Il Sole 24 ore – Nord Ovest, 10 dicembre 2004. Il distretto che c’è ma non si vede. Quasi il 70% delle aziende "confessa" di aver sempre lavorato da sola, il 9,5% ignora di far parte di un distretto. Sono solo alcuni dei risultati di un’indagine condotta sul distretto tessile di Chieri-Cocconato dal Cost, il Consorzio per lo sviluppo territoriale costituito tre anni fa dal Comune di Chieri, Cna e Artigianato Casa. La ricerca, che sarà presentata domani mattina a Chieri nell’ex Area Tabasso, mettete a fuoco alcune debolezze strutturali dei distretti piemontesi, per lo meno di quelli che – da sempre- non presentano forti elementi di omogeneità settoriale. Appena il 4,8% del campione (selezionato tra le 2.967 aziende dell’area) giudica molto "vantaggiosa" l’appartenenza al distretto; il 45,2% considera il dato di fatto "abbastanza vantaggioso" mentre il 9,5% ammette di ignorarne l’esistenza. Chiude il cerchio di quantifica il vantaggio nullo, scarso o "né poco né molto", tre voci che complessivamente raccolgono il 40,5% dei pareri. "Il distretto- segnala Carlo Giani di Bentley consultino, curatore dell’indagine – è più concepito dalle aziende come territorio che come semplice contesto produttivo". Come dire: le imprese si vedono nitidamente calate in un contesto preciso ma non mettono a fuoco l’esistenza di una vera e propria rete interaziendale. Ed è proprio di qui, segnala ancora Giani, "che la stessa dimensione del distretto richiede di essere ripensata: il tema della competitività deve riguardare l’insieme del territorio e delle attività economiche su di esso incardinate". D’altronde per il sistema produttivo chierese i margini di crescita non mancano. E’ la stessa ricerca a mettere in evidenza alcuni fattori di debolezza, a partire dalle piccole dimensioni del sistema imprenditoriale alla scarsissima propensione all’export (il 77,1% degli intervistati non rivolge i mercati stranieri). In compenso, la crisi – nel cuore del distretto è insediata, tra l’altro, la Embraco – si fa sentire ma senza toni allarmistici: nel triennio 2000-2002 la quota di imprese che ha visto aumentare il fatturato (23,5%) supera quella che ha fatto i conti con una costrizione (20,8%), e il trend sembra destinato a irrobustirsi tra il 2004 e il 2005 con gli ottimisti che salgono al 27,2% e i pessimisti in lieve ridimensionamento (20,5%). Un dato è certo: alle iniziative a sostegno delle attività produttive distrettuali tocca un salto di qualità. E se Andrea Rigo (presidente dell’Associazione industriali cotonieri della provincia di Torino) invita a puntare su iniziative congiunte di penetrazione sui mercato stranieri, l’assessore provinciale alle Attività produttive Giuseppina de Santis chiede di "porre fine ai finanziamenti a pioggia". Dal canto suo l’assessore regionale alle Attività produttive Gilberto Pichetto ricorda che "il nuovo Testo unico sulle attività produttive di fatto ha abrogato la legge 24/97 di istituzione dei distretti, ha fatto propri i principi ispiratori e rimodulato la modalità di intervento regionale. In pratica, d’ora in avanti, le iniziative a sostegno dei distretti saranno messe a punto periodicamente, mediante delibera: si tratta di una metodologia nuova, che ci consentirà di essere più elastici e puntuali".
Il Sole 24 Ore – Nord Ovest, 10 dicembre 2004. Chieri e Cocconato, distretto a metà (1). Distretto industriale? Si, no, forse. E’ tempo di autocoscienza per il distretto del tessile di Chieri-Cocconato. A sette anni dall’istituzione, avvenuta con la legge regionale 24/97, il sistema si è lanciato in una coraggiosa ricognizione sul grado di consapevolezza – tra le imprese – dell’appartenenza al cluster e alle potenzialità connesse. Il lavoro si è concretizzato in una ricerca su "Sistema imprenditoriale locale e distrettualità", curata dal Cost (Consorzio per lo sviluppo territoriale) che verrà presentata domani a Chieri nel corso di un seminario in programma dalle 9 all’ex Area Tabasso. L’esito? Luci e ombre come prevedibile. Anche se questa volta la ricerca – che è doppia, quantitativa e qualitativa – consente a fuoco nel dettaglio punti deboli e potenzialità fino a oggi solo presunte. Un dato, su tutti, è eclatante: appena il 4,8% del campione (selezionato tra le 2.967 aziende dell’area) giudica "molto vantaggiosa" l’appartenenza al distretto; il 45,2% considera il dato di fatto "abbastanza vantaggioso", mentre il 9,5% ammette addirittura di ignorarne l’esistenza. Chiude il cerchio di qualifica il vantaggio nullo, scarso o "ne poco ne molto", tre voci che complessivamente raccolgono il 40,5% dei pareri. E se tra le motivazione addotte a sostegno della valutazione vantaggiosa del distretto le aziende interpellate chiamano in causa per lo più la prossimità di clienti e/o fornitori e l’accesso alle vie di comunicazioni, diversi intervistati non nascondono di apprendere dell’esistenza del distretto solo grazie al colloquio. Tra gli elementi negativi, invece, è soprattutto la carenza di infrastrutture valide ad attirare l’attenzione degli imprenditori. Tra pro e contro, un dato sembra emergere a tutto tondo: "Il distretto – segnala Carlo Giani di Bentley consulting, curatore dell’indagine – è più concepito dalle aziende come territorio che come semplice contesto produttivo". Come dire: le imprese si vedono nitidamente calate in un contesto preciso ma non mettono a fuoco l’esistenza di una vera e propria rete interaziendale; non a caso appena il 31,6% dichiara di aver collaborato con altre imprese. Ed è proprio di qui, segnala ancora Giani, che la stessa dimensione del distretto richiede di essere: il tema della competitività deve riguardare l’insieme del territorio e delle attività economico su di esse incardinate". D’altronde per il sistema produttivo chierese i margini di crescita non mancano. E’ la stessa ricerca a mettere in evidenza alcune debolezze strutturali, a partire dalle piccole dimensioni del sistema imprenditoriale (il 56% del campione ha una superficie produttiva compresa nei 250 metri quadrati, solo l1% vanta un giro d’affari superiore ai 15 milioni annui e il 48,6% non raggiunge i 100 mila euro) alla scarsissima propensione all’export: il 77,15 degli intervistati non si rivolge ai mercati stranieri e per appena il 10,6% l’export pesa sul fatturato in misura maggiore del 10%. In compenso, la crisi si fa sentire ma senza toni allarmistici nel triennio 2000/2002 la quota di imprese che ha visto aumentare il fatturato (23,5%) supera quella che ha fatto i conti con una contrazione (20,8), e il trend sembra destinato a irrobustirsi tra il 2004 e il 2005, con gli ottimisti che salgono al 27,2% e i pessimisti in lieve ridimensionamento (20,5%). Nessun effetto Embraco, quindi? La delicata vertenza dello stabilimento di Riva di Chieri (nel cuore del territorio distrettuale) sembra, almeno alla luce dell’indagine, generare ripercussioni modeste. "Anche se – fa notare Giani – occorre prudenza; ci vorrà del tempo per capire gli effetti della crisi sul territorio. Ma un dato è certo: nessuna delle imprese interpellate ha citato la Embraco tra i propri clienti o fornitori".
Il Sole 24 Ore – Nord Ovest, 10 dicembre 2004. Rigo: all’estero solo in gruppo (2). "Non possiamo limitare lo sguardo a fiere ed esposizioni: se vogliamo potenziare i livelli di internazionalizzazione del distretto dobbiamo puntare a progetti nuovi e sinergie più ampie". Andrea Rigo, titolare dell’omonima azienda tessile e presidente dell’Associazione cotonieri dell’Unione industriale torinese, in materia di export ha le idee chiare: "Finche restiamo da soli – ricorda – le nostre aziende, per quanto solide, sono destinate a contare poco: solo superando le ben note reciproche diffidenze potremo ottenere migliore visibilità e, di conseguenza, maggiori potenzialità di business". Mai come in questo caso, l’esperienza insegna: la "Figli di Andrea Rigo", spa famigliare (alla quinta generazione) con 40 addetti e sede a Chieri, nel 1993 fatturava appena il 6% del totale fuori dai confini nazionali; oggi questa quota è stata decuplicata e circa il 60% della produzione viene venduta su mercati stranieri. "Merito – spiega Rigo - del consorzio per l’internazionalizzazione che abbiamo fondato dieci anni fa insieme ad altre quattro aziende del distretto (oggi sono cinque, ndr), un progetto che prima con leggi ad hoc e poi con la 24/97, ha potuto contare anche su qualche contributo pubblico". Oggi in seno al distretto Chieri –Cocconato sono due i consorzi per l’export: l’Unione tessile chierese – che comprende la Rigo spa – e il Consorzio Ker Tessili; complessivamente, sono coinvolte 14 aziende su un bacino potenziale di 170, solo per rimanere in abito tessile. "Occorre – interviene ancora Rigo – allargare il gruppo. In questo senso, il distretto certo può essere un utile strumento di aggregazione, ma si deve guardare anche oltre: penso al Biellese, per esempio, o alle altre aree della regione che hanno la nostra stessa vocazione". Tra gli obbiettivi a portata, Rigo non esclude anche la possibile creazione all’estero di "punti vendita congiunti, all’interno dell’area euro. Veri e propri outlet – conclude – che consentano di accorciare la filiera e in questo modo di compensare il calo del potere di acquisto. Non si tratta di mettere in discussione l’attuale rete distributiva, ma piuttosto di individuare ulteriori canali".
Il Sole 24 Ore – Nord Ovest, 10 dicembre 2004. Con il testo unico incentivi più puntuali (3). Con un occhio al territorio e l’altro al mercato globale, i distretti provano a voltare pagina. Con un obbiettivo ben preciso affinare lo strumento e renderlo più conforme alle reali esigenze delle imprese. D’altronde il Piemonte salvo alcune eccezioni, dall’oro di Valenza alla rubinetteria del Verbano, non sempre si presta a una segmentazione territoriale. Proprio come nel caso di Chieri-Cocconato, dove si registra una discreta concentrazione di imprese tessili (170 su un totale di 2.967), tuttavia incapace di caratterizzare unisettorialmente il polo, in cui risultano attive 109 dell’alimentare e 544 di altri segmenti manifatturieri. "Il problema- interviene Nanni Tosco, segretario torinese della Csl – è quello di mettere a punto percorsi di sviluppo adatti a queste aree cerniera tra città e campagna, veri propri territori di confine che hanno maturato vocazioni trasversali. Il discorso vale per Chieri, ma anche per altri centri come Ivrea, Pinerolo, Carmagnola, aree in cui è difficile parlare di distretto". "In effetti – conferma Antonio Guarini, assessore alle Attività produttive del Comune di Chieri - quando tre anni fa abbiamo costituito il Consorzio per lo sviluppo locale a Cna e Artigianato Casa, siamo partiti da zero; ci trovavamo a scontare la presenza di un distretto eterogeneo con molte anomalie". Proprio da questa contestazione è partita l’idea dell’indagine sulle attività produttive presenti, atto primo di uno sforzo di coordinamento e sintesi che ora – preannunciano al Cost – proseguirà con aggiornamenti costanti e un portale Internet. Tutto bene per l’Assessore provinciale alle Attività produttive Giuseppina de Santis, che tuttavia denuncia "le persistenti difficoltà da parte delle imprese a fare filiere e ad uscire da prassi consolidate. La ricerca sul distretto chierese – prosegue – presenta alcuni elementi che dovrebbero indurre a prendere decisioni immediate. Per esempio, con una propensione ai mercati stranieri così bassa possiamo ancora permetterci di non avere un’agenzia regionale di sostegno all’export?". "Un dato – fa notare De Santis – è certo: con i fondi strutturali la Regione ha perso una grande occasione e ha privilegiato la logica dei finanziamenti a pioggia. Piuttosto è ora di mettere a frutto quanto è ottenuto con la concertazione locale e dare un sostegno concreto ai processi che partono dal basso". Dal canto suo la Regione ricorda di aver evitato alcun tipo di forzatura nei confronti dei distretti: "Dopo l’istituzione – ricorda l’assessore alle attività produttive Gilberto Pichetto – con la legge 24/97, non abbiamo esercitato pressioni, al contrario abbiamo lasciato che fossero proprio i distretti, ognuno con i suoi tempi e i suoi obbiettivi, a dotarsi degli organi previsti e a mettere a punto le iniziative ritenute più utili per il tessuto produttivo. Tanto è vero che all’interno dei distretti effettivi si sono registrate esperienze interessanti". E in futuro? "Il nuovo Testo unico sulle attività produttive – conclude Pichetto – di fatto ha abrogato la legge 24, fatto propri i principi ispiratori e rimodulato le modalità di intervento regionale. In pratica, le iniziative a sostegno dei distretti saranno messe a punto periodicamente, mediante delibera: si tratta di una metodologia nuova, che ci consentirà di essere più elastici e puntuali".
Il Sole 24 Ore –Nord Ovest, 17 novembre 2004. Cna torinese, assemblea il 21 novembre. Il 21 novembre 2004, a partire dalle ore 9,30 si terrà l’assemblea annuale della Cna torinese. L’incontro si terrà nella Sala Cavour del Centro congressi di Torino Incontra, in via Nino Costa 8. Nella parte aperta al pubblico si terrà un dibattito sul tema: "Torino-Milano: una Supercittà a misura di piccola impresa?". Si confronteranno l’Assessore regionale all’Artigianato, Giovanni Carlo Laratore, il Presidente della Provincia di Torino, Antonino Saitta, l’assessore alle Olimpiadi della Città di Torino, Elda Tessore, il Presidente della Camera di commercio di Torino, Alessandro Barberis, i docenti universitari Aldo Enrietti e Giuseppe Russo, il presidente nazionale della Cna Ivan Malavasi.
Il Sole 24 Ore –Nord Ovest, 17 novembre 2004. Le micro-attività sotto i riflettori. Soddisfazione per il ruolo di traino dell’economia di Torino e del Piemonte assunto dall’edilizia, ma preoccupazione per il crescente numero di microimprese e ditte individuali che nascono all’insegna dell’improvvisazione o per singoli lavori. Giovanni Brancatisano, segretario provinciale del settore edile della Cna di Torino, che conta circa tremila imprese, fa il punto sul settore edilizio alla vigilia di Restructura: "Il momento è molto positivo anche per l’indotto, sebbene stia crescendo notevolmente il numero delle piccole e piccolissime imprese che nascono dalla mattina alla sera. Il problema e che non ci sono controlli, se il settore fosse regolamentato la concorrenza sarebbe sempre grande, ma qualificata". Spesso queste situazioni possono nascondere delle irregolarità. "L’edilizia - prosegue – non può essere il rifugio di chiunque voglia aprire un’attività: per l’iscrizione all’albo degli artigiani ci vorrebbero dei requisiti minimi, come esperienza nel settore, titolo di studio, curriculum di formazione. Non credo sia necessaria una legge di settore restrittiva ma semplicemente delle regole precise per l’accesso all’albo. Come associazione abbiamo puntato molto sulla formazione dei giovani e sulla creazione di nuove professionalità e la nostra partecipazione a Restructura vuole essere lo specchio di queste attività". Nei padiglioni del Lingotto ci sarà anche spazio per le imprese artigiane che hanno ottenuto il marchio "Piemonte eccellenza artigiana" nei settori del mobile, del restauro, della ceramica, della lavorazione del vetro, del tessile per arredamento e in generale dell’arredo d’interni. Negli spazi espositivi di Restructura, gli artigiani offriranno al pubblico dimostrazioni dal vivo del loro lavoro (decorazione di vetrate, mosaici, lavorazioni del legno, restauro, intarsio). A Progetto & Arredo invece ci saranno centro vetrine commerciali dedicate alla promozione e vendita di prodotti dell’artigianato artistico e tipico. Sono in tutto 1.200 gli artigiani piemontesi che hanno ottenuto il marchio di qualità della Regione, che è stato esteso anche al settore alimentare.
Il Sole 24 ore – Nord Ovest, 23 aprile 2004. Cna partner di To-Wireless. "La Cna di Torino vuole diventare a pieno titolo partner di Torino Wireless". Lo ha dichiarato il segretario della Cna, Paolo Alberti, incontrando il presidente della Fondazione Torino Wireless, Rodolfo Zich. "Serve una collaborazione continua tra la Cna e Torino Wireless", dice Alberti, annunciando la disponibilità dell’associazione "a mettere in rete le proprie competenze relazionali e i servizi a supporto dello sviluppo delle imprese". Zich ha incontrato una cinquantina di imprenditori del neocostituita gruppo di lavoro Cna Ict, che è presieduto da Fabrizio Salvini. L’obbiettivo del Meeting è stato quello di illustrare il progetto Pmi messo a punto da Torino Wireless per favorire il travaso di tecnologie e competenze dal mondo della ricerca alle piccole imprese.
Il Sole 24 Ore – Nord Ovest, 16 aprile 2004. Tutor per mettersi in proprio. E’ nata anche a Torino "Cna In proprio" la nuova associazione nazionale dell’artigianato e delle Pmi, per rappresentare e offrire servizi a consulenti, a collaboratori professionali e continuativi, ai novi lavoratori a progetto, atipici, ai subordinati, e agli autoimprenditori. "La vera novità negli ultimi anni nel mondo del lavoro – dice Angelo Michelsons, neopresidente provinciale di "Cna In proprio"- è stata la crescita esponenziale dei lavoratori atipici. Soprattutto quelle figure che hanno scommesso su se stesse con aspirazioni imprenditoriali. Molti di loro operano, nel terziario, nella produzione culturale, inventando nuove professioni e svolgendo un lavoro intellettuale in proprio, pur facendo riferimento a ordini o collegi, ai quali non vogliamo certo sovrapporci. Se ne stimano 600 mila in Italia, di cui un 10-15% i Piemonte (dove, all’Inps, fine 2003, risultavamo oltre 209mila "parasubordinati")". A queste figure non servono tutele da dipendente, ma riconoscimenti socio-economici, previdenza, politiche di sostegno che mettano in "rete", formazione e accesso al credito. Per meglio rappresentare questo mondo, "Cna In proprio" ha condotto un’indagine sulla propensione al lavoro autonomo tra 600 giovani fra i 20 e i 34 anni in alcune città campione: Bologna, Milano, Palermo, Napoli, Roma e anche Torino. In particolare i giovani torinesi si dividono fra chi definisce "un buon lavoro" quello che lascia abbastanza tempo libero (47,3%) e chi, invece, quello che si è sempre sognato (31,9%). Se il 51,2 ha un’occupazione ed è un dipendente, a fronte di un 20,5% che lavora o ha lavorato in proprio, in linea con il dato medie delle altre città, il 48,6% pensa che è l’occupazione autonoma che ha più facilmente le caratteristiche di un "buon lavoro". E’ il dato più basso del campione, "denotando – dicono alla Cna - la tradizione torinese nel lavoro della grande industria". Alla domanda sulla propensione a mettersi in proprio gli interpellati torinesi, in linea con le altre città, indicano la prevalenza di una probabilità di intrapresa bassa (il 41%), media il 29,9% e inesistente per il 20,5%. Il valore medio di questa propensione (superiore solo a quella palermitana) ha poi rispondenza nelle risposte alla domanda: "Lei crede che le istituzioni sostengano adeguatamente chi si mette in proprio?". Il 39,7% risponde "no". "Colpisce – sottolineano alla Cna – il dato del 20,3%, di gran lunga il più alto, di chi "non sa – non risponde", che mette forse in lice, proprio da noi, una deficit di informazione sulle politiche di sostegno dell’attività in proprio, dove la cosa più difficile risultano il reperimento clienti, l’organizzazione e la burocrazia". Tra le attività agognate spiccano gli studi professionali (legale, di progettazione, medico) e i servizi per le imprese (consulenza, pubblicità), tra i laureati, e le attività commerciali, tra i meno scolarizzati, oltre ad attività alberghiere e di ristorazione. Si guarda la lavoro in proprio per desiderio di autonomia gestionale, ma conta molto anche la realizzazione e l’attesa di redditi alti. Il primo ostacolo? La mancanza di capitale e la paura di rischiare e di lasciare un lavoro dipendente e stabile.
Il Sole 24 Ore - Nord Ovest, 9 aprile 2004. La "guerra della caldaia". L’Italgas, con il patrocinio del Comune di Torino, la campagna "Cambia Caldaia 2004" e gli artigiani la contestano. L’iniziativa dell’azienda distributrice prevede un’offerta "chiavi in mano", valida fino valida fino al 31 luglio, per la sostituzione della caldaia autonoma o dello scaldabagno: prezzi convenienti e predefiniti, pagamento a rate sulla bolletta del gas in 36 mesi,senza interessi. Il comune di Torino non solo sottoscrive l’operazione, ma annuncia di aver chiesto all’Italgas di avviare un progetto volto ad agevolare anche la sostituzione, negli impianti centralizzati, dei combustibili inquinanti. Ma Cna, Confartigianato, Assistal, Casa e Acai denunciano l’iniziativa come "concorrenza sleale" nei confronti degli installatori e manutentori artigiani e "ancor più denuncia l’iniziativa del Comune sugli impianti centralizzati". Il tutto porterà "il mercato dell’installazione e della manutenzione in mano a un unico soggetto" secondo le associazioni che chiedono un incontro urgente con il Comune.
Il Sole 24 Ore- Nord Ovest, 2 aprile 2004. Accordo-risparmio per i soci Cna. La Cna torinese e la società Multiutility, azienda di Verona specializzata nella fornitura di utilities alle Pmi, hanno siglato un accordo per l’approvvigionamento di energia a gas a condizioni vantaggiose per le imprese associate all’organizzazione di categoria. L’accordo sarà operativo in una prima fase per la sola fornitura di corrente elettrica. Senza modifiche ne al contatore ne all’allacciamento elettrico, le imprese associate alla Cna torinese potranno beneficiare da subito delle opportunità di risparmio rese possibili dall’adesione a Multiutility. Il risparmio reale consentito alle imprese è stato quantificato dalla Cna nell’ordine del 4-5% rispetto ai costi oggi pagati per una fornitura di corrente elettrica sul mercato vincolato dell’energia. Il risparmio potrà tuttavia salire grazie ai servizi di consulenza alle imprese offerti da Multiutility che consentono un consumo intelligente dell’energia elettrica, evitando inutili sprechi e proporzionando la fornitura alle reali esigenze produttive.
Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2004. Cna, voglia d’impresa per i giovani. Cresce fra i giovani la voglia di mettersi in proprio. In Italia ci sono tra i 500mila e i 600mila lavoratori, con meno di 40 anni, che hanno partita Iva ed esercitano attività intellettuali. È quanto emerge da un sondaggio nazionale presentato ieri dalla Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato) che ha costituito una nuova associazione "Cna in proprio" per offrire servizi ai collaboratori professionali. |