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Anno 2004 - La Repubblica
 

La Repubblica, 24 dicembre 2004. Mosca punta sulle imprese artigiane. La Russia cerca partner d’affari tra le piccole medie imprese per rilanciare l’export piemontese. È stato l’ambasciatore Alexey Meshkov a contattare la Cna per organizzare un incontro in una cena a cui hanno partecipato i presidenti della Cna torinese e regionale, Federico Casetta e Sebastiano Consentino e al vicepresidente nazionale Daniele Vaccarino. C’era anche Alessandro Barberis, presidente della Camera di commercio. Tema: il crollo dell’export del Piemonte che negli ultimi anni, venuto meno il ruolo di Fiat e retrocesso e non figura neppure tra le prime dieci regioni italiane. Meshkov, che ieri ha incontrato Ghigo, vuole invertire la tendenza. Per risollevare l’interscambio punta soprattutto sulle piccole e medie imprese sul sistema dei distretti, per il settore tessile e orafo. "La Russia non è solo Mosca- ha detto il diplomatico- vi sono grandi regioni poco note dove le imprese possono andare a produrre a condizioni vantaggiose". In particolare lo Sverdlovsk e la Chuwasha, aree con cui il Piemonte ha firmato accordi di collaborazione. "Con l’ambasciatore si è discussa la possibilità – spiega Paolo Alberti, segretario Cna - di aprire un desk affari a Mosca. Idea su cui ci eravamo già mossi ma che abbiamo dovuto accantonare per le difficoltà burocratiche".

La Repubblica, 22 novembre 2004. Torino-Milano, sfida per le piccole imprese. Il futuro della piccola media impresa all’interno del processo di integrazione tra Milano e Torino è stato al centro della tavola rotonda di ieri mattina promossa dalla Cna, La Confederazione nazionale dell’artigianato. Tema della discussione: "Una super città a favore della piccola impresa?" "Non basta una ferrovia veloce per aggregare. Servono altri interventi a favore del sistema della piccola e media impresa che resta la colonna portante dello sviluppo nel nostro Paese" ha sostenuto il presidente nazionale della Cna, Ivan Malavasi che si è confrontato con Antonio Saitta, Elda Tessore, GianCarlo Laratore, Alessandro Barberis, i docenti Aldo Enrietti, e Giuseppe Russo, Paolo Alberti e Federico Casetta.

La Repubblica, 18 novembre 2004. Assemblea Cna. "Torino-Milano: una supercittà a misura d’impresa?". È il tema dell’assemblea annuale della Cna provinciale, in programma domenica alle 9.30 a Torino Incontra, in via Nino Costa 8. Tema sul quale si confronteranno l’assessore regionale all’Artigianato Laratore, il presidente della Provincia Saitta, l’assessore alle Olimpiadi del Comune, Tessore, il presidente della Camera di commercio Barberis, i docenti Enrietti e Russo e il presidente nazionale della Cna Malavasi.

La Repubblica, 18 novembre 2004. "Colpo di grazia per i piccoli imprenditori". Daniele Vaccarino, membro dell’ufficio di presidenza della Cna Piemonte, che problemi sta creando il superbonus alle piccole medie imprese? "L’impossibilità di liberare spazi in azienda per assumere giovani e cambiare personale. È un guaio in un momento di crisi quando l’imprenditore ha bisogno di tenere il passo per farlo è necessario avere figure nuove qualificate". Le aziende non hanno voce in capitolo? "Nessuna, non possono nemmeno esprimere un parere. Avevamo chiesto al ministro l’inserimento nella legge almeno della possibilità di essere consultati. Nulla da fare". Superbonus controproducente per il sistema piemontese? "Noi non siamo contrari alla riforma delle pensioni, anzi, sosteniamo che ci deve essere un risparmio, una legge che riordini i meccanismi. Il problema e che questa norma rischia di dare un colpo di grazia a quelle piccole imprese in difficoltà che necessitano di una ristrutturazione, scartando figure superate, alla fine del loro ciclo lavorativo. In più crea tensioni all’interno dell’azienda". Tra il titolare e il dipendente? "Non solo, tra gli stessi dipendenti. Ad esempio due operai che lavorano sulla stessa macchina, ma uno dei due, magari il più produttivo, prende oltre il 30 per cento in meno solo perché non è in età pensionabile. Questo crea frizioni che non aiutano l’azienda".

La Repubblica, 27 ottobre 2004. Toroc, la rivolta dei revisori: "Nessuno ci avvertì del buco". Mentre anche il presidente del Coni, Gianni Petrucci, approva l’idea del sindaco Sergio Chiamparino di una verifica serrata (i tecnici la chiamano audit) su spese ed entrate del Toroc, il presidente del collegio dei revisori dei conti, Fabio Pasquini, vicino al presidente regionale Enzo Ghigo e numero uno di Finpiemonte, scrive ai vertici del comitato e di Comune, Regione e Provincia: "Non sappiamo nulla dei disavanzo di 180 milioni. A noi non è stato trasmesso alcun rendiconto annuale, anche se abbiamo sollecitato la presentazione del conto preventivo di tutta l’organizzazione dei giochi". La lettera, che sembra un tentativo di mettere le mani avanti, viene resa nota dal presidente provinciale Antonio Saitta, in occasione del dibattito di ieri in Consiglio. Per Saitta è la conferma che "prima del 24 novembre va convocato un consiglio d’amministrazione che discuta dei conti e del ruolo di Pescante. Non c’è un problema Castellani (il presidente del Toroc, n.d.r.) ma un problema finanziario. In questi mesi ho colto un atteggiamento schizofrenico: nelle riunioni del Toroc e del comitato di regia non emerge mai nessuna contrapposizione, poi sui giornali si legge di tutto. E’ fondamentale che le questioni olimpiche non diventino oggetto di tensione elettorali". E fedele a questo ruolo di moderato, dice che non vuole aprire un conflitto con il Comune sulla vicenda dell’audit (che si farebbe con il Coni, il governo e il Toroc) :"Credo che la Provincia abbia titoli per entrare in questa verifica. Gran parte dei Giochi si svolgono nel territorio provinciale". Anche il capogruppo Ds, Stefano Esposito sostiene che "Chiamparino farebbe bene a coinvolgere la Provincia". Ma ad Esposito non piace la lettera di Pasquini, "apparentemente asettica. I revisori si sono svegliati con il timer? La loro funzione la devono espletare 365 giorni". Da via Bologna, sede del Toroc rispondono che "a novembre di ogni anno è approvato il bilancio di previsione del anno successivo ed entro maggio il conto consuntivo dell’esercizio precedente. Non è prevista, dallo statuto, l’approvazione formale del budget pluriennale dei Giochi. Ma quello del 2005 può essere considerato, il momento cruciale di analisi. La comunicazione ci sarà il 24 novembre". Ma il centrodestra continua a contestare il numero uno del Toroc che fino a 15 giorni ha fornito, si dice, una versione rassicurante. Critiche sono arrivate ieri in Provincia dalla capogruppo di An Barbara Bonino, che ha parlato di 5,5 milioni di consulenze nel 2003 e quelle di Forza Italia, Nadia Loiacani. Agostino Ghiglia, An, vuole invece che Castellani riferisca all’ottava commissione della Camera mentre Marco Zacchera, sempre di An, chiede che il governo spieghi in parlamento la situazione. Ma da parte della Cna, la confederazione dell’artigianato, arriva un appello: "No alle dimissioni di Castellani. Si deve recuperare lo spirito di unità istituzionale".

La Repubblica, 19 ottobre 2004. Cortili chiusi e negozi cari. Artigiani in fuga dal centro. Nel centro di Torino diventa sempre più difficile trovare un falegname, un autoriparatore, un elettricista o un qualsiasi tradizionale artigiano. La lenta ma progressiva espulsione dal cuore della città preoccupa le associazioni di categoria (Cna, Confartigianato, Casa), che con il Comune, hanno dato vita ad un comitato permanente per risolvere i problemi del settore. L’allarme viene lanciato in occasione della presentazione di una ricerca che, nell’ambito del progetto "Tempi e orari della città" questa volta ha fotografato le necessità (tempi impiegati negli spostamenti, mezzi utilizzati) del mondo artigianale. L’accessibilità al centro (non facile per i clienti, si dice) e in particolare i vincoli della Zona a traffico limitato sono considerate tra le cause più dello "spopolamento" di operatori artigianali in centro. Ma non sono le uniche. Secondo i rappresentanti delle associazioni di categoria, molto dipende anche dai più alti costi di gestione dei locali in centro. Inoltre i piani di ristrutturazione di molte zone del centro hanno contribuito di fatto ad eliminare quella che veniva considerata l’"economia di cortile": fabbri, ciabattini, o riparatori di biciclette non hanno più spazi. Spiega l’assessore alle attività economiche, Elda Tessore che con il collega Tom Dealessandri (Lavoro) coordina il comitato: "Non bisogna neppure dimenticare che ci sono state giuste scelte dell’amministrazione per creare in altre zone della città nuovi punti di aggregazione e d’interesse. Il problema è quello di ridare un’identità al centro cittadino puntando sul commercio e sull’artigianato di qualità, sulla sua valorizzazione culturale. Dobbiamo identificare quelle categorie che devono essere aiutate a ricollocarsi nel cuore della città". Il metodo è quello della concertazione, apprezzato dagli operatori. "Così come avevamo fatto con le associazioni del commercio – dice Tessore - abbiamo ritenuto indispensabile aprire un tavolo di concertazione anche con quelle artigiane: rappresentano un settore portante del sistema imprenditoriale torinese". E’ dello avviso Dealessandri: "Il rischio di spopolamento va combattuto. Contemporaneamente vanno individuate nuove aree della città, a corona del centro, da destinare agli insediamenti artigianali che nella parte aulica di Torino difficilmente riescono a sopravvivere. In quanto certi costi non sono compatibili. L’idea di creare tanti mini-centri a Torino resta sempre una scelta vincente dell’amministrazione". I nuovi spazi individuati sono quelli o che si realizzeranno nei prossimi mesi lungo l’asse della "spina". E per i nuovi insediamenti non si escludono incentivi o contributi, utilizzando anche le possibilità concesse dalle norme regionali. E per il centro quali prospettive ci possono essere per alcune categorie del vasto panorama artigianale? "In un centro che deve essere sempre di più di alto livello, è fondamentale anche la presenza di certe attività. L’amministrazione, come è noto, sta studiando una serie di interventi per rendere sempre più attraente il suo cuore, pensando anche ad una politica di trasporto adeguata".

La Repubblica, 13 luglio 2004. Il Tar boccia la Regione: "Tintarella solo dall’estetista". Non ci si improvvisa esperti in "tintarella" per poter aprire un solarium, bisogna studiare tre anni e sfoggiare uno specifico diploma. E’ quanto ha deciso, ieri, il Tar Piemonte al quale si erano rivolte le associazioni che tutelano i consumatori, Confartigianato in testa, preoccupate dal fatto che operatori del settore impreparati e poco professionali potessero mettere a rischio la salute degli utenti. Le Confederazioni artigiane piemontesi parlano, quindi, di "un risultato positivo per la credibilità delle 1.500 imprese regionali e dei 4.500 addetti di un settore al quale si rivolge un pubblico sia maschile che femminile sempre più numeroso ed interessato ad investire nel benessere del corpo e della salute". Le associazioni consumatori avevano chiesto alla giustizia amministrativa di bocciare il regolamento regionale approvato dalla giunta di Enzo Ghigo secondo il quale sarebbe stato sufficiente il corso di soli 12 mesi per poter aprire un centro estetico. Il Tar ha stabilito che possono gestire le apparecchiature abbronzanti a raggi ultravioletti solo coloro che hanno frequentato, nell’arco di tre anni, un corso professionale di 2.700 ore di formazione teorica e pratica, oppure hanno lavorato in un’impresa del settore da almeno tre anni. Divieto per chi è solo da considerarsi un "apprendista". La sentenza ha provocato reazioni favorevoli nel mondo degli operatori. "Dopo solo un anno di scuola non si è in grado di utilizzare certi macchinari – ha spiegato Manuela Addis, direttrice tecnica del Centro Estetico di XX Settembre – si può lavorare affiancati da un esperto. Per alcuni trattamenti come il silk sonic, l’ultimo ritrovato per la pulizia profonda delle pelle, è necessaria una preparazione specifica". "Inoltre – ha aggiunto la titolare Nicoletta Decosmis – è importante conoscere i singoli componenti dei prodotto che usiamo. Abbiamo anche clienti che hanno particolari allergie quindi dobbiamo stare attenti alle creme da applicare". Allergie, pelli sensibili, problemi di cuore e gravidanze non implicano la rinuncia alla doccia solare, ma richiedono personale competente e qualificato, in grado di consigliare protezioni e trattamenti giusti. Ma come riconoscere un’estetista qualificata? "Già dalla prima visita di controllo generale – ha detto Nicoletta Decosmis – il cliente può distinguere il professionista dall’inesperto. I centri improvvisati promettono miracoli. Noi, invece, non illudiamo le persone. E, soprattutto, dopo il controllo iniziale prepariamo un programma personalizzato in base allo stato di salute del cliente". Dopo l’indagine giudiziaria del procuratore Guariniello che ha vietato l’uso di macchinari non omologati, e, ora, con la sentenza del Tar che impone personale altamente qualificato, la tintarella è diventata più sicura.

La Repubblica, 8 luglio 2004. Progetto Dedalo. Martedì alle 9.30 ad Atrium, in piazza Solferino, un incontro su "Immigrazione e lavoro - Progetti e servizi per l’integrazione nella città di Torino". Nel corso del convegno vengono illustrati dati raggiunti dal progetto Dedalo della Cna.

La Repubblica, 10 giugno 2004. Divisi su Fiat e inceneritore. Alla fine si sono incontrati Antonio Saitta e Franco Maria Botta. Si sono stretti la mano e poi hanno dato vita ad un confronto che, nonostante qualche tentativo di polemica non è mai riuscito a trasformarsi in scontro. La platea era quella degli artigiani che le tre confederazioni torinesi (Cna, Confartigianato, Casa) hanno radunato ieri mattina all’ hotel Sitea. Saitta è stato subito chiaro: "il vostro settore è importantissimo, ma è importante anche la Fiat. Torino è la sua provincia ha una grande tradizione industriale. E il mio obbiettivo, se sarò eletto, sarà difendere questa specificità. Lo stile molto sabaudo che Regione Provincia e Comune hanno avuto, quello di protestare, ma a bassa voce per difendere le eccellenze di Torino, lo capisco. Ma non serve più. Credo sia necessario lasciare un grande patto tra istruzioni che coinvolga anche il sistema economico, per porre la difesa del nostro patrimonio industriale come un problema nazionale. Difendendo Mirafiori non si difendono solo 16 mila lavoratori ma l’intera industria dell’auto italiana. In Francia e in Germania questa difesa l’hanno fatta. È necessario uno scatto di orgoglio: oggi le competizioni tra territori in Italia, non viene fatta con il galateo, ma con i calci negli stinchi. Ci dobbiamo attrezzare". Un proclama cui Botta non ha replicato. Il candidato del centro destra ha preferito invece attaccare sulla questione inceneritore: "ci sono nodi irrisolti lasciati dalla giunta Bresso, come quello dell’inceneritore. A Milano, a ottobre sarà inaugurato il nuovo. A Torino invece se ne è discusso per anni ma non si è ancora deciso nulla. Credo che sia arrivato il momento di prendere decisioni con coraggio". Poi ha puntato sulle infrastrutture, la tangenziale est in particolare: "che completerebbe un anello che altre città europee, penso a Londra, a Roma e tra poco anche Milano già hanno. E non credo che Saitta su questi punti potrà far molto per le contraddizione interne alla sua coalizione". Il candidato del centrosinistra ha replicato: "Sono favorevole alla tangenziale Est. Ma credo sia altrettanto importante costruire la quarta corsia sulla tangenziale già esistente e risolvere il problema di corso Marche. Per migliorare la mobilità dell’intera provincia poi è fondamentale rafforzare il sistema delle ferrovie locali". Un punto, questo su cui Botta. Polemica invece c’è stata sulle questioni urbanistiche. Saitta ha chiesto che la Regione passi alle Province le competenze le competenze su dei piani regolatori comunali come avviene in molte altre parti d’Italia, "per permettere controlli più puntuali e qualitativi". Botta, che è assessore regionale all’urbanistica, ha risposto: "Non cambierebbe nulla è la legislazione nazionale ad essere indietro di decenni. E poi è necessario più libertà ai singoli comuni, anche sulle questioni dei nuovi insediamenti produttivi, senza imposizioni dall’alto". Infine il lavoro e l’occupazione:"sono ai primi posti nella nostra agenda – ha spiegato Botta – Ci vuole più flessibilità. Il ruolo di intermediazione non deve essere solo pubblico, ci vuole piena applicazione della legge Biagi". Saitta ha preferito invece parlare della formazione professionale:"Fino ad oggi era di competenza regionale ed è stata organizzata più per le agenzie che la facevano che per necessità del mondo del lavoro. C’erano troppi corsi che illudevano i giovani. La provincia deve e può grazie alle sue competenze, tradurre le esigenze del mondo delle imprese in reale formazione professionale. Usando le agenzie serie".

La Repubblica, 9 giugno 2004. Saitta-Botta. Faccia a faccia tra i due candidati di centrosinistra e centrodestra alle 11,30 all’ hotel Sitea di via Carlo Alberto 35. Organizzano le confederazioni artigiane.

La Repubblica, 3 giugno 2004. Progetto Diadi. Mercoledì alle 20.30 nella sede della Cna Torino, in via Avellino 6, viene presentato il progetto Diadi 2004-2006 per avvicinare le piccole e medie imprese del territorio ai centri di competenza, sviluppando così ricerca applicata e trasferimento tecnologico.

La Repubblica, 27 aprile 2004. Gli acconciatori senza personale. Gli acconciatori torinesi hanno sempre maggiore difficoltà nel reperire manodopera e non riescono a far continuare e il rapporto di lavoro con i propri dipendenti più di cinque anni, soprattutto per il continuo turn over del personale. Lo dice un’indagine realizzata dall’agenzia Antilia per conto della Cna, finanziata dalla Camera di commercio. Il personale alle dipendenze dei laboratori di acconciatura si dimette con facilità e facilmente trova un nuovo lavoro (in meno di un mese) per cercare condizioni di lavoro, ambientali ed economiche più soddisfacenti.

La Repubblica, 8 aprile 2004. Sull’operazione "cambia caldaia" è scontro tra artigiani e Italgas. L’iniziativa di Italgas Più "Cambia Caldaia 2004", lanciata sul mercato con il patrocinio del Comune, "danneggia le 3.000 imprese del settore installazione impianti che operano nel torinese". Lo sostengono le associazioni Anim/Cna, Assistal, Confartigianato, Casa e Acai in una lettera aperta all’assessore comunale Dario ortolano e, per conoscenza, al sindaco Sergio Chiamparino, nella quale chiedono anche un incontro. Questa iniziativa - affermano – fa concorrenza sleale nei confronti di tutti quegli operatori del settore che hanno provveduto, sino ad ora, ad installare a mantenere caldaie e scaldabagni". Le associazioni artigiane osservano che "il mercato dell’installazione e della manutenzione degli impianti termici sarà in mano ad un unico soggetto (Italgas Più) discriminando totalmente una categoria di operatori che ha sempre lavorato professionalmente in questo settore". Italgas Più replica: "L’iniziativa è in linea con altre analoghe promosse è andrebbe apprezzata e non avversata in quanto mira creare un vantaggio per i cittadini".

La Repubblica, 1 aprile 2004. Cna-Multiutility: un patto di sconti sull’energia. Multiutility fornirà alle imprese artigiane torinesi, associate alla Cna energia e gas a condizioni vantaggiose, consentendo cioè un risparmio del 4-5% sulle bollette. La convezione è stata firmata a Torino e prevede la costituzione di un gruppo d’acquisto fra le imprese associate alla Cna: in questo modo potranno rivolgersi per i propri approvvigionamenti energetici al mercato libero, in cui sono in vigore energetiche ridotte. "E’importante – ha detto il presidente della Cna Torino, Federico Casetta - agire come lobby e aggregarsi per aumentare la propria forza contrattuale. L’aggregazione in gruppi d’acquisto è indispensabile per le imprese di piccole dimensioni che devono contrattare con interlocutori di grosse dimensioni forniture strategiche".

La Repubblica, 25 marzo 2004. Stop di 4 giorni per le betoniere. Per la prossima settimana la Fita-Cna ha dichiarato quattro giorni di stop del servizio trasporto e pompaggio del calcestruzzo. Dal 31 marzo al 3 aprile le autobetoniere rimarranno ferme. Gli autotrasportatori chiedono il riconoscimento degli arretrati per servizi di trasporto degli anni passati, l’adeguamento dei livelli tariffari e la revisione dei contratti. Mercoledì in strada San Luigi a Beinasco, nei pressi del distributore "Q8". Si terrà un presidio assemblea dei camionisti.

La Repubblica, 4 febbraio, 2004. Imprenditori con la valigia. Una media di circa dieci appuntamenti al mese: è inteso il calendario fieristico delle imprese piemontesi che si mettono in mostra in giro per il mondo. Eventi internazionali che toccano tutti i settori, dall’auto alla rubinetteria, dal tessile, ai dolci, dall’elettronica al medicale, dal vino agli articoli per scrittura. Occasioni per farsi conoscere, per portare a casa nuovi contatti e cercare di incrementare il giro d’affari. Qualche esempio? Nove aziende sono appena tornate da Vancouver, dove hanno partecipato alla rassegna Design-north-west, dedicata alla casa,all’edilizia e all’arredamento. Da lunedì fino a giovedì dieci imprese del settore automotive, accompagnate dalla Camera di Commercio e dal Centro Estero, rappresenteranno il Piemonte al "Sae" di Detroit, importante momento di verifica e di confronto con al produzione mondiale. A fine mese si torna a Vancouver per "Globe", manifestazione riservata al comparto ambiente e dall’11 al 12 maggio altre dodici imprese della componentistica auto saranno a Colonia per "Subfor 2004". Appuntamento da non perdere è "Italian Lifestyle in the Emirates", dal 25 al 28 maggio, prima fiera completamente dedicata al "made in Italy" e promossa dalla Cna e da Confartigianato. Settori? Arredi e complementi, servizi e materiali per l’edilizia, agroalimentare e accessori moda. Le occasioni non mancano. Solo il Centro Estero ha in programma nel 2004 di partecipare ad oltre 41 saloni, l’Api ha in calendario una quindicina di eventi e la Cna quota trenta. Fondamentali le sinergie fra gli enti che si occupano di internazionalizzazione, perché in un modo globale, dove per scambiarsi le informazioni basta un clic del mouse, il sistema fiere sta cambiando. "E’ finito il tempo dove bastava esporre il prodotto in modo passivo - dice Giuliano Lengo, direttore del Centro Estero – in attesa dei clienti. Ora il salone è il culmine di un progetto mirato. Si cerca di pubblicizzare al massimo la partecipazione dell’azienda, sviluppando ricerche individuali, organizzando incontri ad hoc con possibili partner e responsabili acquisiti. In quest’ottica è fondamentale che l’imprenditore abbia chiari i suoi obbiettivi". Sono circa 2.000 le aziende piemontesi, dalle piccole alle grandi, che ogni anno "viaggiano", "non tanto per ragioni commerciali, ma soprattutto perché è importante esserci- sottolinea Mauro Marzocchi, responsabile ufficio export Cna Torino – è necessario curare la clientela, creare nuovi contatti. Gli accordi al 99 per cento si chiudono dopo è raro firmare un contratto in uno stand. I buyer vanno stimolati, soprattutto in questo momento particolare di calo di consumi. Ormai, di per sé, la fiera non è più una novità, è necessario creare tutta una serie di eventi attorno per attirare espositori e nuovi clienti". Ma i saloni rimangono comunque un valido strumento perché "servono anche a sorvegliare il settore, i propri concorrenti - sostiene Enrico Bollini, responsabile dello sportello Sprint della Regione - e se no ci fosse un ritorno concreto, le aziende avrebbero già iniziato da tempo a disertare le fiere".

La Repubblica, 27 febbraio 2004. A febbraio prezzi bollenti. Stangata nelle autofficine. Continuano a correre i prezzi sotto la Mole, più che nel resto d’Italia. Un primato un po’ scomodo. Secondo i dati Istat, nel mese di febbraio l’inflazione è cresciuta dello 0,5 per cento, facendo salire il tasso annuo al 3 per cento, il valore più alto fra le città campione. Ma le massaie possono tirare un sospiro di sollievo. In generale i prezzi dei prodotti alimentari, tranne la frutta, che ha subito un’impennata dello 0,5 per cento, sono lievemente diminuiti. Al ribasso i cartellini di pesce, carne e ortaggi, con un calo dallo 0,2 per cento allo 0,5 per cento. Per l’ufficio statistica del comune gli aumenti sono causati dagli artigiani che hanno ritoccato le tariffe, provocando così aumenti su diversi fronti, dai trasporti alla casa, passando per l’abbigliamento. In testa le autofficine, dove i prezzi sono saliti del 5,9 per cento, le tintorie e i calzolai, più 5,3 per cento, e i servizi di riparazione per la casa: le fatture di idraulici e fabbri, ad esempio, sono cresciute in media del 2,5 per cento. Più "economici" i falegnami con un rialzo dell’1,6 per cento. In più bisogna aggiungere i rincari dei pezzi di ricambio. "E’un fenomeno che si ripete ogni anno – dice Pietro Clericuzio, responsabile ufficio statistico prezzi del Comune – ma quest’anno gli aumenti sono stati più forti". Levata di scudi da parte della categoria, che critica i dati. "A noi no risulta che ci siano stati dei ritocchi – dice Paolo Alberti, segretario Cna di Torino – queste cifre ci colgono di sorpresa. Anzi, tra concorrenza sempre più agguerrita e un generale calo dei consumi, per accaparrarsi qualche cliente in più gli artigiani sono costretti ad abbassare i listini. Si vadano a cercare le cause altrove, non nella nostra categoria". Ma gli artigiani non sono i soli: anche i liberi professionisti, dagli avvocati agli architetti, hanno deciso di alzare gli onorari del 2,8 per cento. Così le voci che pesano di più sui portafogli dei torinesi sono i trasporti (+1,9%), mobili, articoli e servizi per la casa (+1%), e alberghi–pubblici esercizi (+0,8%), dove c’è stato qualche ritocco ai listini. Ultimi capitoli nelle top ten dei rincari sono abitazione, che comprende acqua energia e combustibili, e l’abbigliamento–calzature, con un 0,4 per cento ciascuno. In discesa alimentari (-0,1%), servizi sanitari (-0,2%), comunicazioni (-0,5%), ricreazione, cultura e spettacoli (-0,3%), mentre istruzione e bevande rimangono stabili. Soddisfatti i commercianti soprattutto per gli alimentari: "L’iniziativa "Stop ai prezzi in corsa" sta dando dei frutti – sostiene Giuseppe De Maria, presidente Ascom – hanno aderito oltre 500 supermercati e 280 punti vendita. Bisognava fare qualcosa e Torino è stata la prima città che si è mossa. Il problema c’è ed è chiaro che bisogna rivedere qualche cosa nella filiera, nella catena del prezzo". Non facciamoci illusioni per il futuro: "Ci può essere un assestamento, ma l’inflazione rimarrà intorno al 3 per cento e sarà difficile allinearsi con il dato nazionale", spiega Clericuzio.

La Repubblica, 26 febbraio 2004. La legge Biagi e gli artigiani. Approfondire e conoscere nel dettaglio gli aspetti e le opportunità che la Legge Biagi fornisce alle piccole medie imprese artigiane. Questa sera alle 21 all’Hotel Napoleon, in via Mazzini 44 a Susa, la Cna provinciale ha organizzato un seminario per discutere delle nuove tipologie di contratto introdotte dalla riforma del mercato del lavoro. Si discute in particolare delle norme che regolano nuove forme di contratto: l’interinale, il part time e il lavoro a progetto. Info, 0122.62 24 58.

La Repubblica, 26 febbraio 2004. Artigiani e commercianti contro la Ztl allargata. L’ allargamento della zona a traffico limitato rischia i abbattere del 30 per cento i bilanci di commercianti e artigiani che lavorano nel centro storico. Il provvedimento scatterà a luglio, ma le organizzazioni di categoria chiedono all’amministrazione Chiamparino di fare un passo indietro. Indispensabile, secondo i promotori della protesta, una deroga per le auto non catalizzate, che nono potranno entrare nella Ztl fino alle 18 30. "Molti clienti non hanno ancora sostituito la vettura, e non potranno mantenere un rapporto stabile con gli operatori della zona aulica – hanno scritto una lettera inviata al sindaco i vertici della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato – Sarebbe quindi necessario una riorganizzazione più sensata della viabilità e la realizzazione di una rete di trasporti urbani che ne consenta l’effettivo utilizzo per chi si sposta nell’area cittadina". In realtà, le imprese non sono tutte d’accordo. Giuseppe De Maria, presidente dell’Ascom, l’associazione cittadina degli esercenti, si chiama fuori: "Ormai è una sostituzione consolidata, non siamo preoccupati dall’estensione della Ztl. Al contrario, sono convinto che queste misure serviranno sia a regolamentare la circolazione che ad evitare i blocchi a sorpresa per contenere l’emergenza polveri". E aggiunge: "Mi sembra dei fatturati sia da addebitare ad altri fattori e non alla nuova Ztl". L’area vietata alle auto dalle 7.30 alle 10.30 sarà compresa tra i corsi Valdocco, Palestro, Vinzaglio, Matteotti, Re Umberto, Vittorio Emanuele e Lungo Po Diaz, Corso San Maurizio, Viale Partigiani, corso Regina Margherita, via XX Settembre e via Egidi. "Non ci sono i presupposti per una simile politica del di divieto – attacca il segretario provinciale della Confesercenti, Antonio Carta – I limiti, e in particolare quelli per il traffico, non aiutano di sicuro il commercio". Una polemica "ingiustificata" secondo l’assessore comunale alla Mobilità Maria Grazia Sestero, che allarga le braccia: "Di officine nella Ztl non ce ne sono molte, ma siamo disposti a discutere i singoli problemi, purché reali. Non riesco comunque a capire queste contestazioni, gli artigiani non hanno una clientela di passaggio. La maggior parte degli addetti ha già un permesso o sarà autorizzata a passare in futuro". Uno dei disagi maggiori riguardava i meccanici, ma Palazzo civico ha pensato di rilasciare agli autoriparatori un numero di nulla osta proporzionato ai posti auto disponibili in garage. Mentre continuano ad essere ignorate dalla maggior parte dei torinesi le telecamere sulle corsie riservate ai mezzi pubblici. Nei primi dieci giorni di rodaggio i potenziali trasgressori sono oltre 10 mila. "Il cinquanta per cento dei veicoli non ha il lasciapassare – aggiunge la Sestero, che ieri è intervenuta a un dibattito in commissione trasporti a Palazzo civico – Sarà quindi necessario far partire le multe al più presto. È incredibile, ma sembra che questo si l’unico sistema per far rispettare le nuove regole della viabilità".

La Repubblica, 19 febbraio 2004. Per gli artigiani missione negli Emirati. Due incontri per illustrare alle imprese l’occasione Emirati Arabi e per promuovere la partecipazione alla fiera "Italian Lifestyle in the Emirates" dal 25 al 28 maggio, primo appuntamento interamente dedicato al made in Italy promosso dalla Can di Torino. Dice il segretario della confederazione Paolo Alberti: "Diversi i settori coinvolti: arredi e complementi, servizi e materiali per l’edilizia, agroalimentare, fino agli accessori moda". Gli incontri si svolgeranno alle 18 il 25 febbraio al centro studi Csar, in piazza Bodoni 3, il 1 marzo alla Cna, in via Avellino 6. Info 011.46.17.666.

La Repubblica, 5 febbraio 2004. Tra Regione e ditte di noleggio scoppia la battaglia del bollo. Sciopero del bollo per le ditte di noleggio mezzi con conducente che protestano contro la decisione della Regione di eliminare l’esenzione del 50 per cento della tassa di possesso. "Una misura che ci penalizza gravemente – sottolinea Domenico Cané, delegato sindacale della Cna trasporto persone – perché i noleggiatori piemontesi si vedono raddoppiato l’esborso da un giorno all’altro, non in modo graduale e senza un avviso. Non c’è stata nemmeno la possibilità di inserire la cifra nelle previsioni di bilancio del 2004". Così è partita la protesta che durerà fino a quando i rappresentanti di categoria non verranno ricevuti dall’assessore regionale all’industria della Regione, Gilberto Pichetto. "E’ necessario salvaguardare questo settore – aggiunge Cané – perché svolge un importante funzione di servizio complementare e integrativo rispetto ai trasporti pubblici, come recita anche la legge nazionale che stabilisce i medesimi trattamenti previsti per le autolinee e per i taxi".

La Repubblica, 29 gennaio 2004. "Un milione contro la crisi". Il salvagente per le imprese artigiane in crisi appeso alla finanziaria. Sindacati e organizzazioni chiedono un milione di euro alla giunta di piazza Castello per fronteggiare l’emergenza. Secondo alcune indiscrezioni, pero, nel bilancio dell’amministrazione Ghigo ci sarebbero circa sei milioni di euro in meno per le attività produttive. I settori più colpiti sono il tessile, il metalmeccanico, l’orafo e gli autotrasporti. Un’escalation partita già tre anni fa e che nel 2004, secondo le previsioni, dovrebbe far lievitare a circa 2000 le imprese che chiederanno la cassa integrazione contro le 1134 del 2002 e le 586 del 2001. ieri i segretari regionali Silvano Berna (Confartigianato) Michele Sabatino (Cna), Paolo Mignone (Casa), Vincenzo Scudiere (Cgil), Mario Scotti (Cisl) e Giorgio Rossetto (Uil) hanno firmato un’intesa per creare un sistema di ammortizzatori sociali indirizzato ai lavoratori in esubero. Una forma di sostegno al reddito su base locale, considerata la totale assenza del governo Berlusconi, che dovrebbe garantire fino all’80 per cento del salario, oltre a corsi di riqualificazione professionali e interventi di aggiornamento tecnologico. "E’ un accordo- hanno affermato i rappresentanti delle parti sociali – che rilancia il sistema delle relazioni industriali in Piemonte e si pone come modello da seguire per tutto il paese". I contributi, se il programma andrà in porto, dovrebbero essere affidati all’Ebap, l’ente bilaterale dell’artigianato piemontese che nel 2002 ha "coperto" fino a 452mila e 802 ore di sospensione dal lavoro, il 61 per cento in più dell’anno precedente. Nei primi otto mesi del 2003, inoltre si è registrato un ulteriore incremento del 10 per cento. Le industrie tessili hanno fatto il record: in tutto sono state 265 mila e 236 le ore garantite all’ente, seguite dal settore auto con 111mila e 413, dall’orafo con 70 mila e 251e, infine, dagli autotrasporti con 5 mila e 902 ore. Le aziende piemontesi dell’indotto a quattro ruote che eseguono lavorazioni per il rivestimento hanno superato la quota di 74 mila ore contro le mille delle fabbriche di lastre. Dall’indagine congiunturale di Confartigianato Piemonte poi, risulta che le aspettative di produzione sono più negative di quelle del trimestre precedente. Si salvano solo l’edilizia, ormai un evergreen dell’economia regionale, l’impiantistica e l’alimentazione. Andamento negativo, al contrario, per i carnet degli ordini e i valori relativi all’occupazione, che cresce ma solo nel precariato. "E’ un dato preoccupante,- ha sottolineato Mario Galli- perché il comparto artigiano è stato il principale sbocco della manodopera espulsa dalla media e grande industria e potrebbe essere condizionato dalle attese per la concreta applicazione dei nuovi contratti previsti dalla recente riforma del mercato del lavoro".

La Repubblica, 14 gennaio, 2004. Automotive, per resistere alla crisi le imprese hanno cambiato pelle. Negli ultimi dieci anni le imprese artigiane torinesi di subfornitura del settore automotive hanno affrontato la crisi industriale ridefinendo con coraggio la propria formula imprenditoriale e diversificando l’attività originale, ma devono affrontare ancora molte carenze, soprattutto sotto il profilo commerciale. E’ quanto emerge da una ricerca promossa dalla Camera di Commercio e dalla Cna di Torino, realizzata su un campione di 38 imprese (lavorazioni meccaniche, produzione componenti e di stampi). Per il 35% sono imprese forti sul piano industriale e deboli sul piano commerciale, per il 32% sono deboli su entrambi i piani, mentre quelle forti in entrambi i settori sono il 14%. "L’internazionalizzazione – ha detto Guido Bolatto, segretario generale della Camera di Commercio di Torino – si conferma come un elemento chiave per lo sviluppo del nostro comparto automotive".

La Repubblica, 9 gennaio 2004. La casa? Ce la compriamo. Strilli pure Umberto Bossi. Intanto quelli che lui chiama i Bingo Bongo la casa se la comprano da soli. Secondo una stima dell’Uppi, l’Unione piccoli proprietari, confermata dalle cifre raccolte dall’Anaci, l’Associazione amministratori di condominio, a Torino e provincia sono più gli stranieri proprietari di alloggi. Non certo abitazioni lussuose una camera o due camere e cucina, di sicuro non in Crocetta precollina o centro. In città le famiglie di immigrati scelgono quartieri per loro familiari come Porta Palazzo e dintorni, o comunque più abbordabili come Barriera di Milano, Nizza Lingotto, Vallette, soprattutto nella zona di corso Toscana. A prezzi che non superano i 45-50 mila euro. Acquistano alloggi lasciati da Italiani che preferiscono vendere per andare altrove, in case nuove e zone residenziali. Un ricambio etnico per un percorso in fondo non molto diverso. Dove una volta c’era una famiglia arrivata con le ondate migratorie meridionali ora abitano Kalid e signora o Florian con la sua fidanzata di Bucarest. I nuovi condomini parlano le lingue nordafricane, rumeno, albanese, racconta il presidente dell’Uppi Giovanni Cipresso. E Francesco Burrelli, presidente regionale dell’Anaci suggerisce di non dimenticare i cinesi che sembrano prediligere la zona di via Nizza. "Da quelle parti su trenta condomini non è raro che adesso uno sia cinese. Il primo acquisto è stato in molti casi il ristorante, il secondo passo è la casa". Cipresso spiega che in alcuni casi chi compara lo fa con l’intenzione di subaffittare ai connazionali: "E non si escludono situazioni di sfruttamento non molto diverse da quelle che coinvolgono alcuni italiani. Quando si fa pagare una camera e cucina 400-450 euro non si può certo sostenere di prezzi equi a volte per due camere si chiedono anche 600 euro". Il presidente Anaci sposta l’obbiettivo sulle ragioni dell’acquisto: "Dal punto di vista sociale sarebbe interessante scorporare i dati per sapere chi compra perché spinto dalla necessità di avere una casa di appoggio tra uno spostamento e l’altro. Un proprietario di questo genere è probabile che condivida l’alloggio con altri uomini nella stessa condizione". Giovane (fra i 30 e i 50), residente a Torino da qualche anno, quasi sempre occupato in una attività stabile. Lo straniero che compara casa risponde quasi sempre a queste caratteristiche. Di professione è commerciante – grossista, venditore al dettaglio nella maggioranza dei casi o anche ambulante – oppure artigiano o piccolo imprenditore. Solo nell’ultimo anno – conferma Giovanni Brancatisano segretario del settore edilizia della Cna – delle 2500 imprese iscritte nel 2003 il 50 per cento ha come titolari cittadini stranieri. Piccole imprese impegnate i ristrutturazioni, decoratori, ferraioli, carpentieri o marmisti, qualche volta impiantisti. "Non è così insolito vedere girare per la città camioncini con scritte sulla fiancata. E’ anche vero – aggiunge – che il 20-25 per cento delle imprese apre e chiude nello stesso anno. Si mettono in regola per prendere un appalto ma finito il lavoro sono costretti a chiudere. Questa però è una condizione che riguarda anche gli italiani". Tra i lavoratori impiegati nell’edilizia il 30 per cento è immigrato "ma non sono loro a potersi permettere il lusso di stipulare un mutuo per comprare casa" aggiunge il segretario della Cna. Per gli stranieri l’associazione di categoria ha attivato un servizio di nome Dedalo con il quale offre consulenze sulle pratiche burocratiche da seguire per fare impresa o acquistare casa.

 
 
 
 
 
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