 Si analizza di seguito il caso della Maia Costruzioni Edili Snc di Moncalieri, un’impresa con meno di dieci addetti che opera in questo settore da tre generazioni, ma che come la maggior parte delle imprese edili ha sempre prestato poca attenzione alla comunicazione esterna ed interna. La case history viene analizzata da Andrea Brunazzi, direttore creativo o meglio "brandguru" come ama definirsi, della Brunazzi & Associati di Torino che ha disegnato il nuovo logo di questa ditta e ha messo a punto una semplice ma efficace strategia di comunicazione pensata appunto intorno al nuovo logo.
Pur essendo un settore economico che per tradizione gode di buona salute, quello delle costruzioni sembra occuparsi poco della comunicazione d’impresa… "Vero. L’edilizia è un settore in cui la comunicazione ha ancora moltissimo da dire. Praticamente c’è ancora tutto da inventare. Proprio per questo sono convito che le prime aziende che si muoveranno in questa direzione sbaraglieranno la concorrenza".
Come è iniziata la consulenza alla Maia Costruzioni? "A seguito di un incontro di tipo professionale, ma non legato al mondo della comunicazione, dopo aver ricevuto un biglietto da visita del titolare, Alberto Migliore. Facendo questo mestiere da troppi anni non sono riuscito a sottrarmi dal dovere di offrirgli una consulenza per ridisegnare il marchio aziendale e partendo da qui mettere a punto un progetto di corporate identity che consentisse alla ditta di distinguersi. Devo dire che, per fortuna, ho incontrato subito la piena la disponibilità del titolare".
Cosa non andava in quel biglietto da visita? "Era assolutamente anonimo e pasticciato, come tutti i biglietti da visita che non nascono da un progetto di comunicazione. Con questo non voglio fare critiche a nessuno e meno che mai ad Alberto Migliore che anzi ha avuto la capacità di mettersi in discussione e di credere in quello che gli proponevo. Vorrei solo invitare gli artigiani e le piccole imprese a riflettere sull’importanza della comunicazione e sui tanti strumenti potenziali di comunicazione di cui già dispongono ma che sono mal utilizzati".
Come i veicoli aziendali? "Certo. I veicoli di qualsiasi azienda, e a maggior ragione quelli di un’impresa edile, percorrono centinaia di chilometri al giorno e possono diventare un valido biglietto da visita. Perché i camion e le auto sono sotto gli occhi di tutti, nel traffico, ferme ai semafori, parcheggiate vicino al cantiere. Se i veicoli sono anonimi, anonima diventa anche l’impresa. Ma se i veicoli vengono "vestiti", l’impresa ne ottiene una pubblicità enorme e per di più gratuita".
Da dove è partito il progetto di comunicazione? "Come al solito dal budget limitato dell’azienda e dallo studio di un nuovo logo che cercando di superare la pura e semplice trascrizione della ragione sociale cercasse di caratterizzarla da un punto di vista grafico. Maia è stato messo in primo piano. Nella scelta dei colori si è preferito il contrasto forte tra il nero e l’arancione che evocano la segnaletica di cantiere".
E dopo lo studio del logo? "Lo abbiamo usato per i biglietti da visita e per decorare i veicoli aziendali: anche sul tetto per renderli più visibili agli operai visto che quasi tutti i cantieri prevedono l’impiego di ponteggi che consentono una visione dall’alto. Perché la comunicazione deve sempre essere bifronte: si parla all’interno e all’esterno dell’impresa. Spesso nei grandi cantieri sono presenti più ditte e ciascuna ha i propri mezzi: è importante che gli operai riescano ad identificare subito quelli dell’azienda per cui lavorano. Anche per questo stiamo contrassegnando con il nuovo logo tutti gli attrezzi da cantiere: dalle pale alle betoniere. Tutti gli operai sono inoltre stati dotati di una maglietta e di un cappellino con il logo della ditta e stiamo studiando anche un casco da cantiere personalizzato con il logo della Maia e il nome dell’operaio. L’obiettivo è ancora duplice: rendere più visibili gli operai all’esterno e incentivarli all’uso delle protezioni previste per legge". |