbaraglia gli artigiani e i piccoli imprenditori del settore automotive che operano a Torino e provincia: pur tra molte difficoltà, stanno dimostrando di saper diversificare il fatturato e di emanciparsi dalla dipendenza Fiat. Una ricerca promossa dalla Camera di commercio di Torino e realizzata dalla Cna, fondata sullo studio di 38 casi aziendali, ha permesso di indagare sulla struttura dei vantaggi competitivi delle aziende artigiane che operano nella filiera torinese della produzione dell’auto. Senza voler sminuire l’impatto del ridimensionamento dell’industria dell’auto sul territorio, nel decennio 1991-2002, il dato complessivo al fatturato delle piccole imprese è sostanzialmente in crescita: il 76,9% delle imprese ha infatti dichiarato una crescita di fatturato, a fronte di un 7,7% che si trova in stabilità e di un 15,4% in calo. Con riferimento al periodo 1997-2002, il 46,4% evidenzia ancora una crescita di fatturato; stabile il 25%, in calo il 28,6%. Nello stesso quinquennio, il 13,8% delle imprese ha aumentato i livelli di dipendenza del comparto auto, nonostante la crisi, mentre il 62,1% si è stabilizzato e il 24,1% ha cercato di differenziare la produzione. Tra le strategie di riposizionamento delle piccole imprese dell’automotive, al primo posto si colloca l’innovazione dei processi produttivi, seguita dal tentativo di migliorare il prodotto e dal contenimento dei costi di produzione. Solo il 3,6% delle imprese ha invece cercato di penetrare in altri segmenti merceologici. Tra le principali difficoltà riscontrate dalle piccole imprese primeggiano quelle di accesso al sistema della ricerca e di reperimento di risorse professionali qualificate, unite alla scarsità di mezzi finanziari. Non a caso, il principale canale di accesso alle conoscenze tecniche, dichiarato dal 75% degli imprenditori, si è rivelato l’autoformazione nel lavoro. Intanto, la Cna insieme alle altre Confederazioni dell’artigianato piemontesi chiede alla regione Piemonte lo stanziamento di un milione di euro a sostegno dell’Ente bilaterale Ebap per interventi a favore dei lavoratori delle imprese artigiane in difficoltà.

 
 
 
 
 
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